Rassegna stampa Pubblicato il 28/11/2018

Fatturazione elettronica 2019: quando serve scorporare la fattura?

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E-fattura: cosa fare quando si compra sia per se stessi che per l'impresa. Il rischio è che il SdI fatturi automaticamente valorizzando il campo Partita IVA

Manca poco più di un mese alla fattura elettronica e non mancano dubbi e incertezze. Un potenziale problema sorge nei casi in cui uno stesso soggetto, sia questo imprenditore individuale o ente non commerciale, agisca con lo stesso fornitore sia con partita IVA sia come consumatore finale.

Ma andiamo con ordine. Com'è noto ormai, è necessario comunicare al Sistema di Interscambio, il postino virtuale della fatturazione elettronica, l'indirizzo esatto di ricezione del file indicando o il Codice Destinatario o la PEC. Inoltre deve essere indicata la Partita IVA del destinatario o il suo codice fiscale. In questa seconda ipotesi si metterà il codice 000000 nel campo "IdFiscaleIVA" e si compilerà nel tracciato XML solo il campo "Codice Fiscale", in questo modo il SdI renderà il documento elettronico disponibile al cessionario/committente.

E fin qua, ormai non dovrebbero esserci problemi. Ma cosa succede se la stessa persona acquista dal medesimo fornitore sia in veste di privato che come impresa? Infatti, qualora un imprenditore individuale o un professionista, per esempio, acquisti dallo stesso cessionario sia per la propria impresa che per se stesso, in entrambi i casi il sistema collegherà in automatico il Codice Fiscale alla Partita IVA e produrrà una fattura elettronica nei confronti di quest'ultima. Non è possibile infatti distinguere se la destinazione finale del bene acquisito segua una finalità personale o imprenditoriale.

Una soluzione potrebbe essere valorizzare un campo opzionale nel tracciato XML per rendere la fattura in questione più facilmente riconoscibile per l'acquirente ma sarà in ogni caso necessario controllare che i costi non inerenti non vadano automaticamente a influire sul reddito d'impresa, sull'IVA e sulle ritenute alla fonte (nel caso di professionisti). La stessa problematica può essere riscontrata anche tra gli enti non commerciali con partita IVA che svolgono sia attività commerciale che no profit. Per questi soggetti, seppure possa essere possibile un utilizzo disgiunto di codice fiscale e partita IVA con due diversi indirizzi di recapito, il problema si riproporrebbe al moemnto della registrazione sul portale "Fatture e Corrispettivi" consentita per un solo indirizzo.

Sarà pertanto compito del professionista lo scorporo delle operazioni non inerenti all'attività commerciale. 

Per approfondire ti segnaliamo:

Fonte: Il Sole 24 Ore





Commenti

La soluzione a tutte queste problematiche è molto semplice, è quella adottata da tutti i "beati" evasori, un club che vedrà ingrossare le sue file.

Ormai credo ci voglia una buona dose di masochismo per continuare a svolgere una qualsiasi attività imprenditoriale in Italia.

Dobbiamo purtroppo constatare che continua la demonizzzazione del mondo produttivo in un clima di caccia alle streghe che penalizza chi lavora senza porre all'attenzione il punto vero del problema: IN ITALIA L'EVASIONE E' COSI' ALTA A CAUSA DELLA INEFFICENZA DEGLI ORGANI PREPOSTI AL CONTROLLO.

Si preferisce penalizzare il mondo produttivo anzichè riorganizzare l'appparato statale.

Commento di Miky (21:40 del 28/11/2018)

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