Negli ultimi anni è cresciuto il numero di pensionati italiani che scelgono di trasferire la residenza all’estero dopo aver maturato la pensione in Italia.
Secondo i dati presentati dall’INPS pochi giorni fa in Commissione Finanze del Senato, tra il 2018 e il 2025 si è registrato un aumento significativo dei pensionati che percepiscono il trattamento previdenziale fuori dal Paese.
Le destinazioni preferite sono cambiate nel tempo: mentre si è registrata una forte riduzione dei pensionati residenti negli Stati Uniti (-40%) e in Australia e Canada (-oltre 50%), sono cresciuti in modo rilevante i trasferimenti verso alcune mete europee e mediterranee.
Tra queste spiccano la Spagna (+75%), oggi la destinazione più scelta, il Portogallo (+144%) e soprattutto la Tunisia (+255%), che negli ultimi anni ha attirato un numero sempre maggiore di pensionati italiani grazie al costo della vita più contenuto e ai regimi fiscali favorevoli.
Proprio alla luce di questo fenomeno, il Parlamento sta valutando nuove misure fiscali per rendere più conveniente il rientro dei pensionati nel nostro Paese. In commissione finanze al Senato è appunto in corso la discussione di un nuovo disegno di legge - AS n. 1495 - Vediamo le prime anticipazioni .
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1) Gli obiettivi del progetto di legge
Il disegno di legge in discussione (scade oggi 5 marzo il termine per la presentazione degli emendamenti) prevede l’introduzione di un regime fiscale agevolato per i pensionati che trasferiscono nuovamente la residenza in Italia dopo aver vissuto all’estero. L’obiettivo principale è rendere economicamente conveniente il rientro e, allo stesso tempo, favorire lo sviluppo dei territori meno popolati.
In particolare, il progetto di legge punta a:
- introdurre una tassazione ridotta sui redditi percepiti dai pensionati rientrati;
- incentivare il trasferimento della residenza nei piccoli comuni e nelle aree interne del Paese, spesso interessati da fenomeni di spopolamento;
- attrarre pensionati che attualmente vivono all’estero e che potrebbero contribuire alla crescita economica locale attraverso consumi e investimenti.
Secondo le valutazioni dell’INPS che ha presentato la relazione nell'ambito delle audizioni conoscitive ai fini della discussione del testo in Senato , la misura potrebbe avere effetti positivi anche per i conti pubblici, poiché il gettito derivante dalla tassazione – seppur agevolata – dei redditi dei pensionati rientrati potrebbe compensare eventuali minori entrate fiscali.
In alcune analisi parlamentari si evidenzia inoltre che la misura potrebbe essere affiancarsi a ulteriori incentivi locali, come agevolazioni tributarie e servizi facilitati, già previsti per favorire il ripopolamento dei borghi.
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2) DDL incentivo rientro pensionati: cosa prevede
Il disegno di legge prevede l’introduzione nel TUIR di un nuovo articolo 24-quater, che istituisce un regime fiscale agevolato per i pensionati che decidono di tornare a vivere in Italia dopo un periodo all’estero.
I punti principali previsti dal DDL sono:
- Imposta sostitutiva del 4% sui redditi dei pensionati rientrati, inclusi quelli prodotti all’estero;
- durata dell’agevolazione fino a 15 anni a partire dal trasferimento della residenza fiscale in Italia;
- requisito di residenza all’estero per almeno 5 anni prima del rientro;
- trasferimento della residenza in comuni con meno di 3.000 abitanti situati nelle aree interne, individuate dalla Strategia nazionale per le aree interne (SNAI).
La misura punta quindi a rendere più conveniente il ritorno dei pensionati italiani e, allo stesso tempo, a contrastare lo spopolamento dei piccoli borghi, favorendo l’arrivo di nuovi residenti con redditi stabili e maggiore capacità di spesa nei territori locali.