Riflessioni sul concetto di avviamento

di Andrea Sergiacomo CommentaIn Contabilità e Bilancio

Il tema dell’avviamento aziendale ha suscitato in passato grosse discussioni in quanto la natura dello stesso e soprattutto la sua determinazione può creare diverse problematiche.

In passato l’avviamento dell’azienda veniva identificato con la sua clientela, che ne costituiva l’elemento essenziale, al pari, secondo alcuni, dell’organizzazione, che però ne era il presupposto.

L’avviamento può essere  considerato una “qualità” dell’azienda, sul quale incidono numerosi fattori, dalla clientela all’organizzazione aziendale, dall’ubicazione all’abilità gestoria dell’imprenditore.

E’ ovvio che un’azienda avviata rispetto ad un azienda neo costituita avrà una capacità in termini di avviamento superiore, qualora lo stesso si identificasse soltanto nella clientela. L’azienda bene avviata, dunque, fa leva su un aggregato di condizioni immateriali favorevoli che le offrono maggiore attitudine a raggiungere i propri obiettivi ed a produrre utili. Di conseguenza, chi acquista un’azienda funzionante riconosce al cedente un valore di avviamento, volendo evitare i rischi di insuccesso e i costi di impianto.

Nelle considerazioni che possono essere effettuate è opportuno capire quale sia la linea di demarcazione tra i fattori immateriali e quelli materiali. Nel caso dei fattori immateriali esistono diversi approcci in quanto l’effettiva determinazione degli stessi non è di facile soluzione.

La capacità reddituale riferibile alla piccola e anche media azienda è  maggiormente legata all’avviamento “soggettivo”, con conseguente difficoltà ad “oggettivizzare” un avviamento di tipo soggettivo.

L’avviamento,  inteso come valore economico, assume particolare importanza tutte le volte che è necessario stimare il valore di un’azienda o di un suo ramo, particolarmente in occasione del trasferimento, ma anche in occasione di altre operazioni, ordinarie o straordinarie che ne postulano la valorizzazione.

Nella prassi operativa in sede di cessione d’azienda l’avviamento insito nel prezzo di cessione è oggetto  di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate che è attenta a valutare la congruità del prezzo applicato. Giova evidenziare che l’avviamento può essere positivo o negativo . L’avviamento positivo può essere definito, in termini quantitativi, come la differenza, rispetto al momento di valutazione del complesso aziendale, tra il valore globale dell’azienda e la sommatoria algebrica dei valori correnti (attivi e passivi) che compongono il capitale aziendale. In ottemperanza a quanto disposto dall’art. 2426 punto 6, del Codice Civile l’avviamento può essere iscritto nella attivo con il consenso del collegio sindacale, se presente e se acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto. In questa definizione non si può fare a meno di evidenziare come l’onerosità dell’operazione sia condizione necessaria per l’iscrizione dell’avviamento.

 


Autore dell'articolo
identicon

Andrea Sergiacomo

Andrea Sergiacomo, Dottore Commercialista e Revisore legale dei conti. Abilitato alla professione di Mediatore civile . Componente della Commissione Cooperative Odcec di Roma . Autore di diverse pubblicazioni per riviste specializzate ed esperto in operazioni di riorganizzazione aziendale. Relatore in convegni in materia di contabilità e bilancio di esercizio, con particolare riguardo alle operazioni straordinarie. E’ stato docente di economia aziendale presso istituti tecnici. Ha frequentato corsi di specializzazione in diritto fallimentare ed il corso avanzato sui principi contabili internazionali presso l’Università di Tor Vergata. Svolge attività professionale nel proprio studio di Roma dove fornisce consulenza in diritto societario, diritto fallimentare e pianificazione fiscale con particolare attenzione alla crisi di impresa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *