Per il debito pubblico serve un piano di rientro

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Attualità, Parliamo di ...

Ciò che non si conosce fino in fondo spaventa di più i mercati perché li rende incerti; bisogna, inoltre, stare attenti a comunicare in maniera chiara le soluzioni ai problemi della collettività.

Il debito pubblico di per sé non ha una connotazione negativa; lo Stato si indebita, temporaneamente, per far fronte al reperimento di risorse finanziarie da impiegare nella sua attività istituzionale e onorerà il debito alla scadenza delle rate con le entrate proprie, per lo più tributarie e patrimoniali.

I problemi sorgono quando il debito cresce a dismisura perché non viene tenuta sotto controllo la spesa pubblica ovvero quando, per pagare il debito, bisogna contrarre altri debiti.

La produzione di nuova ricchezza, attraverso le imposte, o la vendita del patrimonio, consentono di far fronte al pagamento del debito.

Quando ciò non accade e non si possono, quindi, onorare i debiti se non attraverso altri debiti, sorge l’intento speculativo sul mercato finanziario da parte di chi ha fini destabilizzanti.

Per superare questa situazione di “incertezza sul futuro” è, quindi, necessario programmare un piano di rientro del debito e fornire al mercato la consapevolezza delle decisioni amministrative ed economiche da prendere, per favorire la crescita economica.

E’ indispensabile dare comunicazioni chiare e corrette e, soprattutto, avere una visione d’insieme attraverso un piano di rientro del debito entro limiti accettabili che non lascino adito a tentennamenti.

Dei 1600 miliardi di debito pubblico bisogna, innanzitutto, capire quale è l’importo consolidato e quale quello che può essere ridotto subito.

Potrebbe non essere sufficiente la sola vendita del patrimonio (40 o 80 miliardi di euro) perché rappresenta una soluzione parziale ma ad essa potrebbe essere abbinata una giusta riduzione della spesa corrente.

Il piano di rientro del debito serve non solo per dare una soluzione definitiva al problema ma anche per fissare un limite temporale che, se spostato sempre in avanti, rischia di creare insicurezze.

La solidità di uno Stato si misura anche dalla capacità decisionale complessiva e tempestiva.
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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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