Gli agenti di commercio non pagano l'irap se privi di autonoma organizzazione

Agenti e rappresentanti di commercio non pagano l’ Irap

di Andrea Mannara 2 CommentiIn Accertamento, Contenzioso, Il peso del fisco, Parliamo di ...

Gli agenti e i rappresentanti di commercio, purché privi di autonoma organizzazione, non devono pagare l’Irap.
E’ questo, in sintesi, il contenuto di 4 sentenze pronunciate dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, che conferma la non assoggettabilità ad Irap dei redditi prodotti da agenti e rappresentanti di commercio, purché privi di una autonoma organizzazione.

Come noto, l’art. 2, D.Lgs. n. 446/97 stabilisce quale presupposto impositivo dell’IRAP “l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”.
La formulazione generica di tale disposizione normativa ha determinato negli ultimi anni l’insorgenza di diverse controversie tra l’Amministrazione finanziaria ed i contribuenti con la conseguente emanazione di numerose pronunce giurisprudenziali in materia di IRAP.

 

LA POSIZIONE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
L’Agenzia delle Entrate, con Circolare n. 45/E del 2008, ha affermato l’assoggettamento ad IRAP del reddito prodotto dagli agenti di commercio e dai promotori finanziari basandosi sulla considerazione che il reddito di un agente di commercio, che svolge attività commerciale ex art. 2195 C.c. è qualificabile come reddito d’impresa, con conseguente “automatica” sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione.
Inoltre, nella stessa circolare, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito i requisiti al verificarsi dei quali ricorre l’autonoma organizzazione, e cioè:
– impiego di dipendenti e collaboratori non occasionali;
– utilizzo di “beni strumentali eccedenti, per quantità o valore”, le necessità minime per l’esercizio dell’attività.

 

LE PRONUNCE DELLE SEZIONI UNITE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
A fronte di 4 distinti ricorsi proposti dall’Agenzia delle Entrate avverso specifiche sentenze di secondo grado sulla medesima questione dell’assoggettamento o meno ad IRAP dell’attività dell’agente di commercio, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con Sentenze numeri 12108, 12109, 12110 e 12111 del 2009 (a questo proposito vedi Circolare Agenzia delle Entrate del 28/05/2010 n. 28 – IRAP – autonoma organizzazione – giurisprudenza della Corte di cassazione – ulteriori istruzioni operative per la gestione del contenzioso pendente), hanno innanzitutto affermato che per verificare l’assoggettamento ad IRAP dei soggetti in esame è essenziale individuare se le attività ausiliarie ex art. 2195, C.c. (appunto quelle relative alla intermediazione nel commercio) siano qualificabili nell’ambito dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo.
In particolare la distinzione tra attività d’impresa e di lavoro autonomo si basa esclusivamente su elementi qualitativi: sono infatti incluse nel reddito d’impresa tutte le attività che hanno natura oggettivamente commerciale.

Bisogna però considerare che esiste, tra il concetto di impresa e il concetto di lavoro autonomo, una linea mobile di confine, rappresentata dallo svolgimento delle attività ausiliarie di cui all’art. 2195, c.c., le quali, pur essendo ai fini delle imposte sul reddito considerate produttive di reddito d’impresa, possono essere (e spesso sono) svolte dal soggetto senza «organizzazione di capitali o lavoro altrui».

Inoltre, la Direttiva comunitaria n. 86/653/CEE definisce l’attività svolta dal rappresentante di commercio quale “attività professionale”, consistente in una prestazione d’opera per l’esercizio della quale non è necessaria una struttura d’impresa, e ciò a prescindere dall’assunzione del rischio per la conclusione del contratto e dal pagamento a provvigione. La presenza di tali elementi non determina necessariamente la trasformazione dell’attività professionale in attività d’impresa, come non lo determina l’obbligatorietà dell’iscrizione in un determinato ruolo.

Partendo da queste premesse, la Corte di Cassazione, dopo aver specificato che anche con riferimento all’agente di commercio deve essere ribadito il principio che la soggezione ad IRAP della relativa attività è possibile solo nell’ipotesi in cui sussista il requisito dell’autonoma organizzazione, sancisce il seguente principio di diritto in materia di IRAP: “…il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale, di lavoro altrui”.

Quindi, sulla base delle pronunzie giurisprudenziali, si può concludere che l’agente e il rappresentante di commercio che svolgono la propria attività senza una autonoma organizzazione, così come individuata dalla Corte, non sono soggetti al pagamento dell’Irap.

Diverso, naturalmente, il caso in cui l’agente di commercio si avvalga, per l’esercizio della propria attività, di una organizzazione strutturata con dipendenti oppure attraverso l’utilizzo di beni strumentali di particolare entità tali da eccedere quella dotazione minima richiesta per l’espletamento dell’attività di rappresentanza.

Sulla base delle sentenze della Corte di Cassazione, allora, coloro che svolgono attività di intermediazione nel commercio, qualora non aventi il fondamentale requisito dell’autonoma organizzazione, possono presentare domanda di rimborso per l’Irap eventualmente pagata.

Ricordiamo che l’istanza di rimborso va presentata all’Agenzia delle Entrate entro quattro anni da quando è sorto il diritto al rimborso, cioè entro quattro anni da quando è stato effettuato il pagamento dell’imposta.

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Andrea Mannara

Dottore Commercialista e Revisore Legale dei conti, è iscritto all'Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania. Specializzato in economia aziendale, contabilità e bilancio, opera nell'ambito della consulenza amministrativa, contabile, fiscale e del lavoro. Ha maturato una notevole esperienza nell'ambito della revisione contabile, soprattutto in aziende di credito, finanziarie, assicurazioni, industriali e commerciali. Si occupa anche di contenzioso tributario ed è consulente tecnico del giudice. Dal 2013 collabora con l'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania sulle tematiche relative alla legislazione e alle politiche fiscali del territorio. Impegnato in parrocchia e nel volontariato, è attento conoscitore dei riti liturgici. Amante della musica classica, svolge anche il servizio di organista nella propria parrocchia".

Comments 2

  1. Buongiorno,
    nel caso in cui un agente in attività finanziaria operante con monomandato conferitole da una banca, decida di conferire incarico ad un suo colloboratore con dovuta segnalazione all’OAM è tenuto al pagamento dell’IRAP?.
    Premetto che l’attività si svolgerebbe senza un ufficio facente capo all’agente ma presso un locale gestito dalla banca.
    In attesa di un gentile riscontro porgo,
    Cordiali Saluti.

  2. Salve Dott.Mannara,
    Un agente di commercio che ha inserito nella propria visura un codice ateco ed ha investito in una attività automatica tipo loundry, è sottoposto ad Irap? anche se non è la prevalente e anche per diversificare una fonte di reddito ausiliaria di sopravvivenza?

    cordialmente

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