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LA COMMISSIONE UE CONTRO PARADISI FISCALI E CONCORRENZA FISCALE SLEALE

La Commissione UE contro paradisi fiscali e concorrenza fiscale sleale

Il 14 e 15 luglio la Commissione europea interviene contro il dumping fiscale extra ed intra UE.

Raccomandando agli Stati europei di fornire aiuti alle imprese con legami con paradisi fiscali e annunciando un codice di condotta per contrastare la concorrenza fiscale sleale tra paesi UE, la Commissione europea esprime il suo parere sul tema della solidarietà tra paesi europei.

1) Il contesto

Le giornate del 14 e del 15 luglio 2020 sono state date importanti per la Commissione europea, non a caso arrivate subito prima dell’annunciato come turbolento fine settimana del Consiglio europeo dedicato al bilancio comunitario 2021-2027 e al Recovery found. Guardando forse ad un Consiglio europeo in cui si scontrano due diverse idee di Europa, con una trattativa che vede Italia e Olanda contrapporsi come campioni, rispettivamente, di una visione più mediterranea e più frugale del bilancio UE, la Commissione sembra voler partecipare, seppur indirettamente, a una trattativa che avrà senza dubbio implicazioni sul futuro dell’Unione.

2) Niente aiuti alle imprese legate con i paradisi fiscali

Il 14 luglio, la Commissione europea decide di “raccomandare” ai paesi membri di non concedere aiuti finanziari alle imprese con legami con paesi a fiscalità privilegiata. La Commissione, attraverso la raccomandazione adottata, si prefigge di fornire agli Stati dell’Unione un modello da utilizzare per evitare che gli aiuti di finanziari pubblici di sostegno all’economia, che saranno di eccezionale entità in questo 2020, vengano assegnati ad imprese impegnate in pratiche di evasione ed elusione fiscale (oltre che di riciclaggio di denaro, di frode fiscale, di finanziamento al terrorismo). La Commissione puntualizza come le imprese che hanno legami con paesi che figurano nella lista UE delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali (Samoa americane, Isole Cayman, Figi, Guam, Oman, Palau, Panama, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini degli Stati Uniti, Vanuatu, Seychelle) non dovrebbero beneficiare di aiuti pubblici. È possibile prevedere che tale raccomandazione, possa essere facilmente accolta da un paese come l’Italia tradizionalmente sensibile al tema.

3) Misure di contrasto alla concorrenza fiscale sleale

Il 15 luglio, la Commissione europea annuncia di aver adottato un pacchetto di misure fiscali che mira a promuovere la lotta contro gli abusi fiscali, e composto da tre linee principali:

- un piano d’azione in materia fiscale, composto da 25 misure, volto a promettere maggiore semplicità ed equità fiscale all’interno dell’Unione;

- la proposta di una cooperazione amministrativa tra gli Stati dell’unione, con l’obiettivo di fare in modo che anche gli operatori che fanno profitto attraverso le piattaforme digitali versino una “giusta” quota di imposte;

- la proposta di un “codice di condotta” che affronti le dinamiche relative alla concorrenza fiscale all’interno dell’UE, con l’obiettivo esplicito di favorire una fiscalità equa e contrastare la “concorrenza fiscale sleale” all’interno dell’Unione Europea.

Se si ricorda come l’Unione Europea sia nata proprio prevedendo un sistema di concorrenza fiscale tra i Paesi membri, a parità di politiche monetarie, sarà più facile comprendere come rappresenti un cambio di direzione non trascurabile quello della Commissione europea che, forse per esigenze più politiche che economiche, decide di fare sua una posizione più solidale e di contrastare apertamente i paesi che effettuano sistematicamente il cosiddetto dumping fiscale (con questo termine si intende il ribasso della pressione fiscale interna di uno Stato per attrarre investitori e contribuenti da altre parti del mondo) sia fuori dall’Unione sia, cosa più importante, al suo interno. L’importanza di questa presa di posizione, da parte della Commissione europea, diventa più evidente, arrivando poco prima di un Consiglio europeo che vede l’Olanda, paese particolarmente esperto nel promuovere politiche fiscali attrattive per le imprese degli altri Stati europei, come capofila della linea dei paesi cosiddetti “frugali”, storicamente depositari di posizioni rigide in tema di bilancio pubblico.

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