Speciale Pubblicato il 02/04/2020

L’impatto del Revenge spending sui mercati finanziari

di Dott. Giacomo Mele

Tempo di lettura: 4 minuti
misure sostegno covid

Alcune riflessioni sulle conseguenze economiche a seguito della normativa per fronteggiare l'emergenza Covid-19

La quarantena impartita dal Governo con il Decreto-legge del 17 marzo 2020 n.18 per il Covid-19 ha innescato inevitabilmente meccanismi, non solo sociali, ma pure economici ed il più delle volte imprevedibili.
Stavolta invece quello riportato nelle ultime settimane da molti canali informatici sembra possa essere stimabile: il Revenge spending, o letteralmente “spesa della vendetta”.

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Il fenomeno della cd. “spesa della vendetta"

Da dove nasce questo termine e perché può essere prevedibile?
Il Revenge spending è stato coniato negli anni ’80 e riguarda il fenomeno per il quale, dopo la Rivoluzione Culturale, in Cina si diffuse un modo di vivere basato sull’agiatezza. Lo stesso leader Deng Xiaoping lo portò avanti con lo slogan «Arricchirsi è glorioso»: da qui quindi la conversione della Cina al Capitalismo (“comunista”).
Il termine è poi riapparso nel 2003 con la fine della crisi epidemica dovuta alla Sars, che decimò la popolazione della Cina meridionale – si stima del 10%; qui l’esempio di Revenge spending emerge nel numero dei voli aerei: ad ottobre fece un boom del 200% rispetto al 2002.

La situazione in Cina a seguito del Covid-19

Ora che la Cina sta uscendo dalla quarantena dovuta al Coronavirus, il fenomeno sembrerebbe aver trovato nuovamente terreno fertile.

L’articolo su China Daily «Recovery wish lists being drawn up. Public eager to dine out, travel and make merry» riporta come molte catene di negozi in Cina si stiano riprendendo, quali per esempio la Chow Tai Fook Jewellery Group, ovvero la più grande catena di gioiellerie cinesi, che ha riaperto l’85% dei suoi negozi (3600 punti vendita in totale); lo stesso è accaduto anche per Chanel, con code e code di persone in fila davanti le sue boutique.

Anche l’articolo su Jing Daily «Can Revenge Spending Save Luxury in China?» riporta come nel quartiere dello shopping Sanlitun a Pechino il 14 marzo diversi locali avevano riaperto con lunghe file di cinesi, come Heytea e Apple. Pure il mercato dell’e-commerce sembrerebbe mostrare diversi numeri, soprattutto grandi marchi come Estée Lauder, Lancôme e Nike hanno visto aumentare le proprie vendite. E come nel 2003, anche ora i voli nazionali sembrerebbero riprendersi: l’aeroporto di Shenzhen è tornato al 70% della sua attività.

Alcune considerazioni sui dati emersi in Cina

I dati dimostrano come il Revenge spending riguardi quindi la spesa di beni di lusso e viaggi: è come se i cinesi, costretti durante la quarantena a poter comperare solo beni di necessità - adesso che le ristrettezze stanno diminuendo - vogliano “vendicarsi” nella compravendita di beni “superflui”.

Ma Gao Ming, vicepresidente senior e amministratore delegato delle pratiche di lusso in Cina nel Ruder Finn Group ha affermato che "La Revenge spending non diventerà un fenomeno tradizionale. Alcuni tipi di beni di lusso possono sperimentare un fermento della domanda dei consumatori. Tuttavia, i marchi stanno affrontando una sfida più grande rappresentata dalla riduzione della spesa e dovrebbero imparare a costruire relazioni con i consumatori nell'era post-virus".

Come ha analizzato anche Pamela N. Danziger su Forbes secondo i dati emersi da McKinsey, Boston Consulting Group (BCG) e Bain and Company, il fenomeno del Revenge spending sui mercati finanziari del lusso avrà inizialmente un’esplosione, che poi man mano si arresterà divenendo sempre più contenuta.

Revenge Spending anche in Italia?

Le ipotesi quindi da farsi dovrebbero essere: nel “post-Covid” il fenomeno del Revenge spending arriverà anche in Italia e in Ue? Sarà positivo, non solo da un punto di vista sociale, ma anche economico?

La risposta ai due quesiti al momento sembra averla già data Filippo Fasulo, direttore del centro studi per l’impresa della Fondazione Italia Cina, in un articolo pubblicato il 21/03/2020 su Business Insider Italia («Nella Cina liberata dal coronavirus è revenge spending: “spesa della vendetta”. L’Italia riuscirà a cogliere l’opportunità?»): “In Italia è prematuro e anacronistico parlare di ripresa economica in questo momento, ma il mercato del lusso subirà una forte ristrutturazione nei prossimi mesi. Il 30% dei consumi globali nel settore è attribuibile ai cinesi e tre quarti dei loro consumi vengono effettuati all’estero, specialmente in vacanza. E’ una grande occasione per il nostro Paese, che si parli di ‘revenge spending’ o semplicemente di spesa differita. Quello che devono tenere presente le aziende italiane è che i cinesi saranno i primi a tornare a comprare il Made in Italy. Può sembrare intuitivo, ma è bene rimarcarlo”.

Interessante allora come il Revenge spending in Italia probabilmente sarà sostenuto dall’estero e non dagli stessi italiani, e sarà quindi socialmente negativo, sia perché non interesserà tutti i settori, se come in Cina dovesse coinvolgere soprattutto quelli del lusso - a palesare come non si sia imparato nulla dalla quarantena – sia perché concentrerà la fascia di popolazione legata al ceto medio-alto, estera.

L’Italia infatti dovrà affrontare anche un aumento del tasso di disoccupazione, nonostante l’articolo del decreto Cura Italia relativo al Reddito di ultima istanza abbia offerto diverse soluzioni come quella dei bonus da 600€, la cassa integrazione ed i voucher baby-sitter. Ciò scatenerà quindi un aumento del ceto più povero che non potrà mai sostenere una “spesa per vendetta”.

La proporzione assai stimolante da calcolare sarebbe allora nella forbice tra tasso di disoccupazione e Revenge spending




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