Il Disegno di legge “Lo Presti”, approvato al Senato il 5 aprile e alla Camera il 15 giugno, è stato convertito in Legge n. 133/2011, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.184 del 9.8.2011.
La riforma, che modifica l’art. 8 del D.lgs. 103/1996, entrerà in vigore dal prossimo 24 agosto e consentirà alle Casse di previdenza dei professionisti di aumentare fino al 5% l’aliquota del contributo integrativo, e di deliberare quanta parte di questo vada ad incrementare il montante individuale.
Sono interessate tutte le casse che utilizzano il sistema di calcolo contributivo, quindi quelle nate con il D.lgs. 103/96 e quelle dei dottori commercialisti e ragionieri.
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1) Un aumento a carico del contribuente
Si tratta di un aumento che, in ogni caso, peserà sulle tasche dei clienti: il contributo integrativo, infatti, viene addebitato in fattura e riscosso dal professionista direttamente all’atto del pagamento. Inoltre, l’aumento del costo della prestazione sarà dovuto non soltanto all’aumento del contributo integrativo ma anche dell’Iva, dato che il contributo è imponibile Iva.
Ad esempio, se oggi il consulente del lavoro chiede 500 € per una consulenza, il cliente deve versare 612 €: 500 + 10 (contributo integrativo 2%) + 102 (Iva). Se dovesse essere deliberato l’aumento al 5%, per la stessa prestazione il cliente dovrebbe pagare 630 €: 500 + 25 (contributo integrativo 5%) + 105 (Iva).
È doveroso ricordare, tuttavia, che molte delle casse interessate all’aumento del contributo prevedono già un’aliquota vicina al 5%, come: la cassa forense (4% dal 2010), architetti e ingegneri (4% dal 2011), dottori commercialisti (4% dal 2005), geometri (4% dal 2004) ecc … Sono, invece, ferme al 2% le casse degli psicologi, dei consulenti dei lavoro, dei giornalisti, dei veterinari ecc …
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