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Rassegna Stampa Pubblicato il 03/09/2020

Fondi pensione: rendimenti 2019

Tempo di lettura: 4 minuti
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Ecco il documento con i tassi di rendimento dei Fondi pensione nel 2019 comunicati dalla Commissione di vigilanza COVIP

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La  previdenza integrativa sta assumendo negli ultimi anni un sempre maggiore peso per le prospettive dei contribuenti in materia di pensioni.

Alla fine di giugno 2020  le iscrizioni a forme di previdenza  complementari erano 9,223 milioni, in crescita di 105mila unità rispetto alla fine del 2019 (+1,2%).. Si tratta di un 'incremento inferiore a quelli del passato a causa dell'emergenza Coronavirus . Il totale degli iscritti,  è oggi pari a oltre  otto milioni di individui (per alcuni sono presenti iscrizioni a piu fondi contemporaneamente).

Il fondo  con maggiore incremento è quello del settore edile, per il quale opera l'adesione contrattuale  (26.400 unità negli utlimi 6 mesi); 

Nei giorni scorsi la Commissione di vigilanza  sui Fondi pensione ha reso noti i rendimenti registrati nel 2019 dai Fondi di previdenza integrativa iscritti all'albo COVIP.  Si tratta in particolare dei rendimenti dei fondi pensione negoziali, dei fondi pensione aperti e dei piani  individuali pensionistici attuati mediante contratti di assicurazione sulla vita (PIP).

In sintesi nel 2019 al netto dei costi di gestione e delle tasse i fondi  pensione hanno garantito un risultato migliore rispetto alla rivalutazione del TFR (pari al 2% annuo ) . Il rendimento medio annuo composto è stato pari al:

  •  3,6% per i fondi negoziali, 
  • al 3,8% per i fondi aperti e per i Pip di ramo III, e
  •  al 2,6% per le gestioni di ramo I. 

Nella scheda informativa  della  COVIP che li accompagna  viene chiarito ai fini di una maggiore informazione  che:

  • "Il rendimento indicato è quello medio annuo composto. Il rendimento medio calcolato nel regime di capitalizzazione dell’interesse composto è leggermente più basso di quello che si otterrebbe calcolando la media aritmetica dei rendimenti di ciascun anno del periodo di riferimento. Ad esempio, se il rendimento di un anno è lo 0 per cento e il rendimento dei due anni successivi è rispettivamente il 10 e il 20 per cento, il rendimento medio annuo del triennio calcolato con la media aritmetica è pari al 10 per cento; il rendimento medio annuo composto è invece pari al 9,7 per cento.
  • I rendimenti riportati sono al netto degli oneri che gravano sul patrimonio della linea di investimento: si tratta, in particolare, della commissione di gestione finanziaria e di altri costi, compresi – per i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti – gli oneri fiscali sui rendimenti.
  • Per i fondi pensione aperti e i PIP viene pubblicato il rendimento al netto della commissione finanziaria applicata ordinariamente e non di quella, più bassa, che alcune forme prevedono per le adesioni di lavoratori dipendenti su base collettiva o in caso di convenzioni con associazioni di lavoratori autonomi o liberi professionisti. Per le collettività interessate da dette agevolazioni i rendimenti sono pertanto più alti di quelli ordinari e sono resi noti in apposite “Schede collettività”, consegnate al momento dell’adesione insieme alle Note informative.
  • I rendimenti pubblicati nell’elenco non considerano gli oneri che gravano direttamente sull’aderente (ad esempio, se previste, le commissioni di iscrizione, le commissioni in cifra fissa o in percentuale sui versamenti applicate ogni anno, ecc.). Essi non coincidono quindi con il rendimento effettivamente conseguito dal singolo aderente, che è al netto anche di questi ultimi costi.

Importante tenere presente piu in generale che i rendimenti sono soggetti ad ampie oscillazioni; per questo è necessario valutarli in un’ottica di lungo periodo. I rendimenti realizzati nel passato NON sono indicativi dei rendimenti futuri: se una linea di investimento ha conseguito risultati molto positivi in un determinato arco temporale, non vi è la certezza che negli anni a venire essa continuerà a risultare ugualmente profittevole (e viceversa).
Particolare attenzione va inoltre dedicata ai costi, tendenzialmente stabili nel tempo, in quanto essi hanno un’incidenza rilevante sull’ammontare della prestazione finale: su un periodo di partecipazione di 35 anni, un minor costo annuo dell’1 per cento si traduce in una prestazione finale più alta del 18-20 per cento.I costi complessivi, compresi quelli che gravano direttamente sull’aderente, sono considerati – secondo ipotesi standard – nell’“indicatore sintetico dei costi (ISC)”.

L’incidenza sulla posizione individuale dei costi che gravano direttamente sull’aderente diminuisce con l’aumentare dell’ammontare della posizione stessa, e quindi del periodo di partecipazione. L’indicatore sintetico dei costi, per periodi di partecipazione lunghi, tende ad avvicinarsi ai costi considerati nei rendimenti pubblicati nei presenti elenchi.

Si segnala  infine che la COVIP pubblica, sul proprio sito istituzionale l’elenco delle “Schede dei costi” delle forme pensionistiche, nonché i valori dell’ISC di ciascuna linea di investimento nell’ambito dello strumento interattivo denominato “Comparatore dei costi delle forme pensionistiche.

I dati sono ordinati secondo il numero di iscrizione all’albo della COVIP, per quanto riguarda i fondi pensione negoziali, e alfabeticamente, secondo la denominazione della società che li gestisce, per quanto riguarda i fondi pensione aperti e i PIP.

Il rendimento viene indicato per ciascuna linea di investimento, prendendo a riferimento differenti periodi temporali (1, 3, 5 e 10 anni).


Fonte: COVIP


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