Rassegna stampa Pubblicato il 10/09/2018

Fiscalità internazionale2018: Assonime ritorna sul tema dell'imposizione diretta

accordi preventivi imprese con attività internazionale

OCSE, USA e UE messe a confronto da Assonime su digital economy e coordinamento trasnazionale delle tassazioni.

La circolare n° 19 di Assonime ritorna sul tema della fiscalità internazionale assumendosi l’onere di confrontare gli interventi posti in essere dall’OCSE, dagli USA e dalla UE. Ad oggi l’esigenza di omogeneizzare le regole di fiscalità internazionale è sempre più forte ma, alla luce delle recenti contrapposizioni tra UE e USA in merito alla digital economy, sembra che non tutte le forze in campo mirino a interessi convergenti.

I documenti analizzati da Assonime sono:

  • Le direttive Atad 1 e Atad 2,
  • Il pacchetto di proposte della Commissione UE per la tassazione dell'economia digitale del 21 marzo 2018 OECD/G20, Base Erosion and Profit Shifting Project (BEPS),
  • Tax Cuts and Jobs Act of 2017.

L’attenzione è ovviamente posta su quei gruppi, il cui numero è sempre crescente, che operano a livello trasnazionale. Il focus del punto fatto dall’ Associazione fra le Società Italiane per Azioni è ripartito tra:

  • le regole di “coerenza e coordinamento” tra i diversi sistemi fiscali nazionali;
  • il tema della “catena del valore” per le imprese della digital economy e, quindi, la ridistribuzione dei diritti impositivi tra le giurisdizioni interessate.

Particolarmente interessante è il paragrafo sulla riforma fiscale USA entrata in vigore il 1° gennaio 2018 con la quale, oltre ad abbassare il livello della tassazione sulle società, si è passati da un concetto di tassazione del reddito mondiale ad un concetto più restrittivo di reddito definito quasi “semi territoriale”. Il nuovo istituto del Global Intangible Low Tax Income (c.d. GILTI), è stato costituito per “catturare” i redditi “apolidi” realizzati da un gruppo “made in USA” nel resto del mondo, anche erodendo le basi imponibili di altri Paesi. Inoltre, per i capitali offshore per i quali attualmente l’imposizione era stata differita poiché si trattava di utili maturati all’estero ma non ancora fatti rientrare in territorio americano, è stata prevista una tassazione immediata ma con aliquote ridotte, 15.5% o 8%, a seconda che si tratti di disponibilità liquide oppure asset di tipo diverso.

In base a quanto descritto nella circolare Assonime e al parere espresso dall’ associazione sembrerebbe quindi che gli Stati Uniti stiano facendo di tutto per attrarre base imponibile “altrui” e per incentivare il rimpatrio o la localizzazione della titolarità degli intangibles presso società residenti negli Stati Uniti.

Diventa sempre più importante quindi il lavoro svolto dall’OCSE e l’attenzione italiana nel momento in cui verranno recepite le direttive europee.

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Fonte: Assonime




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