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Rientro dei cervelli in Italia: le agevolazioni previste dal decreto crescita per gli impatriati

di Rag. Luigi Rodella 17 CommentiIn Lavoratori all'estero, Testata

Il recente decreto legge 34 del 2019, in vigore dal 1/5/2019, incrementa i benefici fiscali nei confronti di quei soggetti residenti all’estero che rientrano in Italia, trasferendo la residenza fiscale, dal 2020.  

Il decreto legge,  ha modificato le disposizioni fiscali    che riguardano le agevolazioni previste per:

  • il rientro in Italia  delle maestrenze con significative esperienze lavorative (direttivi o altamente qualificati/specializzati),  contenuto nell’articolo 16,  comma 1, D.Lgs. 147/2015;  mentre il comma 2 dell’articolo 16 (rientro laureati) non ha subito modifiche. 
  • il  rientro in Italia dei docenti/ricercatori, previste dall’articolo 44 del D.L. 78/2010 (Legge 122/2010).

Modifiche apportate all’art.16 del dlgsv 147/2015 per i lavoratori impatriati

La quota di reddito imponibile scende dal 50% al 30%. Rimane inalterata la previsione sulla durata dei benefici,  contenuta nell’articolo 16  comma 3 del D.Lgs. 147/2015 (lo sgravio fiscale decorre dal periodo d’imposta in cui si acquisisce la residenza fiscale in Italia,  più i successivi  quattro periodi d’imposta).

Queste nuove misure agevolative verranno applicate nei confronti di tutti quei lavoratori non residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti l’impatrio,  che si impegnano a rimanere in Italia per almeno due anni. La nuova previsione normativa, conferma quanto già precedentemente disposto per il rientro dei laureati (articolo 16 coma 2 D.Lgs. 147/2015): 24 mesi;  però riduce il tempo di permanenza all’estero,  richiesto per l’impatrio dei lavoratori direttivi, specializzati, qualificati, dove in precedenza venivano richiesti cinque  periodi d’imposta di residenza all’estero precedente l’impatrio (Art. 16 comma 1, D.Lgs. 147/2015).

L’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano, ma non più necessariamente a favore di una impresa residente o da una sua controllata: questo lascia dedurre che l’impresa può essere anche straniera.

In precedenza i lavoratori dovevano rivestire ruoli direttivi o altamente qualificati/specializzati, oggi questa nuova norma viene rivolta a tutti i lavoratori, ai ricercatori ed ai docenti. Il comma 2 dell’articolo 16 del D.LGS 147/2015,  che disciplina il rientro dei laureati,  rimane invariato nella sua precedente formulazione (Essere laureati, aver svolto continuativamente attività di lavoro dipendente o autonomo o d’impresa all’estero per 24 mesi, oppure aver studiato per 24 mesi conseguendo un titolo accademico; trasferire la residenza fiscale in Italia, impegnarsi a permanere in Italia per due anni).

Nei confronti dei lavoratori impatriati vengono potenziati i benefici in talune circostanze:

  • lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo le agevolazioni  vengono estese per ulteriori cinque periodi d’imposta; durante gli ulteriori cinque anni lo sgravio è previsto nella misura del 50%;  
  • se i lavoratori diventano proprietari di almeno una unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento (l’immobile può essere acquistato dal lavoratore o dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in compropietà),  le agevolazioni vengono estese per ulteriori cinque periodi d’imposta; durante gli ulteriori cinque anni,  lo sgravio è previsto nella misura del 50%;
  • se i lavoratori hanno almeno tre figli minorenni o carico, anche in affido preadottivo, i benefici vengono estesi per ulteriori cinque periodi d’imposta;in questo caso, per gli ulteriori cinque anni,  lo sgravio è elevato al 90%;
  • se i lavoratori trasferiscono la loro residenza in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia, lo sgravio è previsto nella misura del 90%, fermo restando la durata dei benefici che decorrono dal periodo d’imposta in cui si trasferisce la residenza in Italia e per i quattro periodi successivi.

Modifiche apportate all’art.44 del D.L. 78/2010 – rientro ricercatori/docenti

Nei confronti dei ricercatori/docenti,  vengono previste modifiche all’articolo 44 del D.L. 78/2010; rimane invariata la percentuale di detassazione già oggi al 90%,  mentre viene esteso l’ambito temporale sulla fruizione dei benefici; in precedenza decorreva dal periodo d’imposta in cui il docente diventava residente fiscale in Italia più i successivi tre periodi d’imposta; ora la rinnovata norma prevede la decorrenza dal periodo d’imposta in cui diventa residente fiscale in Italia,  più i cinque periodi d’imposta successivi.

Anche in questo caso sono previsti benefici potenziati, qualora ricorrano particolari situazioni:

  • Nel caso in cui il ricercatore/docente abbia un figlio minorenne o a  carico,  anche in affido preadottivo,  oppure nell’ipotesi di acquisto di proprietà immobiliare di tipo residenziale, successivamente all’acquisto della residenza o nei dodici mesi precedenti al trasferimento; i benefici decorrono dal periodo d’imposta in cui  acquisisce la residenza fiscale e si protraggono per ulteriori sette periodi d’imposta.
  • Nel caso in cui il ricercatore/docente abbia due figli minorenni o a carico,  anche in affido preadottivo,   i benefici decorrono dal periodo d’imposta in cui  acquisisce la residenza fiscale e si protraggono per ulteriori dieci periodi d’imposta.
  • Qualora il ricercator/docente abbia almeno tre figli a carico, i benefici si applicano dall’anno in cui acquisisce la residenza fiscale in Italia e per 12 periodi d’imposta successivi.
  • Tutti questi benefici sono condizionati al fatto che il soggetto rimanga residente fiscale in Italia.

Il regime di favore può trovare oggi applicazione anche alle persone fisiche che avviano una attività d’impresa dal periodo d’imposta successivo al 2019.

Mancata iscrizione all’AIRE

Questo decreto, cerca di superare un problema critico per molti impatriati che, nonostante avendo lavorato in modo continuativo all’estero, acquisendo di fatto la residenza estera, non si erano iscritti all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero).

Ora, alla luce della nuova normativa, per accedere al regime agevolato non è più necessaria la pregressa iscrizione all’Aire, purchè abbiano avuto la residenza fiscale in un altro Stato con cui è in essere una convenzione contro le doppie imposizioni, nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia. Il criterio valutativo sulla residenza fiscale (a prescidere dall’iscrizione nella anagrafe degli italiani residenti all’estero), viene dunque demandata alla normativa contenuta nell’articolo 4 della convenzione OCSE, che stabilisce le modalità di definizione della residenza fiscale in base ai parametri  cd. “tie break rules” (criteri a cascata) che puntano ad individuare l’unicità della residenza fiscale,  definendola in capo ad uno dei due Stati.

La convenzione  contiene regole che consentono di risolvere i cosiddetti conflitti di residenza. Se,  in base alla norma italiana e quella dell’altro Stato contrente, il soggetto si considera residente in entrambi gli Stati, per stabilire in quale Stato sia effettivamente residente si devono applicare le cosiddette tie break rules contenute nel trattato, secondo le quali – di norma – la persona si considera residente:
a) nello Stato in cui dispone di un’abitazione permanente;
b) se ha l’abitazione permanente in entrambi gli Stati, in quello in cui le sue relazioni personali ed economiche sono più strette;
c) se non si può individuare tale Stato, in quello in cui «soggiorna abitualmente»;
d) se soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati, in quello della cittadinanza;
e) in caso di doppia cittadinanza: accordo fra le autorità competenti.

Questa nuova norma supera l’interpretazione in precedenza fornita dal Fisco e soprattutto dalla Cassazione (16634/2018; 21970/2015; 1215/1998),  secondo cui,  l’iscrizione o la mancata iscrizione alle liste della popolazione residente all’estero,  aveva valore di presunzione assoluta di residenza nel territorio dello Stato ed era preclusiva di ogni ulteriore accertamento.

Oggi questa norma  si riferisce nello specifico ai soggetti impatriati, però, è destinata a produrre effetti anche oltre l’ambito applicativo  degli specifici regimi agevolati.

Queste nuove condizioni sono rivolte sia ai lavoratori “impatriati” (art. 16 Dlgs 147/2015) che al rimpatrio dei ricercatori/docenti (articolo 44 del D.L, 78/2010), rientrati in Italia dal periodo d’imposta successivo al  31/12/2019. Questo,  lascierebbe intendere  che per fruire nei benefici potenziati,  il soggetto rientri il prossimo periodo d’imposta.

Il decreto prevede inoltre che,  i soggetti non iscritti all’Aire, che rientrano nel corso del 2019, hanno diritto alla fruizione degli sgravi fiscali nella misura prevista al 31.12.2018. Questo fatto comporta una discriminazione temporale che potrebbe essere corretta in fase di conversione del decreto. Il beneficio (non potenziato) viene inoltre esteso a quei soggetti non iscritti all’Aire destinatari di atti impositivi ancora impugnabili (o in contenzioso); non è in ogni caso previsto il rimborso delle imposte già versate precedentemente, in caso di adempimento spontaneo.


Per una panoramica completa, dello stesso Autore  vedi “Incentivi per il rientro dei lavoratori dall’estero” con risposte a casi concreti 

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 17

  1. Salve,
    Grazie per questo utilissimo articolo. Con riferimento ento al “Il decreto prevede inoltre che, i soggetti non iscritti all’Aire, che rientrano nel corso del 2019, hanno diritto alla fruizione degli sgravi fiscali nella misura prevista al 31.12.2018” in realtà la bozza attuale non specifica il requisito di rientrare durante il 2019 ma bensì entro il 2019, cioè coloro che sono rientrati anche nel 2018. O mi sbaglio?
    Un saluto,
    Nicola

  2. Buongiorno,
    sono rientrato in Italia nel 2015 e per gli anni di imposta 2015-2016-2017 ho beneficiato delle previsioni della legge 238/2010 (soddisfo quindi tutti i suoi requisiti come lavoratore dipendente nel privato).
    Ho letto delle modifiche apportate al DL 147/2015 e vorrei sapere se c’è ancora modo per me di beneficiare ulteriormente di qualche sgarvio fiscale. Nel 2016 ho acquistato un immobile residenziale in Italia (prima casa).
    Grazie.
    raffaele

  3. gen.le dott. Rodella,

    ho lavorato all’estero (Stati Uniti) dal 2014 al 2016.
    Solo dal 2015 iscritto all’Aire.
    Sono rientrato in Italia nel 2018 e nello stesso anno ho ricominciato a lavorare nel nostro Paese.

    Posso essere considerato impatriato:
    1) pur non avendo 24 mesi pieni di iscrizione aire?
    2) pur essendo rientrato in Italia nel 2018 cioè a due anni dal lavoro all’estero?

    grazie

  4. Resta il grande dubbio di questa nuova agevolazione: se si rientra in Italia a partire dal 2 Luglio 2019 si ottiene lo sgravio a partire dal 2020, in quanto si diventa residenti fiscali soltanto a partire dal nuovo anno?

    1. Anche io sono interessato a capire se quando si dice all’inizio di questo articolo “Il recente decreto legge 34 del 2019, in vigore dal 1/5/2019, incrementa i benefici fiscali nei confronti di quei soggetti residenti all’estero che rientrano in Italia, trasferendo la residenza fiscale, dal 2020. ” si intende che quindi i nuovi sgravi valgono anche per chi si trasferisce a lavorare in Italia tra il 2 Luglio 2019 e il 31 Dicembre 2019 (trasferendo quindi la propria residenza fiscale a partire dal 2020) o chi di fatto si trasferisce e inizia a lavorare in Italia dal 1 Gennaio 2020?
      Molte grazie.

    2. Pare di si.
      https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2019/04/30/100/sg/pdf
      Al paragrafo 5 si legge: ” 5. Le disposizioni di cui al comma 4, lettere a) e b) , si applicano ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.»”
      Bene, ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si legge:
      2. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.
      http://presidenza.governo.it/USRI/ufficio_studi/normativa/DPR.%20917_22.12.1986.pdf
      Quindi, uno che comincia a pagare le tasse dopo 183 giorni nel 2019, non e’ stato residente nel 2019 e cominciara’ ad essere residente a partire dal 2020.
      Questo e’ quel che ho capito io.
      Fammi sapere se ti ho convinto

      1. Ciao Francesco e Lorenzo,
        io sto cercando di capire la stessa cosa e ho interpretato la norma come Lorenzo:
        rientrando nella seconda meta’ del 2019 si risultera’ fiscalmente residenti in Italia a partire dal 2020 e pertanto si potra’ usufruire degli incentivi dal 2020 in poi.

        Avete ricevuto qualche conferma su questa interpretazione?

        Gentire Dott. Rodella, quale sarebbe il suo parere a riguardo?

        Nel mio caso tale info e’ particolarmente importante perche’ sto valutando di rientrare a settembre e in questo caso, risultando fiscalmente residente all’estero per il 2019, potro’ compiere il requisito dei due anni ed usufruire degli incentivi a partide dal 2020.

        Molte grazie in anticipo.

        1. buongiorno a tutti
          qualcuno ha avuto successiva conferma se un rientro nella seconda meta del 2019 permette di accedere a questi sgravi fiscali, o se invece bisogna rientrare dopo il 1′ gennaio 2020 ?

          grazie
          saluti
          Marco

          1. Buongiorno,

            volevo capire se c’erano delle novità su questo punto. Io interpreto la norma come Lorenzo e Marcello, ma mi chiedevo se avevate avuto modo di ricevere conferma.

            Grazie
            Saluti,
            Stefano

  5. Sto usufruendo del beneficio dal 2017 per il quinquennio 2017-18-19-20-21.

    Ho acquistato un immobile prima casa in Italia a fine 2017 quindi entro 12 mesi dal mio trasferimento. C`e` modo per chi e` nella mia situazione di rientrare nelle nuove regole che estendono il beneficio di ulteriori 5 anni se si acquista un immobile entro un anno dal rimpatrio o e` esclusivamente rivolto a chi rientra nel 2020?

    Simone

  6. Gentile,
    posso chiederle se è applicabile anche ai cosidetti “frontalieri”. Lavoro in Svizzera dall’Aprile 2016 e ho residenza in un comune limitrofo. Rientrando a lavorare in Italia posso godere di queste agevolazioni?

    Grazie

  7. Se rientro a lavorare in italia dal 1 settembre 2019 posso usufruire delle agevolazioni (migliori) dal 2020?
    Di fatto per il 2019 dovrei essere considerato fiscalmente residente all estero avendo lí trascorso e lavorato piu di 183 gg.
    Giusta la mia interpretazione del decreto crescita 2019?
    Grazie

  8. Buongiorno Dott.
    Sono anche io interessato a capire se rientrando prima della fine del 2019, ma dopo metà luglio 2019, si rientra nella nuova agevolazione. E se si in che misura per questa parte dell’anno ?

    Grazie mille

  9. Io sono attualmente ricercatore all’estero. Se rientro in Italia per lavorare non come ricercatore, in quale categoria sarei inserito?

    Grazie

  10. Buongiorno,
    Grazie per questo articolo. Ho una domanda circa l’applicazione nel mio caso specifico.
    Sono residente all’estero iscritto all’AIRE dal 2013, con contratto di lavoro francese.
    Da ottobre 2019, dovrei essere assunto dalla filiale italiana del gruppo francese per cui lavoro, con contratto italiano.
    Anagraficamente cambierei quindi residenza in ottobre 2019 (o posso spostarla in gennaio 2020?!)
    Fiscalmente, cambierei residenza nel 2020, ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (nel 2019 ho residenza fiscale francese avendo passato più di 6 mesi in Francia).

    Stante la mia situazione, capisco dal DL nr 34 del 30.04.2019, art.5 comma 1 punto a, che questo decreto è applicabile nella mia situazione a partire dall’anno di imposta 2020 (quindi con regime agevolato con riduzione del 70% dell’imponibile) anche se anagraficamente sposterò la residenza a ottobre 2019.

    Potete gentilmente confermare la mia comprensione (oppure no).
    Ringrazio e saluto

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