Aspetti previdenziali e fiscali dei lavoratori non residenti in Italia

Collaboratori non residenti: aspetti previdenziali e fiscali

di Rag. Luigi Rodella 2 CommentiIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

Nei confronti dei lavoratori stranieri non residenti in Italia che operano all’interno della nostra Nazione con un contratto di collaborazione, si è posto il problema, in merito all’inquadramento previdenziale, se nei loro confronti si devono applicare analoghi criteri di inquadramento previsti per i lavoratori subordinati.

In merito ad una serie di quesiti posti all’INPS, l’Istituto aveva emanato la circolare numero 164 del 21 dicembre 2004, con la quale evidenziava chiaramente il principio di armonizzazione dei criteri contributivi alla disciplina fiscale. Veniva previsto che ai fini della determinazione della disciplina previdenziale, occorre riferirsi ai principi forniti relativi alla sottoposizione del soggetto passivo all’imposizione fiscale.

Le indicazioni fornite dall’Istituto assicuratore, erano state successivamente confermate dall’interpello del Ministero del Lavoro n. 81/2008.

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 11/2015, dove è possibile leggere l’articolo completo.

 

Legge 8 agosto 1995 n. 335 articolo 2 comma 26 e comma 29
La circolare previdenziale inizia l’esame della norma originaria con la quale il nostro legislatore aveva disciplinato il rapporto di collaborazione coordinata continuativa: – cita i commi 26 e 29 dell’articolo 2 della legge 8 agosto 1995, n. 335 (legge di riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare).

Il comma 26 non definisce direttamente chi sono i collaboratori coordinati continuativi che rientrano tra le figure assicurabili, rimandando l’identificazione alla normativa fiscale. Stabilisce che dal 1° gennaio 1996, sono tenuti all’iscrizione presso una apposita gestione separata costituita presso l’INPS, i soggetti che esercitavano per professione abituale e non esclusiva una attività di lavoro autonomo, nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell’articolo 49 del Tuir. Il comma 2 lettera a) del Tuir vigente all’epoca così riportava: “Sono inoltre redditi di lavoro autonomo: a) redditi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, dalla partecipazione a collegi e commissioni e da altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
Si considerano tali rapporti aventi per oggetto la prestazione di attività, non rientranti nell’oggetto dell’arte o della professione esercitata dal contribuente ai sensi del comma 1, che pur avendo contenuto intrinsecamente artistico o professionale sono svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza l’impiego dimezzi organizzati e con retribuzione periodica stabilita”.

Il comma 29 dispone nei confronti delle collaborazioni i criteri di determinazione del reddito imponibile; anche in questo caso, il legislatore rimanda alla disposizione fiscale: “il contributo alla Gestione separata di cui al comma 26 è dovuto nella misura percentuale del 10 per cento ed è applicato sul reddito delle attività determinato con gli stessi criteri stabiliti ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla
relativa dichiarazione annuale dei redditi e dagli accertamenti definitivi”.

Occorre evidenziare che in base alla disciplina originaria, i redditi derivanti dal rapporto di collaborazione venivano attratti ai redditi di lavoro autonomo; successivamente, come vedremo, questi redditi verranno invece assimilati al rapporto di lavoro subordinato.

 

Decreto ministeriale 281/1996 – determinazione degli imponibili
L’Istituto evidenzia inoltre che il criterio di determinazione della base imponibile era stato indicato nell’ambito del decreto ministeriale 281/1996, ove si stabiliva che i sostituti di imposta, indicati all’articolo 23 del d.P.R. 600, che corrispondono compensi comunque denominati per prestazioni coordinate continuative di cui all’articolo 49, comma 2 lettera a) del Testo unico delle imposte sui redditi, versano alla gestione separata un importo pari al 10 per cento dell’ammontare del compenso, determinato ai sensi dell’art. 50, comma 8, del predetto Testo unico.
In base a quanto esposto viene specificato che il contributo previdenziale deve essere applicato sull’ammontare del compenso determinato ai fini fiscali.

 

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 11/2015, dove è possibile leggere l’articolo completo.

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 2

  1. Buongiorno,
    volevo chiedere se e come mi devo regolare per pagare un compenso occasionale ad un collaboratore estero non residente in Italia, che però svolgerà la sua mansione tramite internet e dunque non in Italia; come devo regolare il pagamento ed il rapporto?
    Grazie

  2. Credo che per i collaboratori non residenti, la prassi con la a circolare 67/E del 2001, ha chiarito che indipendentemente dal luogo di effettuazione della prestazione, se chi corrisponde il compenso è un soggetto residente in Italia, il collaboratore estero subisce una ritenuta a titolo di imposta nella misura del 30% (articolo 24, comma 1-ter, del Dpr 600/73) salvo non esista una convenzione contro le doppie imposizioni che disciplini la materia in maniera diversa. Occorre inoltre ricordarsi che in base al principio di armonizzazione delle basi imponibili fiscali con quelle previdenziali il lavoratore dovrà inoltre iscriversi all’Inps alla gestione separata.
    Saluti.
    Luigi Rodella

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