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Speciale Pubblicato il 05/02/2021

La crisi economica rende conveniente aderire alle reti di impresa

di Dott. Arturo Gulinelli , Grassi dott.ssa Nicoletta

Tempo di lettura: 9 minuti
rete d'impresa

il contratto di rete: lo strumento per dare maggior valore le singole eccellenze e per stemperare le criticità delle singole imprese

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La gestione della pandemia ha indebolito il tessuto economico e sociale di molti paesi, e gran parte di questi erano usciti da poco dalla più grande crisi economica dopo quella degli anni trenta del secolo scorso.

A livello macroeconomico la prima “ondata” che ha caratterizzato la diffusione del virus ha generato una contrazione del PIL sia nel primo che, soprattutto, nel secondo trimestre.

La seconda ondata ha raggelato la ripresa introducendo incertezza negli operatori economici e l’incertezza, di cui si parlerà appresso, potrebbe influenzare pesantemente l’andamento dei conti nazionali nel 2021 e negli anni successivi.

L’ISTAT prevede un andamento in ripresa per il 2021 ma è notizia recente che la Banca d’Italia crede in un recupero della nostra economia, quindi un ritorno ai livelli precedenti di produzione e occupazione, non prima del 2023.

I dati ISTAT diffusi il 14 dicembre 2020 certificano una situazione di difficoltà, infatti:

  • “Il 32,4% delle imprese (con il 21,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 37,5% ha richiesto il sostegno pubblico per liquidità e credito, ottenendolo nell’80% dei casi;
  • “Il 68,4% delle imprese (che rappresentano il 66,2% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nei mesi giugno-ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

La crisi ha riguardato molti settori ed ha messo in grave difficoltà il tessuto imprenditoriale e per questo motivo è lecito aspettarsi nel 2021 e 2022 un aumento delle crisi di impresa e dei fallimenti. Anche il settore finanziario sarà esposto e vedrà registrare un cospicuo aumento dei crediti non performanti. 


Il legislatore per mitigare l’impatto economico, dovuto alla diffusione del coronavirus ha agito, sostanzialmente, in quattro direzioni:

  1. Garantire liquidità alle imprese;
  2. Contrastare l’aumento della disoccupazione agendo sul potenziamento degli ammortizzatori sociali (oltre che sul blocco dei licenziamenti);
  3. Assicurare seppur parzialmente dei ristori economici e fiscali alle imprese colpite dal lockdown (modesti contributi per costi fissi, rinvio di scadenze fiscali, rateizzazioni contributi e tasse et simili);
  4. Sospendere o mitigare le norme del diritto societario e fallimentare.

Ma questi interventi non sono stati sufficienti a ridurre la contrazione del PIL che nel 2020 si attesterà tra l’8 e il 9 per cento. 

Molte ricerche economiche dimostrano, da tempo ormai, che le piccole imprese (le micro in particolare) soffrono di più nell’affrontare gli shock di domanda e sono più soggette a fenomeni di crisi e chiusura.

In un contesto di incertezza e difficoltà economica, come quella che abbiamo vissuto e vivremo nei prossimi anni, è importante che le imprese si apprestino ad affrontare il mercato con adeguati strumenti e mezzi economici e finanziari idonei a fare investimenti per poter essere maggiormente competitive.

Purtroppo il tessuto economico del nostro paese presenta un “sistema imprese” debole e vulnerabile anche perché caratterizzato da una forte frammentazione e dalla presenza di molte piccole imprese; piccole e piccolissime imprese sono circa il 98% delle imprese totali e rappresentano il 60% degli occupati (contro il 40% degli occupati della media europea).

In genere, le micro e le piccole imprese fanno fatica a competere e ad affacciarsi nei mercati internazionali per vari motivi tra cui:

  • Alti costi per attività di ricerca e sviluppo (e per gli investimenti in genere); 
  • Costi elevati e criticità nell’accesso a fonti di finanziamento diverse dal canale bancario;
  • Scarsa attrattività nel reperire capitale umano;
  • Bassa produttività (soprattutto del lavoro).

I contratti di rete, nel contesto descritto, sono uno strumento valido per conseguire dei miglioramenti e avviarsi verso una crescita dimensionale indispensabile per migliorare la posizione competitiva delle piccole realtà economiche.

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1) Gli studi sulle performance delle reti di impresa

Vi sono numerosi studi che evidenziano una correlazione positiva tra il miglioramento delle performance economiche delle imprese che partecipano ad organizzazioni costituite in forma di rete, tra questi uno studio dell’ISTAT del 2017.

Recentemente è stato pubblicato il secondo rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle reti di impresa realizzato da InfoCamere, RetImpresa e Dipartimento di Management dell’Università Cà Foscari evidenzia che la collaborazione tra imprese fa bene alle performance. 

Aderire ad una rete aumenta per le imprese la possibilità di avere una maggiore capacità di crescita in termini di fatturato o, invece, in periodi di crisi avere la opportunità di resistere meglio alle turbolenze dei mercati e dell’economia.

La seconda edizione del 2020, che ha visto i tre istituti citati collaborare nell’esaminare i dati delle imprese in rete, evidenzia un trend in crescita per la nascita di nuove reti: a fine 2020 le reti erano oltre 6.657, in rappresentanza di oltre 38 mila imprese aderenti, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. 

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2) Gli aspetti istituzionali e giuridici

Anche a livello istituzionale ci si è resi conto dell’importanza del contratto di rete per migliorare l’efficienza del contesto economico a livello nazionale e comunitario.

Dalla introduzione nel nostro ordinamento del contratto di rete, ufficialmente nell’anno 2009 con la L. 9 aprile 2009 n.ro 33 di conversione del del D.L 10 febbraio 2009 n.ro 5 cosiddetto “ Incentivi “, il nostro legislatore ha voluto rispondere o, meglio, adeguarsi , al progetto Europeo contenuto nella Comunicazione della Commissione Europea al Consiglio, al Parlamento Europeo , al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni il 30 settembre 2008, intitolata (“ Think small first “) Uno small business act per l’Europa COM 2008 394 DEF/2, 

La Commissione, ha individuato 10 punti di sviluppo strategico per le PMI europee, al fine di renderle più competitive nei confronti di soggetti di dimensioni maggiori e dove, la collaborazione attraverso la aggregazione, è uno degli asset strategici di sviluppo di questa visione. 

I 10 punti dello Sba sono :

  1.  IMPRENDITORIALITÀ. Dar vita ad un contesto in cui imprenditori e imprese familiari possano prosperare e che sia gratificante per lo spirito imprenditoriale 
  2.  SECONDA POSSIBILITÀ. Far sì che imprenditori onesti, che abbiano sperimentato l’insolvenza, ottengano rapidamente una seconda possibilità 
  3.  PENSARE ANZITUTTO IN PICCOLO. Tenere sempre nella massima considerazione le esigenze delle PMI nella formulazione delle politiche e normative europee (“THINK SMALL FIRST”) 
  4.  AMMINISTRAZIONE RECETTIVA. Rendere le pubbliche amministrazioni permeabili alle esigenze delle PMI, riducendo, quando possibile, gli oneri burocratici ed amministrativi 
  5.  APPALTI PUBBLICI E AIUTI DI STATO. Facilitare la partecipazione delle PMI agli appalti pubblici e usare meglio le possibilità degli aiuti di Stato per le PMI 
  6.  FINANZA. Agevolare l’accesso delle PMI al credito e sviluppare un contesto giuridico ed economico che favorisca la puntualità dei pagamenti nelle transazioni commerciali 
  7.  MERCATO UNICO. Aiutare le PMI a beneficiare delle opportunità offerte dal mercato unico 
  8.  COMPETENZE ED INNOVAZIONE. Promuovere l’aggiornamento delle competenze nelle PMI e ogni forma di innovazione 
  9.  AMBIENTE. Permettere alle PMI di trasformare le sfide ambientali in opportunità 
  10.  INTERNAZIONALIZZAZIONE. Incoraggiare e sostenere le PMI perché beneficino della crescita dei mercati extra-UE.

Di fatto, gli Organismi europei stanno mostrando grande interesse nei confronti del fenomeno della aggregazione di imprese, con focus sulla maggiore competitività e quindi efficienza delle PMI, in un quadro di sempre aumentata concorrenza e detto  apprezzamento è stato anche espresso nella Comunicazione della Commissione :”Riesame dello SBA del 2011” (COM /2011/78 DEF 230211) dove, a pag. 6, si fa espresso riferimento sia alle reti di impresa Italiane che ai cluster per l’innovazione tedeschi, che, tuttavia, risultano più simili ai nostri distretti industriali.

La normativa interna ha subito molte evoluzioni e trasformazioni, tutte indirizzate e mirate a cercare di rendere conveniente per le imprese aderire e stipulare contratti di rete.

L’istituto contratto di rete, presenta molte possibili declinazioni in quanto è lasciata alla autonomia privata la possibilità di “confezionarlo“ sulla base delle proprie esigenze e delle modalità con cui si vuole perseguire lo scopo comune. 

In effetti, i retisti potranno decidere se prevedere contestualmente un fondo patrimoniale comune e un Organo comune, uno solo di questi istituti oppure nessuno dei due, potranno valutare sulla opportunità di una denominazione unica e di una sede oppure no. 

Con la rete:“ più imprenditori  perseguono lo scopo di accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tale fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme ed ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa” .    

Si tratta, con tutta evidenza, di un contratto con comunione di scopo, normalmente plurilaterale (ma potrà essere anche bilaterale) dove le obbligazioni nascenti dal contratto sono reciproche ma non corrispettive.

Si tratta di un contratto associativo, con rilevanza esterna oppure interna a seconda della scelta del modello di rete più adeguato al raggiungimento dello scopo comune, rappresentato da un accrescimento della competitività e della capacità innovativa. 

Ad oggi pare evidente la volontà di tipizzazione del contratto di rete da parte del legislatore e ,sia pure declinata in modo molto ampio , si può ritrovare nelle tre forme in cui si manifesta la collaborazione tra le imprese per il raggiungimento dello scopo comune: la collaborazione in forme ed ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle imprese contraenti, lo scambio di informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica, tecnologica e l’esercizio in comune di una o più attività rientranti nell’oggetto delle imprese retiste. 

È di tutta evidenza, come già anticipato in premessa, che l’effetto della attuale pandemia sulla economia globale comporterà ed anzi, comporta già oggi, la necessità per le PMI, a maggior ragione per le micro che sono la maggioranza del tessuto sociale produttivo italiano, ad una necessaria e non più rinviabile modifica dei propri assetti. Per fare ciò è necessario dare un impulso nella direzione imposta anche dall’Europa su tre direttrici principali; innovazione, sostenibilità e ambiente, conoscenza.

Queste tre direttrici richiedono investimenti ma soprattutto visione, richiedono collaborazione e interdipendenza con tutti i soggetti con cui l' impresa è in relazione, richiedono un diverso approccio al lavoro, a modelli che operino su obiettivi, richiedono persone / lavoratori dotati di quelle competenze che oggi sono indispensabili per operare in maniera proficua in una prospettiva futura.

La rete può essere un modello aggregativo che racchiude in sé tutti gli elementi necessari per mettere a maggior valore le singole eccellenze e per stemperare le criticità delle singole imprese, per esaltare le risorse del territorio e potenziarle in un dialogo più soddisfacente anche con il settore pubblico. 

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