Tutela dei lavoratori italiani operanti nei Paesi extracomunitari

Lavoro estero: il distacco nei Paesi extracomunitari dopo le modifiche alla legge 398/1987

di Rag. Luigi Rodella CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero, Senza categoria

L’articolo 18 del decreto legislativo 151/2015 (Decreto semplificazioni), ha modificato parzialmente la procedura di distacco dei lavoratori subordinati in ambito extra Ue; l’aspetto più rilevante di questa modifica riguarda sicuramente l’abrogazione della normativa in materia di autorizzazioni al lavoro all’estero, procedura che i datori di lavoro dovevano compiere, al momento in cui assegnavano lavoratori subordinati
in Paesi extracomunitari.

In questa sede vorrei riprendere questa materia, evidenziando le modifiche apportate dalla recente normativa e ponendo in risalto gli adempimenti che i datori dovranno ancora eseguire.

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 1/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo.

Occorre innanzi tutto evidenziare che il distacco di lavoratori subordinati, in campo transnazionale, è uno strumento sempre più utilizzato dalle imprese italiane sia in ambito comunitario che in quello extracomunitario, finalizzato alla realizzazione di progetti destinati al mercato mondiale.
Il voler rendere meno gravose le numerose procedure poste in capo alle aziende, è sicuramente un fatto da recepire con soddisfazione, a condizione che l’opera di semplificazione non debba incidere negativamente sullo svolgimento del rapporto di lavoro all’estero, essendo venuta meno l’attività di verifica propedeutica al distacco, svolta dal Ministero del Lavoro e dal Ministero degli affari Esteri.

Nei Paesi extracomunitari, il distacco è disciplinato dalla legge 398/1987, legge che, sotto un profilo sistematico, ha voluto rendere obbligatoria l’assicurazione sociale nei confronti dei lavoratori residenti in Italia ed inviati all’estero in Paesi non comunitari, privi di convenzioni sulla sicurezza sociale, nonché disciplinare i criteri di controllo.

Ora, in base alle recenti modifiche legislative, l’aspetto collegato ai controlli, propedeutici all’assunzione è stato molto attenuato.
La portata di questa norma riguarda tutti i lavoratori residenti in Italia, sia i cittadini italiani che quelli comunitari, inviati a lavorare in Stati extracomunitari.

Questo principio è stato chiarito dall’Inps, dove evidenzia che “Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, ritenendo che un’interpretazione letterale della predetta norma che escludesse la tutela legislativa dei lavoratori cittadini dei Paesi membri CEE, temporaneamente occupati in Paesi extracomunitari risulterebbe lesiva dei principi sanciti dalla normativa comunitaria, ha espresso l’avviso che la legge 398/1987 debba essere applicata anche ai cittadini dei Paesi comunitari”.

La normativa si riferisce in modo generico ai “lavoratori”, senza entrare nel merito se trattasi di lavoratori subordinati ovvero di collaboratori, in quanto la specifica disciplina di questi ultimi è avvenuta solo successivamente, con la legge 335/1995 e con il d.lgs. 276/2003.

In ogni caso, abbiamo ragione di ritenere che la normativa di cui alla legge 398/1987, si debba applicare solo ai rapporti di lavoro subordinato, ciò in quanto esaminando la bozza del modello di domanda, ora abrogato, contenuto nel d.m. 16 agosto 1988, venivano richiesti elementi tipici del rapporto di lavoro subordinato, come ad esempio la disciplina dell’orario di lavoro settimanale, la tutela delle festività, l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro nonché la fruizione delle ferie, tutti elementi che ci hanno sempre indotto a ritenere l’esclusione per questi contratti “parasubordinati”, dall’applicazione della presente normativa.

L’articolo 1 della legge 398/1987 rimane invariato relativamente alla parte che prevede l’obbligatorietà delle assicurazioni sociali per i lavoratori italiani all’estero; non subisce inoltre modifiche nella definizione degli istituti assicurati, nonché i destinatari datorili della norma.

Il comma 3 dell’articolo 1 rimane confermato, mentre invece il d.lgs. n. 151/2015, dispone l’abrogazione del comma 4, che prevedeva:
“4. I lavoratori italiani che sono disponibili a svolgere attività all’estero devono iscriversi in apposita lista di collocamento tenuta dall’ufficio regionale del lavoro del luogo di residenza, il quale rilascia il nulla osta all’assunzione che può avvenire con richiesta nominativa. L’iscrizione nella lista è compatibile con quella nella lista ordinaria di collocamento. Il lavoratore che stipula un contratto per l’estero può chiedere di mantenere l’iscrizione nella lista ordinaria”.

 

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 1/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo.

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

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