Il riaddebito delle spese ai colleghi di studio e il contributo integrativo del 4%

di Rag. Luigia Lumia 2 CommentiIn Pensioni

Sul tema del riaddebito delle spese di studio ai colleghi e sull’assoggettamento di tali spese al contributo previdenziale del 4% , l’Associazione Nazionale Commercialisti ha indirizzato nei giorni scorsi alla Cassa Previdenza Ragionieri una lettera , che pubblichiamo, in quanto pensiamo possa essere di interesse per tanti colleghi.

“La nostra Cassa di Previdenza, a seguito dei controlli con i dati dell’Agenzia delle Entrate, sta procedendo, nei confronti degli iscritti, alla richiesta delle differenze del contributo integrativo, determinate dai valori discordanti tra il volume d’affari indicato nel modello A19 ed il volume d’affari dichiarato ai fini Iva, per gli anni di contribuzione 2008 e 2010.

Accade tra professionisti, ciascuno con propria autonoma partita IVA e senza vincoli associativi, di condividere lo stesso studio usufruendo in comune di beni e servizi (energia elettrica, gas, acqua, locazione, assicurazioni, segreteria ecc.).

Numerosi colleghi hanno posto all’attenzione dell’Associazione Nazionale Commercialisti la problematica del riaddebito delle spese di studio; infatti taluni non applicano il contributo integrativo sugli imponibili evidenziati nelle fatture che si riferiscono alle spese addebitate ai colleghi di studio, ritenendo che tali operazioni non rientrino nell’oggetto dell’attività professionale.

È altresì vero che la legge che ha istituito il contributo integrativo per la Cassa Ragionieri, ossia la Legge 414/1991, e poi le norme regolamentari vigenti da quando la Cassa Ragionieri è un Ente previdenziale privatizzato, affermano che il 4% è dovuto su tutto il volume affari IVA dichiarato annualmente. Pertanto, se una somma per qualsiasi causa affluisce sul volume affari IVA dell’anno, anche su questa è dovuto il 4% e, conseguentemente, se il professionista non lo ha applicato prima, il contributo è ora a suo carico.

Ai sensi dell’articolo 8, comma 3 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, il contributo integrativo alla Cassa è “a carico di coloro che si avvalgono delle attività professionali degli iscritti” e deve essere “riscosso direttamente dall’iscritto” all’atto del pagamento, “previa evidenziazione del relativo importo nella fattura”.

La Circolare n. 38/E del 23 giugno 2010 dell’ Agenzia delle Entrate recita che “Il reddito di lavoro autonomo è determinato dalla differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute. Ai fini reddituali le somme incassate per il riaddebito dei costi ad altri professionisti per l’uso comune degli uffici non costituisce reddito di lavoro autonomo e quindi non rileva quale componente positivo di reddito.”

La nostra Associazione ritiene corretto affermare che, se il costo sostenuto può essere dedotto dal professionista solo parzialmente, vale a dire per la correlata parte riferibile all’attività da lui svolta e non anche per la parte riaddebitata o da riaddebitare ad altri, è logico pensare che la parte di costo imputata non è inerente all’attività da questi svolta e quindi non debba assumere rilevanza reddituale quale componente del volume d’affari.

In conclusione, il riaddebito delle spese comuni di studio tra professionisti, secondo la nostra Associazione, pur costituendo un’operazione che alimenta il volume d’affari ai fini IVA, non realizza il presupposto di attività professionale e, pertanto, non deve operarsi l’addebito del contributo integrativo.

L’invito che l’ANC rivolge a Cassa Ragionieri è di rivedere il Regolamento in merito all’esenzione dell’applicazione del contributo integrativo sulle spese riaddebitate al

collega, prevedendo l’inserimento nel modello A19 di un rigo che evidenzi l’importo delle spese riaddebitate con fattura, al fine della riconciliazione dell’importo dal volume d’affari.”

 

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Rag. Luigia Lumia

Esercita la professione di commercialista dal 1978. Fondatrice del sito www.fiscoetasse.com dal 1999 segue quotidianamente l'aggiornamento del sito, i social network , il Forum, il Blog.

Comments 2

  1. Io sono uno di quelli al quale la Cassa ha chiesto il contributo integrativo sulle fatture di addebito spese studio. Non sono d’accordo quando si dice che la legge istitutiva ha previsto che l’intero importo del volume d’affari debba essere assoggettato ad aliquota del 4%. La norma recita testualmente”….su tutti i corrispettivi inseriti nel volume d’affari”. Occorre quindi non solo che siano inserite nel volume d’affari, ma che si tratti anche di corrispettivi. Le recenti sentenze della Cassazione avvalorano questa tesi. E’ un argomento che secondo me merita di essere approfondito.

  2. Questo problema non doveva neppure esistere.
    Nello studio, il professionista intestatario dei servizi sull’appartamento, deve procedere nei confronti dei colleghi, con l’emissione di una ricevuta (esente da IVA ai sensi dell’art. 15 DPR 633/72) a sostegno delle somme incassate dai colleghi.
    L’intestatario delle fatture registrerà negli acquisti (portando a costi), per le quote di competenza, l’imponibile e l’IVA, mentre i colleghi porteranno a costo le ricevute (o unica ricevuta) pervenute dal collega in occasione del pagamento delle quote spettanti.
    In poche parole l’intestatario della bolletta ENEL non potrà mai emettere fattura con l’imponibile e l’IVA al collega, come se fosse un rivenditore di energia elettrica.
    Augusto Ciccarelli
    Salerno (pensionato cassa ragionieri)

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