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RECOVERY PLAN 2021-2026: INTERVENTI E DISTRIBUZIONE RISORSE IN DISCUSSIONE ALLE CAMERE

Recovery Plan 2021-2026: interventi e distribuzione risorse in discussione alle Camere

Le riforme e gli investimenti che l'Italia intende realizzare con i fondi europei di Next Generation EU è in discussione al Parlamento

Il programma di 223 miliardi di euro presentato in bozza alle Camere prevede 6 missioni, 16 componenti e 48 linee di intervento. Il raggiungimento degli obiettivi si misura per impatti ottenuti e non per spese sostenute.

1) Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza inizia a prendere forma

 Il testo che traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l'Italia intende realizzare con i fondi europei di Next Generation EU è in discussione al Parlamento prima dell’ok definitivo della Commissione Europea. Camera e Senato stanno dibattendo sulle schede inviate dal Governo Draghi contenenti indicazioni degli interventi e la distribuzione delle risorse: sei schede corrispondenti alle sei missioni, in totale 400 pagine di traguardi temporali (milestones) entro cui realizzare obiettivi e riforme.

L'impatto stimato sul Pil è del 3% fino al 2026 quando il piano dovrà essere completato. Da stimare ancora gli effetti delle riforme proposte: riforma della PA, della giustizia, fiscale, della concorrenza e riforma della certezza delle norme e dei piani di investimento pubblico.

Il budget è lo stesso di quello presentato il 12 gennaio, più di 223 miliardi di euro di cui 191 provenienti dal Recovery Fund. Gli investimenti sono suddivisi in aree di missione:

46,3 miliardi per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (M1);

69,8 miliardi per "rivoluzione verde e transizione ecologica" (M2);

31,98 miliardi per le infrastrutture per la mobilità sostenibile (M3);

28,49 miliardi per il sistema educativo e ricerca (M4);

27,62 miliardi per inclusione e coesione sociale (M5);

19,72 miliardi per il sistema sanitario (M6).

2) Le schede progetto

Il PNRR è effettivamente un elenco di progetti denominati schede progetto in cui il governo spiega nel dettaglio per quali investimenti produttivi o in quali incentivi intende dividere i fondi europei. Per ogni scheda sono descritti tempi di spesa e realizzazione (cronoprogramma), i vari passaggi della realizzazione del progetto (milestone), gli obiettivi da raggiungere (target) e quali enti dello stato se ne occuperanno (ministeri, aziende pubbliche, enti locali e così via).

Le 6 missioni si distinguono poi in 16 componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia di Governo. Le componenti si articolano in 48 linee di intervento per progetti omogenei e coerenti, individuati secondo criteri che concentrino un maggiore impatto sull’economia e sul lavoro. Per ogni missione, inoltre, sono indicate le riforme necessarie a una più efficace realizzazione, collegate all’attuazione di una o più componenti.

Tra la valutazione da parte della Commissione Europea (8 settimane) e l’approvazione del Consiglio Europeo (4 settimane) i tempi di messa a disposizione delle risorse si allungano fino alla fine dell’estate. A quel punto all’Italia spetterà un prefinanziamento del 13%, che ammonta a 20 miliardi di euro.

Il coordinamento del piano è gestito in pieno dal Ministero dell’Economia (MEF) con collaborazioni strette con alcuni ministri selezionati, tra cui Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica.

3) Criticità

La misurazione dell’avanzamento e dell’attuazione del PNRR è vincolata ai traguardi ed obiettivi raggiunti. Sembra che l’erogazione ovvero il meccanismo di rimborso non sia quello convenzionale – a fronte di spese sostenute - bensì che sia vincolato dal raggiungimento di impatti socioeconomici significativi. Lo strumento finanziario non si attiverà in caso di mancanza di impatti, per cui la Commissione non rimborserà le spese già sostenute agli Stati con ricadute negative verso i beneficiari finali.

Questo aspetto è sicuramente da chiarire. La regolamentazione del Dispositivo è stata impostata con l’intento di semplificare la rendicontazione visto che si tratta di interventi emergenziali che necessitano di tempi e procedure straordinarie.

Il budget che il PNRR destina ai giovani è l’1,1% dei fondi di Nex Generation EU, considerato da diversi soggetti economici troppo poco per avere degli impatti socioeconomici importanti per uno dei target più vulnerabili della sfera sociale. Sono già state attivate alcune petizioni per richiedere di rivedere la destinazione di spesa, prevedendo alcune proposte concrete.

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