Tassazione del lavoratore operante all'estero

Lavoratori all’estero e incentivi per il rientro dei cervelli

di Rag. Luigi Rodella 38 CommentiIn Lavoratori all'estero, Testata

Nel corso di questi ultimi anni, sono stati emanati numerosi provvedimenti per incentivare il rientro nel nostro Paese di lavoratori operanti all’estero.

Queste azioni governative hanno sempre cercato di attrarre quelle figure professionali di alto livello, con esperienze significative maturate all’estero, durante consistenti periodi di permanenza.

Gli incentivi proposti, sono sempre stati di natura fiscale e prevedono l’abbattimento della base imponibile, in misura variabile, in base ai vari provvedimenti che si sono alternati nel tempo.

Il primo provvedimento risale all’anno 2003, emanato con il decreto legge n. 269 del 30 settembre 2003 e riguardava specificatamente la figura dei “RICERCATORI”. Durante gli anni successivi, tutti i Governi che si sono alternati, hanno sempre destinato cospicue risorse economiche per incentivare il rientro dei lavoratori stranieri nel nostro Paese. L’ultima legge in ordine di tempo è stata la “Legge di bilancio 2017”,   che ha reso stabili queste misure.

Anche le figure professionali interessate si sono ampliate; inizialmente erano previsti solo i ricercatori, successivamente, in base alle necessità nazionali interne, la platea si è estesa comprendendo, docenti, laureati, studenti, maestranze direttive, maestranze qualificate.

I termini adottati per definire di volta in volta queste tematiche sono mutati nel corso degli anni; all’inizio l’espressione si riferiva al rientro dei “RICERCATORI” in Italia; successivamente ai “CONTRO-ESODATI” (termine ripreso dalla legislazione e dalla prassi), mentre molto più semplicemente ma efficacemente la stampa si riferiva al “RIENTRO DEI CERVELLI”. Oggi viene definito questo fenomeno con un termine generico: “IMPATRIATI”.

A parte le definizioni, la sostanza rimane quasi sempre immutata: si sta cercando di compensare il massiccio esodo di risorse umane (soprattutto quelle più giovani) avvenuto nel corso di questi ultimi anni, creando nuove opportunità di lavoro in patria, attraverso la  la leva degli incentivi fiscali. Forse questo modo di procedere da solo non è sufficiente, può però essere considerato un volano utile alla ripartenza di un sistema molto complesso.

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PROVVEDIMENTI DIVENUTI STRUTTURALI APPLICABILI OGGI       

Docenti – Ricercatori

L’ultimo provvedimento in ordine di tempo che ha riguardato queste figure professionali è contenuto nella Legge di Bilancio 2017 (articolo 1 comma 149, legge n. 232  del 11/12/2016) che ha reso permanenti gli incentivi fiscali per il rientro in Italia dei docenti e dei ricercatori.

Vogliamo riproporre in sintesi la disciplina applicabile oggi per i ricercatori e docenti:

PROSPETTO RIASSUNTIVO RICERCATORI – DOCENTI LEGGE 232 DEL 11/12/2016 ART. 1 COMMA 149

LEGGI LEGGE N. 232 DEL 11/12/2016 ART. 1 COMMA 149 (L. BILANCIO 2017)
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE 2 ANNI CONTINUATIVI DI RICERCA O DOCENZA
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA SI
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. TUTTI
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA NO
DURATA BENEFICIO 3 ANNI OLTRE L’ANNO IN CUI SI PRENDE LA RESIDENZA FISCALE.
SOGGETTI INTERESSATI RICERCATORI + DOCENTI
TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI SUBORD. E AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 90%
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO NON C’E’ LIMITE DI ETA’
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA

Impatriati

La normativa applicabile oggi, è quella contenuta nell’articolo 16 del D.Lgs. 147 del 14 settembre 2015 (Decreto internazionalizzazione).

Questa norma,  tende ad armonizzare le misure contenute nel decreto internazionalizzazione (D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 1)),  con quelle precedenti in via di esaurimento, previste  dalla legge 238/2010, (CONTRO-ESODATI), oggi contenute nell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs.  147/2015.

Legge 238/2010 modificata dal D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 2 (CONTRO-ESODATI).

Riportiamo nel presente prospetto la sintesi delle disposizioni oggi in vigore, da applicarsi per i CONTRO-ESODATI (disciplinati dalla legge 238/2010)

PROSPETTO RIASSUNTIVO LAVORATORI CONTRO-ESODATI D.LGS. 147/2015 ARTICOLO 16 COMMA 2

LEGGI D.LGS 147 DEL 14/9/2015 ARTICOLO 16 comma 2
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE Essere laureati oppure studenti laureati, e avere svolto all’estero attività di studio o di lavoro dipendente o di lavoro autonomo per 24 mesi
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA Residenza fiscale
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. PER IL 2016 RIGUARDA SOLO CITTADINI U.E. DAL 2017 ANCHE EXTRAUE CON CONVENZIONE CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA 2 ANNI
DURATA BENEFICIO Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.
SOGGETTI INTERESSATI a)Lavoratori dall’estero laureati assunti Italia

b) Studenti laureati dall’estero assunti in Italia

TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI ANNO 2016 SOLO SUBORDINATI DAL 2017 ANCHE AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 30% anno 2016 50% anno 2017
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

 

D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 1 (IMPATRIATI)

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015, norma di carattere strutturale e non transitorio, è stato introdotto in attuazione della delega fiscale concessa al governo per individuare misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese, individua sotto il titolo di lavoratori “impatriati” diverse categorie di beneficiari, caratterizzate da specifici requisiti soggettivi accumunate dalla circostanza di trasferirsi in Italia per svolgervi attività lavorativa.

Questa normativa nella sua versione originaria ante modifiche (modifiche apportate dall’articolo 1, comma 150, lett. a), nn. 1 e 2 della legge 11 dicembre 2016, n. 232) riservava il beneficio fiscale ai soli redditi di lavoro dipendente, i quali concorrevano alla formazione del reddito complessivo nella misura del 70%. A partire dall’anno d’imposta 2017, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge sopracitata, l’agevolazione è stata estesa anche ai redditi di lavoro autonomo i quali, insieme ai redditi di lavoro dipendente concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura ridotta al 50%.

Riportiamo in sintesi le condizioni previste dalla norma e chiarite dalla circolare n. 17/E del 23 maggio 2017.

PROSPETTO RIASSUNTIVO LAVORATORI IMPATRIATI ART. 16 COMMA 1 D.LGS N. 147 DEL 14/9/2015

LEGGI D.LGS 147 DEL 14/9/2015 ARTICOLO 16 comma 1
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE non essere stati residenti in Italia 5 periodi imposta precedenti impatrio
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA Residenza fiscale
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. U.E. – EXTRAUE CHE TRASFERISCONO LA RESIDENZA A DECORRERE DALL’ANNO 2016
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA 2 ANNI
DURATA BENEFICIO Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.
SOGGETTI INTERESSATI Lavoratori con ruoli direttivi o in possesso di requisiti di elevata qualificazione e /o specializzaz.
TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI ANNO 2016 SOLO SUBORDINATI DAL 2017 ANCHE AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 30% anno 2016 50% anno 2017
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

 


Autore dell'articolo
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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 38

  1. Buongiorno, ringrazio per questo articolo.
    Avrei due quesiti:
    – la traduzione asseverata dei diplomi ottenuti all’estero è sufficiente?
    – se la residenza è stata riportata in Italia nel 2016, l’agevolazione può essere richiesta per i redditi 2017-2021, ovvero per i cinque periodi di imposta successivi al cambio di residenza. È corretto?

    Vi ringrazio

    1. Buonasera,

      Le rispondo ai suoi due punti:

      TITOLO DI STUDIO
      In base al titolo di studio conseguito all’estero, la circolare 17/E – 2017, (parte II PARAGRAFO 1.2) evidenzia che, “i titoli di studio conseguiti all’estero non sono automaticamente riconosciuti in Italia, pertanto, il soggetto interessato deve richiedere la “dichiarazione di valore” alla competente autorità consolare. In particolare, la dichiarazione di valore è un documento che attesta il valore del titolo di studio nel paese in cui è stato conseguito, che, nel caso in esame, deve essere di livello universitario. E’ redatta in lingua italiana e rilasciata dalle Rappresentanze Diplomatiche italiane all’estero (Ambasciate/Consolati) competenti per zona.
      AGEVOLAZIONE FISCALE – DETERMINAZIONE
      L’agevolazione fiscale per gli impatriati spetta per cinque periodi d’imposta e precisamente per quello in cui il soggetto trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i 4 periodi d’imposta successivi. Credo che nel suo caso l’aspetto temporale di riferimento sia: 2016-2020.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  2. Buonasera e la ringrazio per il suo ottimo sito,
    la mia situazione e’ questa:

    Ho laurea italiana e master inglese
    Ho vissuto e lavorato in UK dal 2011 al Agosto 2017.
    Da dicembre 2015 sono iscritto all AIRE come residente in UK.

    Comincero’ a lavorare lunedi in Italia come dipendente e in questi giorni sto trasferendo la mia residenza qui in Italia.
    Ho diritto alla riduzione di imponibile del 50% e per quanti anni?

    grazie mille per il tempo dedicatomi e
    distinti saluti

  3. Buongiorno;
    L’agevolazione (riduzione del 50% delle imposte dovute) applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia. Permane l’obbligo di rimanere in Italia, dopo la fruizione dell’agevolazione, per due anni.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  4. Caro Rag. Rodella,

    Nel mio caso (cittadino italiano residente negli USA) intendo trasferire la residenza poco dopo la decorrenza dei due anni all’estero. Sono un lavoratore dipendente, laureato.
    Cosa mi posso aspettare – 5 anni 50% riduzione e obbligo di residenza in Italia per i due anni successivi?

    Come posso approfondire le possibili penali del non rimanere in Italia per tutto il tempo vincolato dall’usufrutto di questa agevolazione?

    La ringrazio anticipatamente e Le faccio i complimenti per la chiarezza della sua pagina web.

    Giacomo

  5. Buonasera,
    nella circolare 17/E del 23/5/2017, al paragrafo 3.6, si evidenzia che “il beneficiario degli incentivi ….. decade dal diritto agli stessi laddove la residenza in Italia non sia mantenuta per almeno due anni. In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con l’applicazione delle relative sanzioni e interessi”.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  6. Buongiorno,
    Sono residente fiscale in Francia dal febbraio 2015, iscritto Aire, e ho lavorato come manager in una società francese. Nel mese di Maggio 2018 ritorno in Italia come dirigente per un’azienda italiana e trasferirò la mia residenza fiscale in Italia, ho la possibilità di usufruire delle agevolazioni per il rientro dei “cervelli”? Grazie mille, Simone

    1. Buongiorno,
      io credo che lei non possa usufruire del beneficio previsto dall’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015, in quanto si richiede che il soggetto non deve essere stato residente in Italia cinque periodi d’imposta precedenti l’impartito. Lei, in base alla sua comunicazione ha solo tre periodi d’imposta: 2015-2016-2017.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  7. Buonasera,
    ho vissuto in svezia dal 2011 a metà 2015 dove ho conseguito un master universitario di 2 anni (equivalente a laurea magistrale italiana). Sono ritornato in Italia a metà 2015 e ho iniziato a lavorare come dipendente già da Luglio. Ad Agosto 2015 ho trasferito la residenza in Italia e da settembre ho iniziato a ricevere l’agevolazione fiscale dove pagavo solo il 30% delle tasse con dicitura RIENTRO DEI CERVELLI.
    Di anno in anno controllavo solo che l’accordo di cui sopra fosse rinnovato e non mi sono mai posto problemi.
    Con la busta paga di Gennaio 2018 è stata rimossa questa agevolazione dicendo che non ne ho più diritto (con taglio netto in busta paga notevole), leggendo in giro alcune fonti dicono che per aderire all’agevolazione del 50% fino al 2020 (art 16 DL 147/2015) dovevo fare richiesta esplicita entro il 30 aprile 2017.

    Mi chiedo se ci sia un modo per usufruire di tale agevolazione adesso (anche riversando la differenza dell’anno 2017 se necessario) visto che alcune fonti come la Sua non pongono una data di scadenza per fare domanda e visto anche che una è abbastanza poco intuitivo fissare una data di scadenza nel primo quadrimestre di un anno con un’altra agevolazione in corso perché da “impatriato” non sarei mai andato a pensare che istituissero un’agevolazione parallela e non mi è stato fatto notare da nessuno (commercialista, datore di lavoro, agenzia delle entrate etc.).
    Capisco che la mia ignoranza verso la nuova agevolazione più duratura non sia una scusa, però mi sembra una cosa che se non viene cercata apposta, difficilmente è scopribile da chi sta già usufruendo di un’agevolazione simile.

    Spero possa essermi di aiuto,
    grazie

    1. Buongiorno,
      forse non posso aiutarla se non confermarle l’impostazione.
      Nei confronti dei lavoratori “controesodati” di cui alla legge 238/2010, entrati in Italia entro il 31/12/2015, potevano esercitare l’opzione prevista dall’articolo 16, comma 4, D.Lgs 147/2015 per l’applicazione dell’agevolazione prevista dall’articolo 16 del citato decreto legislativo (50%) per 5 anni, dal 2016 al 2020 (doveva esserci richiesta scritta da presentare al datore di lavoro). L’opzione in base all’articolo 3, comma 3 – novies del decreto milleproroghe, doveva essere essercitata entro il il 30/4/2017 (scadenza 2/5/2017). Le modalità sono state indicate nel provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31/3/2017 protocollo n. 64188.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  8. Caro Rag. Rodella,
    lavoro e risiedo in Francia da 11 anni (iscritto aire dal 2007). rientreró definitivamente per lavorare in Italia a luglio 2018. Vorrei sapere se potro’ usufruire dell’ agevolazione fiscale sapendo pero’che ho lavorato per un anno (2017) in Italia per una azienda italiana (ho preso un anno sabbatico in francia) , pur avendo mantenuto residenza e domicilio fiscale in Francia, dove adesso sono ritornato e dove restero’fino al mio rientro definitivo a luglio 2018.
    la ringrazio
    saluti

    1. Buongiorno,

      La circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 3.3 chiarisce che, per usufruire delle agevolazioni previste dalla legge 147/2015 articolo 16 comma 1, devono ricorrere contemporaneamente tutte le seguenti condizioni:
      a) non essere stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento; viene inoltre specificato specificato che tale requisito risulta soddisfatto se non si realizza nessuna delle condizioni previste dall’articolo 2 del Tuir. (Io credo che questo sia proprio il nocciolo della questione: se lei riesce a dimostrare che nel 2017, nonostante lavorasse in Italia, era residente fiscale in Francia, esaminando anche l’articolo 4 della Convenzione Italia Francia sulle doppie imposizioni, allora potrebbe, forse averne diritto. Se invece lei era stato distaccato da impresa francese in Italia collegata alla società italiana, direi di si)
      b) svolgere l’attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
      c) prestare l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano;
      d) rivestire ruoli direttivi ovvero essere in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui al comma 3.

      Come rilevavo in precedenza, tutti i requisiti richiesti ai punti a) – b) – c) – d); devono essere rispettati contemporaneamente. La criticità, come ho rilevato, sta proprio nel punto a).

      Saluti.

      Luigi Rodella

  9. Buongiorno, risiedo negli USA dall’ottobre 2013 e sto valutando rientro in Italia. Volevo sapere se l’esenzione vale solo per il lavoratore dipendente oppure c’e’ anche una sorta di agevolazione per l’azienda che assume “l’impatriato”.
    L’agevolazione per il dipendente parte dal momento in cui si sposta la residenza nuovamente in Italia? Grazie, SR

    1. Buongiorno,
      l’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, riconosce benefici di natura fiscale esclusivamente ai lavoratori impatriati, escludendo pertanto le aziende.
      L’agevolazione decorre dal periodo d’imposta nel quale il lavoratore assume la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir e si protrae per ulteriori 4 anni (1+4).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  10. Buongiorno,

    Data la mia situazione mostrata qui di seguito, vorrei sapere se posso usufruire dell’agevolazione fiscale per gli “impatriati”.

    Agosto 2011: mi sono trasferito in Francia per fare un Master
    Settembre 2013: Ho terminato il Master in Francia
    Marzo 2014: Ho iniziato a lavorare (contratto a tempo indeterminato) in Francia
    Giugno 2016: Mi sono trasferito in Germania a lavorare (contratto a tempo indeterminato)
    Gennaio 2018: Mi sono trasferito in Italia a lavorare. Contratto a tempo indeterminato.
    Inoltre:
    L’iscrizione all’AIRE e’ stata fatta nell’Agosto 2017.

    Secondo quanto specificato nella circolare 17/E dell’Agenzia delle Entrante, relativa all’articolo 16 comma 2, io dovrei soddisfare tutti i requisiti. L’unico dubbio che ho riguarda il fatto che ho effettuato l’iscrizione all’AIRE solo in Agosto 2017. Teoricamente la circolare non menziona alcun periodo minimo di residenza estera, ma solo di lavoro/studio all’estero per almeno 24 mesi e lo spostamento della residenza in Italia. Inoltre, la circola precedente, 14/E del 2012, relativa alla legge n238 del 2010, afferma esplicitamente che l’iscrizione all’AIRE non e’ obbligatoria.

    A questo punto le vorrei chiedere se secondo lei io potrei beneficiare dell’agevolazione fiscale menzionata.
    Grazie per il suo supporto
    Cordiali saluti

    Andrea Monti

    1. Buonasera,

      il suo quesito è sicuramente molto interessante; le fornisco in sintesi la mia opinione.

      Le normative volte al rientro in Italia di residenti all’estero, hanno richiesto in alcune ipotesi che gli interessati acquisissero la residenza fiscale in Italia, ex art. 2 comma 2 del Tuir:

      – RICERCATORI
      – RICERCATORI – DOCENTI
      – IMPATRIATI

      Mentre per i CONTROESODATI, l’articolo 2 comma 1 lett. a) e b) della legge 238/2010, non richiedeva che gli interessati acquisissero la “residenza fiscale” (art. 2.2 del Tuir), ma più semplicemente che “trasferissero in Italia il proprio domicilio e la propria residenza”. In sostanza, si può presumere che, i due concetti differissero tra loro solo per l’ambito temporale previsto nel Tuir “la maggior parte del periodo d’imposta”. E questo giustificherebbe il fatto di rendere immediatamente operativa la normativa anche nelle ipotesi dei rientri nel corso dell’anno.
      Il punto 1.5 della circolare dal lei citata (14/E – 2012), ritiene che l’iscrizione all’Aire non sia dirimente se esistono tutti gli altri aspetti fattuali previsti dalla norma, infatti evidenzia che assume rilevanza il fatto che il soggetto abbia effettivamente svolto all’estero lavoro, studio, ecc.
      Vorrei però aggiungere come considerazione personale che questa circolare si riferiva ai CONTRO-ESODATI e non agli IMPATRIATI; anche se il chiarimento enunciato rimane importante.

      Nei confronti degli IMPATRIATI l’articolo 16 del D.Lgs. 147 prevede che i soggetti “non devono essere stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento..”
      Qui il Legislatore utilizza il termine “residenti” e non residenti ex art. 2.2 del Tuir. Mentre richiede che dal momento in cui si usufruiscono dei benefici i soggetti devono trasferire la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi (comma 1 art. 16).
      Come possiamo esaminare molto chiaramente, si può ragionevolmente interpretare che il Legislatore prenda in considerazione una residenza ante ed una residenza post; nel primo caso (ante) non necessariamente il soggetto doveva essere iscritto all’Aire, mentre dal momento in cui si trasferisce deve adempiere a tutti i requisiti formali (post).
      Quindi si potrebbe desumere che anche in questo caso la prassi sopra riportata (CIRC. 14/E – 2012) potrebbe riguardare anche l’ipotesi degli IMPATRIATI. E quindi essere applicata anche al suo specifico caso.
      Devo però rilevare che la nostra interpretazione viene nuovamente smentita e contraddetta dalla recente circolare 17/E – 2017. Esaminando con un pò d’attenzione la prassi citata possiamo rilevare che al punto 3.6, esaminando il concetto di residenza, si rimanda alla parte I della circolare, che nei CRITERI GENERALI PER INDIVIDUARE LA RESIDENZA , si precisa:
      “…. la persona fisica abbia mantenuto la residenza fiscale all’estero per un periodo di tempo, minimo variabile a seconda dell’agevolazione interessata” (in questo caso per cinque periodi d’imposta”.
      Come vede nella prassi citata ci si riferisce al principio di residenza fiscale (articolo 2.2 del Tuir). Ovviamente questa precisazione contraddice quanto contenuto nell’articolo 16 comma 1 lett. a) e b) del D.Lgs. 147/2015.

      Ho voluto percorrere con lei questi passaggi per evidenziare i larghi margini di incertezza che si incontrano, per applicare correttamente questa disciplina molto complessa e farraginosa.

      Credo che in ogni caso si dovrebbero interpellare gli Uffici finanziari preposti.

      Saluti.

      Luigi Rodella

      1. Buongiorno gent.mo Rag. Rodella,
        grazie mille per il suo chiarimento alla domanda del sig. Monti. Anche io mi trovo nella medesima situazione, rientrando nella casistica descritta dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, e vorrei chiedere due ulteriori delucidazioni.

        Per coloro che sono in possesso di laurea ed hanno svolto un periodo minimo di due anni di studio o lavoro all’estero, secondo quanto descritto al secondo paragrafo della pagina 28 della circolare 17/E – 2017, risulta che “Non sono richiesti, infatti, i requisiti elencati al successivo paragrafo 3.3, lettera a), che prevede di non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei cinque anni precedenti il trasferimento”. Mi domando pertanto se, essendo eliminato questo requisito, tutta la problematica legata al periodo minimo di 24 mesi di residenza all’estero (che sia anagrafica o fiscale) non sia applicabile e pertanto sia possibile usufruire del beneficio fiscale.

        La mia seconda domanda è relativa a come venga determinata la residenza anagrafica e quella fiscale nel caso in cui una persona, non essendosi iscritta all’AIRE, risulti residente anagraficamente e fiscalmente in due paesi contemporaneamente. Ho letto che se fra i due paesi è in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni, per esempio fra Italia e Germania, con specificata una scaletta di criteri a priorità decrescente per stabilire in quale paese vadano pagate le imposte, questa convenzione ha la priorità rispetto alle leggi e normative nazionali. Mi chiedo se tale convenzione, superando le normative nazionali, possa determinare quale delle due residenze anagrafiche e/o fiscali sia quella legalmente applicabile anche ai fini del rispetto dei requisiti per gli incentivi per il rientro dei cervelli?

        Grazie mille,
        Cordiali saluti

        Marco R.

        1. Buonasera,
          In sintesi le mie due risposte.
          1) Io credo che la circolare da lei citata, in merito alla permanenza all’estero, si ponga in continuità con la 238/2010 (vedi paragrafo 3.2). Porsi in continuità significa (come riassunto in calce alla citata prassi) “avere studiato all’estero per 24 mesi e avere conseguito un titolo accademico. Trasferire la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir”. Se si puntualizza il concetto di trasferimento della residenza dall’estero all’Italia, si vuole evidenziare che ovviamente in precedenza il soggetto non era residente fiscale in Italia. A questo proposito si potrebbe disquisire se “porsi in continuità” con la 238 significhi avere la residenza fiscale (art. 2 del Tuir) ovvero la residenza ed il domicilio previsto da codice civile. Io sarei abbastanza propenso sulla seconda ipotesi; in ogni caso, a mio giudizio, credo che almeno uno dei due requisiti (criteri) permanga.
          2) Sicuramente i criteri a cascata, previsti per la definizione della residenza in base all’articolo 4 della convenzione OCSE (tie breaker rules), nelle ipotesi controverse, si dovrebbero applicare anche per definire la residenza fiscale in questi casi. Però, non riesco ad immaginare una ricaduta pratica per questa specifica ipotesi.

          Saluti.

          Luigi Rodella

          1. Buonasera,
            grazie mille per le sue risposte. Le chiarisco quale ricaduta pratica ho in mente per la seconda ipotesi.
            In base all’interpretazione che emerge dalla prima domanda, una persona laureata che è stata nei fatti residente all’estero ed ivi ha lavorato o studiato, ma che non si è mai cancellata dall’anagrafe dei residenti né iscritta all’AIRE o comunque l’ha fatto per meno di 24 mesi non avrebbe mai diritto all’incentivo se rientrasse in Italia a lavorare. Allo stesso tempo, per lavorare all’estero questa persona si deve essere registrata nel paese estero quale residente anagrafico e fiscale. Pertanto sorge una situazione di doppia residenza civile e fiscale (di cui il cittadino è responsabile per ignoranza o qualsivoglia considerazione abbia fatto) che, come lei ha confermato, deve essere risolta seguendo la definizione della residenza in base all’articolo 4 della convenzione OCSE (tie breaker rules).
            Applicando queste regole dovrà essere stabilito in quale dei due paesi è correttamente definita la residenza civile e fiscale del cittadino, se risulterà in Italia allora il beneficio non spetta, se all’estero per più del periodo minimo richiesto di 24 mesi (comprensivo di eventuale periodo di iscrizione all’AIRE) allora i requisiti per beneficiare dell’incentivo sono soddisfatti.
            Questa è la situazione che mi immagino e vorrei chiederle se il mio percorso logico le sembri corretto.
            Grazie mille,
            Cordiali saluti

            Marco R.

  11. Dott. Rodella
    Grazie per la chiarezza del suo post.
    Io vivo a Londra e pago le tasse come lavoratore dipendente in UK dal 2007. In questi anni non ho mai prodotto reddito in Italia pur mantenendo il mio domicilio a Roma.
    Sto per rientrare con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e pertanto dovro’ cominciare a pagare le tasse in Italia da quest’anno.
    Posso accedere alle agevolazioni anche se la mia residenza e’ sempre rimasta in Italia (non sono scritta all’ AIRE ma come dicevo ho pagato le tasse in UK perche’ ho lavorato qui). Il fatto di aver mantenuto il domicilio in Italia ma la residenza fiscale in UK mi preclude la possibilita’ di accedere ai benefici fiscali secondo lei?
    la ringrazio in anticipo
    Mariangela

    1. Buongiorno,
      in merito al mantenimento della residenza fiscale in Italia derivante dalla mancata iscrizione all’anagrafe italiani residente all’estero, ho già risposto al signor Andrea nella precedente richiesta. Nel suo caso specifico vorrei evidenziare che essere rimasti residenti fiscali in Italia comporta l’applicazione del criterio della tassazione concorrente, che vede attratti in Italia i redditi prodotti all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  12. Buongiorno Sig. Rodella,

    Innanzitutto la ringrazio per questo utilissimo articolo.

    Sono residente all’estero dal 2006.
    Ho conseguito la laurea all’estero e sempre lavorato durante tutti questi anni.
    Rientrerò in Italia nel settembre 2018 come lavoratore autonomo (aprirò una partita IVA).

    Vorrei chiederle se secondo quanto elencato sopra, posso beneficiare dell’agevolazione fiscale per gli “Impatriati”?

    Grazie e cordiali saluti.

    Paolo

    1. Buongiorno,
      ritengo possa usufruire dell’agevolazione in base articolo 16 comma 2, D.Lgs. 147/2015, in quanto:
      a) Lei ha studiato all’estero per oltre 24 mesi ed ha conseguito un titolo accademico.
      b) Trasferisce la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir.
      c) Si impegna a rimanere in Italia per almeno due anni.
      d) Lavorerà in Italia come autonomo (rammento che questo è possibile dal 2017).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  13. Buongiorno, dopo la laurea sono stato assunto come dipendente in Inghilterra dove ho lavorato per un periodo > 2 anni e ora sono appena tornato in Italia dove mi trovo assunto come dipendente.
    Non avendomi mai iscritto all’AIRE vorrei sapere se l’agevolazione fiscale potrebbe applicarsi nel mio caso,

    Grazie, LF

    1. Buongiorno,
      la rimando alle precedenti risposte che ho fornito alla signora Mari ed al signor Andrea. Trattandosi di un aspetto un pò particolare che, come possiamo vedere, riguarda molti casi, sarebbe opportuno l’intervento degli Organismi competenti.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  14. Buongiorno,
    volevo ringraziarla per l’ottimo articolo!

    Vorrei porle il mio caso

    – Ho conseguito la laurea in Italia ( 2006)
    – Ho lavorato in Italia dal 2006 fino a fine 2013
    – Ho iniziato a lavorare all’estero da Gennaio 2014
    – Sono iscritto all’AIRE da Ottobre 2015
    – Vorrei rientrare in Italia con un lavoro a tempo indeterminato a Luglio 2018

    Ho diritto alle agevolazioni nel mio caso?

    Grazie
    Cordiali Saluti
    Pierfrancesco

    1. Buongiorno,
      se lei rientra in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (Rientro laureati), avrebbe diritto ai benefici fiscali previsti dalla legge in quanto vengono richiesti 24 mesi di permanenza all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

    2. Buongiorno,
      se lei rientra in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (Rientro laureati), avrebbe diritto ai benefici fiscali previsti dalla legge in quanto vengono richiesti 24 mesi di permanenza all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  15. Buongiorno Sig. Rodella,
    Sono residente e lavoratore dipendente all’estero dal 2015, regolarmente iscritto all’AIRE.
    Rientrerò in Italia a marzo 2018 come lavoratore dipendente.
    Secondo quanto elencato sopra, dovrei poter beneficiare dell’agevolazione fiscale come contro-esodato.
    Ora aorrei capire se, nel caso in cui mi fosse riconosciuta una somma una tantum a titolo di “relocation” anche questa rientrerebbe nei redditi sottoposti ad agevolazione fiscale. Nel caso in cui la società mi pagasse l’alloggio per un determinato periodo di tempo successivo al rientro, quale sarebbe il trattamento fiscale di questo benefit?

    La ringrazio per l’utilissimo supporto,

    Paolo

    1. Buongiorno,
      la normativa che riguarda i contro-esodati contenuta nella legge 238/2010, non è oggi più applicabile. Allo stato attuale, dovrà utilizzare le agevolazioni fiscali contenute nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015. Le rammento inoltre che nel 2018 lei non potrà fruire di questa legge in quanto uno dei requisiti previsti consiste nel non essere stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti l’impatrio.
      L’emolumento definito “relocation”, potrebbe forse essere assimilato a quelli contenuti nell’articolo 51 comma 7 del Tuir (indennità di trasferimento e di prima sistemazione) ed essere conseguentemente tassato.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  16. Buongiorno Rag. Rodella,
    grazie davvero per la disponibilità nel fare chiarezza su questo argomento che per varie ragioni risulta essere ancora un pò intricato specialmente per il sottoscritto.
    Non sono laureato, ho deciso di interrompere il rapporto di lavoro con il mio datore di lavoro italiano nel Novembre 2012 e mi sono trasferito nel Febbraio 2013 a Londra
    Ho lavorato e pagato tasse nel Regno Unito per 5 anni fiscali interi: 2013-14-15-16-17.
    Non ho ritenuto opportuno iscrivermi tempestivamente all’AIRE per diverse ragioni:
    – a suo tempo nessun organo competente informava i cittadini italiani di fare ciò
    – avendo siglato un contratto di 1 anno in UK non ritenevo necessaria l’iscrizione considerando inoltre che il Consolato di Londra indica chiaramente le lunghe attese per la conferma di registrazione dai comuni Italiani.
    – la mia intenzione era di rimanere in UK 1 anno solamente
    Detto questo, dopo il mio primo anno a Londra ho deciso di rimanere e ho cambiato società nel Febbraio 2014 decidendo di conseguenza di iscrivermi all’AIRE; ho ricevuto conferma iscrizione nel Ottobre 2014.
    Ora, dopo 5 anni di Residenza Fiscale in UK ho dato le dimissioni nel Novembre 2017 e sono rientrato in Italia nel Gennaio 2018 come Dipendente Livello Quadro settore commercio. Decisione presa principalmente per usufruire di questi benefici fiscali (Lavoratori con ruoli direttivi o in possesso di requisiti di elevata qualificazione e /o specializzaz.).
    Purtroppo per me, il descreto è stato rivisto dal governo nel Dicembre 2017 tenendo conto della registrazione AIRE come requisito imprescindibile per identificare la residenza fiscale, prima l’AIRE non era un vincolo.
    Secondo l’art. 2 del comma 2 TUIR un individuo è residente se:
    – è iscritto nelle anagrafi della popolazione residente per la maggior parte del periodo di imposta;
    O
    – anche se non iscritto nelle anagrafi, ha nello Stato il domicilio (inteso come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi anche di carattere affettivo familiare) per la maggior parte del periodo di imposta;
    O
    – anche se non iscritto nelle anagrafi, che ha nello stato la residenza (inteso come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale) per la maggior parte del periodo di imposta.

    Detto ciò, secondo l’articolo 2 risulto essere stato residente in UK per 5 anni ma per l’ADE non avrei 5 anni consecutivi di AIRE.

    Capisco che per l’ADE l’iscrizione AIRE è il metodo più semplice e diretto per verificare la residenza di un soggetto ma allo stesso tempo lo ritengo un pò un controsenso, considerando che nell’emendamento si fa chiaramente riferimento all’articolo 2 che è costituito da 3 diverse possibili ipotesi, ma l’ADE richiede che queste 3 siano tutte soddisfatte.

    Dopo aver parlato con un operatrice del call center dell’ADE, lei stessa mi ha “rassicurato” sul fatto che dovrei rientrare nel beneficio fiscale (avendo avuto dimora fissa e fiscalità per 5 anni interi e consecutivi in UK) anche se, per essere sicuri al 100% mi ha suggerito di aprire un’istanza verso di loro.

    Cosa ne pensa? Come pensa sia il miglior modo di muoversi in questo caso?

    La ringrazio in anticipo per la cortese disponibilità.

    Saluti,
    FM

    1. Buonasera,
      io credo che per non essere considerato residente fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir, tutti e tre i requisiti devono concorrere:
      a) non essere iscritti nell’anagrafe della popolazione per la maggior parte del periodo d’imposta (1.1. – 31.12 per l’Italia; lei lo è da ottobre 2014).
      b) non avere domicilio in Italia ai sensi del codice civile.
      c) non avere residenza in Italia ai sensi del codice civile.
      Se uno di questi fattori ricorre lei è considerato residente fiscale in Italia.
      Ipotizzando comunque che vengano perfezionati i punti b) e c), il punto a), (essendosi iscritto all’Aire ad ottobre 2014), decorre dal periodo d’imposta 2015.
      La legge 147/2015 comma 1 art. 16, prevede che i soggetti non siano stati residenti in Italia per cinque periodi d’imposta precedenti il rimpatrio. Se per residenza ante rimpatrio si intende “residenza fiscale”, il nostro ambito temporale dovrebbe essere: 2015 – 2016 – 2017 – 2018 – 2019.
      In merito al concetto di “residenza” ovvero di “residenza fiscale” ante trasferimento la rimanderei alle mie considerazioni fornite al signor Andrea in questo Blog in data 16/2/2018.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  17. Buongiorno sig. Rodella,

    ho terminato i miei studi in Francia con un “bachelor” dopo un periodo di 3 anni e mezzo (2011-2015)con residenza al estero.
    A gennaio 2016 ho iniziato a lavorare in Alto-Adige e a inizio ottobre ho usufruito per la prima volta il beneficio “rientro dei cervelli”

    All’inizio di questo anno mi hanno communicato che dal 21.12.2017 non viene piú pagato tale beneficio.

    È giustificata questa cancellazione?

    La ringrazio in anticipo.

    Cordiali saluti,

    MS

    1. Buonasera,

      Se lei è stato assunto nel 2016, non poteva più fruire della legge 238/2010 (controesodati) che prevedeva sgravi fiscali, sino al 31/12/2017, per quei soggetti che venivano assunti in Italia entro il 31.12.2015.
      Essendo appunto stato assunto nel 2016, la normativa di riferimento è contenuta (per il rientro dei laureati) nell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. L’agevolazione è applicabile per un max di 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia (agevolazione 30% anno 2016; 50% per gli anni successivi, sino al 2020).

      Se ho compreso correttamente il problema, forse ha ancora diritto all’agevolazione fiscale .

      Saluti.

      Luigi Rodella

  18. Gentile Rag. Rodella,

    Sono laureato in Italia e lavoro all’estero da molti anni. Sto progettando di tornare.
    Se tornassi come disoccupato (con domicilio/residenza fiscale in Italia) e trovassi lavoro in seguito, avrei comunque diritto all’agevolazione fiscale?
    Grazie in anticipo.

    Cordiali saluti,

    Matteo Filippi

    1. Buonasera,
      Io credo che lei possa beneficiare del trattamento fiscale agevolativo anche se al momento in cui si è trasferito in Italia non ha ancora il lavoro.
      La circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 3.1. ASPETTI GENERALI, tratta appunto questa specifica ipotesi; le fornisco alcuni passaggi, rimandandola alla consultazione del documento completo:

      …….. Tenuto conto della finalità del regime di favore, teso ad attrarre la residenza in Italia di soggetti che, grazie alla loro esperienza all’estero, favoriscono lo sviluppo economico, culturale e tecnologico del Paese, si ritiene che coloro che già svolgono una attività lavorativa nel territorio dello Stato, ad esempio, perché già distaccati in Italia da un’altra società del gruppo, senza essere tuttavia iscritti alla anagrafe della popolazione residente e senza aver trasferito in Italia la dimora abituale o il centro prevalente dei propri interessi personali, possono accedere al beneficio a partire dal periodo di imposta in cui acquisiscono la residenza fiscale anche se ciò avvenga successivamente a quello in cui hanno iniziato in Italia lo svolgimento dell’attività lavorativa. Ugualmente possono accedere al beneficio coloro che trasferiscono la residenza in Italia prima ancora di iniziare lo svolgimento di detta attività, a condizione che sia ravvisabile un collegamento tra i due eventi……………….

      Saluti.

      Luigi Rodella

  19. Buonasera, per l’anno 2018 l’impatriato si può avvalere dell’agevolazione fiscale? Oppure l’opzione andava esercitata nell’anno 2017? Perchè la legge di bilancio 2018 non ne fa menzione? Insomma un laureato con i requisiti che rientra in Italia ha diritto allo sgravio del 50% dell’IRPEF? L’agevolazione riguarda solo IRPEF o anche INPS?
    Grazie mille

    1. Buonasera,
      Rispondo ai suoi quesiti.
      1) Per il 2018 l’impatriato (se rientra nelle ipotesi previste dall’articolo 16 comma 1 e 2 del D.Lgs. 147/2015), può avvalersi dell’agevolazione fiscale.
      2) Se lei si riferisce all’opzione (utilizzare sino al 2020 gli attuali benefici) dei soggetti controesodati ex l. 238/2010, devo dire che oggi non è più esercitabile in quanto doveva essere formulata entro il 30/4/2017.
      3) La legge di Bilancio 2018 non menziona l’opzione perché questa ipotesi non è più prevista. Mentre invece era prevista nella legge di Bilancio 2016 (L. 28/12/2015 n. 208 commi 259).
      4) Vedi punto 1. Oggi il laureato impatriato ne ha diritto in base al comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Norma oggi a regime.
      5) No, riguarda solo l’imposta (art. 51 – 52 – 53 – 54 del Tuir)
      La rimanderei al mio testo dove sicuramente sono stato molto più esaustivo.
      Saluti.
      Luigi Rodella

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