Tassazione del lavoratore operante all'estero

Lavoratori all’estero e incentivi per il rientro dei cervelli

di Rag. Luigi Rodella 131 CommentiIn Lavoratori all'estero, Testata

Nel corso di questi ultimi anni, sono stati emanati numerosi provvedimenti per incentivare il rientro nel nostro Paese di lavoratori operanti all’estero.

Queste azioni governative hanno sempre cercato di attrarre quelle figure professionali di alto livello, con esperienze significative maturate all’estero, durante consistenti periodi di permanenza.

Gli incentivi proposti, sono sempre stati di natura fiscale e prevedono l’abbattimento della base imponibile, in misura variabile, in base ai vari provvedimenti che si sono alternati nel tempo.

Il primo provvedimento risale all’anno 2003, emanato con il decreto legge n. 269 del 30 settembre 2003 e riguardava specificatamente la figura dei “RICERCATORI”. Durante gli anni successivi, tutti i Governi che si sono alternati, hanno sempre destinato cospicue risorse economiche per incentivare il rientro dei lavoratori stranieri nel nostro Paese. L’ultima legge in ordine di tempo è stata la “Legge di bilancio 2017”,   che ha reso stabili queste misure.

Anche le figure professionali interessate si sono ampliate; inizialmente erano previsti solo i ricercatori, successivamente, in base alle necessità nazionali interne, la platea si è estesa comprendendo, docenti, laureati, studenti, maestranze direttive, maestranze qualificate.

I termini adottati per definire di volta in volta queste tematiche sono mutati nel corso degli anni; all’inizio l’espressione si riferiva al rientro dei “RICERCATORI” in Italia; successivamente ai “CONTRO-ESODATI” (termine ripreso dalla legislazione e dalla prassi), mentre molto più semplicemente ma efficacemente la stampa si riferiva al “RIENTRO DEI CERVELLI”. Oggi viene definito questo fenomeno con un termine generico: “IMPATRIATI”.

A parte le definizioni, la sostanza rimane quasi sempre immutata: si sta cercando di compensare il massiccio esodo di risorse umane (soprattutto quelle più giovani) avvenuto nel corso di questi ultimi anni, creando nuove opportunità di lavoro in patria, attraverso la  la leva degli incentivi fiscali. Forse questo modo di procedere da solo non è sufficiente, può però essere considerato un volano utile alla ripartenza di un sistema molto complesso.

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PROVVEDIMENTI DIVENUTI STRUTTURALI APPLICABILI OGGI       

Docenti – Ricercatori

L’ultimo provvedimento in ordine di tempo che ha riguardato queste figure professionali è contenuto nella Legge di Bilancio 2017 (articolo 1 comma 149, legge n. 232  del 11/12/2016) che ha reso permanenti gli incentivi fiscali per il rientro in Italia dei docenti e dei ricercatori.

Vogliamo riproporre in sintesi la disciplina applicabile oggi per i ricercatori e docenti:

PROSPETTO RIASSUNTIVO RICERCATORI – DOCENTI LEGGE 232 DEL 11/12/2016 ART. 1 COMMA 149

LEGGI LEGGE N. 232 DEL 11/12/2016 ART. 1 COMMA 149 (L. BILANCIO 2017)
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE 2 ANNI CONTINUATIVI DI RICERCA O DOCENZA
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA SI
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. TUTTI
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA NO
DURATA BENEFICIO 3 ANNI OLTRE L’ANNO IN CUI SI PRENDE LA RESIDENZA FISCALE.
SOGGETTI INTERESSATI RICERCATORI + DOCENTI
TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI SUBORD. E AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 90%
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO NON C’E’ LIMITE DI ETA’
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA

Impatriati

La normativa applicabile oggi, è quella contenuta nell’articolo 16 del D.Lgs. 147 del 14 settembre 2015 (Decreto internazionalizzazione).

Questa norma,  tende ad armonizzare le misure contenute nel decreto internazionalizzazione (D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 1)),  con quelle precedenti in via di esaurimento, previste  dalla legge 238/2010, (CONTRO-ESODATI), oggi contenute nell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs.  147/2015.

Legge 238/2010 modificata dal D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 2 (CONTRO-ESODATI).

Riportiamo nel presente prospetto la sintesi delle disposizioni oggi in vigore, da applicarsi per i CONTRO-ESODATI (disciplinati dalla legge 238/2010)

PROSPETTO RIASSUNTIVO LAVORATORI CONTRO-ESODATI D.LGS. 147/2015 ARTICOLO 16 COMMA 2

LEGGI D.LGS 147 DEL 14/9/2015 ARTICOLO 16 comma 2
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE Essere laureati oppure studenti laureati, e avere svolto all’estero attività di studio o di lavoro dipendente o di lavoro autonomo per 24 mesi
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA Residenza fiscale
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. PER IL 2016 RIGUARDA SOLO CITTADINI U.E. DAL 2017 ANCHE EXTRAUE CON CONVENZIONE CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA 2 ANNI
DURATA BENEFICIO Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.
SOGGETTI INTERESSATI a)Lavoratori dall’estero laureati assunti Italia

b) Studenti laureati dall’estero assunti in Italia

TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI ANNO 2016 SOLO SUBORDINATI DAL 2017 ANCHE AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 30% anno 2016 50% anno 2017
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

 

D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 1 (IMPATRIATI)

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015, norma di carattere strutturale e non transitorio, è stato introdotto in attuazione della delega fiscale concessa al governo per individuare misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese, individua sotto il titolo di lavoratori “impatriati” diverse categorie di beneficiari, caratterizzate da specifici requisiti soggettivi accumunate dalla circostanza di trasferirsi in Italia per svolgervi attività lavorativa.

Questa normativa nella sua versione originaria ante modifiche (modifiche apportate dall’articolo 1, comma 150, lett. a), nn. 1 e 2 della legge 11 dicembre 2016, n. 232) riservava il beneficio fiscale ai soli redditi di lavoro dipendente, i quali concorrevano alla formazione del reddito complessivo nella misura del 70%. A partire dall’anno d’imposta 2017, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge sopracitata, l’agevolazione è stata estesa anche ai redditi di lavoro autonomo i quali, insieme ai redditi di lavoro dipendente concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura ridotta al 50%.

Riportiamo in sintesi le condizioni previste dalla norma e chiarite dalla circolare n. 17/E del 23 maggio 2017.

PROSPETTO RIASSUNTIVO LAVORATORI IMPATRIATI ART. 16 COMMA 1 D.LGS N. 147 DEL 14/9/2015

LEGGI D.LGS 147 DEL 14/9/2015 ARTICOLO 16 comma 1
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE non essere stati residenti in Italia 5 periodi imposta precedenti impatrio
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA Residenza fiscale
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. U.E. – EXTRAUE CHE TRASFERISCONO LA RESIDENZA A DECORRERE DALL’ANNO 2016
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA 2 ANNI
DURATA BENEFICIO Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.
SOGGETTI INTERESSATI Lavoratori con ruoli direttivi o in possesso di requisiti di elevata qualificazione e /o specializzaz.
TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI ANNO 2016 SOLO SUBORDINATI DAL 2017 ANCHE AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 30% anno 2016 50% anno 2017
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

 



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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 131

  1. Buongiorno, ringrazio per questo articolo.
    Avrei due quesiti:
    – la traduzione asseverata dei diplomi ottenuti all’estero è sufficiente?
    – se la residenza è stata riportata in Italia nel 2016, l’agevolazione può essere richiesta per i redditi 2017-2021, ovvero per i cinque periodi di imposta successivi al cambio di residenza. È corretto?

    Vi ringrazio

    1. Buonasera,

      Le rispondo ai suoi due punti:

      TITOLO DI STUDIO
      In base al titolo di studio conseguito all’estero, la circolare 17/E – 2017, (parte II PARAGRAFO 1.2) evidenzia che, “i titoli di studio conseguiti all’estero non sono automaticamente riconosciuti in Italia, pertanto, il soggetto interessato deve richiedere la “dichiarazione di valore” alla competente autorità consolare. In particolare, la dichiarazione di valore è un documento che attesta il valore del titolo di studio nel paese in cui è stato conseguito, che, nel caso in esame, deve essere di livello universitario. E’ redatta in lingua italiana e rilasciata dalle Rappresentanze Diplomatiche italiane all’estero (Ambasciate/Consolati) competenti per zona.
      AGEVOLAZIONE FISCALE – DETERMINAZIONE
      L’agevolazione fiscale per gli impatriati spetta per cinque periodi d’imposta e precisamente per quello in cui il soggetto trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i 4 periodi d’imposta successivi. Credo che nel suo caso l’aspetto temporale di riferimento sia: 2016-2020.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Gentile Dott. Rodella,
        io sono un controesodato rientrato in Italia prima del Dicembre 2015, quindi in base alle legge 268 del 2010.
        Nel 2017 ho optato per il passaggio ai benefici fiscali previsti dalla nuova legge impatriati del 2015, opzione che mi da la possibilita’ di allungare la fruizione degli gli incentivi, seppur in misura ridotta, fino al 2020.
        Ho lavorato all’estero per l’HQ di una societa’ tedesca e sono stato poi assunto in Italia presso la stabile organizzazione della stessa azienda (con mansioni diverse e piu’ avanzate), creata pochi mesi prima del mio trasferimento, in qualita’ di responsabile di mercato e firmando un nuovo contratto di assunzione in Italia.
        Mentre la circolare 17/E del 23 Maggio 2017, con riferimento alla legge 147 del 2015, chiarisce senza alcun dubbio (pag. 32) che il rientro in Italia presso la stabile organizzazione (secondary Branch) della stessa azienda/gruppo sia ok ai fini di poter godere degli incentivi fiscali, la circolare 14/E del 4 Maggio 2012 (pagina 11), sembra dare un interpretazione piu’ restrittiva.
        Le chiederei un suo parere su questo punto.
        In base alla normativa, essendo il sottoscritto rientrato in Italia prima della fine del 2015, i requisiti di accesso agli incentivi fiscali e le relative condizioni di decadenza rimangono quelli previsti dalla legge 268 del 2010.

        Grazie in anticipo per un suo gentile riscontro.

        1. Buonasera. Io credo che avere esercitato l’opzione per la fruizione dei benefici previsti per gli impatriati in luogo di quella riservata sino al 31/12/2017 per i controesodati, non significa anche modificare tutta la struttura della legge 238/2010. Vorrei inoltre evidenziare che la circolare 17/E del 2017 al punto 2 parte II (lavoratori contro-esodati) cerca di chiarire alcuni aspetti, però rimanda alla più esaustiva circolare 14/E del 2012, che come ha avidenziato lei chiarisce che:
          “Il beneficio fiscale non compete qualora un soggetto presti la propria
          attività all’estero alle dipendenze di un datore di lavoro straniero e, in forza di tale rapporto, “rientri” nel territorio dello Stato, continuando a lavorare per il medesimo datore di lavoro.”
          Qui in sostanza la normativa in questione evidenzia che non è previsto il distacco.
          Mentre il distacco è contemplato nel comma 1 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015. A questo proposito devo osservare che le due norme sono appunto completamente diverse, e lei non può dunque fare appello a questa ipotesi.
          Il passaggio della circolare che lei cita (17/E 2017 parte II punto 3.3) , che qui riporto, definisce appunto questa situazione:
          “E’ ammesso, al beneficio, pertanto, oltre al lavoratore che si trasferisce in Italia per essere assunto da un’impresa italiana, anche il lavoratore che si trasferisce in Italia per prestare la propria attività presso una stabile organizzazione di una impresa estera della quale è già dipendente, nonché il lavoratore distaccato in Italia in forza di un rapporto di lavoro instaurato all’estero con una società collegata alla società italiana sulla base dei rapporti previsti dalla norma.”

          Tutto ciò premesso, io credo che nei suoi confronti si possa probabilente applicare lo sgravio fiscale in quanto non si è concretizzato un “distacco”.
          Vorrei rammentare che relativamente all’applicazione della 238/2010, l’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad una richiesta di consulenza giuridica presentata da una Associazione dell’Emilia Romagna aderente a Confindustria, così precisa:
          “Di particolare interesse per i gruppi internazionali è la precisazione fornita dall’Agenzia su un quesito riguardante le ipotesi di “movimentazioni internazionali” dei lavoratori all’interno di aziende appartenenti allo stesso gruppo societario. Dopo avere analizzato le varie ipotesi di esclusione dall’agevolazione ed in particolare, l’ipotesi di soggetti che svolgono attività di lavoro all’estero in forza di un contratto di lavoro con un datore di lavoro residente (soggetti distaccati all’estero) ovvero di soggetti alle dipendenze di un datore di lavoro straniero e che, in forza di tale rapporto, rientrino in Italia continuando a lavorare per il medesimo datore di lavoro (distaccati in Italia), l’Agenzia prende in esame l’ipotesi di “passaggi” di dipendenti all’interno dei gruppi internazionali.
          In tale circostanza, a differenza delle ipotesi sopra esposte, l’Agenzia ritiene viceversa che possa essere applicabile l’agevolazione ogniqualvolta si realizzi “soluzione di continuità” nel rapporto di lavoro in quanto il rientro in Italia viene a coincidere con l'”avvio” di una “nuova” attività lavorativa. In pratica, l’agevolazione spetta tutte le volte in cui si verifichi la cessazione del precedente rapporto di lavoro (con conseguente cessazione dell’applicazione degli istituti giuslavoristici, fiscali e previdenziali vigenti nel Paese di provenienza) e sia stipulato un nuovo rapporto di lavoro (con applicazione degli istituti giuslavoristici, fiscali e previdenziali vigenti nel Paese di destinazione). Tale procedura deve sussistere sia nella fase di uscita dall’Italia, sia nella fase in cui dopo avere lavorato all’estero alle dipendenze di datore di lavoro straniero (appartenente allo stesso gruppo) per almeno 24 mesi, il lavoratore rientri in Italia e venga “riassunto” alle dipendenze della società italiana presso la quale aveva prestato servizio prima del trasferimento all’estero (e senza che fossero specificati, in alcun contratto tra le parti, i termini del “trasferimento” all’estero e della successiva “riassunzione” in Italia).”
          E io credo che forse lei potrebbe rientrare in questa fattispecie.
          Saluti.
          Luigi Rodella

          1. Gentilissimo, la ringrazio per la sua risposta che e’ molto esaustiva e dettagliata.

            Sono d’accordo con lei sul fatto che nel mio caso non si sia concretizzato alcun distacco, avendo io firmato un nuovo contratto di assunzione con la sede secondaria al momento del trasferimento in Italia. Tanto e’ vero che se io volessi essere trasferito in HQ in Germania, dovrei prima formalizzare le mie dimissioni dalla sede secondaria, farmi liquidare il TFR, e firmare un nuovo contratto di lavoro assoggettato alla normativa tedesca.

            In precedenza il mio rapporto di lavoro era 100% tedesco con applicazione degli istituti giuslavoristici, fiscali e previdenziali vigenti in Germania.

            Grazie ancora per i supi preziosi chiarimenti.
            Continuero’ a seguire i suoi interventi.

            Andrea Ricci

  2. Buonasera e la ringrazio per il suo ottimo sito,
    la mia situazione e’ questa:

    Ho laurea italiana e master inglese
    Ho vissuto e lavorato in UK dal 2011 al Agosto 2017.
    Da dicembre 2015 sono iscritto all AIRE come residente in UK.

    Comincero’ a lavorare lunedi in Italia come dipendente e in questi giorni sto trasferendo la mia residenza qui in Italia.
    Ho diritto alla riduzione di imponibile del 50% e per quanti anni?

    grazie mille per il tempo dedicatomi e
    distinti saluti

  3. Buongiorno;
    L’agevolazione (riduzione del 50% delle imposte dovute) applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia. Permane l’obbligo di rimanere in Italia, dopo la fruizione dell’agevolazione, per due anni.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  4. Caro Rag. Rodella,

    Nel mio caso (cittadino italiano residente negli USA) intendo trasferire la residenza poco dopo la decorrenza dei due anni all’estero. Sono un lavoratore dipendente, laureato.
    Cosa mi posso aspettare – 5 anni 50% riduzione e obbligo di residenza in Italia per i due anni successivi?

    Come posso approfondire le possibili penali del non rimanere in Italia per tutto il tempo vincolato dall’usufrutto di questa agevolazione?

    La ringrazio anticipatamente e Le faccio i complimenti per la chiarezza della sua pagina web.

    Giacomo

  5. Buonasera,
    nella circolare 17/E del 23/5/2017, al paragrafo 3.6, si evidenzia che “il beneficiario degli incentivi ….. decade dal diritto agli stessi laddove la residenza in Italia non sia mantenuta per almeno due anni. In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con l’applicazione delle relative sanzioni e interessi”.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  6. Buongiorno,
    Sono residente fiscale in Francia dal febbraio 2015, iscritto Aire, e ho lavorato come manager in una società francese. Nel mese di Maggio 2018 ritorno in Italia come dirigente per un’azienda italiana e trasferirò la mia residenza fiscale in Italia, ho la possibilità di usufruire delle agevolazioni per il rientro dei “cervelli”? Grazie mille, Simone

    1. Buongiorno,
      io credo che lei non possa usufruire del beneficio previsto dall’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015, in quanto si richiede che il soggetto non deve essere stato residente in Italia cinque periodi d’imposta precedenti l’impartito. Lei, in base alla sua comunicazione ha solo tre periodi d’imposta: 2015-2016-2017.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  7. Buonasera,
    ho vissuto in svezia dal 2011 a metà 2015 dove ho conseguito un master universitario di 2 anni (equivalente a laurea magistrale italiana). Sono ritornato in Italia a metà 2015 e ho iniziato a lavorare come dipendente già da Luglio. Ad Agosto 2015 ho trasferito la residenza in Italia e da settembre ho iniziato a ricevere l’agevolazione fiscale dove pagavo solo il 30% delle tasse con dicitura RIENTRO DEI CERVELLI.
    Di anno in anno controllavo solo che l’accordo di cui sopra fosse rinnovato e non mi sono mai posto problemi.
    Con la busta paga di Gennaio 2018 è stata rimossa questa agevolazione dicendo che non ne ho più diritto (con taglio netto in busta paga notevole), leggendo in giro alcune fonti dicono che per aderire all’agevolazione del 50% fino al 2020 (art 16 DL 147/2015) dovevo fare richiesta esplicita entro il 30 aprile 2017.

    Mi chiedo se ci sia un modo per usufruire di tale agevolazione adesso (anche riversando la differenza dell’anno 2017 se necessario) visto che alcune fonti come la Sua non pongono una data di scadenza per fare domanda e visto anche che una è abbastanza poco intuitivo fissare una data di scadenza nel primo quadrimestre di un anno con un’altra agevolazione in corso perché da “impatriato” non sarei mai andato a pensare che istituissero un’agevolazione parallela e non mi è stato fatto notare da nessuno (commercialista, datore di lavoro, agenzia delle entrate etc.).
    Capisco che la mia ignoranza verso la nuova agevolazione più duratura non sia una scusa, però mi sembra una cosa che se non viene cercata apposta, difficilmente è scopribile da chi sta già usufruendo di un’agevolazione simile.

    Spero possa essermi di aiuto,
    grazie

    1. Buongiorno,
      forse non posso aiutarla se non confermarle l’impostazione.
      Nei confronti dei lavoratori “controesodati” di cui alla legge 238/2010, entrati in Italia entro il 31/12/2015, potevano esercitare l’opzione prevista dall’articolo 16, comma 4, D.Lgs 147/2015 per l’applicazione dell’agevolazione prevista dall’articolo 16 del citato decreto legislativo (50%) per 5 anni, dal 2016 al 2020 (doveva esserci richiesta scritta da presentare al datore di lavoro). L’opzione in base all’articolo 3, comma 3 – novies del decreto milleproroghe, doveva essere essercitata entro il il 30/4/2017 (scadenza 2/5/2017). Le modalità sono state indicate nel provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31/3/2017 protocollo n. 64188.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. Salve,
        Ho una situazione simile a quella di Filippo,
        Avendo iniziato ad usufruire del beneficio da sett. 2014 e quindi terminato a dicembre 2017 (quindi 3 anni e 4 mesi contro i famosi 5 cui faceva riferimento il vecchio e anche il nuovo provvedimento).
        Se non vado errato pero’ entro Aprile 17 bisognava decidere di aderire ad un provvedimento intermedio ( che prevedeva la restituzione di parecchi soldi in maniera retroattiva) che non e’ piu quello attuale in vigore (migliorativo rispetto a quello del 2016, che risulta essere un passaggio interedio a vuoto).
        Alla luce di questo andirivieni di aggiornamenti di condizioni avvenute a distanza di un anno mi chiedevo se un cittadino impatriato che si trova a dovere cambiare impostazione e regime e decidere di dare indietro soldi aderendo ad una legge per poi vederne un altra migliorativa uscire 8 mesi dopo rendendosi conto di aver sbagliato ad aderire o rifiutare, non venga meno ai diritti civili di un contribuente.
        Chiedo quindi se fosse possibile, nel caso di Filippo e nel mio ( e ce ne sono tanti altri nel mio network nella stessa situazione) se non sia il caso di fare un interpello alla agenzia delle entrate chiedendo di rientrate nel ultima versione della legge e in caso di rigetto, impugnare il caso nelle opportune sedio legali
        Grazie
        Alessandro

        1. Buongiorno,
          sicuramente siete in molti ad essere in questa situazione. Effettivamente, come lei giustamente evidenzia, c’è stato un momento di notevole incertezza con carenza di informazione, dove molti soggetti interessati, non erano a conoscenza di dover esercitare l’opzione prevista dall’articolo 16 comma 4 del D.Lgs. 147/2015.
          Personalmente non saprei valutare gli esiti di un contenzioso.
          Saluti.
          Luigi Rodella

          1. Grazie Luigi per la sua nota in risposta al mio quesito.
            Io ero informato e al tempo decisi di non aderire perche’ le condizioni di quella legge erano molto meno favorevoli sia rispetto a quella in essere per me al momento sia a quella che e’ invece uscita poi a distanza di pochi mesi e che e’ in vigore oggi.
            In più, avrei dovuto versare indietro allo stato tutto il beneficio fiscale avuto in 5 mesi (incluso il premio), che nel mio caso sono tanti soldi che avrei forse recuperato in 2 anni di lavoro prima di vederci un guadagno che sarebbe pero poi durato solo 1 anno.
            Al contrario, la legge che invece e’ uscita adesso e che invalida quelle precedenti e’ molto piu’ favorevole e quindi chi ha aderito ad Aprile 2017 mi risulta debba riavere indietro quanto versato (altrimenti sembrerebbe una truffa esercitata dallo stato ai danni del contribuente per fare cassa per poi ricambiare di nuovo la legge e dire mi dispiace ci ho ripensato non serviva dare indietro tutti quei soldi, ne bastava la meta’)….
            Lei consiglia di assumere un bravo commercialista o un bravo avvocato?
            Ovvero in questi casi il commercialista puo’ generare un interpello che sia più efficace rispetto a quello che posso fare io come privato oppure la questione si sposta tutto sul piano legale?

            Grazie ancora
            Alessandro

  8. Caro Rag. Rodella,
    lavoro e risiedo in Francia da 11 anni (iscritto aire dal 2007). rientreró definitivamente per lavorare in Italia a luglio 2018. Vorrei sapere se potro’ usufruire dell’ agevolazione fiscale sapendo pero’che ho lavorato per un anno (2017) in Italia per una azienda italiana (ho preso un anno sabbatico in francia) , pur avendo mantenuto residenza e domicilio fiscale in Francia, dove adesso sono ritornato e dove restero’fino al mio rientro definitivo a luglio 2018.
    la ringrazio
    saluti

    1. Buongiorno,

      La circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 3.3 chiarisce che, per usufruire delle agevolazioni previste dalla legge 147/2015 articolo 16 comma 1, devono ricorrere contemporaneamente tutte le seguenti condizioni:
      a) non essere stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento; viene inoltre specificato specificato che tale requisito risulta soddisfatto se non si realizza nessuna delle condizioni previste dall’articolo 2 del Tuir. (Io credo che questo sia proprio il nocciolo della questione: se lei riesce a dimostrare che nel 2017, nonostante lavorasse in Italia, era residente fiscale in Francia, esaminando anche l’articolo 4 della Convenzione Italia Francia sulle doppie imposizioni, allora potrebbe, forse averne diritto. Se invece lei era stato distaccato da impresa francese in Italia collegata alla società italiana, direi di si)
      b) svolgere l’attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
      c) prestare l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano;
      d) rivestire ruoli direttivi ovvero essere in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui al comma 3.

      Come rilevavo in precedenza, tutti i requisiti richiesti ai punti a) – b) – c) – d); devono essere rispettati contemporaneamente. La criticità, come ho rilevato, sta proprio nel punto a).

      Saluti.

      Luigi Rodella

  9. Buongiorno, risiedo negli USA dall’ottobre 2013 e sto valutando rientro in Italia. Volevo sapere se l’esenzione vale solo per il lavoratore dipendente oppure c’e’ anche una sorta di agevolazione per l’azienda che assume “l’impatriato”.
    L’agevolazione per il dipendente parte dal momento in cui si sposta la residenza nuovamente in Italia? Grazie, SR

    1. Buongiorno,
      l’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, riconosce benefici di natura fiscale esclusivamente ai lavoratori impatriati, escludendo pertanto le aziende.
      L’agevolazione decorre dal periodo d’imposta nel quale il lavoratore assume la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir e si protrae per ulteriori 4 anni (1+4).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  10. Buongiorno,

    Data la mia situazione mostrata qui di seguito, vorrei sapere se posso usufruire dell’agevolazione fiscale per gli “impatriati”.

    Agosto 2011: mi sono trasferito in Francia per fare un Master
    Settembre 2013: Ho terminato il Master in Francia
    Marzo 2014: Ho iniziato a lavorare (contratto a tempo indeterminato) in Francia
    Giugno 2016: Mi sono trasferito in Germania a lavorare (contratto a tempo indeterminato)
    Gennaio 2018: Mi sono trasferito in Italia a lavorare. Contratto a tempo indeterminato.
    Inoltre:
    L’iscrizione all’AIRE e’ stata fatta nell’Agosto 2017.

    Secondo quanto specificato nella circolare 17/E dell’Agenzia delle Entrante, relativa all’articolo 16 comma 2, io dovrei soddisfare tutti i requisiti. L’unico dubbio che ho riguarda il fatto che ho effettuato l’iscrizione all’AIRE solo in Agosto 2017. Teoricamente la circolare non menziona alcun periodo minimo di residenza estera, ma solo di lavoro/studio all’estero per almeno 24 mesi e lo spostamento della residenza in Italia. Inoltre, la circola precedente, 14/E del 2012, relativa alla legge n238 del 2010, afferma esplicitamente che l’iscrizione all’AIRE non e’ obbligatoria.

    A questo punto le vorrei chiedere se secondo lei io potrei beneficiare dell’agevolazione fiscale menzionata.
    Grazie per il suo supporto
    Cordiali saluti

    Andrea Monti

    1. Buonasera,

      il suo quesito è sicuramente molto interessante; le fornisco in sintesi la mia opinione.

      Le normative volte al rientro in Italia di residenti all’estero, hanno richiesto in alcune ipotesi che gli interessati acquisissero la residenza fiscale in Italia, ex art. 2 comma 2 del Tuir:

      – RICERCATORI
      – RICERCATORI – DOCENTI
      – IMPATRIATI

      Mentre per i CONTROESODATI, l’articolo 2 comma 1 lett. a) e b) della legge 238/2010, non richiedeva che gli interessati acquisissero la “residenza fiscale” (art. 2.2 del Tuir), ma più semplicemente che “trasferissero in Italia il proprio domicilio e la propria residenza”. In sostanza, si può presumere che, i due concetti differissero tra loro solo per l’ambito temporale previsto nel Tuir “la maggior parte del periodo d’imposta”. E questo giustificherebbe il fatto di rendere immediatamente operativa la normativa anche nelle ipotesi dei rientri nel corso dell’anno.
      Il punto 1.5 della circolare dal lei citata (14/E – 2012), ritiene che l’iscrizione all’Aire non sia dirimente se esistono tutti gli altri aspetti fattuali previsti dalla norma, infatti evidenzia che assume rilevanza il fatto che il soggetto abbia effettivamente svolto all’estero lavoro, studio, ecc.
      Vorrei però aggiungere come considerazione personale che questa circolare si riferiva ai CONTRO-ESODATI e non agli IMPATRIATI; anche se il chiarimento enunciato rimane importante.

      Nei confronti degli IMPATRIATI l’articolo 16 del D.Lgs. 147 prevede che i soggetti “non devono essere stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento..”
      Qui il Legislatore utilizza il termine “residenti” e non residenti ex art. 2.2 del Tuir. Mentre richiede che dal momento in cui si usufruiscono dei benefici i soggetti devono trasferire la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi (comma 1 art. 16).
      Come possiamo esaminare molto chiaramente, si può ragionevolmente interpretare che il Legislatore prenda in considerazione una residenza ante ed una residenza post; nel primo caso (ante) non necessariamente il soggetto doveva essere iscritto all’Aire, mentre dal momento in cui si trasferisce deve adempiere a tutti i requisiti formali (post).
      Quindi si potrebbe desumere che anche in questo caso la prassi sopra riportata (CIRC. 14/E – 2012) potrebbe riguardare anche l’ipotesi degli IMPATRIATI. E quindi essere applicata anche al suo specifico caso.
      Devo però rilevare che la nostra interpretazione viene nuovamente smentita e contraddetta dalla recente circolare 17/E – 2017. Esaminando con un pò d’attenzione la prassi citata possiamo rilevare che al punto 3.6, esaminando il concetto di residenza, si rimanda alla parte I della circolare, che nei CRITERI GENERALI PER INDIVIDUARE LA RESIDENZA , si precisa:
      “…. la persona fisica abbia mantenuto la residenza fiscale all’estero per un periodo di tempo, minimo variabile a seconda dell’agevolazione interessata” (in questo caso per cinque periodi d’imposta”.
      Come vede nella prassi citata ci si riferisce al principio di residenza fiscale (articolo 2.2 del Tuir). Ovviamente questa precisazione contraddice quanto contenuto nell’articolo 16 comma 1 lett. a) e b) del D.Lgs. 147/2015.

      Ho voluto percorrere con lei questi passaggi per evidenziare i larghi margini di incertezza che si incontrano, per applicare correttamente questa disciplina molto complessa e farraginosa.

      Credo che in ogni caso si dovrebbero interpellare gli Uffici finanziari preposti.

      Saluti.

      Luigi Rodella

      1. Buongiorno gent.mo Rag. Rodella,
        grazie mille per il suo chiarimento alla domanda del sig. Monti. Anche io mi trovo nella medesima situazione, rientrando nella casistica descritta dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, e vorrei chiedere due ulteriori delucidazioni.

        Per coloro che sono in possesso di laurea ed hanno svolto un periodo minimo di due anni di studio o lavoro all’estero, secondo quanto descritto al secondo paragrafo della pagina 28 della circolare 17/E – 2017, risulta che “Non sono richiesti, infatti, i requisiti elencati al successivo paragrafo 3.3, lettera a), che prevede di non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei cinque anni precedenti il trasferimento”. Mi domando pertanto se, essendo eliminato questo requisito, tutta la problematica legata al periodo minimo di 24 mesi di residenza all’estero (che sia anagrafica o fiscale) non sia applicabile e pertanto sia possibile usufruire del beneficio fiscale.

        La mia seconda domanda è relativa a come venga determinata la residenza anagrafica e quella fiscale nel caso in cui una persona, non essendosi iscritta all’AIRE, risulti residente anagraficamente e fiscalmente in due paesi contemporaneamente. Ho letto che se fra i due paesi è in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni, per esempio fra Italia e Germania, con specificata una scaletta di criteri a priorità decrescente per stabilire in quale paese vadano pagate le imposte, questa convenzione ha la priorità rispetto alle leggi e normative nazionali. Mi chiedo se tale convenzione, superando le normative nazionali, possa determinare quale delle due residenze anagrafiche e/o fiscali sia quella legalmente applicabile anche ai fini del rispetto dei requisiti per gli incentivi per il rientro dei cervelli?

        Grazie mille,
        Cordiali saluti

        Marco R.

        1. Buonasera,
          In sintesi le mie due risposte.
          1) Io credo che la circolare da lei citata, in merito alla permanenza all’estero, si ponga in continuità con la 238/2010 (vedi paragrafo 3.2). Porsi in continuità significa (come riassunto in calce alla citata prassi) “avere studiato all’estero per 24 mesi e avere conseguito un titolo accademico. Trasferire la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir”. Se si puntualizza il concetto di trasferimento della residenza dall’estero all’Italia, si vuole evidenziare che ovviamente in precedenza il soggetto non era residente fiscale in Italia. A questo proposito si potrebbe disquisire se “porsi in continuità” con la 238 significhi avere la residenza fiscale (art. 2 del Tuir) ovvero la residenza ed il domicilio previsto da codice civile. Io sarei abbastanza propenso sulla seconda ipotesi; in ogni caso, a mio giudizio, credo che almeno uno dei due requisiti (criteri) permanga.
          2) Sicuramente i criteri a cascata, previsti per la definizione della residenza in base all’articolo 4 della convenzione OCSE (tie breaker rules), nelle ipotesi controverse, si dovrebbero applicare anche per definire la residenza fiscale in questi casi. Però, non riesco ad immaginare una ricaduta pratica per questa specifica ipotesi.

          Saluti.

          Luigi Rodella

          1. Buonasera,
            grazie mille per le sue risposte. Le chiarisco quale ricaduta pratica ho in mente per la seconda ipotesi.
            In base all’interpretazione che emerge dalla prima domanda, una persona laureata che è stata nei fatti residente all’estero ed ivi ha lavorato o studiato, ma che non si è mai cancellata dall’anagrafe dei residenti né iscritta all’AIRE o comunque l’ha fatto per meno di 24 mesi non avrebbe mai diritto all’incentivo se rientrasse in Italia a lavorare. Allo stesso tempo, per lavorare all’estero questa persona si deve essere registrata nel paese estero quale residente anagrafico e fiscale. Pertanto sorge una situazione di doppia residenza civile e fiscale (di cui il cittadino è responsabile per ignoranza o qualsivoglia considerazione abbia fatto) che, come lei ha confermato, deve essere risolta seguendo la definizione della residenza in base all’articolo 4 della convenzione OCSE (tie breaker rules).
            Applicando queste regole dovrà essere stabilito in quale dei due paesi è correttamente definita la residenza civile e fiscale del cittadino, se risulterà in Italia allora il beneficio non spetta, se all’estero per più del periodo minimo richiesto di 24 mesi (comprensivo di eventuale periodo di iscrizione all’AIRE) allora i requisiti per beneficiare dell’incentivo sono soddisfatti.
            Questa è la situazione che mi immagino e vorrei chiederle se il mio percorso logico le sembri corretto.
            Grazie mille,
            Cordiali saluti

            Marco R.

  11. Dott. Rodella
    Grazie per la chiarezza del suo post.
    Io vivo a Londra e pago le tasse come lavoratore dipendente in UK dal 2007. In questi anni non ho mai prodotto reddito in Italia pur mantenendo il mio domicilio a Roma.
    Sto per rientrare con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e pertanto dovro’ cominciare a pagare le tasse in Italia da quest’anno.
    Posso accedere alle agevolazioni anche se la mia residenza e’ sempre rimasta in Italia (non sono scritta all’ AIRE ma come dicevo ho pagato le tasse in UK perche’ ho lavorato qui). Il fatto di aver mantenuto il domicilio in Italia ma la residenza fiscale in UK mi preclude la possibilita’ di accedere ai benefici fiscali secondo lei?
    la ringrazio in anticipo
    Mariangela

    1. Buongiorno,
      in merito al mantenimento della residenza fiscale in Italia derivante dalla mancata iscrizione all’anagrafe italiani residente all’estero, ho già risposto al signor Andrea nella precedente richiesta. Nel suo caso specifico vorrei evidenziare che essere rimasti residenti fiscali in Italia comporta l’applicazione del criterio della tassazione concorrente, che vede attratti in Italia i redditi prodotti all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  12. Buongiorno Sig. Rodella,

    Innanzitutto la ringrazio per questo utilissimo articolo.

    Sono residente all’estero dal 2006.
    Ho conseguito la laurea all’estero e sempre lavorato durante tutti questi anni.
    Rientrerò in Italia nel settembre 2018 come lavoratore autonomo (aprirò una partita IVA).

    Vorrei chiederle se secondo quanto elencato sopra, posso beneficiare dell’agevolazione fiscale per gli “Impatriati”?

    Grazie e cordiali saluti.

    Paolo

    1. Buongiorno,
      ritengo possa usufruire dell’agevolazione in base articolo 16 comma 2, D.Lgs. 147/2015, in quanto:
      a) Lei ha studiato all’estero per oltre 24 mesi ed ha conseguito un titolo accademico.
      b) Trasferisce la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir.
      c) Si impegna a rimanere in Italia per almeno due anni.
      d) Lavorerà in Italia come autonomo (rammento che questo è possibile dal 2017).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  13. Buongiorno, dopo la laurea sono stato assunto come dipendente in Inghilterra dove ho lavorato per un periodo > 2 anni e ora sono appena tornato in Italia dove mi trovo assunto come dipendente.
    Non avendomi mai iscritto all’AIRE vorrei sapere se l’agevolazione fiscale potrebbe applicarsi nel mio caso,

    Grazie, LF

    1. Buongiorno,
      la rimando alle precedenti risposte che ho fornito alla signora Mari ed al signor Andrea. Trattandosi di un aspetto un pò particolare che, come possiamo vedere, riguarda molti casi, sarebbe opportuno l’intervento degli Organismi competenti.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  14. Buongiorno,
    volevo ringraziarla per l’ottimo articolo!

    Vorrei porle il mio caso

    – Ho conseguito la laurea in Italia ( 2006)
    – Ho lavorato in Italia dal 2006 fino a fine 2013
    – Ho iniziato a lavorare all’estero da Gennaio 2014
    – Sono iscritto all’AIRE da Ottobre 2015
    – Vorrei rientrare in Italia con un lavoro a tempo indeterminato a Luglio 2018

    Ho diritto alle agevolazioni nel mio caso?

    Grazie
    Cordiali Saluti
    Pierfrancesco

    1. Buongiorno,
      se lei rientra in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (Rientro laureati), avrebbe diritto ai benefici fiscali previsti dalla legge in quanto vengono richiesti 24 mesi di permanenza all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

    2. Buongiorno,
      se lei rientra in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (Rientro laureati), avrebbe diritto ai benefici fiscali previsti dalla legge in quanto vengono richiesti 24 mesi di permanenza all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  15. Buongiorno Sig. Rodella,
    Sono residente e lavoratore dipendente all’estero dal 2015, regolarmente iscritto all’AIRE.
    Rientrerò in Italia a marzo 2018 come lavoratore dipendente.
    Secondo quanto elencato sopra, dovrei poter beneficiare dell’agevolazione fiscale come contro-esodato.
    Ora aorrei capire se, nel caso in cui mi fosse riconosciuta una somma una tantum a titolo di “relocation” anche questa rientrerebbe nei redditi sottoposti ad agevolazione fiscale. Nel caso in cui la società mi pagasse l’alloggio per un determinato periodo di tempo successivo al rientro, quale sarebbe il trattamento fiscale di questo benefit?

    La ringrazio per l’utilissimo supporto,

    Paolo

    1. Buongiorno,
      la normativa che riguarda i contro-esodati contenuta nella legge 238/2010, non è oggi più applicabile. Allo stato attuale, dovrà utilizzare le agevolazioni fiscali contenute nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015. Le rammento inoltre che nel 2018 lei non potrà fruire di questa legge in quanto uno dei requisiti previsti consiste nel non essere stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti l’impatrio.
      L’emolumento definito “relocation”, potrebbe forse essere assimilato a quelli contenuti nell’articolo 51 comma 7 del Tuir (indennità di trasferimento e di prima sistemazione) ed essere conseguentemente tassato.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  16. Buongiorno Rag. Rodella,
    grazie davvero per la disponibilità nel fare chiarezza su questo argomento che per varie ragioni risulta essere ancora un pò intricato specialmente per il sottoscritto.
    Non sono laureato, ho deciso di interrompere il rapporto di lavoro con il mio datore di lavoro italiano nel Novembre 2012 e mi sono trasferito nel Febbraio 2013 a Londra
    Ho lavorato e pagato tasse nel Regno Unito per 5 anni fiscali interi: 2013-14-15-16-17.
    Non ho ritenuto opportuno iscrivermi tempestivamente all’AIRE per diverse ragioni:
    – a suo tempo nessun organo competente informava i cittadini italiani di fare ciò
    – avendo siglato un contratto di 1 anno in UK non ritenevo necessaria l’iscrizione considerando inoltre che il Consolato di Londra indica chiaramente le lunghe attese per la conferma di registrazione dai comuni Italiani.
    – la mia intenzione era di rimanere in UK 1 anno solamente
    Detto questo, dopo il mio primo anno a Londra ho deciso di rimanere e ho cambiato società nel Febbraio 2014 decidendo di conseguenza di iscrivermi all’AIRE; ho ricevuto conferma iscrizione nel Ottobre 2014.
    Ora, dopo 5 anni di Residenza Fiscale in UK ho dato le dimissioni nel Novembre 2017 e sono rientrato in Italia nel Gennaio 2018 come Dipendente Livello Quadro settore commercio. Decisione presa principalmente per usufruire di questi benefici fiscali (Lavoratori con ruoli direttivi o in possesso di requisiti di elevata qualificazione e /o specializzaz.).
    Purtroppo per me, il descreto è stato rivisto dal governo nel Dicembre 2017 tenendo conto della registrazione AIRE come requisito imprescindibile per identificare la residenza fiscale, prima l’AIRE non era un vincolo.
    Secondo l’art. 2 del comma 2 TUIR un individuo è residente se:
    – è iscritto nelle anagrafi della popolazione residente per la maggior parte del periodo di imposta;
    O
    – anche se non iscritto nelle anagrafi, ha nello Stato il domicilio (inteso come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi anche di carattere affettivo familiare) per la maggior parte del periodo di imposta;
    O
    – anche se non iscritto nelle anagrafi, che ha nello stato la residenza (inteso come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale) per la maggior parte del periodo di imposta.

    Detto ciò, secondo l’articolo 2 risulto essere stato residente in UK per 5 anni ma per l’ADE non avrei 5 anni consecutivi di AIRE.

    Capisco che per l’ADE l’iscrizione AIRE è il metodo più semplice e diretto per verificare la residenza di un soggetto ma allo stesso tempo lo ritengo un pò un controsenso, considerando che nell’emendamento si fa chiaramente riferimento all’articolo 2 che è costituito da 3 diverse possibili ipotesi, ma l’ADE richiede che queste 3 siano tutte soddisfatte.

    Dopo aver parlato con un operatrice del call center dell’ADE, lei stessa mi ha “rassicurato” sul fatto che dovrei rientrare nel beneficio fiscale (avendo avuto dimora fissa e fiscalità per 5 anni interi e consecutivi in UK) anche se, per essere sicuri al 100% mi ha suggerito di aprire un’istanza verso di loro.

    Cosa ne pensa? Come pensa sia il miglior modo di muoversi in questo caso?

    La ringrazio in anticipo per la cortese disponibilità.

    Saluti,
    FM

    1. Buonasera,
      io credo che per non essere considerato residente fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir, tutti e tre i requisiti devono concorrere:
      a) non essere iscritti nell’anagrafe della popolazione per la maggior parte del periodo d’imposta (1.1. – 31.12 per l’Italia; lei lo è da ottobre 2014).
      b) non avere domicilio in Italia ai sensi del codice civile.
      c) non avere residenza in Italia ai sensi del codice civile.
      Se uno di questi fattori ricorre lei è considerato residente fiscale in Italia.
      Ipotizzando comunque che vengano perfezionati i punti b) e c), il punto a), (essendosi iscritto all’Aire ad ottobre 2014), decorre dal periodo d’imposta 2015.
      La legge 147/2015 comma 1 art. 16, prevede che i soggetti non siano stati residenti in Italia per cinque periodi d’imposta precedenti il rimpatrio. Se per residenza ante rimpatrio si intende “residenza fiscale”, il nostro ambito temporale dovrebbe essere: 2015 – 2016 – 2017 – 2018 – 2019.
      In merito al concetto di “residenza” ovvero di “residenza fiscale” ante trasferimento la rimanderei alle mie considerazioni fornite al signor Andrea in questo Blog in data 16/2/2018.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  17. Buongiorno sig. Rodella,

    ho terminato i miei studi in Francia con un “bachelor” dopo un periodo di 3 anni e mezzo (2011-2015)con residenza al estero.
    A gennaio 2016 ho iniziato a lavorare in Alto-Adige e a inizio ottobre ho usufruito per la prima volta il beneficio “rientro dei cervelli”

    All’inizio di questo anno mi hanno communicato che dal 21.12.2017 non viene piú pagato tale beneficio.

    È giustificata questa cancellazione?

    La ringrazio in anticipo.

    Cordiali saluti,

    MS

    1. Buonasera,

      Se lei è stato assunto nel 2016, non poteva più fruire della legge 238/2010 (controesodati) che prevedeva sgravi fiscali, sino al 31/12/2017, per quei soggetti che venivano assunti in Italia entro il 31.12.2015.
      Essendo appunto stato assunto nel 2016, la normativa di riferimento è contenuta (per il rientro dei laureati) nell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. L’agevolazione è applicabile per un max di 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia (agevolazione 30% anno 2016; 50% per gli anni successivi, sino al 2020).

      Se ho compreso correttamente il problema, forse ha ancora diritto all’agevolazione fiscale .

      Saluti.

      Luigi Rodella

  18. Gentile Rag. Rodella,

    Sono laureato in Italia e lavoro all’estero da molti anni. Sto progettando di tornare.
    Se tornassi come disoccupato (con domicilio/residenza fiscale in Italia) e trovassi lavoro in seguito, avrei comunque diritto all’agevolazione fiscale?
    Grazie in anticipo.

    Cordiali saluti,

    Matteo Filippi

    1. Buonasera,
      Io credo che lei possa beneficiare del trattamento fiscale agevolativo anche se al momento in cui si è trasferito in Italia non ha ancora il lavoro.
      La circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 3.1. ASPETTI GENERALI, tratta appunto questa specifica ipotesi; le fornisco alcuni passaggi, rimandandola alla consultazione del documento completo:

      …….. Tenuto conto della finalità del regime di favore, teso ad attrarre la residenza in Italia di soggetti che, grazie alla loro esperienza all’estero, favoriscono lo sviluppo economico, culturale e tecnologico del Paese, si ritiene che coloro che già svolgono una attività lavorativa nel territorio dello Stato, ad esempio, perché già distaccati in Italia da un’altra società del gruppo, senza essere tuttavia iscritti alla anagrafe della popolazione residente e senza aver trasferito in Italia la dimora abituale o il centro prevalente dei propri interessi personali, possono accedere al beneficio a partire dal periodo di imposta in cui acquisiscono la residenza fiscale anche se ciò avvenga successivamente a quello in cui hanno iniziato in Italia lo svolgimento dell’attività lavorativa. Ugualmente possono accedere al beneficio coloro che trasferiscono la residenza in Italia prima ancora di iniziare lo svolgimento di detta attività, a condizione che sia ravvisabile un collegamento tra i due eventi……………….

      Saluti.

      Luigi Rodella

  19. Buonasera, per l’anno 2018 l’impatriato si può avvalere dell’agevolazione fiscale? Oppure l’opzione andava esercitata nell’anno 2017? Perchè la legge di bilancio 2018 non ne fa menzione? Insomma un laureato con i requisiti che rientra in Italia ha diritto allo sgravio del 50% dell’IRPEF? L’agevolazione riguarda solo IRPEF o anche INPS?
    Grazie mille

    1. Buonasera,
      Rispondo ai suoi quesiti.
      1) Per il 2018 l’impatriato (se rientra nelle ipotesi previste dall’articolo 16 comma 1 e 2 del D.Lgs. 147/2015), può avvalersi dell’agevolazione fiscale.
      2) Se lei si riferisce all’opzione (utilizzare sino al 2020 gli attuali benefici) dei soggetti controesodati ex l. 238/2010, devo dire che oggi non è più esercitabile in quanto doveva essere formulata entro il 30/4/2017.
      3) La legge di Bilancio 2018 non menziona l’opzione perché questa ipotesi non è più prevista. Mentre invece era prevista nella legge di Bilancio 2016 (L. 28/12/2015 n. 208 commi 259).
      4) Vedi punto 1. Oggi il laureato impatriato ne ha diritto in base al comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Norma oggi a regime.
      5) No, riguarda solo l’imposta (art. 51 – 52 – 53 – 54 del Tuir)
      La rimanderei al mio testo dove sicuramente sono stato molto più esaustivo.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  20. Buongiorno Dott. Rodella,
    approfitto della sua disponibilità per esporle la mia situazione.

    – Ho conseguito la laurea Magistrale lo scorso Novembre 2015 in Italia
    – Da Apr 15 a Lug 16 ho lavorato a Dublino come Sales Executive in Multinazionale
    – Da Ago 16 a oggi occupo lo stesso ruolo in Spagna
    – Ho ricevuto la conferma iscrizione AIRE da lug 17.

    Il prossimo mese “compio” 3 anni di lavoro all’estero.

    La mia domanda è la seguente: quanto tempo devo aspettare per rientrare in Italia e, eventualmente, per quanti anni e in che misura usufruirei di agevolazioni fiscali?

    Grazie in anticipo per la disponibilità.
    Cordiali Saluti
    Marco

    1. Buonasera,

      l’articolo 16, comma 2, D.Lgs 147 del 2015, richiede dei requisiti che qui di seguito sintetizzo:

      – essere laureati (credo che questo requisito da lei perfezionato in quanto la circolare 17/E del 2017 prevede “..si precisa che, il titolo acquisito in Italia, può essere costituito anche da una laurea triennale e non solo da una laurea magistrale….”)
      – avere svolto attività di lavoro dipendente, o autonomo o d’impresa all’estero per 24 mesi (questo requisito lo ha perfezionato il 31/3/2017).
      – trasferire la residenza fiscale in Italia in Italia (In questo caso dovrebbe adempiere alle disposizioni contenute nell’articolo 2 comma 2 del Tuir, per cui potrebbe perfezionare il tutto già nel 2018. Dal momento in cui lei trasferisce la residenza fiscale in Italia può fruire dei benefici.).
      – impegnarsi a rimanere in Italia per due anni.

      L’agevolazione è applicabile per un massimo di cinque anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  21. Buongiorno Dott. Rodella,
    espongo la mia situazione.
    Sono rientrato un mesetto fa in Italia dopo 9 anni in Inghilterra, dove ho svolto attività di ricercatore/docente.
    Vorrei aprire la p.iva come imprenditore individuale. Settore che nulla ha a che fare con la mia precedente esperienza di ricercatore/docente.
    Il commercialista mi ha proposto di aprire la p.iva con il regime forfettario, che ad oggi è il più conveniente (pur ponendo limiti di fatturato) presente nella normativa italiana. Imposta sostitutiva fissa al 5% per tre anni laddove non dovessi sforare il limite di fatturato previsto per il mio codice ATECO.
    Ad oggi tale normativa è più vantaggiosa rispetto ad una detassazione del 50% prevista dalla normativa “impatriati”.
    Qualora dovessi sforare il limite dei ricavi nel corso del 2018, dal 2019 perderei il diritto di applicare il regime forfettario. A quel punto, entrerei in un regime ordinario di determinazione dell’IRPEF: potrei comunque godere per gli anni 2019 e 2020 della normativa sugli impatriati? La normativa ricopre solo gli anni 2016-2020 oppure il quinquennio decorre dal momento del rientro (nel mio caso 2018-2023)?
    Grazie mille
    Manuel

    1. Buonasera,
      il suo quesito deve essere affrontato da un Commercialista; io mi occupo solo del rapporto di lavoro subordinato.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  22. Gentile dott. Rodella,

    le espongo il più brevemente possibile la mia situazione.

    -Sono in possesso di laurea magistrale (conseguita in Italia nel 2014)
    -Ho lavorato come dipendente in Germania per tre anni (2014-2017)
    -Da febbraio 2015 ad agosto 2017 sono stata iscritta all´A.I.R.E.
    -Ad agosto 2017 sono rientrata in Italia e vi ho spostato la residenza fiscale.
    -Da ottobre 2017 lavoro come dipendente tramite telelavoro per un´azienda tedesca, che mi paga i contributi in italia (attraverso un rappresentante previdenziale italiano, l’azienda è stata quindi registrata presso l’Agenzia delle Entrate, ma non ha sede fisica in Italia), e tramite dichiarazione dei redditi dovrò provvedere a pagare la totalità delle mie tasse in Italia.

    Da quello che ho capito dovrei reintrare senza problemi nella categoria “Lavoratori impatriati in possesso di laurea (ex art. 2 L. 238/2010)” – poichè nel D.Lgs. 147/2015 all’ Art.16 comma 2, si rimanda alla legge 238 per l’individuazione dei beneficiari.

    L’unico mio dubbio sta nel fatto che l’azienda per cui lavoro non ha sede fisica in Italia, ma leggendo e informandomi il più possibile, credo la questione della sede dell’azienda si applichi soltanto alla categoria “di lavoratori [che] rivestono ruoli direttivi”, me lo conferma?

    Crede che nel mio caso io possa rientrare nelle agevolazioni? E se così fosse, devo giá attivarmi per farne richiesta?

    La ringrazio anticipatamente per la sua cortese attenzione,
    Cordiali saluti,

    Lisa

    1. Buonasera,

      è un aspetto particolare; le fornisco la mia opinione personale.

      Esaminando la possibilità di applicare le disposizioni generali contenute nella legge 238/2010, ritengo che la norma originaria si riferisse all’assunzione in Italia di lavoratori in precedenza residenti all’estero. Non veniva fatta menzione se il datore fosse straniero ovvero italiano.
      Non consentiva però la possibilità di fruire dell’agevolazione a quei lavoratori dipendenti da azienda straniera distaccati in Italia. La circolare 14/E del 2012 (par. 1.6) precisava inoltre: “il beneficio fiscale non compete qualora il soggetto presti la propria attività all’estero alle dipendenze di un datore di lavoro straniero e, in forza di tale rapporto, “rientri” nel territorio dello Stato, continuando a lavorare per il medesimo datore di lavoro”.
      Tutto ciò premesso, io credo che il suo caso sia diverso in quanto lei non ha mai lavorato all’estero e successivamente distaccata in Italia: lei è stata assunta da azienda straniera per operare ex novo in Italia; quindi c’è una notevole diversità, tant’è che la ditta straniera si è iscritta all’Inps in Italia ed ha versato i contributi. Se fosse stata distaccata avrebbe mantenuta la sua posizione previdenziale in Germania.
      Esaminando anche la circolare 17/E del 2017, nella parte II punto 3.2 viene specificato: “ai soggetti destinatari del comma 2 dell’articolo 16 non è richiesto, peraltro, neanche il possesso dei requisiti soggettivi previsti per i soggetti destinatari del comma 1 del medesimo articolo 16. Non sono richiesti, infatti, i requisiti indicati al successivo paragrafo 3.3, lett. a), che prevede (omissis) ……….., nè quelli della lettera b), che richiede che l’attività di lavoro dipendente sia necessariamente svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato o un’impresa ad essa collegata…………..”

      Tutto ciò premesso, per i motivi specificati io credo lei ne abbia diritto.

      Saluti

      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la cortese ed esaustiva risposta.
        Sono mesi che cerco di venirne a capo, poichè in effetti la mia situazione è piuttosto anomala. In realtá io lavoro ancora per il datore di lavoro per cui lavoravo in Germania, ma mi sono “ufficialmente” licenziata in Germania a luglio 2017, e sono stata assunta con contratto italiano come telelavoratrice (dalla stessa azienda) ad ottobre 2017.
        So che è un caso molto particolare.
        Forte del suo punto di vista vedrò di mettermi in contatto con l’Agenzia delle Entrate per chiarire la situazione.

        Le rinnovo i miei ringraziamenti per la sua disponibilità,
        Cordiali saluti,

        Lisa

        1. In base alla sua precisazione sarei più cauto in quanto esiste comunque un nesso, con il precedente rapporto. Non si tratta di distacco, però…….
          Saluti.
          l.r.

  23. Gentile Rag. Rodella,

    Nel 2013 mi sono trasferito in Scozia per un Master, dove ho conseguito la laurea. Dopo la laurea mi sono trasferito direttamente in Svizzera (senza tornare in Italia) dove dal 2014 ad oggi risiedo e lavoro (iscritto all’AIRE dal 2014).

    A giugno 2018 tornerò in Italia avendo ottenuto un lavoro dipendente a tempo indeterminato.

    Vorrei chiederLe se secondo quanto elencato sopra, possa beneficiare dell’agevolazione fiscale per gli “Impatriati”?

    La ringrazio in anticipo per la cortese disponibilità.

    Saluti,
    SR

    1. Buonasera,

      forse lei intende rientrare in base all’articolo 16, comma 2, del D.Lgs. 147/2015 (rientro dei laureati, precedentemente disciplinato dalla legge 238/2010).
      In questo caso avrebbe perfezionato tutti i requisiti richiesti:

      – essere laureato
      – avere svolto attività di lavoro o di studio all’estero per 24 mesi
      – trasferire la residenza fiscale in Italia
      – impegnarsi a rimanere in Italia per due anni.

      Qualora decidesse di utilizzare la normativa sugli impatriati, contenuta nell’articolo 16 comma 1 del citato decreto (ruoli direttivi o di elevata qualificazione/specializzazione) devo rilevare che la norma prevede “non essere stato residente nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento”. La prassi (circolare 17/E – 2017 punto 3.3 parte II), precisa che “……il requisito richiede che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento, risulta soddisfatto se non si realizza nessuna delle condizioni previste dall’articolo 2 del Tuir”.
      In base a questa precisazione si richiede che per il periodo precedente (5 anni), il soggetto non sia stato residente fiscale in Italia.
      Quindi se lei si è iscritto all’AIRE nel primo semestre del 2014, dal 2019 può fruire del beneficio, mentre invece se si è iscritto nel secondo semestre 2014, potrà fruire del beneficio solamente dall’anno 2020.

      Saluti.

      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la Sua molto utile risposta.

        Ultima domanda: nel mio caso, la durata del beneficio rimangono i 5 anni giusto?

        La ringrazio per l’utilissimo supporto,

        Simon

        1. Buongiorno,
          il beneficio compete dall’anno in cui si è acquisita la residenza fiscale in Italia, più i successivi 4 anni.
          Saluti.
          l.r.

  24. Rag. Rodella,
    Ho letto tutte le sue risposte pretendenti e penso che questa domanda sia più semplice ma non fatta in precedenza.
    Dovrei essere in linea con i requisiti: 6 anni all’estero ed iscritto Aire. Dovrei rientrare in Italia ad Agosto.
    Posso chiedere le agevolazioni a partire dal 2018 oppure dal 2019? Se trasferisco residenza a Giugno ma nuovo contratto parte da Agosto, potrei fare application nel 2018?
    La ringrazio anticipatamente per eventuale risposta

    1. Buongiorno,
      Ritengo lei voglia rientrare in Italia in base all’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015; ciò premesso, il beneficio fiscale si applica a decorrere dal periodo i imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza fiscale qui in Italia, ai sensi dell’articolo 2 comma 2 del Tuir, e per i quattro periodi successivi.
      Nel suo caso specifico, se lei si trasferisce ad agosto del 2018 questo requisito si può perfezionare dal 1/1/2019, per cui fruirà dell’agevolazione nel 2019 (anno in cui ha acquisito la residenza fiscale in Italia), nonché per i 4 anni successivi: 2020 – 2021 – 2022 – 2023.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  25. Buongiorno rag. Rodella,
    approfitto della sua disponibilita’ per avere la sua opinione riguardo la mia situazione. in sintesi:
    – mi trovo all’estero (Canada) da Agosto 2017 dove lavoro come ricercatore presso una universita’
    – Iscritto all’AIRE con decorrenza 21 Dicembre 2017
    – Paghero’ le tasse per il 2017 sia in Italia (fino a luglio, il mio reddito in Italia pero’ e’ esente IRPEF essendo un assegno di ricerca e non presento dichiarazione dei redditi) che in Canada (da agosto a dicembre). 2018 solo Canada

    avrei la possibilita’ di rientrare nel 2019 come ricercatore in una universita’ italiana
    La mia domande sono:
    – Posso usufruire delle agevolazioni per ricercatori/docenti (grazie al articolo 1 comma 149, legge n. 232 del 11/12/2016)?
    – Quale data fa fede per il conteggio dei 2 anni di permanenza al’estero? il mio contratto di lavoro, visto, biglietti aerei e contratto di affitto recano tutti data 1 Agosto. L’iscrizione all’AIRE e’ pero’ successiva
    – Se venissi assunto a partire da Settembre 2019 mi spetterebbero le agevolazioni fiscali per 2019, 2020, 2021 e 2022, corretto?

    Grazie in anticipo del suo Parere

    1. Buonasera,
      io credo che nel suo caso specifico il requisito dei due anni di ricerca svolti all’estero decorra dal 1 agosto 2017 e termini il 31 luglio 2019.
      Le rammento che la circolare 17/E del 2017 nella parte II al punto 1.1 precisa che “Il periodo di due anni, in considerazione della generalità della norma, deve essere calcolato sulla base del calendario comune e non sulla base della residenza fiscale”.
      In base di questa indicazione possiamo desumere che non viene richiesto il requisito di due anni di residenza fiscale, ma due anni continuativi (24 mesi) di attività ricerca o docenza; e questo requisito lei lo avrebbe perfezionato.
      La norma prevede inoltre che il soggetto deve acquisire la residenza fiscale in Italia, e questa precisazione ci induce a considerare il fatto che in precedenza il soggetto fosse residente fiscale all’estero (senza peraltro indicarne l’ambito temporale). Anche questo aspetto credo lei lo abbia rispettato non essendo più residente fiscale in Italia per tutto il 2018 e credo anche per il 2019 in quanto è obbligato a terminare il biennio di ricercatore che si concluderà appunto nel secondo semestre del 2019.
      Ipotizzerei che lei da settembre 2019 si ritrasferisca in Italia (trasferisce la famiglia, si cancella dall’AIRE, si iscrive anagrafe comune italiano, ecc.); tutte queste operazioni, essendo svolte alla fine dell’anno, le consentono di essere residente fiscale in Italia dal 2020.
      Concludendo: se lei venisse assunto a settembre del 2019; l’articolo 44 della L. 122 del 30/7/2010 prevede che il beneficio si deve applicare nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente in Italia e nei tre anni successivi, per cui il periodo che ci riguarda è: 2020 – 2021 – 2022 – 2023.
      Mentre il beneficio non si può applicare per il 2019 in quanto lei per la maggior parte del periodo d’imposta non era residente, in base a quanto previsto dall’articolo 2 comma 2 del Tuir.
      Vorrei inoltre osservare che lei nel 2019 non può lavorare in Italia in quanto verrebbe meno il biennio di ricerca, estera, requisito richiesto appunto dalla norma.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  26. Buongiorno,

    Essendo emigrato all’estero 5 anni fa (1 anno di studi + 4 lavorativi, iscritto AIRE da giugno 2014)da quanto letto sopra, dovrei rientrare sia in base all’articolo 16, comma 2, del D.Lgs. 147/2015 (rientro dei laureati, precedentemente disciplinato dalla legge 238/2010) sia in base dello stesso decreto, ma, comma 1 (ruoli direttivi o di elevata qualificazione/specializzazione).

    Come dovrei comportarmi in questo caso? Quale decreto si applicherà alla mia situazione?

    Grazie per la Sua disponibilità,

    Np

    1. Buongiorno,

      Il comma 1 del decreto al quale lei si riferisce, prevede che il soggetto sia stato residente fiscale all’estero per cinque periodi d’imposta precedenti l’impatrio; nella sua specifica ipotesi, non essendo più residente fiscale in Italia dal giugno 2014, lei perfezionerebbe questo requisito nel secondo semestre del 2018, beneficiando degli sgravi dal 1 gennaio 2019.
      Nella ipotesi in cui lei dovesse utilizzare la norma agevolativa sull’impatrio dei laureati (comma 2 – art. 16 D.Lgs. 147/2015) e acquisisse la residenza in Italia nel primo semestre del 2018 (Cancellarsi AIRE, iscriversi anagrafe italiana, ecc.), ed ovviamente lavorasse in Italia; in questo modo otterrebbe subito i benefici fiscali, senza attendere il prossimo anno.
      Come vede, pur possedendo sia il requisito di “laureato” che di “impatriato ruoli direttivi” di cui ai commi 1 e 2 del decreto sopra citato, esistono comunque altri fattori discriminanti che contraddistinguono le due ipotesi: il periodo di tempo trascorso all’estero precedente il rientro, è proprio un fattore selettivo.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  27. Buongiorno dott. Rodella,
    le espongo il mio caso di lavoratore dipendente, mai iscritto AIRE ma lavoratore in Germania. Per diversi motivi, facevo doppia dichiarazione con credito d’imposta.

    – Trasferimento in Germania: maggio 2014 (dichiarazione quota parte in Germania a fine 2014)
    – Trasferimento in Italia: maggio 2018 (dichiarazione quota parte in Germania prevista a fine 2018)

    Per contare i periodi d’imposta, conto i 5 anni (2014-15-16-17-18) considerando le quote parte degli anni 2014 e 2018?

    Posso dunque rientrare nella circolare n. 17/E del 23 maggio 2017 per i 5 anni d’imposta o, in alternativa, è applicabile l’articolo 16 del D.Lgs. 147 del 14 settembre 2015 per i due anni d’imposta all’estero (SE ANCORA IN VIGORE, e non sostituito dalla circolare del 2017)?

    La ringrazio infinitamente per i chiarimenti preziosi.

    Saluti
    Marco

    1. Buonasera,
      cerco di interpretare il suo quesito.
      Lei vorrebbe rientrare in Italia in base all’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, e non sa se optare per il comma 1 (Manager/Specializzati/Qualificati) ovvero per il comma 2 (Laureati).
      Presumo inoltre che lei sia laureato.
      Sulla base di tali premesse, io credo che non sia possibile optare per il comma 1, per due evidenti motivi.
      1. Lei è sempre stato residente fiscale in Italia in quanto non si è mai iscritto all’Aire (tant’è che in tutti questi anni si è applicato nei suoi confronti l’articolo 51 comma 8 bis del Tuir che prevede la tassazione concorrente con credito d’imposta, in quanto lei era residente fiscale in Italia), mentre la norma in questione, come chiarito dalla circolare 17/E del 2017 – parte II – punto 3.3, prevede che il soggetto non deve essere stato residente fiscale in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti il rimpatrio.
      2. Lei avrebbe solamente 4 periodi d’imposta all’estero (2014-2015-2016-2017).

      Mentre potrebbe probabilmente optare per l’applicazione del comma 2 del citato D.Lgs. 147/2015.
      In questa ipotesi si richiede di essere stati residenti all’estero per 24 mesi o più. In questa ipotesi si fa riferimento a 24 mesi e non ad anno fiscale (questo in linea con la disciplina contenuta nella legger 238/2010 (CONTRO-ESODATI).
      Il comma 3 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, dispone che le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del Tuir.
      Forse questo di fatto avviene già nel 2018.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Chiarissimo, grazie per la cortese risposta.

        Dato che usufruirei del comma 2 (laureati) dal mio rientro quest’anno:

        – quanto sarebbe il beneficio? 50% nel 2018 o si parte comunque dal 30% il primo anno che si aderisce per poi passare al 50%?

        – per quanti anni ne posso fruire? 5 anni o solo fino al 2020 (se non viene promulgata una nuova direttiva in merito)?

        grazie ancora per il suo preziosissimo forum e l’aiuto a chiarire i molti dubbi degli expat. saluti

        1. Il beneficio fiscale è del 50% e viene determinato dall’anno in cui si acquisisce la residenza fiscale in Italia più altri quattro periodi d’imposta.
          L’articolo 16 del D.Lgs. 14/9/2015 n. 147 è una norma strutturale e non transitoria.
          Saluti.
          Luigi Rodella

  28. Gentile Rag. Rodella,

    Grazie per l’interessante spunto di riflessione. È da tempo che cerco delucidazioni sulla mia situazione e sarebbe ottimo avere la sua opinione:

    – A luglio 2015 ho conseguito la laurea triennale in Italia
    – A settembre 2015 mi sono trasferito in Spagna per un Master
    – A Settembre 2016 mi sono trasferito in UK per lavoro, dove sono attualmente residente (con iscrizione AIRE da subito)

    Stavo valutando se rientrare in Italia, qualora avessi accesso ai benefici fiscali del programma da Lei menzionato. Secondo la Sua esperienza, avrei tutti i requisiti necessari? In caso, da quando potrei usufruire dei benefici?
    Pensavo che il programma fosse limitato alle persone rientrate in Italia entro i primi mesi del 2017.

    Grazie in anticipo della disponibilità
    Lorenzo

    1. Buonasera,

      credo che lei abbia diritto all’agevolazione riconosciuta agli impatriati in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015.
      Il fatto di aver svolto nei 24 mesi precedenti attività di studio e di lavoro, non osta con i requisiti previsti dalla norma; infatti la circolare 17/E del 2017, al punto 3.2 della parte II, precisa:
      “Attività di lavoro o di studio all’estero. Il requisito sub b), richiede di aver svolto fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più una attività di lavoro post laurea o di studio in analogia a quanto previsto dalla legge n. 238 del 2010. Tornano applicabili, pertanto, i chiarimenti resi con la circolare n. 14 del 2012 i quali, per individuare il periodo minimo necessario di permanenza all’estero, richiamano il concetto di anno secondo il calendario comune, inteso come periodo decorrente da un qualsiasi giorno dell’anno e fino al giorno antecedente dell’anno successivo. Ad esempio, un soggetto che ha svolto all’estero l’attività di lavoro dal 20 gennaio 2015 integra alla data del 19 gennaio 2017 il biennio richiesto come periodo minimo dalla legge. Il requisito dello svolgimento dell’attività di lavoro o studio all’estero in modo continuativo negli ultimi ventiquattro mesi, non deve necessariamente far riferimento all’attività svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro, essendo sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali attività all’estero per un periodo minimo ed ininterrotto di almeno ventiquattro mesi. Infine, relativamente all’attività di studio, tale requisito è soddisfatto a condizione che il soggetto consegua la laurea o altro titolo accademico post lauream aventi la durata di almeno due anni accademici.”
      Saluti.
      Luigi Rodella

  29. Salve,
    Sono residente all’estero dal 2010, quando mi sono sicritto per un master MBA.
    Laureato nel 2014. Iscrizione all’AIRE ufficializzata il 30 giugno 2014.
    Lavoro come Manager Director di una societa’ estera dal 2012 all’estero, nello stesso paese.

    Mi e’ stato offerto un lavoro dipendente in Italia, da azienda italiana, da cominciare immediatamente.

    Posso usufruire dei benefici?
    Grazie.

  30. Buonasera,
    se si applica nei suoi confronti l’articolo 16 comma 1 del D.Lgs 147/2015, vengono richiesti 5 anni di residenza fiscale all’estero. Lei questo requisito lo perfeziona il 1/1/2019. (periodo di riferimento 2014 – 2015 – 2016 – 2017 – 2018).
    Mentre potrebbe optare per l’applicazione del comma 2 del citato decreto che disciplina l’impatrio dei laureati. Qui i requisiti ante rimpatrio, di lavoro svolto all’estero sono 24 mesi.
    Potrebbe fruire dei benefici fiscali, dal momento in cui acquisisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi d’imposta successivi.
    Saluti.
    Luigi Rodella

    1. Dott. Rodella,
      Grazie per la sua cortese risposta.

      L’importo del beneficio e’ lo stesso?

      Cordialmente,
      Emiliano

  31. Buonasera
    Dopo 10 anni di lavoro in Italia sono venuto a lavorare in Spagna nel 2007. Nell’ipotesi di rientrare in Italia quest’anno o all’inizio del 2019, avrei diritto alle agevolazioni fiscali? in che misura percentuale? Grazie

    1. Buonasera,
      la sua richiesta è abbastanza generica: per cui cerco di risponderle facendo alcune ipotesi.
      1. Ipotizzo che lei dal 2007 sia residente fiscale in Spagna.
      2. Ipotizzo inoltre che decida di rientrare in Italia in base al comma 1 dell’articolo 16 Dlgs 147/2015 (maestranze con ruoli manageriali/qualificate/specializzate).
      In base a tali premesse, se acquisisce la residenza fiscale in Italia dall’anno 2018 e viene assunto con una qualifica prevista dalla legge, già dal presente anno può fruire dell’agevolazione fiscale che consiste in una riduzione del 50% delle imposte dovute in Italia. La durata del beneficio decorre dall’anno in cui diventa residente fiscale in Italia (2018) e per i quattro periodi d’imposta successivi (2019 – 2020 – 2021 – 2022).
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  32. Buongiorno dott. Rodella,
    Sono un dirigente della sede Messicana di una azienda italiana, espatriato, iscritto al AIRE dal 2004. Sono in procinto di rientrare in Italia e vorrei sapere se potro’ usufruire delle agevolazioni d’imposta del 50% previste dalla legge e per quanti anni.
    Un saluto. Grazie.

    1. Buonasera,
      io credo che lei possa usufruire delle agevolazioni previste per gli “impatriati”.
      Il beneficio decorre dal periodo d’imposta nel quale si diventa residenti fiscali in Italia, nonché per i quattro periodi successivi.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  33. Gentile Dott. Rodella,

    Avrei bisogno, se possibile, di un suo chiarimento. Il 1/03/2016 sono stato espatriato per due anni in UK per conto di una societa’ italiana. Ho cambiato la residenza fiscale e mi sono iscritto all’AIRE. Il 28/02/2018 sono rientrato in Italia e debitamente informato AIRE e mio comune di residenza. Tra due anni e e 2 mesi (Maggio 2020) molto probabilmente verro’ nuovamente espatriato per altri due anni sempre in EU.
    Posso aderire a questa agevolazione fiscale (immagino che avra’ validita’ sulla dichiarazione dei redditi 2019)? Infatti, da quello che ho capito rientrerei come cervello in fuga e starei almeno due anni fisicamente e fiscalmente in Italia.
    Grazie

  34. Buonasera,
    Lei rientrererbbe in Italia in base al comma 2 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015.
    Se nel 2018 acquisisce la residenza fiscale in Italia, potrà beneficiare delle agevolazioni fiscali già da quest’anno.
    Decade dal beneficio se sposta la residenza prima dei due anni dal rientro.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  35. Buongiorno,

    Potrebbe cortesemente chiarire se le agevolazioni discusse nell’articolo sono applicabili anche a chi rientra in Italia nel 2018?

    Sono laureato, residente in UK dal 2014 (iscritto AIRE) e lavoratorr dipendente in UK. Avrei la possibilità di rientrare spostando la residenza in Italia ma leggo informazioni contrastanti: per esempio, con il provvedimento del 31 marzo 2017, n. 64188, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i lavoratori impatriati possono optare per il regime fiscale agevolativo fino al 2 maggio 2017, in modo irrevocabile. Significa che oltre il 2/5/17 non è più possibile richiedere queste agevolazioni?

    Grazie
    Cordiali saluti
    Mario

    1. Buonasera,

      l’opzione poteva essere esercitata entro il 2/5/2017 nei confronti di quei lavoratori CONTROESODATI rientrati in Italia sino al 31/12/2015, in base alla legge 238/2010. Veniva offerta la possibilità di utilizzare la normativa prevista dall’articolo dall’articolo 16 comma 4 del D.Lgs. n. 147/2015, che consisteva di fruire dei benefici quinquennali in luogo del trattamento previsto dalla legge 238/2010 scadente il 31/12/2017. (Ovviamente si doveva conguagliare quanto già percepito in precedenza, con le nuove misure).
      Sicuramente dal 1/1/2018 non è più possibile utilizzare la vecchia normativa sui CONTROESODATI.
      Le misure attualmetnte in vigore, ormai a regime sono:

      • RIENTRO DEI RICERCATORI E DOCENTI (art. 44 D.L. 78/2010)
      • IMPATRIATI (comma 1 e 2 dell’articolo 16 D.Lgs. 147/20105)

      Questo in estrema sintesi; la rimanderei al mio testo sicuramente più esaustivo.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  36. Buongiorno,
    innanzitutto tantissimi complimenti per il suo blog.
    Le chiedo gentilmente un chiarimento riguardo la mia situazione. Sono laureato, vivo e lavoro in Germania da Dicembre 2011 e sono registrato all’AIRE da Marzo 2013.
    A partire da Giugno 2018 mi trasferiro´in Italia e pur rimanendo all’ interno della stessa multinazionale verro’ assunto dalla filiale italiana.
    Nei primi mesi subito dopo il trasferimento, l’azienda mi offrira´ un soggiorno pagato presso un residence (immagino sia difficile far risultare la propria residenza presso un residence).
    – Quale e´la procedura (domanda da compilare) per aderire alle condizioni di regime agevolato rivolte agli “impatriati”?
    – Mi pare di aver capito che il cambio di residenza debba essere fatto entro i primi tre mesi dalla stipula del nuovo contratto in Italia. Supponiamo che il cambio di residenza avvenga alla scadenza dei suddeti mesi, nelle prime tre buste paga non si godrebbe dei benefici fiscali?

    Grazie e cordiali saluti,
    Francesco

    1. Buongiorno,
      la ringrazio per i complimenti.
      Immagino che lei rientri in Italia in base alla normativa contenuta nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 (Manager in possesso di elevata qualificazione e/o specializzazione).
      In questa ipotesi sono richiesti alcuni requisiti:
      – Non essere stati residenti in Italia nei 5 anni precedenti l’impatrio (Requisiti da lei perfezionato).
      – Assumere la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir. La residenza fiscale deve essere stabile, per cui credo difficile iscriversi in un ufficio anagrafico di un comune italiano con domicilio in un residence.
      – Essere assunto da impresa italiana anche appartenente al Gruppo presso il quale operava. In tale ipotesi è ammesso anche il distacco infragruppo. (Requisito da lei realizzato).
      – Impegnarsi a rimanere in Italia per almeno due periodi d’imposta.

      Per essere assunto deve presentare richiesta resa ai sensi del D.P.R. 28/12/2000 n. 445, contenente tutti gli elementi previsti da questa normativa. In sintesi, la bozza è contenuta nella prassi di riferimento.

      Il requisito temporale dei tre mesi da lei ricordato, non riguarda questa ipotesi, bensì la precedente legge 238/2010. Nel nostro caso invece, lei beneficia dell’agevolazione fiscale dal periodo d’imposta in cui diviene residente fiscale in Italia; potrebbe, forse, utilizzare il beneficio dal 2018.

      La rimanderei alla lettura del mio testo, per avere un visione più ampia della complessa tematica.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  37. Buongiorno Avvocato,
    avrei bisogno di un supporto per una situazione non chiarissima.

    Mia moglie ha lavorato per svariati anni a Vienna (assunta da banca locale) e nel settembre del 2015 la stessa l’ha mandata in Italia come Expat.

    Ora, la banca Italiana l’ha (ri)assunta a Milano, e mi chiedevo se potesse usufruire delle agevolazioni fiscali ex art 16.
    Da neofita, compilando il modulo delle Risorse Umane, la situazione è a mio avviso un po’ dubbiosa in quanto, per le due fattispecie:
    • A) Effettivamente lei è stata residente in Italia negli ultimi 2 anni ma appunto era assunta da società straniera.
    ALTERNATIVAMENTE
    • B) È in possesso di laurea, ma ha svolto negli ultimi 24 mesi lavoro dipendente in’ Italia, seppur mandata da azienda straniera.

    Grazie mille per il prezioso aiuto per capire quale delle due fattispiecie riguarda.
    Simone

    1. Buongiorno,

      io concordo con i suoi dubbi.

      La normativa che riguarda il rimpatrio dei laureati, oggi è disciplinata dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Un requisito essenziale per poter fruire del beneficio è: “…… in possesso di laurea hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente….. fuori dall’Italia, negli ultimi 24 mesi…..”
      Nel nostro caso sua moglie negli ultimi 24 mesi era residente in Italia e lavorava in Italia, seppur dipendente da un datore di lavoro straniero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

    2. Buongiorno,

      concordo con i suoi dubbi.

      La normativa che riguarda il rimpatrio dei laureati, oggi è disciplinata dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Un requisito essenziale per poter fruire del beneficio è: “…… in possesso di laurea hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente….. fuori dall’Italia, negli ultimi 24 mesi…..”
      Nel nostro caso sua moglie negli ultimi 24 mesi era residente in Italia e lavorava in Italia, seppur dipendente da un datore di lavoro straniero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  38. Gentile Rag. Rodella,

    Innanzitutto grazie mille per il suo articolo e per la sua disponibilità.
    Per non disturbarla ho controllato tutti i commenti precedenti ma non ho trovato nessuna situazione analoga alla mia.
    Ho 25 anni, ho conseguito una laurea triennale in Italia (senza mai aver lavorato prima e vivendo sempre con i miei genitori) ed ho appena terminato un master di un’università francese con diversi campus in Europa. Negli ultimi due anni ho vissuto e studiato continuativamente all’estero in Inghilterra, Spagna e Francia, svolgendo inoltre uno stage in Inghilterra nell’estate del 2017, senza mai essermi iscritto all’ Aire.
    Il titolo del master sarà comunque formalmente riconosciuto presso un’università francese.
    Adesso, terminato il master, sto valutando se rientrare in Italia o meno per lavoro e mi chiedevo se potessi usufruire degli sgravi fiscali previsti dalla legge.

    Grazie mille in anticipo per la disponibilità.

    Un saluto,

    Stefano

    1. Buongiorno,
      in merito ai requisiti previsti dal comma 2 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, ho già in precedenza espresso la mia perplessità in almeno due risposte (Marco 22 febbraio e Andrea 16 febbraio).
      Oltre a quanto già detto, vorrei ulteriormente considerare che il D.M. 26/5/2016 ritiene che i destinatari delle agevolazioni sono: “a) i cittadini dell’E.U. in possesso di un titolo di laurea che hanno svolto continuativamente una attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzzaizone post lauream”. In merito all’ambito temporale, la prassi ha sempre chiarito che quando ci si riferisce a 24 mesi non si deve fare riferimento al concetto di anno fiscale ma ad un periodo anche a cavaliere di due anni civili.
      Inoltre, la circolare 17/E _ 2017, al punto 3.2 (parte II) precisa che “il comma 2 dell’articolo 16 per quanto riguarda…… il periodo di permanenza all’estero …… si pone in continuità con la legge 238/2010…..”. In merito al presupposto di “porsi in continuità” la precedente circolare 14/E del 2012 (che disciplinava appunto la legge 238/2010), aveva chirito che l’iscrizione all’Aire non fosse speficatamente indispensabile qualora il soggetto potesse dimostrare l’effettivo periodo di studio svolto all’estero. Conclude evidenziando: “Pertanto la condizione dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente si considera soddisfatta anche per coloro che, pur lavorando o studiando all’estero, non si sono mai iscritti all’Aire”. E’ importante che trasferiscano il domicilio (inteso quello definito nell’articolo 43 del c.c.).

      Per queste ragioni, a titolo strettamente personale, direi che lei ne abbia diritto, pur non essendosi mai iscritto all’Aire. Credo però sia importante provare la continuità del periodo formativo svolto all’estero (24 mesi continuativi). Consiglio in ogni caso di acquisire un parere da parte delle Istituzioni competenti.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  39. Gentilissimo Dr Rondella

    Innanzitutto grazie mille per il suo articolo e per la sua disponibilità.

    le illustro il mio caso.

    Sono laureato in Italia e mi sono trasferito per lavoro in Svizzera nel Settembre 2014.

    Da Settembre 2014 sono regolarmente iscritto al AIRE.

    Ho la possibilita’ di rientrare in Italia a Maggio 2018 con regolare contratto di lavoro, spostando conseguentemente le mia residenza dalla Svizzera in Italia nuovamente.

    In Svizzera, riassumendo, sono stato lavoratore e residente per parte del 2014 (da settembre a dicembre), tutto il 2015, tutto il 2016 e tutto il 2017, e ovviamente per parte del 2018 (da Gennaio a Maggio).

    Secondo il suo parere potrei beneficiare delle agevolazioni fiscali?

    Grazie in anticipo per la sua risposta

    Cordiali saluti
    Nicola

    1. Buonasera,
      io credo ne abbia diritto; infatti la normativa prevede che i destinatari del beneficio fiscale previsto dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015: “siano in possesso di un titolo di laurea e abbiano svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente,……. fuori dall’Italia nei 24 mesi o più…..” Quindi probabilmente già dal presente anno potrà fruire dei benefici.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  40. Buongiorno Dr. Rondella,

    Sono appena rientrata in Italia dopo quasi 4 anni in Irlanda. Ho lavorato lì quasi ininterrottamente per tutto il periodo e sono iscritta all’AIRE da febbraio 2016. Preciso che sono in possesso di una laurea magistrale e lavoro nell’ambito della consulenza farmaceutica. Non ho ancora cambiato residenza solo per mancanza di tempo ma ho iniziato il nuovo lavoro in Italia questa settimana.

    Crede che potrei usufruire degli sgravi fiscali? ho chiesto al mio datore di lavoro ma vorrei anche reperire io delle informazioni.
    Grazie mille in anticipo,
    Paola

    1. Buongiorno,

      lei potrà beneficiare degli sgravi fiscali previsti dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, se:
      – E’ laureata.
      – Ha svolto continuativamente attività di lavoro all’estero per almeno 24 mesi.
      – Si impegna a rimanere in Italia per 2 anni.

      Il beneficio verrà fruito dal periodo d’imposta in cui prenderà la residenza fiscale in Italia.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  41. Gentile Dr. Rondella,

    Nel 2015 mi sono trasferito dall’Italia a Singapore dove lavoro dal settembre dello atesso anno. Ora sto pianificando di rientrare in Italia durante il 2018.
    Sono in possesso di una Laurea, mi chiedo se potrò usufruire degli sgradi fiscali.

    Grazie mille

    1. Buongiorno,
      lei potrà beneficiare degli sgravi fiscali previsti dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, se:
      – E’ laureato.
      – Ha svolto continuativamente attività di lavoro all’estero per almeno 24 mesi.
      – Si impegna a rimanere in Italia per 2 anni.
      Il beneficio verrà fruito dal periodo d’imposta in cui prenderà la residenza fiscale in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  42. Buongiorno,

    Sono un cittadino ExtraUe ed ho preso la residenza in italia a gennaio di quest’anno, nonostante lavoro in Italia dal 2015. Ho terminato i studi all’estero ed ho anche lavorato per 2 anni all’estero, dopo di che mi son trasferito in italia dove ho fatto 2 anni di lavoro dipendete con un contratto determinato di 1+1 e da ottobre 2017 con contratto indeterminato. (lavoro come revisore contabile)

    Secondo lei posso si può applicare l’agevolazione fiscale.

    La ringrazio.

    1. Buonasera,
      Se lei è cittadino di una Stato Extra UE, privo di accordo con l’Italia contro le doppie imposizioni, o un accordo sullo scambio di informazioni fiscali, LEI NON HA DIRITTO AI BENEFICI FISCALI. (In merito all’individuazione dei Paesi credo si debba fare riferimento all’elenco posto in calce all’articolo 2 del Tuir). Tutto ciò premesso, qualora venisse meno questo elemento ostativo, lei potrà beneficiare degli sgravi fiscali previsti dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, se:
      – E’ laureato.
      – Ha svolto continuativamente attività di lavoro all’estero negli ultimi 24 mesi. (Forse le manca anche questo requisito)
      – Si impegna a rimanere in Italia per 2 anni.
      Il beneficio verrà fruito dal periodo d’imposta in cui prenderà la residenza fiscale in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  43. Buonasera dott Rodella.

    Le illustro brevemente il mio caso.
    Ho una laurea magistrale conseguita in Italia nel 2012.
    Sono stato residente e lavoratore in Italia fino al 2015.
    Da giugno 2015 a novembre 2017 sono stato residente e lavoratore dipendente all’estero (più di 24 mesi, prima Uk, poi Malta) – iscritto all’Aire a novembre 2015.
    Sono “controesodato”, assunto come manager e residente in Italia, sempre da novembre 2017.
    Ho diritto a rientrare tra i rimpatriati ai sensi della D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma? Il periodo d’imposta per le detrazioni sarebbe 2017/2021, con detrazione del 50%?
    In tal caso la richiesta va fatta direttamente al datore di lavoro?
    Mi pare di capire che la detrazione e valida solo per redditi da lavoro dipendente e non da redditi da partecipazioni (quadro h modello unico) e rendite finanziarie.

    Dal suo utilissimo articolo propenderei per la risposta affermativa, ma da alcuni commenti sottostanti mi sono sorti dei dubbi.

    La ringrazio,
    Cordiali saluti

    1. Buongiorno,
      non mi è molto chiara la sua esposizione.
      Lei non può essere un “controesodato” (legge 238/2010) in quanto tale norma poteva essere applicata solamente nei confronti dei laureati rientrati in Italia entro il 31/12/2015.
      Parimenti non poteva essere assunto come manager (articolo 16 comma 1 del D.Lgs 147/2015) in quanto avrebbe dovuto avere 5 periodi d’imposta all’estero prima del rientro in Italia. Per cui, devo desumere che nei suoi confronti si è applicato il comma 2 dell’articolo 16 del Dlgs. 147/2015 (rientro in Italia dei laureati).
      Tutto ciò premesso, lei non poteva diventare residente in Italia nel 2017, in quanto afferma di essere stato residente all’estero dal giugno 2015 a novembre 2017; da ciò ne deriva che il beneficio fiscale decorre dal periodo d’imposta in cui ha si acquisito la residenza fiscale in Italia (2018) e per 4 anni successivi (2018 – 2022).
      In merito all’agevolazione, riguarda il reddito di lavoro dipendente e di lavoro autonomo; si calcola limitatamente al 50% dell’ammontare di tali redditi.
      I redditi agevolabili devono essere determinati secondo le disposizioni previste dal Tuir per le singole categorie di reddito (art. 51 se derivanti da rapporto di lavoro dipendente, articolo 52 se si tratta di reddito assimilato al lavoro dipendente, articolo 54 se derivanti dall’esercizio di arte o professione e per i soggetti beneficiari della legge 238/2010, dall’articolo 55 se derivanti da attività di impresa).
      Mi pare che il suo caso si limiti all’articolo 51 del Tuir. Redditi da partecipazione e rendite finanziarie direi proprio di no.
      La richiesta deve essere fatta al datore di lavoro, in base alla falsariga contenuta nella circolare 17/E del 2017 (4.2.1).

      Saluti.

      Luigi Rodella

  44. Gent.mo Dott. Rodella,
    volevo sottoporle il mio caso.
    Sono stato residente da gennaio 2006 a maggio 2013 negli emirati arabi uniti, ed iscritto AIRE (con tutta la famiglia). Da giugno 2014 ad Agosto 2016 residente in Olanda, sempre iscritto AIRE (con tutta la famiglia).
    in questi anni ho sempre lavorato come dipendente per societa’ di Ingegneria ed Oil & Gas come tecnico ad alta specializzazione (Quality specialist / ispettore / Expediter).
    In Settembre 2016 sono rientrato in Italia portando quindi la residenza
    In Gennaio 2017, ho avviato in Italia la mia attivita’ come consulente per societa’ di Ingegneria e Oil & Gas.
    Su indicazione del mio commercialista ho aperto una S.a.s con mia moglie, io come socio accomandatario mentre mia moglie come socio accomandante.
    Sono iscritto al collegio dei periti, ma non esercito, avendo una S.a.s.
    Volevo quindi sapere se posso rientrare nelle agevolazioni fiscali (50%) a partire dal 2017.
    In attesa di un suo gradito riscontro.
    Cordiali Saluti
    Giancarlo

    1. Egregio signor Giancarlo,
      L’articolo 1 comma 150, lettera b) della legge di Bilancio 2017, ha inserito il comma 1 bis) all’articolo 16 del D.Lgs 147/2015, con il quale estende il beneficio ai lavoratori autonomi che trasferiscono la residenza fiscale dall’anno 2017. In base a quanto precisato, lei è residente fiscale in Italia dal 1/1/2017 e quindi ritengo ne abbia diritto dal 2017 e per i 4 anni successivi.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  45. Gent.mo Dott. Rodella,

    approfitto della sua disponibilità per esporre il mio semplice caso.
    Laureato in Italia nel 2012, ho lavorato in UK dal 2013 a fine 2015, quindi più di due anni. Il 7 gennaio 2016 sono stato assunto in Italia da altro datore di lavoro.
    Sono ancora in tempo per chiedere le agevolazioni fiscali, almeno per le annualità 2017 – 2020?

    La ringrazio,

    Roberto

    1. Preciso che ho spostato la residenza fiscale in UK quando lavoravo li, mentre l’ho riportata in Italia non appena assunto nel gennaio 2016.
      Cordiali saluti.
      Roberto

      1. Buongiorno signor Roberto,

        io avrei qualche dubbio, per cui sarebbe opportuno che lei sentisse anche l’Agenzia delle Entrate. I miei dubbi nascono dal fatto che lei oggi 2018 richiede un beneficio essendo già da due anni residente fiscale in Italia ed operando in questi due anni (2016 – 2017) alle dipendenze di un datore di lavoro italiano. La prassi (circ. 17/E del 2017 punto 3.2) ribadisce: …..abbiano svolto continuativamente attività di lavoro….. fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi……… Lei oggi (2018) negli ultimi 24 mesi ha svolto attività di lavoro dipendente in Italia dove era residente. Indubbiamente se avesso fatto la richiesta nel 2016 credo ne avesse diritto; oggi potrebbe forse presentare una domanda “ora per allora” , chiedendo i benefici retroattivi. Però non saprei……
        Saluti
        Luigi Rodella

  46. Mi sono laureata a Mendrisio (Svizzera) nel giugno 2017, dove ho abitato dal 2011, senza trasferire la mia residenza anagrafica, che è rimasta in Italia.
    Nel settembre 2017 sono stata assunta a tempo indeterminato in uno studio di architettura di Basilea e, di conseguenza, ho preso la residenza da tale data in tale città e mi sono iscritta all’AIRE.
    Se dovessi rientrare in Italia, cancellandomi dall’AIRE e riprendendo la residenza in Italia, da quale anno lo potrei fare per usufruire dei benefici fiscali di cui all’art. 16 D. Lgs. 145/2015?

    1. Buongiorno,
      lei può beneficiare degli sgravi fiscali previsti dal comma 2 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, nel periodo d’imposta in cui acquisisce la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir. L’agevolazione è prevista per l’anno in cui diventa residente in Italia ed i successivi quattro periodi d’imposta.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  47. Buongiorno,

    Sono un lavoratore spagnolo con contrato a tempo indeterminato da ottobre 2016 in Italia, prima lavoravo in Spagna per un anno e precedentemente avevo studiato una laurea magistrale equivalente sempre la.

    Se non sbaglio la residenza fiscale la avevo richiesto in 2016 però non entra in vigore fino a gennaio 2017.

    Posso richiedere con carattere retroattivo di aderire al regime agevolato per impatriati per il 2017 e 4 anni successivi? Posso farlo in dichiarazione dei redditi di quest’anno o dovrei fare domanda al datore di lavoro?

    Mi trovo molto confuso sul fatto della applicazione o no nel mio caso e di come procedere in caso positivo.

    Grazie tante

    Cordiali saluti

    1. Buonasera.
      In data 29/3/2018 (risposta fornita al signor Roberto) avevo già avuto dei dubbi, per cui ritenevo importante sentire anche il parere dell’Agenzia delle Entrate; nello specifico rilevavo che la la prassi (circ. 17/E del 2017 punto 3.2) ribadisce: …..abbiano svolto continuativamente attività di lavoro….. fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi……… Lei oggi (2018) negli ultimi 19 mesi ha svolto attività di lavoro dipendente in Italia dove era residente. Indubbiamente se avesso fatto la richiesta nel 2016 credo ne avesse diritto; oggi potrebbe forse presentare una domanda “ora per allora” , chiedendo i benefici retroattivi. Però non saprei……
      Saluti.
      Luigi Rodella

  48. Gent.mo Dott. Rodella,
    volevo sottoporle il mio caso.
    Sono stata residente da Dicembre 2012 ad Agosto 2014 a Dubai, ed iscritta AIRE. poi a da Settmbre 2014 ad Settembre 2016 sono stata residente in Olanda, sempre iscritta AIRE. In Olanda ho iniziato a lavorare per una societa’ no-profit (ente culturale) patrocinato dalla comunita’ europea.
    In Ottobre 2016 la mia societa’ mi ha assegnato un incarico in Italia (responsabile rapporti con i ministeri della cultura), con contratto italiano . Quindi da Ottobre 2016 ho riportato la mia residenza in Italia.

    Sono Laureata (laurea estera – non europea) e volevo chiederle se posso rientrare nelle agevolazioni fiscali per lavoratori o Laureati impatriati dal 2017.
    In attesa di un suo gradito riscontro.
    Cordiali Saluti
    Shadi

    1. Buongiorno signora Shadi,

      l’articolo 16 comma 2 del D.Lgs 147/2015, prevede per i laureati che rientrano in Italia la possibilità di fruizione di particolari benefici fiscali (determinazione base imponibile fiscale al 50%). Lei chiarisce che ha una laurea estera – non europea. A questo proposito vorrei evidenziare che i titoli di studio conseguiti all’estero non sono automaticamente riconosciuti in Italia, pertanto l’interessato deve chiedere la “dichiarazione di valore” alla competente autorità consolare (Vedi circ. 17/E 2017 punt 1.2 e 3.2 della parte II).
      Se lei ha lavorato da settembre 2014 a settembre 2016, avrebbe perfezionato il requisito temporale (25 mesi) di lavoro all’estero.
      Tutto ciò premesso, dovrebbe avere diritto al beneficio fiscale dal periodo d’imposta nel quale diviene residente fiscale in Italia (2017) e per i 4 periodi successivi.
      Credo che già dal 1 gennaio 2017 (considerando il fatto che è stata assunta ad ottobre 2016) lei dovrebbe avere fruito del beneficio fiscale. Però lei non dice se il suo datore ha già applicato questo beneficio.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Gent.mo Dott. Rodella,
        la ringrazio per il chiarimento molto utile.
        il mio datore di lavoro e’ rimasto sempre lo stesso dal 2014.
        Nel 2016 mi sono trasferita in italia ma il mio datore di lavore non e’ cambiato, il ricevo il mio stipendio dall’Olanda (come dipendente).
        Nel 2016 il mio datore non ha applicato questa legge, in quanto essendo Olandese, non applica la legge italiana.
        vorrei precisare che ho inziato a lavorare in Olanda dal 01 Nov.2014 e ho ripreso la residenza italiana il 01 ottobre 2016.
        Nel periodo precedente il 2014 ho lavorato negli UAE dal 2000 al 2013
        Come mi consiglia di procedere?
        Grazie ancora per il supporto.
        Cordiali Saluti.
        Shady

  49. Sto per richiedere l’agevolazione dedicata ai cosiddetti impatriati . Sapreste dirmi se esiste una modulistica da compilare cui far riferimento o se è sufficiente presentare una domanda in carta libera al datore di lavoro per l’applicazione del beneficio?

    Grazie in anticipo
    Alessio

    1. Buonasera signor Alessio,
      la circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 4.2.1 fornisce la bozza da presentare al datore di lavoro, che deve essere presentata ai sensi del D.P.R. 445 DEL 28/12/2000 (Autocertificazione)

      La richiesta deve contenere:

      – le generalità (nome, cognome e data di nascita);
      – codice fiscale;
      – l’indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro dipendente);
      – la dichiarazione di possedere i requisiti previsti dai regimi agevolativi di cui si chiede l’applicazione;
      – l’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
      – l’impegno a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza prima del decorso del periodo minimo previsto dalla norma della quale si chiede la fruizione;
      – la dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 del d. l. n. 78 del 2010, dalla legge n. 238 del 2010, dall’articolo 16 del d.lgs. n. 147 del 2015 (divieto di cumulo ai sensi dell’articolo 2 del decreto attuativo) e dall’articolo 24-bis del TUIR (divieto di cumulo si sensi dell’articolo 1, comma 154, della Legge di bilancio 2017).
      Il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione, mediante applicazione delle ritenute sull’imponibile ridotto alla percentuale di reddito tassabile prevista dal regime agevolativo per il quale il lavoratore ha presentato la richiesta scritta, al quale saranno commisurate le relative detrazioni. La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato).
      Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l’agevolazione, il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta.

  50. Buongiorno,

    Laureato in ingegneria gestionale laura magistrale a marzo 2014 mi sono subito trasferito a Londra dove ho spostato la mia residenza fiscale da allora (quindi da Marzo 2014)

    Nel momento in cui io ora tornassi in Italia a lavorare avrei diritto a sgravo fiscale ?

    Grazie,
    Alberto

    1. Buonasera signor Alberto,

      Occorre comprendere cosa ha fatto in U.K. da marzo 2014 ad oggi.
      Per fruire dei benefici in base alll’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 occorre:
      • essere stati residenti all’estero 5 periodi d’imposta precedenti l’impatrio (requisito che lei non ha);
      • trasferire la residenza fiscale in Italia;
      • impegnarsi a rimanere in Italia per 2 anni;
      • prestare attività lavorativa in Italia per più di 183 giorni all’anno.

      Per fruire dei benefici in base alll’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 occorre:
      • essere laureato;
      • aver svolto all’estero attività di lavoro o di studio durante i 24 mesi precedenti l’impatrio;
      • trasferire la residenza fiscale in Italia;
      • impegnarsi a rimanere in Italia almeno 2 anni.

      Tutto ciò premesso sicuramente nei suoi confronti non si può applicare il comma 1 (lo si potrà fare dal periodo d’imposta 2019); mentre non posso sapere se si può applicare il comma 2, non conoscendo cosa ha fatto a Londra negli ultimi 24 mesi.

      Saluti.

      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la sua risposta e mi scusi per non essere stato sufficientemente esaustivo nel fornire informazioni. Ecco la mia storia riassunta:

        – Laurea 5 anni completata in Italia: 03/2015
        – Da 03/2015 ho lavorato come dipendente presso societa’ di consulenza fino ad oggi ( 3 anni )
        – Iscritto all’AIRE da 08/2015

        Quindi mi sembra di capire che non si possa applicare il comma 1, bensi’ il comma 2, corretto ?

        In tal caso – cosa devo fare per avviare la richiesta ?

        La ringrazio in anticipo
        Alberto

        1. Buonasera,
          si, per lei si applica il comma 2.
          Ipotizzando che lei acquisisca la residenza fiscale in Italia già nel 2018, potrà fruire dei benefici fiscali per il 2018 e per i 4 anni d’imposta successivi.
          Dovrà fare una richiesta da presentare al datore di lavoro, redatta ai sensi del D.P.R. 445 del 28/12/2000 (Autocertificazione)
          La richiesta deve contenere:
          – le generalità (nome, cognome e data di nascita);
          – codice fiscale;
          – l’indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro dipendente);
          – la dichiarazione di possedere i requisiti previsti dai regimi agevolativi di cui si chiede l’applicazione;
          – l’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
          – l’impegno a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza prima del decorso del periodo minimo previsto dalla norma della quale si chiede la fruizione;
          – la dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 del d. l. n. 78 del 2010, dalla legge n. 238 del 2010, dall’articolo 16 del d.lgs. n. 147 del 2015 (divieto di cumulo ai sensi dell’articolo 2 del decreto attuativo) e dall’articolo 24-bis del TUIR (divieto di cumulo si sensi dell’articolo 1, comma 154, della Legge di bilancio 2017).
          Il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione, mediante applicazione delle ritenute sull’imponibile ridotto alla percentuale di reddito tassabile prevista dal regime agevolativo per il quale il lavoratore ha presentato la richiesta scritta, al quale saranno commisurate le relative detrazioni. La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato).
          Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l’agevolazione, il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta.
          Saluti.
          Luigi Rodella

  51. Buongiorno, vorrei sottoporle il mio caso. Vorrei richiedere l’agevolazione in base alla normativa contenuta nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 (Manager in possesso di elevata qualificazione e/o specializzazione).
    – ho lavorato 7 anni in Cina in 2 diversi gruppi con stessa modalità: contratto italiano con società capogruppo e contratto con società del gruppo in Cina. Stipendi versati sia in Italia che in Cina e tasse pagate in Cina sul lordo complessivo ( Ita + Cina)
    – Aire dal marzo 2010
    – Rientro in luglio 2018 in Italia assunto in un differente Gruppo italiano con sede di lavoro in Italia in ruolo dirigenziale.
    Posso accedere all’agevolazione?

    Grazie
    Saluti.

  52. Buonasera,
    io credo che sulla base di tutte le precisazioni fornite, lei abbia diritto a fruire dell’agevolazione fiscale prevista dall’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015. Vorrei precisare che se dal 1/7/2018 acquisisce la residenza fiscale in Italia il beneficio potrà essere applicato immediatamente dal 2018 e per i 4 successivi periodi d’imposta; parimenti se la residenza fiscale in Italia la prende nel corso del mese di luglio o dopo, non potendo essere residente per la maggior parte del periodo d’imposta (2018), il beneficio dovrà essere differito e fruito per gli anni 2019 – 2020 – 2021 – 2022 – 2023.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  53. Salve,

    Ho un dubbio riguardante i requisiti per accedere al D.Lgs. 147/2015 art 16 comma 2. In particolare, in relazione al trasferimento della residenza fiscale in Italia ad i sensi dell’articolo 2 del TUIR.

    Ho lavorato e vissuto in Olanda come dipendente per circa 4 anni (a tempo pieno) e sono rientrato in Italia (con assunzione full time e a tempo indeterminato) da Marzo 2018. In entrambi i casi, quando ho lasciato l’Italia 4 anni fa, e adesso che sono rientrato non ho fatto alcuna segnalazione o richiesta di cancellazione al registro dell’anagrafe della popolazione italiana (pensavo non fosse necessario). In aggiunta, essendo un lavoratore dipendente non ho mai fatto alcune dichiarazione dei redditi in Olanda ed in Italia.

    Posso secondo lei richiedere l’agevolazione?
    In caso di risposta positiva, come posso evitare un accertamento dell’agenzia dell’entrate? Crede possano bastare copia del contratto di lavoro e copia del contratto di affitto?

    Grazie
    Saluti,
    Luca

    1. Buongiorno,
      in relazione a quanto esposto, lei, per tutti i precedenti quattro periodi d’imposta è rimasto residente fiscale in Italia e per questo motivo avrebbe dovuto corrispondere le imposte anche sui redditi prodotti in Olanda. Se lo avesse fatto, avrebbe avuto diritto ad un credito d’imposta per le imposte corrisposte all’estero. Oggi in caso di accertamento non potrebbe più fruire del credito derivante dalla tassazione concorrente ( art. 165.8 Tuir), dovrebbe invece corrispondere le imposte non versate oltre alle sanzioni, eccetera.
      Questo è il vero problema reale, che potrebbe probabilmente emergere di fronte al beneficio derivante dall’agevolazione fiscale ex art. 16 comma 2 del D.Lgs 147/2015 (agevolazione probabilmente dovuta).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  54. Buongiorno

    sottopongo il mio caso
    – laureato in Italia marzo 2012
    – inizio lavoro presso società italiana all’estero (Londra) Febbraio 2013 – contratto italiano
    – sottoscrizione contratto inglese presso la stessa società Settembre 2013
    – iscrizione all’AIRE Luglio 2014
    – rientro in Italia previsto per giugno 2018

    in questo caso si rientra nelle agevolazioni al 50%

    grazie in anticipo
    Carlo

  55. Buonasera,
    nella sua esposizione non si riesce a capire se ha 5 anni di residenza fiscale estera (ammesso che la decorrenza sia 1/7/2014 con rientro 30/6/2018, forse mancherebbe qualche giorno). Per cui il dubbio permane se applica l’articolo 16 comma 1 del D.Lgs 147/2015, mentre se applica il comma 2 direi di si (se ci sono tutti gli altri requisiti di legge) .
    Saluti.
    Luigi Rodella

  56. Rodella.

    Gentile dott. Rodella. Le spiego brevemente la mia situazione e le faccio una domanda. Le premetto che non mi sono mai iscritto all’AIRE.

    Permanenza Estero
    Gennaio 2012 – lascio l’Italia.
    Ottobre 2012 – Luglio 2013 Master universitario a Madrid
    Ottobre 2013 – Maggio 2017 Ho lavorato e vissuto a Bruxelles per le istituzioni europee (lavoro dipendente) e dal Giugno 2014 sono stato iscritto alle anagrafi della popolazione residente in Belgio
    5 Giugno 2017 Trasferimento a Roma e inizio lavoro dipendente in Italia

    Situazione tributaria
    2013 Dichiarazione redditi in Italia (cospicua borsa di studio)
    2014 Dichiarazione redditi solo in Belgio (lavoro dipendente, contratto di diritto belga, tassato in Belgio)
    2015 e 2016 Dichiarazione dei redditi solo in Belgio (lavoro dipendente, istituzioni europee, totalmente esonerato da qualsiasi tassazione sulle persone fisiche di qualsiasi stato membro)

    Ho ogni sorta di prova della mia permanenza all’estero: contratto di lavoro, utenze, contratto d’affitto, dichiarazioni redditi 2014, 2015 e 2016. Certificazione dell’agenzia entrate belga che conferma il mio essere tassato li. Registrazione popolazione residente in Belgio.

    Ho tutti i requisiti previsti del comma 2 art.16. Nonché tutti i requisiti elencati dall’agenzia delle entrate nella circolare 17/2017 quando discute proprio il comma 2.
    Ciononostante, NON ho diritto al beneficio in quanto mai cancellatomi dai registri della popolazione residente (cioè mai iscritto all’AIRE).

    Vorrei un suo parere relativo alla situazione dei soggetti ex 238/2010, rientrati in Italia prima del 31 Dicembre 2015 ai quali è stato concesso di accedere su opzione alle 147/2015. Nella circolare 17/2017 l’agenzia chiarisce che non è richiesto nessun requisito ulteriore. Il che lascia dedurre che a costoro non sia richiesta l’iscrizione all’AIRE per esercitare l’opzione sul nuovo regime.

    La domanda è dunque: come è possibile che un soggetto rientrato in Italia prima del 31 Dicembre 2015 può beneficiare per altri 5 anni al 50% di sconto fiscale SU OPZIONE, proprio ai sensi dell’Art. 16 della 147/2015, pur senza essere iscritto all’AIRE? Non crea, questa forma di collegamento tra i due regimi, una palese ingiustizia nei confronti di chi, come me, pur avendo tutti i requisiti della 238/2010 (nonché del comma 2 art-16 147/2015) non può accedere al medesimo beneficio soltanto perché rientrato dopo il 31 dicembre 2015?

    Ho secondo lei titolo a chiedere un rimborso sulle imposte già versate nel 2017 e, eventualmente, iniziare un contenzioso?

    1. Buonasera,
      anch’io, nelle mie precedenti risposte, ho espresso dei dubbi per quanto riguarda il requisito dell’iscrizione all’Aire, nei confronti degli impatriati laureati (ex comma 2 art. 16).
      Vorrei esporle alcune considerazioni:
      • Il D.Lgs 147/2015 (comma 2 dell’articolo 16) si riferisce specificamente ai soggetti destinatari della legge 238/2010, in quanto tale norma, come oggi sappiamo, era in via di estinzione per diverse ragioni, ed in qualche modo si voleva dare continuità.
      • Il decreto attuativo al D.Lgs. 147/2015 (DM 26/5/2016), al comma 2 definisce la portata del comma 2 dell’articolo 16: “i cittadini dell’Unione europea, in possesso di laurea che hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più”. La circolare 17/E del 2017, da lei citata, partendo da questo assunto, evidenzia tutte le differenze tra questo comma (comma 2), con il comma 1 e con la legge 238/2010. In buona sostanza, io credo che dopo aver esaminato tutti i punti di riflessione presenti nella circolare 17/E, non si possa concludere dicendo che, in questa particolare circostanza, non si ha diritto ai benefici in quanto non iscritti all’Aire.
      • Ho detto in questa particolare circostanza, in quanto questa specifica normativa, come abbiamo detto, nasce dalla legge 238/2010. E come per la legge 238/2010 ci si riferisce al requisito di 24 mesi (non due periodi d’imposta); a questo proposito devo rammentare che nella circolare 14/E del 2012 si riteneva che l’iscrizione all’Aire non fosse determinante; infatti veniva rilevato che in presenza di requisito sostanziale, l’iscrizione all’Aire non assume rilevanza, semprechè si trasferisca in Italia il domicilio.
      • La circolare 17/E invece rammenta cosa devono possedere questi soggetti: a) essere in possesso di laurea; b) aver svolto continuativamente un’attività di lavoro fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più: c) essere cittadini UE o di stato extra UE convenzionato; d) svolgere attività di lavoro autonomo o dipendente in Italia.
      Avendo presenti tutti questi particolari, anche l’articolo 16 comma comma 3 del D.Lgs. 147/2015 si dovrebbe leggere in modo diverso, dove prevede “…. le disposizioni si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza ….. ai sensi dell’aticolo 2 del Tuir….” Perchè, come chiarito nella circolare 14/E, per il comma 2, più che di residenza fiscale si dovrebbe fare riferimento al requisito sostanziale.

      Ovviamente questa è la mia personale visione; sarebbe importante avere anche un conforto da parte degli organismi competenti.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  57. Gentile Dott. Rodella,
    grazie e complimenti per il suo blog.
    Le espongo la mia situazione:
    -) Laurea specialistica conseguita in Italia nel Marzo 2010
    -) Luglio 2010 – Luglio 2015: lavoratore dipendente in italia
    -) Agosto 2015 – Marzo 2017: lavoratore dipendente in UK
    -) Marzo 2017 – Oggi: lavoratore dipendente in italia
    Preso atto del fatto di non poter usufruire delle agevolazioni fiscali in questione (ho trascorso meno di 24 mesi all’estero), sto ora valutando la possibilità di
    1) andare a lavorare nuovamente all’estero per un periodo minimo di 24 mesi e poi di tornare in Italia come lavoratore dipendente; o, alternativamente
    2) conseguire un corso di specializzazione post laurea all’estero della durata di 2 anni accademici e tornare successivamente in Italia come lavoratore dipendente
    Mi conferma gentilmente che, allo scopo di usufruire delle agevolazioni per il rientro dei cervelli, secondo l’articolo 16 comma 2, D.Lgs. 147/2015, al mio rientro in Italia (nel 2020) non mi sarà richiesto di essere stato fiscalmente residenti in Italia per un periodo minimo di tempo precedente il trasferimento (al momento solo 13 mesi)?
    Inoltre, essendo l’articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015, norma di carattere strutturale e non transitorio, conferma la mia interpretazione secondo cui non dovrei correre il rischio di successive modifiche dell’articolo e quindi del beneficio durante l’arco temporale contemplato dalle 2 possibilità di cui sopra (i.e. nei prossimi 7 anni, 2 anni all’estero + 5 anni di fruizione di agevolazioni fiscali)?

    Grazie in anticipo, Roberto

    1. Buonasera,
      l’attuale normativa prevede che per poter fruire del beneficio fiscale, lei deve aver lavorato o studiato all’estero, almeno 24 mesi, prima di rientrare in Italia. Mentre non le viene più richiesto il requisito dei 24 mesi continuativi di residenza in Italia prima del periodo di studio o di lavoro all’estero; questo era presente nella legge 238/2010. La circolare 17/E del 2017, conferma questa linea.
      Questa norma dovrebbe avere carattere strutturale.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  58. Gentile Dott. Rodella,
    le spiego il mio caso:
    – sono rientrato dall’estero a luglio 2015 e ho aderito all’agevolazione ex L. 238/2010 a decorrere da tale anno in quanto in possesso dei requisiti previsti;
    -ho quindi usufruito dell’agevolazione dell’esenzione del reddito per il 70% per i periodi d’imposta 2015, 2016 e 2017;
    – non ho esercitato l’opzione per il nuovo regime previsto dal Decreto Internazionalizzazione in quanto non ne ero a conoscenza.
    Il mio dubbio è questo: è stato corretto applicare l’agevolazione ex L. 238/2010 per tutti e tre i periodi sopra indicati, o poteva essere applicata solo per il biennio 2016-2017? (non riesco a comprendere bene quanto indicato al paragrafo 2.1 della Circolare 17 del 23 maggio 2017)

    Grazie per la preziosa risposta
    Cordiali saluti

    1. Buongiorno,
      io credo che lei ne abbia diritto anche per il 2015; la proroga dei benefici è contenuta nei seguenti provvedimenti:
      • D.L. 29/12/2011 n. 2016 articolo 29 comma 16 quinques, procrastinava la decorrenza dei benefici al 31.12.2015, rispetto allla scadenza originaria del 31/12/2013, contenuta nella legge 238/2010.
      • D.L. 192 del 31.12.2014 articolo 10 comma 12 octies, differisce il beneficio al 31.12.2017.

      Tutti questi aspetti, ovviamente più approfonditi, li può trovare nel mio testo.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  59. Gentile Rag. Rodella,

    le chiedo gentilmente un parere in merito alla mia situazione.
    Sono domiciliata e lavoro da 4 anni in Svizzera come infermiera, a tempo pieno. Secondo l’accordo bilaterale per evitare la doppia tassazione sono quindi fiscalmente residente in Svizzera.
    Non sono però iscritta all’Aire, e sto valutando la possibilità di rientrare in Italia nei prossimi mesi.
    Avrei diritto comunque all’agevolazione fiscale in questione, o la mancata iscrizione all’Aire costituisce un impedimento?
    Grazie mille in anticipo per la sua risposta.

    Cordiali saluti

    1. Buonasera,
      io credo che se lei rientra in Italia, usufruendo dei benefici derivanti dall’applicazione dell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 (impatrio dei lavoratori con qualifiche manageriali/specializzati/qualificati), doveva in precedenza essersi iscritta all’AIRE ovvero cancellata dall’anagrafe del suo comune di residenza. Questo aspetto viene specificatamente evidenziato nella circolare 17/E del 2017 (parte I criteri generali), che sottolinea: “Tenuto conto delle rilevanze del solo dato dell’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente, il soggetto che non si è mai cancellato da tale registro non può essere ammesso alle agevolazioni in esame.”
      Personalmente, rispondendo a numerosi quesiti di questo blog, ho sostenuto che nella ipotesi di applicazione dell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (impatrio dei laureati disciplinati in precedenza dalla L. 238/2010 – i cd. controesodati), il fatto di essere rimasti iscritti nelle anagrafi italiane non è dirimente in quanto tale comma deriva dalla legge 238/2010, dove, la circolare 14/E – 2012, spiegava appunto che l’iscrizione all’Aire non era obbligatoria. Però questa è una mia interpretazione personale.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  60. Gent.mo Rag. Rodella,

    Complimenti per il sito. Le chiederei il suo parere riguardo la mia situazione:

    – Sono rientrato in Italia nell’aprile 2014. Da marzo 2015 ho beneficiato della 238/2010, poi ad aprile 2017 ho fatto il passaggio alla 147/2015
    – Da quando a quando si applica esattamente il vincolo di rimanere in Italia e di quanto è? (i 5 anni della 238/2010 o i 2 anni della 238/2010? )
    – Se dovessi accettare lavoro all’estero prima della scadenza del vincolo, e comunico tempestivamente il trasferimento di residenza – come è calcolato l’importo totale con penale che dovrei andare a restituire e a che periodo si riferisce? (sto cercando di capire quale importo complessivo dovrei ridare indietro)

    Grazie mille in anticipo per la sua risposta.

    Cordiali saluti
    Riccardo

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