Tassazione del lavoratore operante all'estero

Lavoratori all’estero e incentivi per il rientro dei cervelli

di Rag. Luigi Rodella 283 CommentiIn Lavoratori all'estero, Testata

Nel corso di questi ultimi anni, sono stati emanati numerosi provvedimenti per incentivare il rientro nel nostro Paese di lavoratori operanti all’estero.

Queste azioni governative hanno sempre cercato di attrarre quelle figure professionali di alto livello, con esperienze significative maturate all’estero, durante consistenti periodi di permanenza.

Gli incentivi proposti, sono sempre stati di natura fiscale e prevedono l’abbattimento della base imponibile, in misura variabile, in base ai vari provvedimenti che si sono alternati nel tempo.

Il primo provvedimento risale all’anno 2003, emanato con il decreto legge n. 269 del 30 settembre 2003 e riguardava specificatamente la figura dei “RICERCATORI”. Durante gli anni successivi, tutti i Governi che si sono alternati, hanno sempre destinato cospicue risorse economiche per incentivare il rientro dei lavoratori stranieri nel nostro Paese. L’ultima legge in ordine di tempo è stata la “Legge di bilancio 2017”,   che ha reso stabili queste misure.

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Anche le figure professionali interessate si sono ampliate; inizialmente erano previsti solo i ricercatori, successivamente, in base alle necessità nazionali interne, la platea si è estesa comprendendo, docenti, laureati, studenti, maestranze direttive, maestranze qualificate.

I termini adottati per definire di volta in volta queste tematiche sono mutati nel corso degli anni; all’inizio l’espressione si riferiva al rientro dei “RICERCATORI” in Italia; successivamente ai “CONTRO-ESODATI” (termine ripreso dalla legislazione e dalla prassi), mentre molto più semplicemente ma efficacemente la stampa si riferiva al “RIENTRO DEI CERVELLI”. Oggi viene definito questo fenomeno con un termine generico: “IMPATRIATI”.

A parte le definizioni, la sostanza rimane quasi sempre immutata: si sta cercando di compensare il massiccio esodo di risorse umane (soprattutto quelle più giovani) avvenuto nel corso di questi ultimi anni, creando nuove opportunità di lavoro in patria, attraverso la  la leva degli incentivi fiscali. Forse questo modo di procedere da solo non è sufficiente, può però essere considerato un volano utile alla ripartenza di un sistema molto complesso.

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PROVVEDIMENTI DIVENUTI STRUTTURALI APPLICABILI OGGI       

Docenti – Ricercatori

L’ultimo provvedimento in ordine di tempo che ha riguardato queste figure professionali è contenuto nella Legge di Bilancio 2017 (articolo 1 comma 149, legge n. 232  del 11/12/2016) che ha reso permanenti gli incentivi fiscali per il rientro in Italia dei docenti e dei ricercatori.

Vogliamo riproporre in sintesi la disciplina applicabile oggi per i ricercatori e docenti:

PROSPETTO RIASSUNTIVO RICERCATORI – DOCENTI LEGGE 232 DEL 11/12/2016 ART. 1 COMMA 149

LEGGI LEGGE N. 232 DEL 11/12/2016 ART. 1 COMMA 149 (L. BILANCIO 2017)
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE 2 ANNI CONTINUATIVI DI RICERCA O DOCENZA
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA SI
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. TUTTI
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA NO
DURATA BENEFICIO 3 ANNI OLTRE L’ANNO IN CUI SI PRENDE LA RESIDENZA FISCALE.
SOGGETTI INTERESSATI RICERCATORI + DOCENTI
TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI SUBORD. E AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 90%
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO NON C’E’ LIMITE DI ETA’
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA

Impatriati

La normativa applicabile oggi, è quella contenuta nell’articolo 16 del D.Lgs. 147 del 14 settembre 2015 (Decreto internazionalizzazione).

Questa norma,  tende ad armonizzare le misure contenute nel decreto internazionalizzazione (D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 1)),  con quelle precedenti in via di esaurimento, previste  dalla legge 238/2010, (CONTRO-ESODATI), oggi contenute nell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs.  147/2015.

Legge 238/2010 modificata dal D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 2 (CONTRO-ESODATI).

Riportiamo nel presente prospetto la sintesi delle disposizioni oggi in vigore, da applicarsi per i CONTRO-ESODATI (disciplinati dalla legge 238/2010)

PROSPETTO RIASSUNTIVO LAVORATORI CONTRO-ESODATI D.LGS. 147/2015 ARTICOLO 16 COMMA 2

LEGGI D.LGS 147 DEL 14/9/2015 ARTICOLO 16 comma 2
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE Essere laureati oppure studenti laureati, e avere svolto all’estero attività di studio o di lavoro dipendente o di lavoro autonomo per 24 mesi
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA Residenza fiscale
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. PER IL 2016 RIGUARDA SOLO CITTADINI U.E. DAL 2017 ANCHE EXTRAUE CON CONVENZIONE CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA 2 ANNI
DURATA BENEFICIO Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.
SOGGETTI INTERESSATI a)Lavoratori dall’estero laureati assunti Italia

b) Studenti laureati dall’estero assunti in Italia

TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI ANNO 2016 SOLO SUBORDINATI DAL 2017 ANCHE AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 30% anno 2016 50% anno 2017
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

 

D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma 1 (IMPATRIATI)

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015, norma di carattere strutturale e non transitorio, è stato introdotto in attuazione della delega fiscale concessa al governo per individuare misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese, individua sotto il titolo di lavoratori “impatriati” diverse categorie di beneficiari, caratterizzate da specifici requisiti soggettivi accumunate dalla circostanza di trasferirsi in Italia per svolgervi attività lavorativa.

Questa normativa nella sua versione originaria ante modifiche (modifiche apportate dall’articolo 1, comma 150, lett. a), nn. 1 e 2 della legge 11 dicembre 2016, n. 232) riservava il beneficio fiscale ai soli redditi di lavoro dipendente, i quali concorrevano alla formazione del reddito complessivo nella misura del 70%. A partire dall’anno d’imposta 2017, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge sopracitata, l’agevolazione è stata estesa anche ai redditi di lavoro autonomo i quali, insieme ai redditi di lavoro dipendente concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura ridotta al 50%.

Riportiamo in sintesi le condizioni previste dalla norma e chiarite dalla circolare n. 17/E del 23 maggio 2017.

PROSPETTO RIASSUNTIVO LAVORATORI IMPATRIATI ART. 16 COMMA 1 D.LGS N. 147 DEL 14/9/2015

LEGGI D.LGS 147 DEL 14/9/2015 ARTICOLO 16 comma 1
REQUISITO RESIDENZA ITALIA IN PRECEDENZA PERIODI ANCHE REMOTI NO
REQUISITO RESIDENZA ESTERO ANTE non essere stati residenti in Italia 5 periodi imposta precedenti impatrio
REQUISITO RESIDENZA FISCALE ITALIANA DURANTE IL LAVORO IN ITALIA Residenza fiscale
PLATEA LAVORATORI INTERESSATI: ITALIANI – U.E. – EXTRA U.E. U.E. – EXTRAUE CHE TRASFERISCONO LA RESIDENZA A DECORRERE DALL’ANNO 2016
OBBLIGO RIMANERE IN ITALIA POST ATTIVITA’ LAVORATIVA 2 ANNI
DURATA BENEFICIO Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.
SOGGETTI INTERESSATI Lavoratori con ruoli direttivi o in possesso di requisiti di elevata qualificazione e /o specializzaz.
TIPOLOGIA LAVORATORI INTERESSATI: SUBORD. O AUTONOMI ANNO 2016 SOLO SUBORDINATI DAL 2017 ANCHE AUTONOMI
BENEFICIO ESENZIONE 30% anno 2016 50% anno 2017
LIMITI DI ETA’ PER FRUIRE DEL BENEFICIO
PERIODO NEL QUALE SI PUO FRUIRE DELLA NORMA Agevolazione applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

 



Autore dell'articolo
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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 283

  1. Buongiorno, ringrazio per questo articolo.
    Avrei due quesiti:
    – la traduzione asseverata dei diplomi ottenuti all’estero è sufficiente?
    – se la residenza è stata riportata in Italia nel 2016, l’agevolazione può essere richiesta per i redditi 2017-2021, ovvero per i cinque periodi di imposta successivi al cambio di residenza. È corretto?

    Vi ringrazio

    1. Buonasera,

      Le rispondo ai suoi due punti:

      TITOLO DI STUDIO
      In base al titolo di studio conseguito all’estero, la circolare 17/E – 2017, (parte II PARAGRAFO 1.2) evidenzia che, “i titoli di studio conseguiti all’estero non sono automaticamente riconosciuti in Italia, pertanto, il soggetto interessato deve richiedere la “dichiarazione di valore” alla competente autorità consolare. In particolare, la dichiarazione di valore è un documento che attesta il valore del titolo di studio nel paese in cui è stato conseguito, che, nel caso in esame, deve essere di livello universitario. E’ redatta in lingua italiana e rilasciata dalle Rappresentanze Diplomatiche italiane all’estero (Ambasciate/Consolati) competenti per zona.
      AGEVOLAZIONE FISCALE – DETERMINAZIONE
      L’agevolazione fiscale per gli impatriati spetta per cinque periodi d’imposta e precisamente per quello in cui il soggetto trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i 4 periodi d’imposta successivi. Credo che nel suo caso l’aspetto temporale di riferimento sia: 2016-2020.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Gentile Dott. Rodella,
        io sono un controesodato rientrato in Italia prima del Dicembre 2015, quindi in base alle legge 268 del 2010.
        Nel 2017 ho optato per il passaggio ai benefici fiscali previsti dalla nuova legge impatriati del 2015, opzione che mi da la possibilita’ di allungare la fruizione degli gli incentivi, seppur in misura ridotta, fino al 2020.
        Ho lavorato all’estero per l’HQ di una societa’ tedesca e sono stato poi assunto in Italia presso la stabile organizzazione della stessa azienda (con mansioni diverse e piu’ avanzate), creata pochi mesi prima del mio trasferimento, in qualita’ di responsabile di mercato e firmando un nuovo contratto di assunzione in Italia.
        Mentre la circolare 17/E del 23 Maggio 2017, con riferimento alla legge 147 del 2015, chiarisce senza alcun dubbio (pag. 32) che il rientro in Italia presso la stabile organizzazione (secondary Branch) della stessa azienda/gruppo sia ok ai fini di poter godere degli incentivi fiscali, la circolare 14/E del 4 Maggio 2012 (pagina 11), sembra dare un interpretazione piu’ restrittiva.
        Le chiederei un suo parere su questo punto.
        In base alla normativa, essendo il sottoscritto rientrato in Italia prima della fine del 2015, i requisiti di accesso agli incentivi fiscali e le relative condizioni di decadenza rimangono quelli previsti dalla legge 268 del 2010.

        Grazie in anticipo per un suo gentile riscontro.

        1. Buonasera. Io credo che avere esercitato l’opzione per la fruizione dei benefici previsti per gli impatriati in luogo di quella riservata sino al 31/12/2017 per i controesodati, non significa anche modificare tutta la struttura della legge 238/2010. Vorrei inoltre evidenziare che la circolare 17/E del 2017 al punto 2 parte II (lavoratori contro-esodati) cerca di chiarire alcuni aspetti, però rimanda alla più esaustiva circolare 14/E del 2012, che come ha avidenziato lei chiarisce che:
          “Il beneficio fiscale non compete qualora un soggetto presti la propria
          attività all’estero alle dipendenze di un datore di lavoro straniero e, in forza di tale rapporto, “rientri” nel territorio dello Stato, continuando a lavorare per il medesimo datore di lavoro.”
          Qui in sostanza la normativa in questione evidenzia che non è previsto il distacco.
          Mentre il distacco è contemplato nel comma 1 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015. A questo proposito devo osservare che le due norme sono appunto completamente diverse, e lei non può dunque fare appello a questa ipotesi.
          Il passaggio della circolare che lei cita (17/E 2017 parte II punto 3.3) , che qui riporto, definisce appunto questa situazione:
          “E’ ammesso, al beneficio, pertanto, oltre al lavoratore che si trasferisce in Italia per essere assunto da un’impresa italiana, anche il lavoratore che si trasferisce in Italia per prestare la propria attività presso una stabile organizzazione di una impresa estera della quale è già dipendente, nonché il lavoratore distaccato in Italia in forza di un rapporto di lavoro instaurato all’estero con una società collegata alla società italiana sulla base dei rapporti previsti dalla norma.”

          Tutto ciò premesso, io credo che nei suoi confronti si possa probabilente applicare lo sgravio fiscale in quanto non si è concretizzato un “distacco”.
          Vorrei rammentare che relativamente all’applicazione della 238/2010, l’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad una richiesta di consulenza giuridica presentata da una Associazione dell’Emilia Romagna aderente a Confindustria, così precisa:
          “Di particolare interesse per i gruppi internazionali è la precisazione fornita dall’Agenzia su un quesito riguardante le ipotesi di “movimentazioni internazionali” dei lavoratori all’interno di aziende appartenenti allo stesso gruppo societario. Dopo avere analizzato le varie ipotesi di esclusione dall’agevolazione ed in particolare, l’ipotesi di soggetti che svolgono attività di lavoro all’estero in forza di un contratto di lavoro con un datore di lavoro residente (soggetti distaccati all’estero) ovvero di soggetti alle dipendenze di un datore di lavoro straniero e che, in forza di tale rapporto, rientrino in Italia continuando a lavorare per il medesimo datore di lavoro (distaccati in Italia), l’Agenzia prende in esame l’ipotesi di “passaggi” di dipendenti all’interno dei gruppi internazionali.
          In tale circostanza, a differenza delle ipotesi sopra esposte, l’Agenzia ritiene viceversa che possa essere applicabile l’agevolazione ogniqualvolta si realizzi “soluzione di continuità” nel rapporto di lavoro in quanto il rientro in Italia viene a coincidere con l'”avvio” di una “nuova” attività lavorativa. In pratica, l’agevolazione spetta tutte le volte in cui si verifichi la cessazione del precedente rapporto di lavoro (con conseguente cessazione dell’applicazione degli istituti giuslavoristici, fiscali e previdenziali vigenti nel Paese di provenienza) e sia stipulato un nuovo rapporto di lavoro (con applicazione degli istituti giuslavoristici, fiscali e previdenziali vigenti nel Paese di destinazione). Tale procedura deve sussistere sia nella fase di uscita dall’Italia, sia nella fase in cui dopo avere lavorato all’estero alle dipendenze di datore di lavoro straniero (appartenente allo stesso gruppo) per almeno 24 mesi, il lavoratore rientri in Italia e venga “riassunto” alle dipendenze della società italiana presso la quale aveva prestato servizio prima del trasferimento all’estero (e senza che fossero specificati, in alcun contratto tra le parti, i termini del “trasferimento” all’estero e della successiva “riassunzione” in Italia).”
          E io credo che forse lei potrebbe rientrare in questa fattispecie.
          Saluti.
          Luigi Rodella

          1. Gentilissimo, la ringrazio per la sua risposta che e’ molto esaustiva e dettagliata.

            Sono d’accordo con lei sul fatto che nel mio caso non si sia concretizzato alcun distacco, avendo io firmato un nuovo contratto di assunzione con la sede secondaria al momento del trasferimento in Italia. Tanto e’ vero che se io volessi essere trasferito in HQ in Germania, dovrei prima formalizzare le mie dimissioni dalla sede secondaria, farmi liquidare il TFR, e firmare un nuovo contratto di lavoro assoggettato alla normativa tedesca.

            In precedenza il mio rapporto di lavoro era 100% tedesco con applicazione degli istituti giuslavoristici, fiscali e previdenziali vigenti in Germania.

            Grazie ancora per i supi preziosi chiarimenti.
            Continuero’ a seguire i suoi interventi.

            Andrea Ricci

    2. Buongiorno,
      Io ho trascorso 16 anni l’estero e ho iniziato un’attività lavorativa in Italia e Febbraio dello scorso anno.
      Ho però cambiato spostato la mia residenza in Italia 2015, nonostante continuassi la mia attività lavorativa esclusivamente all’estero e trascorressi più di 183 giorni fuori dall’Italia.
      Sarebbe comunque possibile per me beneficiare degli incentivi per il rientro dei lavoratori all’estero?
      Vi ringrazio

      1. Buongiorno, è una domanda un pò generica. In merito alla residenza, in linea di massima direi che forse lei si è cancellato dall’anagrafe degli italiani residenti all’estero, ipotizzo nel primo semestre del 2015; questo però non significa che lei ha acquisito la residenza fiscale in Italia (nel 2015) in base all’articolo 2 del Tuir, perché, sulla base di quanto da lei riportato, tutti gli altri requisiti di legge lei probabilmente non li aveva perfezionati.
        Eppoi lei non dice lo Stato estero di provenienza, (Comunitario, Extracomunitario convenzionato, extracomunitario non convenzionato). Non dice inoltre che tipo di qualifica ha ed in base a quale legge intende avvalersi (Legge 78/2010; Dlgs. 147 2015 art. 16 comma 1 ovvero comma 2 dell’articolo 16 del citato decreto). Per questi motivi non saprei risponderle oltre.
        Saluti.
        Luigi Rodella

  2. Buonasera e la ringrazio per il suo ottimo sito,
    la mia situazione e’ questa:

    Ho laurea italiana e master inglese
    Ho vissuto e lavorato in UK dal 2011 al Agosto 2017.
    Da dicembre 2015 sono iscritto all AIRE come residente in UK.

    Comincero’ a lavorare lunedi in Italia come dipendente e in questi giorni sto trasferendo la mia residenza qui in Italia.
    Ho diritto alla riduzione di imponibile del 50% e per quanti anni?

    grazie mille per il tempo dedicatomi e
    distinti saluti

  3. Buongiorno;
    L’agevolazione (riduzione del 50% delle imposte dovute) applicabile per massimo 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia. Permane l’obbligo di rimanere in Italia, dopo la fruizione dell’agevolazione, per due anni.
    Saluti.
    Luigi Rodella

    1. Buongiorno,

      Io sono tornato il 04/2017 e sto usufruendo della agevolazione del 50%. il 09/2018 (dopo quindi due anni di permanenza fiscale in italia – più di 183 giorni sia nel 2017 che nel 2018) torno all’estero con contratto estero. Per i mesi 09-10-11-12 sono ancora sotto tassazione italiana quindi come fuinziona con l’agevolazione? posso ancora usufruirne? come?
      In caso tornassi in italia entro il 05/2019 potrei ancora usufruire dello sconto fiscale, corretto? Perchè starei per più di 183 giorni in italia anche nel 2019.

      Grazie mille

      1. Buongiorno,

        io credo che i benefici da lei fruiti siano legittimi in quanto l’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, prevede la decadenza se il soggetto perde la residenza entro due periodi d’imposta decorrenti dall’inizio della tassazione agevolata. Quindi, in base a quanto specificato, per tutto l’anno 2017 e 2018 rimane residente fiscale in Italia.
        Il fatto di non dover restituire i benefici già fruiti, non significa che se vengono meno i presupposti soggettivi che hanno reso possibile l’agevolazione fiscale, si deve continuare a goderne. Nel suo caso specifico a settembre del 2018, si licenzia dal suo datore di lavoro italiano e viene assunto da società straniera, dove opererà in modo stabile; tutto ciò mantenendo la residenza fiscale per l’anno 2018 in Italia. In base a tali presupposti, possiamo evidenziare che sono venuti meno tutti gli elementi soggettivi che possono giustificare il beneficio di legge, per cui le agevolazioni fiscali saranno circoscritte sino al mese di agosto 2018; dal mese di settembre, si tratta di un reddito prodotto all’estero da un residente italiano, per cui la tassazione sarà piena in Italia, senza alcuno sgravio, dovendo applicare il criterio di tassazione concorrente, con credito d’imposta determinato in base all’articolo 165 del Tuir.
        Non credo inoltre che se lei ritorna in Italia a maggio del 2019, possa rientrare nella precedente agevolazione, perchè sarebbe assunto da un nuovo datore di lavoro italiano il quale dovrebbe esaminare i requisiti soggettivi del lavoratore impatriato; un requisito è quello di non essere stato residente fiscale in Italia per due anni precedenti l’impatrio (art. 16 comma 2): lei nel 2017, 2018 e 2019 era residente fiscale in Italia.
        Qualora, non si dovesse trattare di cessazione del rapporto di lavoro italiano e di costituzione di nuovo rapporto estero, bensì di distacco da parte di società italiana ad una società estera, in questa ipotesi, permanendo il legame organico con il distaccante, dal mese di settembre 2018 al mese di aprile 2019, non fruirebbe del beneficio (trattandosi di distacco e non di trasferta), però dal mese di maggio 2019, fino al termine del periodo previsto dalla legge (5 anni), potrebbe riprendere ad utilizzarne vantaggi.
        Saluti.
        Luigi Rodella

  4. Caro Rag. Rodella,

    Nel mio caso (cittadino italiano residente negli USA) intendo trasferire la residenza poco dopo la decorrenza dei due anni all’estero. Sono un lavoratore dipendente, laureato.
    Cosa mi posso aspettare – 5 anni 50% riduzione e obbligo di residenza in Italia per i due anni successivi?

    Come posso approfondire le possibili penali del non rimanere in Italia per tutto il tempo vincolato dall’usufrutto di questa agevolazione?

    La ringrazio anticipatamente e Le faccio i complimenti per la chiarezza della sua pagina web.

    Giacomo

  5. Buonasera,
    nella circolare 17/E del 23/5/2017, al paragrafo 3.6, si evidenzia che “il beneficiario degli incentivi ….. decade dal diritto agli stessi laddove la residenza in Italia non sia mantenuta per almeno due anni. In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con l’applicazione delle relative sanzioni e interessi”.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  6. Buongiorno,
    Sono residente fiscale in Francia dal febbraio 2015, iscritto Aire, e ho lavorato come manager in una società francese. Nel mese di Maggio 2018 ritorno in Italia come dirigente per un’azienda italiana e trasferirò la mia residenza fiscale in Italia, ho la possibilità di usufruire delle agevolazioni per il rientro dei “cervelli”? Grazie mille, Simone

    1. Buongiorno,
      io credo che lei non possa usufruire del beneficio previsto dall’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015, in quanto si richiede che il soggetto non deve essere stato residente in Italia cinque periodi d’imposta precedenti l’impartito. Lei, in base alla sua comunicazione ha solo tre periodi d’imposta: 2015-2016-2017.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  7. Buonasera,
    ho vissuto in svezia dal 2011 a metà 2015 dove ho conseguito un master universitario di 2 anni (equivalente a laurea magistrale italiana). Sono ritornato in Italia a metà 2015 e ho iniziato a lavorare come dipendente già da Luglio. Ad Agosto 2015 ho trasferito la residenza in Italia e da settembre ho iniziato a ricevere l’agevolazione fiscale dove pagavo solo il 30% delle tasse con dicitura RIENTRO DEI CERVELLI.
    Di anno in anno controllavo solo che l’accordo di cui sopra fosse rinnovato e non mi sono mai posto problemi.
    Con la busta paga di Gennaio 2018 è stata rimossa questa agevolazione dicendo che non ne ho più diritto (con taglio netto in busta paga notevole), leggendo in giro alcune fonti dicono che per aderire all’agevolazione del 50% fino al 2020 (art 16 DL 147/2015) dovevo fare richiesta esplicita entro il 30 aprile 2017.

    Mi chiedo se ci sia un modo per usufruire di tale agevolazione adesso (anche riversando la differenza dell’anno 2017 se necessario) visto che alcune fonti come la Sua non pongono una data di scadenza per fare domanda e visto anche che una è abbastanza poco intuitivo fissare una data di scadenza nel primo quadrimestre di un anno con un’altra agevolazione in corso perché da “impatriato” non sarei mai andato a pensare che istituissero un’agevolazione parallela e non mi è stato fatto notare da nessuno (commercialista, datore di lavoro, agenzia delle entrate etc.).
    Capisco che la mia ignoranza verso la nuova agevolazione più duratura non sia una scusa, però mi sembra una cosa che se non viene cercata apposta, difficilmente è scopribile da chi sta già usufruendo di un’agevolazione simile.

    Spero possa essermi di aiuto,
    grazie

    1. Buongiorno,
      forse non posso aiutarla se non confermarle l’impostazione.
      Nei confronti dei lavoratori “controesodati” di cui alla legge 238/2010, entrati in Italia entro il 31/12/2015, potevano esercitare l’opzione prevista dall’articolo 16, comma 4, D.Lgs 147/2015 per l’applicazione dell’agevolazione prevista dall’articolo 16 del citato decreto legislativo (50%) per 5 anni, dal 2016 al 2020 (doveva esserci richiesta scritta da presentare al datore di lavoro). L’opzione in base all’articolo 3, comma 3 – novies del decreto milleproroghe, doveva essere essercitata entro il il 30/4/2017 (scadenza 2/5/2017). Le modalità sono state indicate nel provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31/3/2017 protocollo n. 64188.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. Salve,
        Ho una situazione simile a quella di Filippo,
        Avendo iniziato ad usufruire del beneficio da sett. 2014 e quindi terminato a dicembre 2017 (quindi 3 anni e 4 mesi contro i famosi 5 cui faceva riferimento il vecchio e anche il nuovo provvedimento).
        Se non vado errato pero’ entro Aprile 17 bisognava decidere di aderire ad un provvedimento intermedio ( che prevedeva la restituzione di parecchi soldi in maniera retroattiva) che non e’ piu quello attuale in vigore (migliorativo rispetto a quello del 2016, che risulta essere un passaggio interedio a vuoto).
        Alla luce di questo andirivieni di aggiornamenti di condizioni avvenute a distanza di un anno mi chiedevo se un cittadino impatriato che si trova a dovere cambiare impostazione e regime e decidere di dare indietro soldi aderendo ad una legge per poi vederne un altra migliorativa uscire 8 mesi dopo rendendosi conto di aver sbagliato ad aderire o rifiutare, non venga meno ai diritti civili di un contribuente.
        Chiedo quindi se fosse possibile, nel caso di Filippo e nel mio ( e ce ne sono tanti altri nel mio network nella stessa situazione) se non sia il caso di fare un interpello alla agenzia delle entrate chiedendo di rientrate nel ultima versione della legge e in caso di rigetto, impugnare il caso nelle opportune sedio legali
        Grazie
        Alessandro

        1. Buongiorno,
          sicuramente siete in molti ad essere in questa situazione. Effettivamente, come lei giustamente evidenzia, c’è stato un momento di notevole incertezza con carenza di informazione, dove molti soggetti interessati, non erano a conoscenza di dover esercitare l’opzione prevista dall’articolo 16 comma 4 del D.Lgs. 147/2015.
          Personalmente non saprei valutare gli esiti di un contenzioso.
          Saluti.
          Luigi Rodella

          1. Grazie Luigi per la sua nota in risposta al mio quesito.
            Io ero informato e al tempo decisi di non aderire perche’ le condizioni di quella legge erano molto meno favorevoli sia rispetto a quella in essere per me al momento sia a quella che e’ invece uscita poi a distanza di pochi mesi e che e’ in vigore oggi.
            In più, avrei dovuto versare indietro allo stato tutto il beneficio fiscale avuto in 5 mesi (incluso il premio), che nel mio caso sono tanti soldi che avrei forse recuperato in 2 anni di lavoro prima di vederci un guadagno che sarebbe pero poi durato solo 1 anno.
            Al contrario, la legge che invece e’ uscita adesso e che invalida quelle precedenti e’ molto piu’ favorevole e quindi chi ha aderito ad Aprile 2017 mi risulta debba riavere indietro quanto versato (altrimenti sembrerebbe una truffa esercitata dallo stato ai danni del contribuente per fare cassa per poi ricambiare di nuovo la legge e dire mi dispiace ci ho ripensato non serviva dare indietro tutti quei soldi, ne bastava la meta’)….
            Lei consiglia di assumere un bravo commercialista o un bravo avvocato?
            Ovvero in questi casi il commercialista puo’ generare un interpello che sia più efficace rispetto a quello che posso fare io come privato oppure la questione si sposta tutto sul piano legale?

            Grazie ancora
            Alessandro

  8. Caro Rag. Rodella,
    lavoro e risiedo in Francia da 11 anni (iscritto aire dal 2007). rientreró definitivamente per lavorare in Italia a luglio 2018. Vorrei sapere se potro’ usufruire dell’ agevolazione fiscale sapendo pero’che ho lavorato per un anno (2017) in Italia per una azienda italiana (ho preso un anno sabbatico in francia) , pur avendo mantenuto residenza e domicilio fiscale in Francia, dove adesso sono ritornato e dove restero’fino al mio rientro definitivo a luglio 2018.
    la ringrazio
    saluti

    1. Buongiorno,

      La circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 3.3 chiarisce che, per usufruire delle agevolazioni previste dalla legge 147/2015 articolo 16 comma 1, devono ricorrere contemporaneamente tutte le seguenti condizioni:
      a) non essere stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento; viene inoltre specificato specificato che tale requisito risulta soddisfatto se non si realizza nessuna delle condizioni previste dall’articolo 2 del Tuir. (Io credo che questo sia proprio il nocciolo della questione: se lei riesce a dimostrare che nel 2017, nonostante lavorasse in Italia, era residente fiscale in Francia, esaminando anche l’articolo 4 della Convenzione Italia Francia sulle doppie imposizioni, allora potrebbe, forse averne diritto. Se invece lei era stato distaccato da impresa francese in Italia collegata alla società italiana, direi di si)
      b) svolgere l’attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
      c) prestare l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano;
      d) rivestire ruoli direttivi ovvero essere in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui al comma 3.

      Come rilevavo in precedenza, tutti i requisiti richiesti ai punti a) – b) – c) – d); devono essere rispettati contemporaneamente. La criticità, come ho rilevato, sta proprio nel punto a).

      Saluti.

      Luigi Rodella

  9. Buongiorno, risiedo negli USA dall’ottobre 2013 e sto valutando rientro in Italia. Volevo sapere se l’esenzione vale solo per il lavoratore dipendente oppure c’e’ anche una sorta di agevolazione per l’azienda che assume “l’impatriato”.
    L’agevolazione per il dipendente parte dal momento in cui si sposta la residenza nuovamente in Italia? Grazie, SR

    1. Buongiorno,
      l’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, riconosce benefici di natura fiscale esclusivamente ai lavoratori impatriati, escludendo pertanto le aziende.
      L’agevolazione decorre dal periodo d’imposta nel quale il lavoratore assume la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir e si protrae per ulteriori 4 anni (1+4).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  10. Buongiorno,

    Data la mia situazione mostrata qui di seguito, vorrei sapere se posso usufruire dell’agevolazione fiscale per gli “impatriati”.

    Agosto 2011: mi sono trasferito in Francia per fare un Master
    Settembre 2013: Ho terminato il Master in Francia
    Marzo 2014: Ho iniziato a lavorare (contratto a tempo indeterminato) in Francia
    Giugno 2016: Mi sono trasferito in Germania a lavorare (contratto a tempo indeterminato)
    Gennaio 2018: Mi sono trasferito in Italia a lavorare. Contratto a tempo indeterminato.
    Inoltre:
    L’iscrizione all’AIRE e’ stata fatta nell’Agosto 2017.

    Secondo quanto specificato nella circolare 17/E dell’Agenzia delle Entrante, relativa all’articolo 16 comma 2, io dovrei soddisfare tutti i requisiti. L’unico dubbio che ho riguarda il fatto che ho effettuato l’iscrizione all’AIRE solo in Agosto 2017. Teoricamente la circolare non menziona alcun periodo minimo di residenza estera, ma solo di lavoro/studio all’estero per almeno 24 mesi e lo spostamento della residenza in Italia. Inoltre, la circola precedente, 14/E del 2012, relativa alla legge n238 del 2010, afferma esplicitamente che l’iscrizione all’AIRE non e’ obbligatoria.

    A questo punto le vorrei chiedere se secondo lei io potrei beneficiare dell’agevolazione fiscale menzionata.
    Grazie per il suo supporto
    Cordiali saluti

    Andrea Monti

    1. Buonasera,

      il suo quesito è sicuramente molto interessante; le fornisco in sintesi la mia opinione.

      Le normative volte al rientro in Italia di residenti all’estero, hanno richiesto in alcune ipotesi che gli interessati acquisissero la residenza fiscale in Italia, ex art. 2 comma 2 del Tuir:

      – RICERCATORI
      – RICERCATORI – DOCENTI
      – IMPATRIATI

      Mentre per i CONTROESODATI, l’articolo 2 comma 1 lett. a) e b) della legge 238/2010, non richiedeva che gli interessati acquisissero la “residenza fiscale” (art. 2.2 del Tuir), ma più semplicemente che “trasferissero in Italia il proprio domicilio e la propria residenza”. In sostanza, si può presumere che, i due concetti differissero tra loro solo per l’ambito temporale previsto nel Tuir “la maggior parte del periodo d’imposta”. E questo giustificherebbe il fatto di rendere immediatamente operativa la normativa anche nelle ipotesi dei rientri nel corso dell’anno.
      Il punto 1.5 della circolare dal lei citata (14/E – 2012), ritiene che l’iscrizione all’Aire non sia dirimente se esistono tutti gli altri aspetti fattuali previsti dalla norma, infatti evidenzia che assume rilevanza il fatto che il soggetto abbia effettivamente svolto all’estero lavoro, studio, ecc.
      Vorrei però aggiungere come considerazione personale che questa circolare si riferiva ai CONTRO-ESODATI e non agli IMPATRIATI; anche se il chiarimento enunciato rimane importante.

      Nei confronti degli IMPATRIATI l’articolo 16 del D.Lgs. 147 prevede che i soggetti “non devono essere stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento..”
      Qui il Legislatore utilizza il termine “residenti” e non residenti ex art. 2.2 del Tuir. Mentre richiede che dal momento in cui si usufruiscono dei benefici i soggetti devono trasferire la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi (comma 1 art. 16).
      Come possiamo esaminare molto chiaramente, si può ragionevolmente interpretare che il Legislatore prenda in considerazione una residenza ante ed una residenza post; nel primo caso (ante) non necessariamente il soggetto doveva essere iscritto all’Aire, mentre dal momento in cui si trasferisce deve adempiere a tutti i requisiti formali (post).
      Quindi si potrebbe desumere che anche in questo caso la prassi sopra riportata (CIRC. 14/E – 2012) potrebbe riguardare anche l’ipotesi degli IMPATRIATI. E quindi essere applicata anche al suo specifico caso.
      Devo però rilevare che la nostra interpretazione viene nuovamente smentita e contraddetta dalla recente circolare 17/E – 2017. Esaminando con un pò d’attenzione la prassi citata possiamo rilevare che al punto 3.6, esaminando il concetto di residenza, si rimanda alla parte I della circolare, che nei CRITERI GENERALI PER INDIVIDUARE LA RESIDENZA , si precisa:
      “…. la persona fisica abbia mantenuto la residenza fiscale all’estero per un periodo di tempo, minimo variabile a seconda dell’agevolazione interessata” (in questo caso per cinque periodi d’imposta”.
      Come vede nella prassi citata ci si riferisce al principio di residenza fiscale (articolo 2.2 del Tuir). Ovviamente questa precisazione contraddice quanto contenuto nell’articolo 16 comma 1 lett. a) e b) del D.Lgs. 147/2015.

      Ho voluto percorrere con lei questi passaggi per evidenziare i larghi margini di incertezza che si incontrano, per applicare correttamente questa disciplina molto complessa e farraginosa.

      Credo che in ogni caso si dovrebbero interpellare gli Uffici finanziari preposti.

      Saluti.

      Luigi Rodella

      1. Buongiorno gent.mo Rag. Rodella,
        grazie mille per il suo chiarimento alla domanda del sig. Monti. Anche io mi trovo nella medesima situazione, rientrando nella casistica descritta dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, e vorrei chiedere due ulteriori delucidazioni.

        Per coloro che sono in possesso di laurea ed hanno svolto un periodo minimo di due anni di studio o lavoro all’estero, secondo quanto descritto al secondo paragrafo della pagina 28 della circolare 17/E – 2017, risulta che “Non sono richiesti, infatti, i requisiti elencati al successivo paragrafo 3.3, lettera a), che prevede di non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei cinque anni precedenti il trasferimento”. Mi domando pertanto se, essendo eliminato questo requisito, tutta la problematica legata al periodo minimo di 24 mesi di residenza all’estero (che sia anagrafica o fiscale) non sia applicabile e pertanto sia possibile usufruire del beneficio fiscale.

        La mia seconda domanda è relativa a come venga determinata la residenza anagrafica e quella fiscale nel caso in cui una persona, non essendosi iscritta all’AIRE, risulti residente anagraficamente e fiscalmente in due paesi contemporaneamente. Ho letto che se fra i due paesi è in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni, per esempio fra Italia e Germania, con specificata una scaletta di criteri a priorità decrescente per stabilire in quale paese vadano pagate le imposte, questa convenzione ha la priorità rispetto alle leggi e normative nazionali. Mi chiedo se tale convenzione, superando le normative nazionali, possa determinare quale delle due residenze anagrafiche e/o fiscali sia quella legalmente applicabile anche ai fini del rispetto dei requisiti per gli incentivi per il rientro dei cervelli?

        Grazie mille,
        Cordiali saluti

        Marco R.

        1. Buonasera,
          In sintesi le mie due risposte.
          1) Io credo che la circolare da lei citata, in merito alla permanenza all’estero, si ponga in continuità con la 238/2010 (vedi paragrafo 3.2). Porsi in continuità significa (come riassunto in calce alla citata prassi) “avere studiato all’estero per 24 mesi e avere conseguito un titolo accademico. Trasferire la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir”. Se si puntualizza il concetto di trasferimento della residenza dall’estero all’Italia, si vuole evidenziare che ovviamente in precedenza il soggetto non era residente fiscale in Italia. A questo proposito si potrebbe disquisire se “porsi in continuità” con la 238 significhi avere la residenza fiscale (art. 2 del Tuir) ovvero la residenza ed il domicilio previsto da codice civile. Io sarei abbastanza propenso sulla seconda ipotesi; in ogni caso, a mio giudizio, credo che almeno uno dei due requisiti (criteri) permanga.
          2) Sicuramente i criteri a cascata, previsti per la definizione della residenza in base all’articolo 4 della convenzione OCSE (tie breaker rules), nelle ipotesi controverse, si dovrebbero applicare anche per definire la residenza fiscale in questi casi. Però, non riesco ad immaginare una ricaduta pratica per questa specifica ipotesi.

          Saluti.

          Luigi Rodella

          1. Buonasera,
            grazie mille per le sue risposte. Le chiarisco quale ricaduta pratica ho in mente per la seconda ipotesi.
            In base all’interpretazione che emerge dalla prima domanda, una persona laureata che è stata nei fatti residente all’estero ed ivi ha lavorato o studiato, ma che non si è mai cancellata dall’anagrafe dei residenti né iscritta all’AIRE o comunque l’ha fatto per meno di 24 mesi non avrebbe mai diritto all’incentivo se rientrasse in Italia a lavorare. Allo stesso tempo, per lavorare all’estero questa persona si deve essere registrata nel paese estero quale residente anagrafico e fiscale. Pertanto sorge una situazione di doppia residenza civile e fiscale (di cui il cittadino è responsabile per ignoranza o qualsivoglia considerazione abbia fatto) che, come lei ha confermato, deve essere risolta seguendo la definizione della residenza in base all’articolo 4 della convenzione OCSE (tie breaker rules).
            Applicando queste regole dovrà essere stabilito in quale dei due paesi è correttamente definita la residenza civile e fiscale del cittadino, se risulterà in Italia allora il beneficio non spetta, se all’estero per più del periodo minimo richiesto di 24 mesi (comprensivo di eventuale periodo di iscrizione all’AIRE) allora i requisiti per beneficiare dell’incentivo sono soddisfatti.
            Questa è la situazione che mi immagino e vorrei chiederle se il mio percorso logico le sembri corretto.
            Grazie mille,
            Cordiali saluti

            Marco R.

  11. Dott. Rodella
    Grazie per la chiarezza del suo post.
    Io vivo a Londra e pago le tasse come lavoratore dipendente in UK dal 2007. In questi anni non ho mai prodotto reddito in Italia pur mantenendo il mio domicilio a Roma.
    Sto per rientrare con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e pertanto dovro’ cominciare a pagare le tasse in Italia da quest’anno.
    Posso accedere alle agevolazioni anche se la mia residenza e’ sempre rimasta in Italia (non sono scritta all’ AIRE ma come dicevo ho pagato le tasse in UK perche’ ho lavorato qui). Il fatto di aver mantenuto il domicilio in Italia ma la residenza fiscale in UK mi preclude la possibilita’ di accedere ai benefici fiscali secondo lei?
    la ringrazio in anticipo
    Mariangela

    1. Buongiorno,
      in merito al mantenimento della residenza fiscale in Italia derivante dalla mancata iscrizione all’anagrafe italiani residente all’estero, ho già risposto al signor Andrea nella precedente richiesta. Nel suo caso specifico vorrei evidenziare che essere rimasti residenti fiscali in Italia comporta l’applicazione del criterio della tassazione concorrente, che vede attratti in Italia i redditi prodotti all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  12. Buongiorno Sig. Rodella,

    Innanzitutto la ringrazio per questo utilissimo articolo.

    Sono residente all’estero dal 2006.
    Ho conseguito la laurea all’estero e sempre lavorato durante tutti questi anni.
    Rientrerò in Italia nel settembre 2018 come lavoratore autonomo (aprirò una partita IVA).

    Vorrei chiederle se secondo quanto elencato sopra, posso beneficiare dell’agevolazione fiscale per gli “Impatriati”?

    Grazie e cordiali saluti.

    Paolo

    1. Buongiorno,
      ritengo possa usufruire dell’agevolazione in base articolo 16 comma 2, D.Lgs. 147/2015, in quanto:
      a) Lei ha studiato all’estero per oltre 24 mesi ed ha conseguito un titolo accademico.
      b) Trasferisce la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir.
      c) Si impegna a rimanere in Italia per almeno due anni.
      d) Lavorerà in Italia come autonomo (rammento che questo è possibile dal 2017).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  13. Buongiorno, dopo la laurea sono stato assunto come dipendente in Inghilterra dove ho lavorato per un periodo > 2 anni e ora sono appena tornato in Italia dove mi trovo assunto come dipendente.
    Non avendomi mai iscritto all’AIRE vorrei sapere se l’agevolazione fiscale potrebbe applicarsi nel mio caso,

    Grazie, LF

    1. Buongiorno,
      la rimando alle precedenti risposte che ho fornito alla signora Mari ed al signor Andrea. Trattandosi di un aspetto un pò particolare che, come possiamo vedere, riguarda molti casi, sarebbe opportuno l’intervento degli Organismi competenti.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  14. Buongiorno,
    volevo ringraziarla per l’ottimo articolo!

    Vorrei porle il mio caso

    – Ho conseguito la laurea in Italia ( 2006)
    – Ho lavorato in Italia dal 2006 fino a fine 2013
    – Ho iniziato a lavorare all’estero da Gennaio 2014
    – Sono iscritto all’AIRE da Ottobre 2015
    – Vorrei rientrare in Italia con un lavoro a tempo indeterminato a Luglio 2018

    Ho diritto alle agevolazioni nel mio caso?

    Grazie
    Cordiali Saluti
    Pierfrancesco

    1. Buongiorno,
      se lei rientra in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (Rientro laureati), avrebbe diritto ai benefici fiscali previsti dalla legge in quanto vengono richiesti 24 mesi di permanenza all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Buongiorno, la ringrazio per la risposta ma non mi e’ chiaro cosa dovrei fare. L’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, dice che i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei 5 periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento. Nel mio caso non e’ cosi io, io non sarei stato residente in Italia da Ottobre 2015 ad oggi.
        Puo’ per favore chiarire questo punto? Potrei richiedere l’applicazione del decreto 238/2010?

        Grazie
        Pierfrancesco

        1. Io credo che i 5 periodi d’imposta sono richiesti quando si applica l’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015. Per il comma 2 sono previsti 24 mesi.
          Saluti.
          l.r.

    2. Buongiorno,
      se lei rientra in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (Rientro laureati), avrebbe diritto ai benefici fiscali previsti dalla legge in quanto vengono richiesti 24 mesi di permanenza all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  15. Buongiorno Sig. Rodella,
    Sono residente e lavoratore dipendente all’estero dal 2015, regolarmente iscritto all’AIRE.
    Rientrerò in Italia a marzo 2018 come lavoratore dipendente.
    Secondo quanto elencato sopra, dovrei poter beneficiare dell’agevolazione fiscale come contro-esodato.
    Ora aorrei capire se, nel caso in cui mi fosse riconosciuta una somma una tantum a titolo di “relocation” anche questa rientrerebbe nei redditi sottoposti ad agevolazione fiscale. Nel caso in cui la società mi pagasse l’alloggio per un determinato periodo di tempo successivo al rientro, quale sarebbe il trattamento fiscale di questo benefit?

    La ringrazio per l’utilissimo supporto,

    Paolo

    1. Buongiorno,
      la normativa che riguarda i contro-esodati contenuta nella legge 238/2010, non è oggi più applicabile. Allo stato attuale, dovrà utilizzare le agevolazioni fiscali contenute nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015. Le rammento inoltre che nel 2018 lei non potrà fruire di questa legge in quanto uno dei requisiti previsti consiste nel non essere stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti l’impatrio.
      L’emolumento definito “relocation”, potrebbe forse essere assimilato a quelli contenuti nell’articolo 51 comma 7 del Tuir (indennità di trasferimento e di prima sistemazione) ed essere conseguentemente tassato.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  16. Buongiorno Rag. Rodella,
    grazie davvero per la disponibilità nel fare chiarezza su questo argomento che per varie ragioni risulta essere ancora un pò intricato specialmente per il sottoscritto.
    Non sono laureato, ho deciso di interrompere il rapporto di lavoro con il mio datore di lavoro italiano nel Novembre 2012 e mi sono trasferito nel Febbraio 2013 a Londra
    Ho lavorato e pagato tasse nel Regno Unito per 5 anni fiscali interi: 2013-14-15-16-17.
    Non ho ritenuto opportuno iscrivermi tempestivamente all’AIRE per diverse ragioni:
    – a suo tempo nessun organo competente informava i cittadini italiani di fare ciò
    – avendo siglato un contratto di 1 anno in UK non ritenevo necessaria l’iscrizione considerando inoltre che il Consolato di Londra indica chiaramente le lunghe attese per la conferma di registrazione dai comuni Italiani.
    – la mia intenzione era di rimanere in UK 1 anno solamente
    Detto questo, dopo il mio primo anno a Londra ho deciso di rimanere e ho cambiato società nel Febbraio 2014 decidendo di conseguenza di iscrivermi all’AIRE; ho ricevuto conferma iscrizione nel Ottobre 2014.
    Ora, dopo 5 anni di Residenza Fiscale in UK ho dato le dimissioni nel Novembre 2017 e sono rientrato in Italia nel Gennaio 2018 come Dipendente Livello Quadro settore commercio. Decisione presa principalmente per usufruire di questi benefici fiscali (Lavoratori con ruoli direttivi o in possesso di requisiti di elevata qualificazione e /o specializzaz.).
    Purtroppo per me, il descreto è stato rivisto dal governo nel Dicembre 2017 tenendo conto della registrazione AIRE come requisito imprescindibile per identificare la residenza fiscale, prima l’AIRE non era un vincolo.
    Secondo l’art. 2 del comma 2 TUIR un individuo è residente se:
    – è iscritto nelle anagrafi della popolazione residente per la maggior parte del periodo di imposta;
    O
    – anche se non iscritto nelle anagrafi, ha nello Stato il domicilio (inteso come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi anche di carattere affettivo familiare) per la maggior parte del periodo di imposta;
    O
    – anche se non iscritto nelle anagrafi, che ha nello stato la residenza (inteso come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale) per la maggior parte del periodo di imposta.

    Detto ciò, secondo l’articolo 2 risulto essere stato residente in UK per 5 anni ma per l’ADE non avrei 5 anni consecutivi di AIRE.

    Capisco che per l’ADE l’iscrizione AIRE è il metodo più semplice e diretto per verificare la residenza di un soggetto ma allo stesso tempo lo ritengo un pò un controsenso, considerando che nell’emendamento si fa chiaramente riferimento all’articolo 2 che è costituito da 3 diverse possibili ipotesi, ma l’ADE richiede che queste 3 siano tutte soddisfatte.

    Dopo aver parlato con un operatrice del call center dell’ADE, lei stessa mi ha “rassicurato” sul fatto che dovrei rientrare nel beneficio fiscale (avendo avuto dimora fissa e fiscalità per 5 anni interi e consecutivi in UK) anche se, per essere sicuri al 100% mi ha suggerito di aprire un’istanza verso di loro.

    Cosa ne pensa? Come pensa sia il miglior modo di muoversi in questo caso?

    La ringrazio in anticipo per la cortese disponibilità.

    Saluti,
    FM

    1. Buonasera,
      io credo che per non essere considerato residente fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir, tutti e tre i requisiti devono concorrere:
      a) non essere iscritti nell’anagrafe della popolazione per la maggior parte del periodo d’imposta (1.1. – 31.12 per l’Italia; lei lo è da ottobre 2014).
      b) non avere domicilio in Italia ai sensi del codice civile.
      c) non avere residenza in Italia ai sensi del codice civile.
      Se uno di questi fattori ricorre lei è considerato residente fiscale in Italia.
      Ipotizzando comunque che vengano perfezionati i punti b) e c), il punto a), (essendosi iscritto all’Aire ad ottobre 2014), decorre dal periodo d’imposta 2015.
      La legge 147/2015 comma 1 art. 16, prevede che i soggetti non siano stati residenti in Italia per cinque periodi d’imposta precedenti il rimpatrio. Se per residenza ante rimpatrio si intende “residenza fiscale”, il nostro ambito temporale dovrebbe essere: 2015 – 2016 – 2017 – 2018 – 2019.
      In merito al concetto di “residenza” ovvero di “residenza fiscale” ante trasferimento la rimanderei alle mie considerazioni fornite al signor Andrea in questo Blog in data 16/2/2018.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

    2. Ciao Francesco,
      posso sapere come e’finita la tua situazione? Sei riuscito a rientrare nel beneficio fiscale nonostante tu non fossi registrato all’Aire per i cinque anni precedenti al tuo rientro in Italia?
      Io sono nella tua stessa situazione, vivo in Olanda da 6 anni, sono domiciliata in Olanda, ho portato a termine un dottorato qui e ora lavoro in una azienda. E’ sei anni ormai che pago tasso in Olanda, ma non mi sono iscritta all’ AIRE.
      Ora stavo pensando di tornare in Italia e cercavo di capire quale possano essere i benefici fiscali a cui potrei accedere.

      Ti ringrazio in anticipo per la tua disponibilita’

      Saluti,

      G

  17. Buongiorno sig. Rodella,

    ho terminato i miei studi in Francia con un “bachelor” dopo un periodo di 3 anni e mezzo (2011-2015)con residenza al estero.
    A gennaio 2016 ho iniziato a lavorare in Alto-Adige e a inizio ottobre ho usufruito per la prima volta il beneficio “rientro dei cervelli”

    All’inizio di questo anno mi hanno communicato che dal 21.12.2017 non viene piú pagato tale beneficio.

    È giustificata questa cancellazione?

    La ringrazio in anticipo.

    Cordiali saluti,

    MS

    1. Buonasera,

      Se lei è stato assunto nel 2016, non poteva più fruire della legge 238/2010 (controesodati) che prevedeva sgravi fiscali, sino al 31/12/2017, per quei soggetti che venivano assunti in Italia entro il 31.12.2015.
      Essendo appunto stato assunto nel 2016, la normativa di riferimento è contenuta (per il rientro dei laureati) nell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. L’agevolazione è applicabile per un max di 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia (agevolazione 30% anno 2016; 50% per gli anni successivi, sino al 2020).

      Se ho compreso correttamente il problema, forse ha ancora diritto all’agevolazione fiscale .

      Saluti.

      Luigi Rodella

  18. Gentile Rag. Rodella,

    Sono laureato in Italia e lavoro all’estero da molti anni. Sto progettando di tornare.
    Se tornassi come disoccupato (con domicilio/residenza fiscale in Italia) e trovassi lavoro in seguito, avrei comunque diritto all’agevolazione fiscale?
    Grazie in anticipo.

    Cordiali saluti,

    Matteo Filippi

    1. Buonasera,
      Io credo che lei possa beneficiare del trattamento fiscale agevolativo anche se al momento in cui si è trasferito in Italia non ha ancora il lavoro.
      La circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 3.1. ASPETTI GENERALI, tratta appunto questa specifica ipotesi; le fornisco alcuni passaggi, rimandandola alla consultazione del documento completo:

      …….. Tenuto conto della finalità del regime di favore, teso ad attrarre la residenza in Italia di soggetti che, grazie alla loro esperienza all’estero, favoriscono lo sviluppo economico, culturale e tecnologico del Paese, si ritiene che coloro che già svolgono una attività lavorativa nel territorio dello Stato, ad esempio, perché già distaccati in Italia da un’altra società del gruppo, senza essere tuttavia iscritti alla anagrafe della popolazione residente e senza aver trasferito in Italia la dimora abituale o il centro prevalente dei propri interessi personali, possono accedere al beneficio a partire dal periodo di imposta in cui acquisiscono la residenza fiscale anche se ciò avvenga successivamente a quello in cui hanno iniziato in Italia lo svolgimento dell’attività lavorativa. Ugualmente possono accedere al beneficio coloro che trasferiscono la residenza in Italia prima ancora di iniziare lo svolgimento di detta attività, a condizione che sia ravvisabile un collegamento tra i due eventi……………….

      Saluti.

      Luigi Rodella

  19. Buonasera, per l’anno 2018 l’impatriato si può avvalere dell’agevolazione fiscale? Oppure l’opzione andava esercitata nell’anno 2017? Perchè la legge di bilancio 2018 non ne fa menzione? Insomma un laureato con i requisiti che rientra in Italia ha diritto allo sgravio del 50% dell’IRPEF? L’agevolazione riguarda solo IRPEF o anche INPS?
    Grazie mille

    1. Buonasera,
      Rispondo ai suoi quesiti.
      1) Per il 2018 l’impatriato (se rientra nelle ipotesi previste dall’articolo 16 comma 1 e 2 del D.Lgs. 147/2015), può avvalersi dell’agevolazione fiscale.
      2) Se lei si riferisce all’opzione (utilizzare sino al 2020 gli attuali benefici) dei soggetti controesodati ex l. 238/2010, devo dire che oggi non è più esercitabile in quanto doveva essere formulata entro il 30/4/2017.
      3) La legge di Bilancio 2018 non menziona l’opzione perché questa ipotesi non è più prevista. Mentre invece era prevista nella legge di Bilancio 2016 (L. 28/12/2015 n. 208 commi 259).
      4) Vedi punto 1. Oggi il laureato impatriato ne ha diritto in base al comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Norma oggi a regime.
      5) No, riguarda solo l’imposta (art. 51 – 52 – 53 – 54 del Tuir)
      La rimanderei al mio testo dove sicuramente sono stato molto più esaustivo.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  20. Buongiorno Dott. Rodella,
    approfitto della sua disponibilità per esporle la mia situazione.

    – Ho conseguito la laurea Magistrale lo scorso Novembre 2015 in Italia
    – Da Apr 15 a Lug 16 ho lavorato a Dublino come Sales Executive in Multinazionale
    – Da Ago 16 a oggi occupo lo stesso ruolo in Spagna
    – Ho ricevuto la conferma iscrizione AIRE da lug 17.

    Il prossimo mese “compio” 3 anni di lavoro all’estero.

    La mia domanda è la seguente: quanto tempo devo aspettare per rientrare in Italia e, eventualmente, per quanti anni e in che misura usufruirei di agevolazioni fiscali?

    Grazie in anticipo per la disponibilità.
    Cordiali Saluti
    Marco

    1. Buonasera,

      l’articolo 16, comma 2, D.Lgs 147 del 2015, richiede dei requisiti che qui di seguito sintetizzo:

      – essere laureati (credo che questo requisito da lei perfezionato in quanto la circolare 17/E del 2017 prevede “..si precisa che, il titolo acquisito in Italia, può essere costituito anche da una laurea triennale e non solo da una laurea magistrale….”)
      – avere svolto attività di lavoro dipendente, o autonomo o d’impresa all’estero per 24 mesi (questo requisito lo ha perfezionato il 31/3/2017).
      – trasferire la residenza fiscale in Italia in Italia (In questo caso dovrebbe adempiere alle disposizioni contenute nell’articolo 2 comma 2 del Tuir, per cui potrebbe perfezionare il tutto già nel 2018. Dal momento in cui lei trasferisce la residenza fiscale in Italia può fruire dei benefici.).
      – impegnarsi a rimanere in Italia per due anni.

      L’agevolazione è applicabile per un massimo di cinque anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  21. Buongiorno Dott. Rodella,
    espongo la mia situazione.
    Sono rientrato un mesetto fa in Italia dopo 9 anni in Inghilterra, dove ho svolto attività di ricercatore/docente.
    Vorrei aprire la p.iva come imprenditore individuale. Settore che nulla ha a che fare con la mia precedente esperienza di ricercatore/docente.
    Il commercialista mi ha proposto di aprire la p.iva con il regime forfettario, che ad oggi è il più conveniente (pur ponendo limiti di fatturato) presente nella normativa italiana. Imposta sostitutiva fissa al 5% per tre anni laddove non dovessi sforare il limite di fatturato previsto per il mio codice ATECO.
    Ad oggi tale normativa è più vantaggiosa rispetto ad una detassazione del 50% prevista dalla normativa “impatriati”.
    Qualora dovessi sforare il limite dei ricavi nel corso del 2018, dal 2019 perderei il diritto di applicare il regime forfettario. A quel punto, entrerei in un regime ordinario di determinazione dell’IRPEF: potrei comunque godere per gli anni 2019 e 2020 della normativa sugli impatriati? La normativa ricopre solo gli anni 2016-2020 oppure il quinquennio decorre dal momento del rientro (nel mio caso 2018-2023)?
    Grazie mille
    Manuel

    1. Buonasera,
      il suo quesito deve essere affrontato da un Commercialista; io mi occupo solo del rapporto di lavoro subordinato.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  22. Gentile dott. Rodella,

    le espongo il più brevemente possibile la mia situazione.

    -Sono in possesso di laurea magistrale (conseguita in Italia nel 2014)
    -Ho lavorato come dipendente in Germania per tre anni (2014-2017)
    -Da febbraio 2015 ad agosto 2017 sono stata iscritta all´A.I.R.E.
    -Ad agosto 2017 sono rientrata in Italia e vi ho spostato la residenza fiscale.
    -Da ottobre 2017 lavoro come dipendente tramite telelavoro per un´azienda tedesca, che mi paga i contributi in italia (attraverso un rappresentante previdenziale italiano, l’azienda è stata quindi registrata presso l’Agenzia delle Entrate, ma non ha sede fisica in Italia), e tramite dichiarazione dei redditi dovrò provvedere a pagare la totalità delle mie tasse in Italia.

    Da quello che ho capito dovrei reintrare senza problemi nella categoria “Lavoratori impatriati in possesso di laurea (ex art. 2 L. 238/2010)” – poichè nel D.Lgs. 147/2015 all’ Art.16 comma 2, si rimanda alla legge 238 per l’individuazione dei beneficiari.

    L’unico mio dubbio sta nel fatto che l’azienda per cui lavoro non ha sede fisica in Italia, ma leggendo e informandomi il più possibile, credo la questione della sede dell’azienda si applichi soltanto alla categoria “di lavoratori [che] rivestono ruoli direttivi”, me lo conferma?

    Crede che nel mio caso io possa rientrare nelle agevolazioni? E se così fosse, devo giá attivarmi per farne richiesta?

    La ringrazio anticipatamente per la sua cortese attenzione,
    Cordiali saluti,

    Lisa

    1. Buonasera,

      è un aspetto particolare; le fornisco la mia opinione personale.

      Esaminando la possibilità di applicare le disposizioni generali contenute nella legge 238/2010, ritengo che la norma originaria si riferisse all’assunzione in Italia di lavoratori in precedenza residenti all’estero. Non veniva fatta menzione se il datore fosse straniero ovvero italiano.
      Non consentiva però la possibilità di fruire dell’agevolazione a quei lavoratori dipendenti da azienda straniera distaccati in Italia. La circolare 14/E del 2012 (par. 1.6) precisava inoltre: “il beneficio fiscale non compete qualora il soggetto presti la propria attività all’estero alle dipendenze di un datore di lavoro straniero e, in forza di tale rapporto, “rientri” nel territorio dello Stato, continuando a lavorare per il medesimo datore di lavoro”.
      Tutto ciò premesso, io credo che il suo caso sia diverso in quanto lei non ha mai lavorato all’estero e successivamente distaccata in Italia: lei è stata assunta da azienda straniera per operare ex novo in Italia; quindi c’è una notevole diversità, tant’è che la ditta straniera si è iscritta all’Inps in Italia ed ha versato i contributi. Se fosse stata distaccata avrebbe mantenuta la sua posizione previdenziale in Germania.
      Esaminando anche la circolare 17/E del 2017, nella parte II punto 3.2 viene specificato: “ai soggetti destinatari del comma 2 dell’articolo 16 non è richiesto, peraltro, neanche il possesso dei requisiti soggettivi previsti per i soggetti destinatari del comma 1 del medesimo articolo 16. Non sono richiesti, infatti, i requisiti indicati al successivo paragrafo 3.3, lett. a), che prevede (omissis) ……….., nè quelli della lettera b), che richiede che l’attività di lavoro dipendente sia necessariamente svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato o un’impresa ad essa collegata…………..”

      Tutto ciò premesso, per i motivi specificati io credo lei ne abbia diritto.

      Saluti

      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la cortese ed esaustiva risposta.
        Sono mesi che cerco di venirne a capo, poichè in effetti la mia situazione è piuttosto anomala. In realtá io lavoro ancora per il datore di lavoro per cui lavoravo in Germania, ma mi sono “ufficialmente” licenziata in Germania a luglio 2017, e sono stata assunta con contratto italiano come telelavoratrice (dalla stessa azienda) ad ottobre 2017.
        So che è un caso molto particolare.
        Forte del suo punto di vista vedrò di mettermi in contatto con l’Agenzia delle Entrate per chiarire la situazione.

        Le rinnovo i miei ringraziamenti per la sua disponibilità,
        Cordiali saluti,

        Lisa

        1. In base alla sua precisazione sarei più cauto in quanto esiste comunque un nesso, con il precedente rapporto. Non si tratta di distacco, però…….
          Saluti.
          l.r.

  23. Gentile Rag. Rodella,

    Nel 2013 mi sono trasferito in Scozia per un Master, dove ho conseguito la laurea. Dopo la laurea mi sono trasferito direttamente in Svizzera (senza tornare in Italia) dove dal 2014 ad oggi risiedo e lavoro (iscritto all’AIRE dal 2014).

    A giugno 2018 tornerò in Italia avendo ottenuto un lavoro dipendente a tempo indeterminato.

    Vorrei chiederLe se secondo quanto elencato sopra, possa beneficiare dell’agevolazione fiscale per gli “Impatriati”?

    La ringrazio in anticipo per la cortese disponibilità.

    Saluti,
    SR

    1. Buonasera,

      forse lei intende rientrare in base all’articolo 16, comma 2, del D.Lgs. 147/2015 (rientro dei laureati, precedentemente disciplinato dalla legge 238/2010).
      In questo caso avrebbe perfezionato tutti i requisiti richiesti:

      – essere laureato
      – avere svolto attività di lavoro o di studio all’estero per 24 mesi
      – trasferire la residenza fiscale in Italia
      – impegnarsi a rimanere in Italia per due anni.

      Qualora decidesse di utilizzare la normativa sugli impatriati, contenuta nell’articolo 16 comma 1 del citato decreto (ruoli direttivi o di elevata qualificazione/specializzazione) devo rilevare che la norma prevede “non essere stato residente nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento”. La prassi (circolare 17/E – 2017 punto 3.3 parte II), precisa che “……il requisito richiede che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti il trasferimento, risulta soddisfatto se non si realizza nessuna delle condizioni previste dall’articolo 2 del Tuir”.
      In base a questa precisazione si richiede che per il periodo precedente (5 anni), il soggetto non sia stato residente fiscale in Italia.
      Quindi se lei si è iscritto all’AIRE nel primo semestre del 2014, dal 2019 può fruire del beneficio, mentre invece se si è iscritto nel secondo semestre 2014, potrà fruire del beneficio solamente dall’anno 2020.

      Saluti.

      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la Sua molto utile risposta.

        Ultima domanda: nel mio caso, la durata del beneficio rimangono i 5 anni giusto?

        La ringrazio per l’utilissimo supporto,

        Simon

        1. Buongiorno,
          il beneficio compete dall’anno in cui si è acquisita la residenza fiscale in Italia, più i successivi 4 anni.
          Saluti.
          l.r.

  24. Rag. Rodella,
    Ho letto tutte le sue risposte pretendenti e penso che questa domanda sia più semplice ma non fatta in precedenza.
    Dovrei essere in linea con i requisiti: 6 anni all’estero ed iscritto Aire. Dovrei rientrare in Italia ad Agosto.
    Posso chiedere le agevolazioni a partire dal 2018 oppure dal 2019? Se trasferisco residenza a Giugno ma nuovo contratto parte da Agosto, potrei fare application nel 2018?
    La ringrazio anticipatamente per eventuale risposta

    1. Buongiorno,
      Ritengo lei voglia rientrare in Italia in base all’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015; ciò premesso, il beneficio fiscale si applica a decorrere dal periodo i imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza fiscale qui in Italia, ai sensi dell’articolo 2 comma 2 del Tuir, e per i quattro periodi successivi.
      Nel suo caso specifico, se lei si trasferisce ad agosto del 2018 questo requisito si può perfezionare dal 1/1/2019, per cui fruirà dell’agevolazione nel 2019 (anno in cui ha acquisito la residenza fiscale in Italia), nonché per i 4 anni successivi: 2020 – 2021 – 2022 – 2023.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  25. Buongiorno rag. Rodella,
    approfitto della sua disponibilita’ per avere la sua opinione riguardo la mia situazione. in sintesi:
    – mi trovo all’estero (Canada) da Agosto 2017 dove lavoro come ricercatore presso una universita’
    – Iscritto all’AIRE con decorrenza 21 Dicembre 2017
    – Paghero’ le tasse per il 2017 sia in Italia (fino a luglio, il mio reddito in Italia pero’ e’ esente IRPEF essendo un assegno di ricerca e non presento dichiarazione dei redditi) che in Canada (da agosto a dicembre). 2018 solo Canada

    avrei la possibilita’ di rientrare nel 2019 come ricercatore in una universita’ italiana
    La mia domande sono:
    – Posso usufruire delle agevolazioni per ricercatori/docenti (grazie al articolo 1 comma 149, legge n. 232 del 11/12/2016)?
    – Quale data fa fede per il conteggio dei 2 anni di permanenza al’estero? il mio contratto di lavoro, visto, biglietti aerei e contratto di affitto recano tutti data 1 Agosto. L’iscrizione all’AIRE e’ pero’ successiva
    – Se venissi assunto a partire da Settembre 2019 mi spetterebbero le agevolazioni fiscali per 2019, 2020, 2021 e 2022, corretto?

    Grazie in anticipo del suo Parere

    1. Buonasera,
      io credo che nel suo caso specifico il requisito dei due anni di ricerca svolti all’estero decorra dal 1 agosto 2017 e termini il 31 luglio 2019.
      Le rammento che la circolare 17/E del 2017 nella parte II al punto 1.1 precisa che “Il periodo di due anni, in considerazione della generalità della norma, deve essere calcolato sulla base del calendario comune e non sulla base della residenza fiscale”.
      In base di questa indicazione possiamo desumere che non viene richiesto il requisito di due anni di residenza fiscale, ma due anni continuativi (24 mesi) di attività ricerca o docenza; e questo requisito lei lo avrebbe perfezionato.
      La norma prevede inoltre che il soggetto deve acquisire la residenza fiscale in Italia, e questa precisazione ci induce a considerare il fatto che in precedenza il soggetto fosse residente fiscale all’estero (senza peraltro indicarne l’ambito temporale). Anche questo aspetto credo lei lo abbia rispettato non essendo più residente fiscale in Italia per tutto il 2018 e credo anche per il 2019 in quanto è obbligato a terminare il biennio di ricercatore che si concluderà appunto nel secondo semestre del 2019.
      Ipotizzerei che lei da settembre 2019 si ritrasferisca in Italia (trasferisce la famiglia, si cancella dall’AIRE, si iscrive anagrafe comune italiano, ecc.); tutte queste operazioni, essendo svolte alla fine dell’anno, le consentono di essere residente fiscale in Italia dal 2020.
      Concludendo: se lei venisse assunto a settembre del 2019; l’articolo 44 della L. 122 del 30/7/2010 prevede che il beneficio si deve applicare nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente in Italia e nei tre anni successivi, per cui il periodo che ci riguarda è: 2020 – 2021 – 2022 – 2023.
      Mentre il beneficio non si può applicare per il 2019 in quanto lei per la maggior parte del periodo d’imposta non era residente, in base a quanto previsto dall’articolo 2 comma 2 del Tuir.
      Vorrei inoltre osservare che lei nel 2019 non può lavorare in Italia in quanto verrebbe meno il biennio di ricerca, estera, requisito richiesto appunto dalla norma.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  26. Buongiorno,

    Essendo emigrato all’estero 5 anni fa (1 anno di studi + 4 lavorativi, iscritto AIRE da giugno 2014)da quanto letto sopra, dovrei rientrare sia in base all’articolo 16, comma 2, del D.Lgs. 147/2015 (rientro dei laureati, precedentemente disciplinato dalla legge 238/2010) sia in base dello stesso decreto, ma, comma 1 (ruoli direttivi o di elevata qualificazione/specializzazione).

    Come dovrei comportarmi in questo caso? Quale decreto si applicherà alla mia situazione?

    Grazie per la Sua disponibilità,

    Np

    1. Buongiorno,

      Il comma 1 del decreto al quale lei si riferisce, prevede che il soggetto sia stato residente fiscale all’estero per cinque periodi d’imposta precedenti l’impatrio; nella sua specifica ipotesi, non essendo più residente fiscale in Italia dal giugno 2014, lei perfezionerebbe questo requisito nel secondo semestre del 2018, beneficiando degli sgravi dal 1 gennaio 2019.
      Nella ipotesi in cui lei dovesse utilizzare la norma agevolativa sull’impatrio dei laureati (comma 2 – art. 16 D.Lgs. 147/2015) e acquisisse la residenza in Italia nel primo semestre del 2018 (Cancellarsi AIRE, iscriversi anagrafe italiana, ecc.), ed ovviamente lavorasse in Italia; in questo modo otterrebbe subito i benefici fiscali, senza attendere il prossimo anno.
      Come vede, pur possedendo sia il requisito di “laureato” che di “impatriato ruoli direttivi” di cui ai commi 1 e 2 del decreto sopra citato, esistono comunque altri fattori discriminanti che contraddistinguono le due ipotesi: il periodo di tempo trascorso all’estero precedente il rientro, è proprio un fattore selettivo.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  27. Buongiorno dott. Rodella,
    le espongo il mio caso di lavoratore dipendente, mai iscritto AIRE ma lavoratore in Germania. Per diversi motivi, facevo doppia dichiarazione con credito d’imposta.

    – Trasferimento in Germania: maggio 2014 (dichiarazione quota parte in Germania a fine 2014)
    – Trasferimento in Italia: maggio 2018 (dichiarazione quota parte in Germania prevista a fine 2018)

    Per contare i periodi d’imposta, conto i 5 anni (2014-15-16-17-18) considerando le quote parte degli anni 2014 e 2018?

    Posso dunque rientrare nella circolare n. 17/E del 23 maggio 2017 per i 5 anni d’imposta o, in alternativa, è applicabile l’articolo 16 del D.Lgs. 147 del 14 settembre 2015 per i due anni d’imposta all’estero (SE ANCORA IN VIGORE, e non sostituito dalla circolare del 2017)?

    La ringrazio infinitamente per i chiarimenti preziosi.

    Saluti
    Marco

    1. Buonasera,
      cerco di interpretare il suo quesito.
      Lei vorrebbe rientrare in Italia in base all’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, e non sa se optare per il comma 1 (Manager/Specializzati/Qualificati) ovvero per il comma 2 (Laureati).
      Presumo inoltre che lei sia laureato.
      Sulla base di tali premesse, io credo che non sia possibile optare per il comma 1, per due evidenti motivi.
      1. Lei è sempre stato residente fiscale in Italia in quanto non si è mai iscritto all’Aire (tant’è che in tutti questi anni si è applicato nei suoi confronti l’articolo 51 comma 8 bis del Tuir che prevede la tassazione concorrente con credito d’imposta, in quanto lei era residente fiscale in Italia), mentre la norma in questione, come chiarito dalla circolare 17/E del 2017 – parte II – punto 3.3, prevede che il soggetto non deve essere stato residente fiscale in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti il rimpatrio.
      2. Lei avrebbe solamente 4 periodi d’imposta all’estero (2014-2015-2016-2017).

      Mentre potrebbe probabilmente optare per l’applicazione del comma 2 del citato D.Lgs. 147/2015.
      In questa ipotesi si richiede di essere stati residenti all’estero per 24 mesi o più. In questa ipotesi si fa riferimento a 24 mesi e non ad anno fiscale (questo in linea con la disciplina contenuta nella legger 238/2010 (CONTRO-ESODATI).
      Il comma 3 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, dispone che le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del Tuir.
      Forse questo di fatto avviene già nel 2018.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Chiarissimo, grazie per la cortese risposta.

        Dato che usufruirei del comma 2 (laureati) dal mio rientro quest’anno:

        – quanto sarebbe il beneficio? 50% nel 2018 o si parte comunque dal 30% il primo anno che si aderisce per poi passare al 50%?

        – per quanti anni ne posso fruire? 5 anni o solo fino al 2020 (se non viene promulgata una nuova direttiva in merito)?

        grazie ancora per il suo preziosissimo forum e l’aiuto a chiarire i molti dubbi degli expat. saluti

        1. Il beneficio fiscale è del 50% e viene determinato dall’anno in cui si acquisisce la residenza fiscale in Italia più altri quattro periodi d’imposta.
          L’articolo 16 del D.Lgs. 14/9/2015 n. 147 è una norma strutturale e non transitoria.
          Saluti.
          Luigi Rodella

  28. Gentile Rag. Rodella,

    Grazie per l’interessante spunto di riflessione. È da tempo che cerco delucidazioni sulla mia situazione e sarebbe ottimo avere la sua opinione:

    – A luglio 2015 ho conseguito la laurea triennale in Italia
    – A settembre 2015 mi sono trasferito in Spagna per un Master
    – A Settembre 2016 mi sono trasferito in UK per lavoro, dove sono attualmente residente (con iscrizione AIRE da subito)

    Stavo valutando se rientrare in Italia, qualora avessi accesso ai benefici fiscali del programma da Lei menzionato. Secondo la Sua esperienza, avrei tutti i requisiti necessari? In caso, da quando potrei usufruire dei benefici?
    Pensavo che il programma fosse limitato alle persone rientrate in Italia entro i primi mesi del 2017.

    Grazie in anticipo della disponibilità
    Lorenzo

    1. Buonasera,

      credo che lei abbia diritto all’agevolazione riconosciuta agli impatriati in base all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015.
      Il fatto di aver svolto nei 24 mesi precedenti attività di studio e di lavoro, non osta con i requisiti previsti dalla norma; infatti la circolare 17/E del 2017, al punto 3.2 della parte II, precisa:
      “Attività di lavoro o di studio all’estero. Il requisito sub b), richiede di aver svolto fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più una attività di lavoro post laurea o di studio in analogia a quanto previsto dalla legge n. 238 del 2010. Tornano applicabili, pertanto, i chiarimenti resi con la circolare n. 14 del 2012 i quali, per individuare il periodo minimo necessario di permanenza all’estero, richiamano il concetto di anno secondo il calendario comune, inteso come periodo decorrente da un qualsiasi giorno dell’anno e fino al giorno antecedente dell’anno successivo. Ad esempio, un soggetto che ha svolto all’estero l’attività di lavoro dal 20 gennaio 2015 integra alla data del 19 gennaio 2017 il biennio richiesto come periodo minimo dalla legge. Il requisito dello svolgimento dell’attività di lavoro o studio all’estero in modo continuativo negli ultimi ventiquattro mesi, non deve necessariamente far riferimento all’attività svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro, essendo sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali attività all’estero per un periodo minimo ed ininterrotto di almeno ventiquattro mesi. Infine, relativamente all’attività di studio, tale requisito è soddisfatto a condizione che il soggetto consegua la laurea o altro titolo accademico post lauream aventi la durata di almeno due anni accademici.”
      Saluti.
      Luigi Rodella

  29. Salve,
    Sono residente all’estero dal 2010, quando mi sono sicritto per un master MBA.
    Laureato nel 2014. Iscrizione all’AIRE ufficializzata il 30 giugno 2014.
    Lavoro come Manager Director di una societa’ estera dal 2012 all’estero, nello stesso paese.

    Mi e’ stato offerto un lavoro dipendente in Italia, da azienda italiana, da cominciare immediatamente.

    Posso usufruire dei benefici?
    Grazie.

  30. Buonasera,
    se si applica nei suoi confronti l’articolo 16 comma 1 del D.Lgs 147/2015, vengono richiesti 5 anni di residenza fiscale all’estero. Lei questo requisito lo perfeziona il 1/1/2019. (periodo di riferimento 2014 – 2015 – 2016 – 2017 – 2018).
    Mentre potrebbe optare per l’applicazione del comma 2 del citato decreto che disciplina l’impatrio dei laureati. Qui i requisiti ante rimpatrio, di lavoro svolto all’estero sono 24 mesi.
    Potrebbe fruire dei benefici fiscali, dal momento in cui acquisisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi d’imposta successivi.
    Saluti.
    Luigi Rodella

    1. Dott. Rodella,
      Grazie per la sua cortese risposta.

      L’importo del beneficio e’ lo stesso?

      Cordialmente,
      Emiliano

        1. Dott. Rodella,
          Buongiorno.

          Fine Marzo mi son trasferito in Italia e sono stato assunto per soli 4 giorni, poi licenziato per mancato superamento del period di prova.

          Ad Aprile ho trovato un secondo lavoro fino a due settimane fa, e poi di nuovo licenziato per mancato superamento del periodo di prova.

          Sono ormai completamente deluso dal mercato del lavoro in Italia e sto pensando seriamente di tornare all’Estero.

          Ovviamente tale decisione deve essere ponderata per le conseguenze dell’aver usufruito dei benefici fiscali articolo 16 comma 2 del D.Lgs 147/2015.

          Vorrei chiederle:

          1. Il mio nuovo datore di lavoro sara’ all’estero (probabilmente UK) con ampi periodi di lavoro in Italia. Contratto UK, residenza di fatto UK (la mia famiglia sara’ li basata). Il decreto legge parla di mantenere la residenza in Italia per almeno 2 anni. Residenza fiscale o effettiva? Potrei mantenere le due residenze?

          2. In caso di mancata conseguimento dei due anni in Italia, si parla di A. comunicazione immediata (ma a chi?) B. Restituzione del beneficio C. pagamento penale D. ed interessi. Come quantificare tutto cio? Agiungo che la mancanza di lavoro e’ stata dovuta dal datore di lavoro e non mia. Ho lavorato in Italia meno di 3 mesi in totale.

          La ringrazio per la Sua cortese attenzione.
          Cordialmente.

          1. Buonasera,
            La prassi precisa “Il beneficiario decade, quindi, dall’agevolazione se trasferisce la propria residenza fuori dall’Italia prima che siano trascorsi due anni dal suo trasferimento nel territorio dello Stato”. Per residenza si intenda residenza fiscale, come successivamente spiegato con un esempio nella citata circolare 17/E – 2017.

            La prassi evidenzia inoltre “In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle sanzioni ed interessi”. Io credo che l’interessato possa regolarizzare la sua posizione prima dell’accertamento.
            In merito al fatto di chi quantifichi il beneficio fruito, le rammento che i due datori di lavoro presso i quali lei ha lavorato, entro dodici giorni dalla cessazione avvenuta nel 2018, le devono fornire la CU (Certificazione Unica), relativa agli emolumenti erogati; in questo documento si evidenzia l’imponibile soggetto e l’imponibile esente. Se l’accertamento avviene d’uffico sarà l’Uffico a determinare l’importo da restituire maggiorato di sanzioni e interessi; qualora dovesse farlo lei spontaneamente dovrebbe farsi i conteggi delle imposte + sanzioni + interessi.
            Saluti.
            Luigi Rodella

  31. Buonasera
    Dopo 10 anni di lavoro in Italia sono venuto a lavorare in Spagna nel 2007. Nell’ipotesi di rientrare in Italia quest’anno o all’inizio del 2019, avrei diritto alle agevolazioni fiscali? in che misura percentuale? Grazie

    1. Buonasera,
      la sua richiesta è abbastanza generica: per cui cerco di risponderle facendo alcune ipotesi.
      1. Ipotizzo che lei dal 2007 sia residente fiscale in Spagna.
      2. Ipotizzo inoltre che decida di rientrare in Italia in base al comma 1 dell’articolo 16 Dlgs 147/2015 (maestranze con ruoli manageriali/qualificate/specializzate).
      In base a tali premesse, se acquisisce la residenza fiscale in Italia dall’anno 2018 e viene assunto con una qualifica prevista dalla legge, già dal presente anno può fruire dell’agevolazione fiscale che consiste in una riduzione del 50% delle imposte dovute in Italia. La durata del beneficio decorre dall’anno in cui diventa residente fiscale in Italia (2018) e per i quattro periodi d’imposta successivi (2019 – 2020 – 2021 – 2022).
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  32. Buongiorno dott. Rodella,
    Sono un dirigente della sede Messicana di una azienda italiana, espatriato, iscritto al AIRE dal 2004. Sono in procinto di rientrare in Italia e vorrei sapere se potro’ usufruire delle agevolazioni d’imposta del 50% previste dalla legge e per quanti anni.
    Un saluto. Grazie.

    1. Buonasera,
      io credo che lei possa usufruire delle agevolazioni previste per gli “impatriati”.
      Il beneficio decorre dal periodo d’imposta nel quale si diventa residenti fiscali in Italia, nonché per i quattro periodi successivi.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  33. Gentile Dott. Rodella,

    Avrei bisogno, se possibile, di un suo chiarimento. Il 1/03/2016 sono stato espatriato per due anni in UK per conto di una societa’ italiana. Ho cambiato la residenza fiscale e mi sono iscritto all’AIRE. Il 28/02/2018 sono rientrato in Italia e debitamente informato AIRE e mio comune di residenza. Tra due anni e e 2 mesi (Maggio 2020) molto probabilmente verro’ nuovamente espatriato per altri due anni sempre in EU.
    Posso aderire a questa agevolazione fiscale (immagino che avra’ validita’ sulla dichiarazione dei redditi 2019)? Infatti, da quello che ho capito rientrerei come cervello in fuga e starei almeno due anni fisicamente e fiscalmente in Italia.
    Grazie

  34. Buonasera,
    Lei rientrererbbe in Italia in base al comma 2 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015.
    Se nel 2018 acquisisce la residenza fiscale in Italia, potrà beneficiare delle agevolazioni fiscali già da quest’anno.
    Decade dal beneficio se sposta la residenza prima dei due anni dal rientro.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  35. Buongiorno,

    Potrebbe cortesemente chiarire se le agevolazioni discusse nell’articolo sono applicabili anche a chi rientra in Italia nel 2018?

    Sono laureato, residente in UK dal 2014 (iscritto AIRE) e lavoratorr dipendente in UK. Avrei la possibilità di rientrare spostando la residenza in Italia ma leggo informazioni contrastanti: per esempio, con il provvedimento del 31 marzo 2017, n. 64188, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i lavoratori impatriati possono optare per il regime fiscale agevolativo fino al 2 maggio 2017, in modo irrevocabile. Significa che oltre il 2/5/17 non è più possibile richiedere queste agevolazioni?

    Grazie
    Cordiali saluti
    Mario

    1. Buonasera,

      l’opzione poteva essere esercitata entro il 2/5/2017 nei confronti di quei lavoratori CONTROESODATI rientrati in Italia sino al 31/12/2015, in base alla legge 238/2010. Veniva offerta la possibilità di utilizzare la normativa prevista dall’articolo dall’articolo 16 comma 4 del D.Lgs. n. 147/2015, che consisteva di fruire dei benefici quinquennali in luogo del trattamento previsto dalla legge 238/2010 scadente il 31/12/2017. (Ovviamente si doveva conguagliare quanto già percepito in precedenza, con le nuove misure).
      Sicuramente dal 1/1/2018 non è più possibile utilizzare la vecchia normativa sui CONTROESODATI.
      Le misure attualmetnte in vigore, ormai a regime sono:

      • RIENTRO DEI RICERCATORI E DOCENTI (art. 44 D.L. 78/2010)
      • IMPATRIATI (comma 1 e 2 dell’articolo 16 D.Lgs. 147/20105)

      Questo in estrema sintesi; la rimanderei al mio testo sicuramente più esaustivo.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  36. Buongiorno,
    innanzitutto tantissimi complimenti per il suo blog.
    Le chiedo gentilmente un chiarimento riguardo la mia situazione. Sono laureato, vivo e lavoro in Germania da Dicembre 2011 e sono registrato all’AIRE da Marzo 2013.
    A partire da Giugno 2018 mi trasferiro´in Italia e pur rimanendo all’ interno della stessa multinazionale verro’ assunto dalla filiale italiana.
    Nei primi mesi subito dopo il trasferimento, l’azienda mi offrira´ un soggiorno pagato presso un residence (immagino sia difficile far risultare la propria residenza presso un residence).
    – Quale e´la procedura (domanda da compilare) per aderire alle condizioni di regime agevolato rivolte agli “impatriati”?
    – Mi pare di aver capito che il cambio di residenza debba essere fatto entro i primi tre mesi dalla stipula del nuovo contratto in Italia. Supponiamo che il cambio di residenza avvenga alla scadenza dei suddeti mesi, nelle prime tre buste paga non si godrebbe dei benefici fiscali?

    Grazie e cordiali saluti,
    Francesco

    1. Buongiorno,
      la ringrazio per i complimenti.
      Immagino che lei rientri in Italia in base alla normativa contenuta nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 (Manager in possesso di elevata qualificazione e/o specializzazione).
      In questa ipotesi sono richiesti alcuni requisiti:
      – Non essere stati residenti in Italia nei 5 anni precedenti l’impatrio (Requisiti da lei perfezionato).
      – Assumere la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 comma 2 del Tuir. La residenza fiscale deve essere stabile, per cui credo difficile iscriversi in un ufficio anagrafico di un comune italiano con domicilio in un residence.
      – Essere assunto da impresa italiana anche appartenente al Gruppo presso il quale operava. In tale ipotesi è ammesso anche il distacco infragruppo. (Requisito da lei realizzato).
      – Impegnarsi a rimanere in Italia per almeno due periodi d’imposta.

      Per essere assunto deve presentare richiesta resa ai sensi del D.P.R. 28/12/2000 n. 445, contenente tutti gli elementi previsti da questa normativa. In sintesi, la bozza è contenuta nella prassi di riferimento.

      Il requisito temporale dei tre mesi da lei ricordato, non riguarda questa ipotesi, bensì la precedente legge 238/2010. Nel nostro caso invece, lei beneficia dell’agevolazione fiscale dal periodo d’imposta in cui diviene residente fiscale in Italia; potrebbe, forse, utilizzare il beneficio dal 2018.

      La rimanderei alla lettura del mio testo, per avere un visione più ampia della complessa tematica.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  37. Buongiorno Avvocato,
    avrei bisogno di un supporto per una situazione non chiarissima.

    Mia moglie ha lavorato per svariati anni a Vienna (assunta da banca locale) e nel settembre del 2015 la stessa l’ha mandata in Italia come Expat.

    Ora, la banca Italiana l’ha (ri)assunta a Milano, e mi chiedevo se potesse usufruire delle agevolazioni fiscali ex art 16.
    Da neofita, compilando il modulo delle Risorse Umane, la situazione è a mio avviso un po’ dubbiosa in quanto, per le due fattispecie:
    • A) Effettivamente lei è stata residente in Italia negli ultimi 2 anni ma appunto era assunta da società straniera.
    ALTERNATIVAMENTE
    • B) È in possesso di laurea, ma ha svolto negli ultimi 24 mesi lavoro dipendente in’ Italia, seppur mandata da azienda straniera.

    Grazie mille per il prezioso aiuto per capire quale delle due fattispiecie riguarda.
    Simone

    1. Buongiorno,

      io concordo con i suoi dubbi.

      La normativa che riguarda il rimpatrio dei laureati, oggi è disciplinata dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Un requisito essenziale per poter fruire del beneficio è: “…… in possesso di laurea hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente….. fuori dall’Italia, negli ultimi 24 mesi…..”
      Nel nostro caso sua moglie negli ultimi 24 mesi era residente in Italia e lavorava in Italia, seppur dipendente da un datore di lavoro straniero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

    2. Buongiorno,

      concordo con i suoi dubbi.

      La normativa che riguarda il rimpatrio dei laureati, oggi è disciplinata dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Un requisito essenziale per poter fruire del beneficio è: “…… in possesso di laurea hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente….. fuori dall’Italia, negli ultimi 24 mesi…..”
      Nel nostro caso sua moglie negli ultimi 24 mesi era residente in Italia e lavorava in Italia, seppur dipendente da un datore di lavoro straniero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  38. Gentile Rag. Rodella,

    Innanzitutto grazie mille per il suo articolo e per la sua disponibilità.
    Per non disturbarla ho controllato tutti i commenti precedenti ma non ho trovato nessuna situazione analoga alla mia.
    Ho 25 anni, ho conseguito una laurea triennale in Italia (senza mai aver lavorato prima e vivendo sempre con i miei genitori) ed ho appena terminato un master di un’università francese con diversi campus in Europa. Negli ultimi due anni ho vissuto e studiato continuativamente all’estero in Inghilterra, Spagna e Francia, svolgendo inoltre uno stage in Inghilterra nell’estate del 2017, senza mai essermi iscritto all’ Aire.
    Il titolo del master sarà comunque formalmente riconosciuto presso un’università francese.
    Adesso, terminato il master, sto valutando se rientrare in Italia o meno per lavoro e mi chiedevo se potessi usufruire degli sgravi fiscali previsti dalla legge.

    Grazie mille in anticipo per la disponibilità.

    Un saluto,

    Stefano

    1. Buongiorno,
      in merito ai requisiti previsti dal comma 2 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, ho già in precedenza espresso la mia perplessità in almeno due risposte (Marco 22 febbraio e Andrea 16 febbraio).
      Oltre a quanto già detto, vorrei ulteriormente considerare che il D.M. 26/5/2016 ritiene che i destinatari delle agevolazioni sono: “a) i cittadini dell’E.U. in possesso di un titolo di laurea che hanno svolto continuativamente una attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzzaizone post lauream”. In merito all’ambito temporale, la prassi ha sempre chiarito che quando ci si riferisce a 24 mesi non si deve fare riferimento al concetto di anno fiscale ma ad un periodo anche a cavaliere di due anni civili.
      Inoltre, la circolare 17/E _ 2017, al punto 3.2 (parte II) precisa che “il comma 2 dell’articolo 16 per quanto riguarda…… il periodo di permanenza all’estero …… si pone in continuità con la legge 238/2010…..”. In merito al presupposto di “porsi in continuità” la precedente circolare 14/E del 2012 (che disciplinava appunto la legge 238/2010), aveva chirito che l’iscrizione all’Aire non fosse speficatamente indispensabile qualora il soggetto potesse dimostrare l’effettivo periodo di studio svolto all’estero. Conclude evidenziando: “Pertanto la condizione dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente si considera soddisfatta anche per coloro che, pur lavorando o studiando all’estero, non si sono mai iscritti all’Aire”. E’ importante che trasferiscano il domicilio (inteso quello definito nell’articolo 43 del c.c.).

      Per queste ragioni, a titolo strettamente personale, direi che lei ne abbia diritto, pur non essendosi mai iscritto all’Aire. Credo però sia importante provare la continuità del periodo formativo svolto all’estero (24 mesi continuativi). Consiglio in ogni caso di acquisire un parere da parte delle Istituzioni competenti.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  39. Gentilissimo Dr Rondella

    Innanzitutto grazie mille per il suo articolo e per la sua disponibilità.

    le illustro il mio caso.

    Sono laureato in Italia e mi sono trasferito per lavoro in Svizzera nel Settembre 2014.

    Da Settembre 2014 sono regolarmente iscritto al AIRE.

    Ho la possibilita’ di rientrare in Italia a Maggio 2018 con regolare contratto di lavoro, spostando conseguentemente le mia residenza dalla Svizzera in Italia nuovamente.

    In Svizzera, riassumendo, sono stato lavoratore e residente per parte del 2014 (da settembre a dicembre), tutto il 2015, tutto il 2016 e tutto il 2017, e ovviamente per parte del 2018 (da Gennaio a Maggio).

    Secondo il suo parere potrei beneficiare delle agevolazioni fiscali?

    Grazie in anticipo per la sua risposta

    Cordiali saluti
    Nicola

    1. Buonasera,
      io credo ne abbia diritto; infatti la normativa prevede che i destinatari del beneficio fiscale previsto dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015: “siano in possesso di un titolo di laurea e abbiano svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente,……. fuori dall’Italia nei 24 mesi o più…..” Quindi probabilmente già dal presente anno potrà fruire dei benefici.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  40. Buongiorno Dr. Rondella,

    Sono appena rientrata in Italia dopo quasi 4 anni in Irlanda. Ho lavorato lì quasi ininterrottamente per tutto il periodo e sono iscritta all’AIRE da febbraio 2016. Preciso che sono in possesso di una laurea magistrale e lavoro nell’ambito della consulenza farmaceutica. Non ho ancora cambiato residenza solo per mancanza di tempo ma ho iniziato il nuovo lavoro in Italia questa settimana.

    Crede che potrei usufruire degli sgravi fiscali? ho chiesto al mio datore di lavoro ma vorrei anche reperire io delle informazioni.
    Grazie mille in anticipo,
    Paola

    1. Buongiorno,

      lei potrà beneficiare degli sgravi fiscali previsti dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, se:
      – E’ laureata.
      – Ha svolto continuativamente attività di lavoro all’estero per almeno 24 mesi.
      – Si impegna a rimanere in Italia per 2 anni.

      Il beneficio verrà fruito dal periodo d’imposta in cui prenderà la residenza fiscale in Italia.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  41. Gentile Dr. Rondella,

    Nel 2015 mi sono trasferito dall’Italia a Singapore dove lavoro dal settembre dello atesso anno. Ora sto pianificando di rientrare in Italia durante il 2018.
    Sono in possesso di una Laurea, mi chiedo se potrò usufruire degli sgradi fiscali.

    Grazie mille

    1. Buongiorno,
      lei potrà beneficiare degli sgravi fiscali previsti dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, se:
      – E’ laureato.
      – Ha svolto continuativamente attività di lavoro all’estero per almeno 24 mesi.
      – Si impegna a rimanere in Italia per 2 anni.
      Il beneficio verrà fruito dal periodo d’imposta in cui prenderà la residenza fiscale in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  42. Buongiorno,

    Sono un cittadino ExtraUe ed ho preso la residenza in italia a gennaio di quest’anno, nonostante lavoro in Italia dal 2015. Ho terminato i studi all’estero ed ho anche lavorato per 2 anni all’estero, dopo di che mi son trasferito in italia dove ho fatto 2 anni di lavoro dipendete con un contratto determinato di 1+1 e da ottobre 2017 con contratto indeterminato. (lavoro come revisore contabile)

    Secondo lei posso si può applicare l’agevolazione fiscale.

    La ringrazio.

    1. Buonasera,
      Se lei è cittadino di una Stato Extra UE, privo di accordo con l’Italia contro le doppie imposizioni, o un accordo sullo scambio di informazioni fiscali, LEI NON HA DIRITTO AI BENEFICI FISCALI. (In merito all’individuazione dei Paesi credo si debba fare riferimento all’elenco posto in calce all’articolo 2 del Tuir). Tutto ciò premesso, qualora venisse meno questo elemento ostativo, lei potrà beneficiare degli sgravi fiscali previsti dall’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, se:
      – E’ laureato.
      – Ha svolto continuativamente attività di lavoro all’estero negli ultimi 24 mesi. (Forse le manca anche questo requisito)
      – Si impegna a rimanere in Italia per 2 anni.
      Il beneficio verrà fruito dal periodo d’imposta in cui prenderà la residenza fiscale in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  43. Buonasera dott Rodella.

    Le illustro brevemente il mio caso.
    Ho una laurea magistrale conseguita in Italia nel 2012.
    Sono stato residente e lavoratore in Italia fino al 2015.
    Da giugno 2015 a novembre 2017 sono stato residente e lavoratore dipendente all’estero (più di 24 mesi, prima Uk, poi Malta) – iscritto all’Aire a novembre 2015.
    Sono “controesodato”, assunto come manager e residente in Italia, sempre da novembre 2017.
    Ho diritto a rientrare tra i rimpatriati ai sensi della D.Lgs. 147/2015 articolo 16 comma? Il periodo d’imposta per le detrazioni sarebbe 2017/2021, con detrazione del 50%?
    In tal caso la richiesta va fatta direttamente al datore di lavoro?
    Mi pare di capire che la detrazione e valida solo per redditi da lavoro dipendente e non da redditi da partecipazioni (quadro h modello unico) e rendite finanziarie.

    Dal suo utilissimo articolo propenderei per la risposta affermativa, ma da alcuni commenti sottostanti mi sono sorti dei dubbi.

    La ringrazio,
    Cordiali saluti

    1. Buongiorno,
      non mi è molto chiara la sua esposizione.
      Lei non può essere un “controesodato” (legge 238/2010) in quanto tale norma poteva essere applicata solamente nei confronti dei laureati rientrati in Italia entro il 31/12/2015.
      Parimenti non poteva essere assunto come manager (articolo 16 comma 1 del D.Lgs 147/2015) in quanto avrebbe dovuto avere 5 periodi d’imposta all’estero prima del rientro in Italia. Per cui, devo desumere che nei suoi confronti si è applicato il comma 2 dell’articolo 16 del Dlgs. 147/2015 (rientro in Italia dei laureati).
      Tutto ciò premesso, lei non poteva diventare residente in Italia nel 2017, in quanto afferma di essere stato residente all’estero dal giugno 2015 a novembre 2017; da ciò ne deriva che il beneficio fiscale decorre dal periodo d’imposta in cui ha si acquisito la residenza fiscale in Italia (2018) e per 4 anni successivi (2018 – 2022).
      In merito all’agevolazione, riguarda il reddito di lavoro dipendente e di lavoro autonomo; si calcola limitatamente al 50% dell’ammontare di tali redditi.
      I redditi agevolabili devono essere determinati secondo le disposizioni previste dal Tuir per le singole categorie di reddito (art. 51 se derivanti da rapporto di lavoro dipendente, articolo 52 se si tratta di reddito assimilato al lavoro dipendente, articolo 54 se derivanti dall’esercizio di arte o professione e per i soggetti beneficiari della legge 238/2010, dall’articolo 55 se derivanti da attività di impresa).
      Mi pare che il suo caso si limiti all’articolo 51 del Tuir. Redditi da partecipazione e rendite finanziarie direi proprio di no.
      La richiesta deve essere fatta al datore di lavoro, in base alla falsariga contenuta nella circolare 17/E del 2017 (4.2.1).

      Saluti.

      Luigi Rodella

  44. Gent.mo Dott. Rodella,
    volevo sottoporle il mio caso.
    Sono stato residente da gennaio 2006 a maggio 2013 negli emirati arabi uniti, ed iscritto AIRE (con tutta la famiglia). Da giugno 2014 ad Agosto 2016 residente in Olanda, sempre iscritto AIRE (con tutta la famiglia).
    in questi anni ho sempre lavorato come dipendente per societa’ di Ingegneria ed Oil & Gas come tecnico ad alta specializzazione (Quality specialist / ispettore / Expediter).
    In Settembre 2016 sono rientrato in Italia portando quindi la residenza
    In Gennaio 2017, ho avviato in Italia la mia attivita’ come consulente per societa’ di Ingegneria e Oil & Gas.
    Su indicazione del mio commercialista ho aperto una S.a.s con mia moglie, io come socio accomandatario mentre mia moglie come socio accomandante.
    Sono iscritto al collegio dei periti, ma non esercito, avendo una S.a.s.
    Volevo quindi sapere se posso rientrare nelle agevolazioni fiscali (50%) a partire dal 2017.
    In attesa di un suo gradito riscontro.
    Cordiali Saluti
    Giancarlo

    1. Egregio signor Giancarlo,
      L’articolo 1 comma 150, lettera b) della legge di Bilancio 2017, ha inserito il comma 1 bis) all’articolo 16 del D.Lgs 147/2015, con il quale estende il beneficio ai lavoratori autonomi che trasferiscono la residenza fiscale dall’anno 2017. In base a quanto precisato, lei è residente fiscale in Italia dal 1/1/2017 e quindi ritengo ne abbia diritto dal 2017 e per i 4 anni successivi.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  45. Gent.mo Dott. Rodella,

    approfitto della sua disponibilità per esporre il mio semplice caso.
    Laureato in Italia nel 2012, ho lavorato in UK dal 2013 a fine 2015, quindi più di due anni. Il 7 gennaio 2016 sono stato assunto in Italia da altro datore di lavoro.
    Sono ancora in tempo per chiedere le agevolazioni fiscali, almeno per le annualità 2017 – 2020?

    La ringrazio,

    Roberto

    1. Preciso che ho spostato la residenza fiscale in UK quando lavoravo li, mentre l’ho riportata in Italia non appena assunto nel gennaio 2016.
      Cordiali saluti.
      Roberto

      1. Buongiorno signor Roberto,

        io avrei qualche dubbio, per cui sarebbe opportuno che lei sentisse anche l’Agenzia delle Entrate. I miei dubbi nascono dal fatto che lei oggi 2018 richiede un beneficio essendo già da due anni residente fiscale in Italia ed operando in questi due anni (2016 – 2017) alle dipendenze di un datore di lavoro italiano. La prassi (circ. 17/E del 2017 punto 3.2) ribadisce: …..abbiano svolto continuativamente attività di lavoro….. fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi……… Lei oggi (2018) negli ultimi 24 mesi ha svolto attività di lavoro dipendente in Italia dove era residente. Indubbiamente se avesso fatto la richiesta nel 2016 credo ne avesse diritto; oggi potrebbe forse presentare una domanda “ora per allora” , chiedendo i benefici retroattivi. Però non saprei……
        Saluti
        Luigi Rodella

  46. Mi sono laureata a Mendrisio (Svizzera) nel giugno 2017, dove ho abitato dal 2011, senza trasferire la mia residenza anagrafica, che è rimasta in Italia.
    Nel settembre 2017 sono stata assunta a tempo indeterminato in uno studio di architettura di Basilea e, di conseguenza, ho preso la residenza da tale data in tale città e mi sono iscritta all’AIRE.
    Se dovessi rientrare in Italia, cancellandomi dall’AIRE e riprendendo la residenza in Italia, da quale anno lo potrei fare per usufruire dei benefici fiscali di cui all’art. 16 D. Lgs. 145/2015?

    1. Buongiorno,
      lei può beneficiare degli sgravi fiscali previsti dal comma 2 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, nel periodo d’imposta in cui acquisisce la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir. L’agevolazione è prevista per l’anno in cui diventa residente in Italia ed i successivi quattro periodi d’imposta.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  47. Buongiorno,

    Sono un lavoratore spagnolo con contrato a tempo indeterminato da ottobre 2016 in Italia, prima lavoravo in Spagna per un anno e precedentemente avevo studiato una laurea magistrale equivalente sempre la.

    Se non sbaglio la residenza fiscale la avevo richiesto in 2016 però non entra in vigore fino a gennaio 2017.

    Posso richiedere con carattere retroattivo di aderire al regime agevolato per impatriati per il 2017 e 4 anni successivi? Posso farlo in dichiarazione dei redditi di quest’anno o dovrei fare domanda al datore di lavoro?

    Mi trovo molto confuso sul fatto della applicazione o no nel mio caso e di come procedere in caso positivo.

    Grazie tante

    Cordiali saluti

    1. Buonasera.
      In data 29/3/2018 (risposta fornita al signor Roberto) avevo già avuto dei dubbi, per cui ritenevo importante sentire anche il parere dell’Agenzia delle Entrate; nello specifico rilevavo che la la prassi (circ. 17/E del 2017 punto 3.2) ribadisce: …..abbiano svolto continuativamente attività di lavoro….. fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi……… Lei oggi (2018) negli ultimi 19 mesi ha svolto attività di lavoro dipendente in Italia dove era residente. Indubbiamente se avesso fatto la richiesta nel 2016 credo ne avesse diritto; oggi potrebbe forse presentare una domanda “ora per allora” , chiedendo i benefici retroattivi. Però non saprei……
      Saluti.
      Luigi Rodella

  48. Gent.mo Dott. Rodella,
    volevo sottoporle il mio caso.
    Sono stata residente da Dicembre 2012 ad Agosto 2014 a Dubai, ed iscritta AIRE. poi a da Settmbre 2014 ad Settembre 2016 sono stata residente in Olanda, sempre iscritta AIRE. In Olanda ho iniziato a lavorare per una societa’ no-profit (ente culturale) patrocinato dalla comunita’ europea.
    In Ottobre 2016 la mia societa’ mi ha assegnato un incarico in Italia (responsabile rapporti con i ministeri della cultura), con contratto italiano . Quindi da Ottobre 2016 ho riportato la mia residenza in Italia.

    Sono Laureata (laurea estera – non europea) e volevo chiederle se posso rientrare nelle agevolazioni fiscali per lavoratori o Laureati impatriati dal 2017.
    In attesa di un suo gradito riscontro.
    Cordiali Saluti
    Shadi

    1. Buongiorno signora Shadi,

      l’articolo 16 comma 2 del D.Lgs 147/2015, prevede per i laureati che rientrano in Italia la possibilità di fruizione di particolari benefici fiscali (determinazione base imponibile fiscale al 50%). Lei chiarisce che ha una laurea estera – non europea. A questo proposito vorrei evidenziare che i titoli di studio conseguiti all’estero non sono automaticamente riconosciuti in Italia, pertanto l’interessato deve chiedere la “dichiarazione di valore” alla competente autorità consolare (Vedi circ. 17/E 2017 punt 1.2 e 3.2 della parte II).
      Se lei ha lavorato da settembre 2014 a settembre 2016, avrebbe perfezionato il requisito temporale (25 mesi) di lavoro all’estero.
      Tutto ciò premesso, dovrebbe avere diritto al beneficio fiscale dal periodo d’imposta nel quale diviene residente fiscale in Italia (2017) e per i 4 periodi successivi.
      Credo che già dal 1 gennaio 2017 (considerando il fatto che è stata assunta ad ottobre 2016) lei dovrebbe avere fruito del beneficio fiscale. Però lei non dice se il suo datore ha già applicato questo beneficio.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Gent.mo Dott. Rodella,
        la ringrazio per il chiarimento molto utile.
        il mio datore di lavoro e’ rimasto sempre lo stesso dal 2014.
        Nel 2016 mi sono trasferita in italia ma il mio datore di lavore non e’ cambiato, il ricevo il mio stipendio dall’Olanda (come dipendente).
        Nel 2016 il mio datore non ha applicato questa legge, in quanto essendo Olandese, non applica la legge italiana.
        vorrei precisare che ho inziato a lavorare in Olanda dal 01 Nov.2014 e ho ripreso la residenza italiana il 01 ottobre 2016.
        Nel periodo precedente il 2014 ho lavorato negli UAE dal 2000 al 2013
        Come mi consiglia di procedere?
        Grazie ancora per il supporto.
        Cordiali Saluti.
        Shady

  49. Sto per richiedere l’agevolazione dedicata ai cosiddetti impatriati . Sapreste dirmi se esiste una modulistica da compilare cui far riferimento o se è sufficiente presentare una domanda in carta libera al datore di lavoro per l’applicazione del beneficio?

    Grazie in anticipo
    Alessio

    1. Buonasera signor Alessio,
      la circolare 17/E del 23/5/2017 al punto 4.2.1 fornisce la bozza da presentare al datore di lavoro, che deve essere presentata ai sensi del D.P.R. 445 DEL 28/12/2000 (Autocertificazione)

      La richiesta deve contenere:

      – le generalità (nome, cognome e data di nascita);
      – codice fiscale;
      – l’indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro dipendente);
      – la dichiarazione di possedere i requisiti previsti dai regimi agevolativi di cui si chiede l’applicazione;
      – l’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
      – l’impegno a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza prima del decorso del periodo minimo previsto dalla norma della quale si chiede la fruizione;
      – la dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 del d. l. n. 78 del 2010, dalla legge n. 238 del 2010, dall’articolo 16 del d.lgs. n. 147 del 2015 (divieto di cumulo ai sensi dell’articolo 2 del decreto attuativo) e dall’articolo 24-bis del TUIR (divieto di cumulo si sensi dell’articolo 1, comma 154, della Legge di bilancio 2017).
      Il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione, mediante applicazione delle ritenute sull’imponibile ridotto alla percentuale di reddito tassabile prevista dal regime agevolativo per il quale il lavoratore ha presentato la richiesta scritta, al quale saranno commisurate le relative detrazioni. La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato).
      Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l’agevolazione, il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta.

  50. Buongiorno,

    Laureato in ingegneria gestionale laura magistrale a marzo 2014 mi sono subito trasferito a Londra dove ho spostato la mia residenza fiscale da allora (quindi da Marzo 2014)

    Nel momento in cui io ora tornassi in Italia a lavorare avrei diritto a sgravo fiscale ?

    Grazie,
    Alberto

    1. Buonasera signor Alberto,

      Occorre comprendere cosa ha fatto in U.K. da marzo 2014 ad oggi.
      Per fruire dei benefici in base alll’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 occorre:
      • essere stati residenti all’estero 5 periodi d’imposta precedenti l’impatrio (requisito che lei non ha);
      • trasferire la residenza fiscale in Italia;
      • impegnarsi a rimanere in Italia per 2 anni;
      • prestare attività lavorativa in Italia per più di 183 giorni all’anno.

      Per fruire dei benefici in base alll’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 occorre:
      • essere laureato;
      • aver svolto all’estero attività di lavoro o di studio durante i 24 mesi precedenti l’impatrio;
      • trasferire la residenza fiscale in Italia;
      • impegnarsi a rimanere in Italia almeno 2 anni.

      Tutto ciò premesso sicuramente nei suoi confronti non si può applicare il comma 1 (lo si potrà fare dal periodo d’imposta 2019); mentre non posso sapere se si può applicare il comma 2, non conoscendo cosa ha fatto a Londra negli ultimi 24 mesi.

      Saluti.

      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la sua risposta e mi scusi per non essere stato sufficientemente esaustivo nel fornire informazioni. Ecco la mia storia riassunta:

        – Laurea 5 anni completata in Italia: 03/2015
        – Da 03/2015 ho lavorato come dipendente presso societa’ di consulenza fino ad oggi ( 3 anni )
        – Iscritto all’AIRE da 08/2015

        Quindi mi sembra di capire che non si possa applicare il comma 1, bensi’ il comma 2, corretto ?

        In tal caso – cosa devo fare per avviare la richiesta ?

        La ringrazio in anticipo
        Alberto

        1. Buonasera,
          si, per lei si applica il comma 2.
          Ipotizzando che lei acquisisca la residenza fiscale in Italia già nel 2018, potrà fruire dei benefici fiscali per il 2018 e per i 4 anni d’imposta successivi.
          Dovrà fare una richiesta da presentare al datore di lavoro, redatta ai sensi del D.P.R. 445 del 28/12/2000 (Autocertificazione)
          La richiesta deve contenere:
          – le generalità (nome, cognome e data di nascita);
          – codice fiscale;
          – l’indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro dipendente);
          – la dichiarazione di possedere i requisiti previsti dai regimi agevolativi di cui si chiede l’applicazione;
          – l’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
          – l’impegno a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza prima del decorso del periodo minimo previsto dalla norma della quale si chiede la fruizione;
          – la dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 del d. l. n. 78 del 2010, dalla legge n. 238 del 2010, dall’articolo 16 del d.lgs. n. 147 del 2015 (divieto di cumulo ai sensi dell’articolo 2 del decreto attuativo) e dall’articolo 24-bis del TUIR (divieto di cumulo si sensi dell’articolo 1, comma 154, della Legge di bilancio 2017).
          Il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione, mediante applicazione delle ritenute sull’imponibile ridotto alla percentuale di reddito tassabile prevista dal regime agevolativo per il quale il lavoratore ha presentato la richiesta scritta, al quale saranno commisurate le relative detrazioni. La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato).
          Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l’agevolazione, il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta.
          Saluti.
          Luigi Rodella

  51. Buongiorno, vorrei sottoporle il mio caso. Vorrei richiedere l’agevolazione in base alla normativa contenuta nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 (Manager in possesso di elevata qualificazione e/o specializzazione).
    – ho lavorato 7 anni in Cina in 2 diversi gruppi con stessa modalità: contratto italiano con società capogruppo e contratto con società del gruppo in Cina. Stipendi versati sia in Italia che in Cina e tasse pagate in Cina sul lordo complessivo ( Ita + Cina)
    – Aire dal marzo 2010
    – Rientro in luglio 2018 in Italia assunto in un differente Gruppo italiano con sede di lavoro in Italia in ruolo dirigenziale.
    Posso accedere all’agevolazione?

    Grazie
    Saluti.

  52. Buonasera,
    io credo che sulla base di tutte le precisazioni fornite, lei abbia diritto a fruire dell’agevolazione fiscale prevista dall’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015. Vorrei precisare che se dal 1/7/2018 acquisisce la residenza fiscale in Italia il beneficio potrà essere applicato immediatamente dal 2018 e per i 4 successivi periodi d’imposta; parimenti se la residenza fiscale in Italia la prende nel corso del mese di luglio o dopo, non potendo essere residente per la maggior parte del periodo d’imposta (2018), il beneficio dovrà essere differito e fruito per gli anni 2019 – 2020 – 2021 – 2022 – 2023.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  53. Salve,

    Ho un dubbio riguardante i requisiti per accedere al D.Lgs. 147/2015 art 16 comma 2. In particolare, in relazione al trasferimento della residenza fiscale in Italia ad i sensi dell’articolo 2 del TUIR.

    Ho lavorato e vissuto in Olanda come dipendente per circa 4 anni (a tempo pieno) e sono rientrato in Italia (con assunzione full time e a tempo indeterminato) da Marzo 2018. In entrambi i casi, quando ho lasciato l’Italia 4 anni fa, e adesso che sono rientrato non ho fatto alcuna segnalazione o richiesta di cancellazione al registro dell’anagrafe della popolazione italiana (pensavo non fosse necessario). In aggiunta, essendo un lavoratore dipendente non ho mai fatto alcune dichiarazione dei redditi in Olanda ed in Italia.

    Posso secondo lei richiedere l’agevolazione?
    In caso di risposta positiva, come posso evitare un accertamento dell’agenzia dell’entrate? Crede possano bastare copia del contratto di lavoro e copia del contratto di affitto?

    Grazie
    Saluti,
    Luca

    1. Buongiorno,
      in relazione a quanto esposto, lei, per tutti i precedenti quattro periodi d’imposta è rimasto residente fiscale in Italia e per questo motivo avrebbe dovuto corrispondere le imposte anche sui redditi prodotti in Olanda. Se lo avesse fatto, avrebbe avuto diritto ad un credito d’imposta per le imposte corrisposte all’estero. Oggi in caso di accertamento non potrebbe più fruire del credito derivante dalla tassazione concorrente ( art. 165.8 Tuir), dovrebbe invece corrispondere le imposte non versate oltre alle sanzioni, eccetera.
      Questo è il vero problema reale, che potrebbe probabilmente emergere di fronte al beneficio derivante dall’agevolazione fiscale ex art. 16 comma 2 del D.Lgs 147/2015 (agevolazione probabilmente dovuta).
      Saluti.
      Luigi Rodella

  54. Buongiorno

    sottopongo il mio caso
    – laureato in Italia marzo 2012
    – inizio lavoro presso società italiana all’estero (Londra) Febbraio 2013 – contratto italiano
    – sottoscrizione contratto inglese presso la stessa società Settembre 2013
    – iscrizione all’AIRE Luglio 2014
    – rientro in Italia previsto per giugno 2018

    in questo caso si rientra nelle agevolazioni al 50%

    grazie in anticipo
    Carlo

  55. Buonasera,
    nella sua esposizione non si riesce a capire se ha 5 anni di residenza fiscale estera (ammesso che la decorrenza sia 1/7/2014 con rientro 30/6/2018, forse mancherebbe qualche giorno). Per cui il dubbio permane se applica l’articolo 16 comma 1 del D.Lgs 147/2015, mentre se applica il comma 2 direi di si (se ci sono tutti gli altri requisiti di legge) .
    Saluti.
    Luigi Rodella

  56. Rodella.

    Gentile dott. Rodella. Le spiego brevemente la mia situazione e le faccio una domanda. Le premetto che non mi sono mai iscritto all’AIRE.

    Permanenza Estero
    Gennaio 2012 – lascio l’Italia.
    Ottobre 2012 – Luglio 2013 Master universitario a Madrid
    Ottobre 2013 – Maggio 2017 Ho lavorato e vissuto a Bruxelles per le istituzioni europee (lavoro dipendente) e dal Giugno 2014 sono stato iscritto alle anagrafi della popolazione residente in Belgio
    5 Giugno 2017 Trasferimento a Roma e inizio lavoro dipendente in Italia

    Situazione tributaria
    2013 Dichiarazione redditi in Italia (cospicua borsa di studio)
    2014 Dichiarazione redditi solo in Belgio (lavoro dipendente, contratto di diritto belga, tassato in Belgio)
    2015 e 2016 Dichiarazione dei redditi solo in Belgio (lavoro dipendente, istituzioni europee, totalmente esonerato da qualsiasi tassazione sulle persone fisiche di qualsiasi stato membro)

    Ho ogni sorta di prova della mia permanenza all’estero: contratto di lavoro, utenze, contratto d’affitto, dichiarazioni redditi 2014, 2015 e 2016. Certificazione dell’agenzia entrate belga che conferma il mio essere tassato li. Registrazione popolazione residente in Belgio.

    Ho tutti i requisiti previsti del comma 2 art.16. Nonché tutti i requisiti elencati dall’agenzia delle entrate nella circolare 17/2017 quando discute proprio il comma 2.
    Ciononostante, NON ho diritto al beneficio in quanto mai cancellatomi dai registri della popolazione residente (cioè mai iscritto all’AIRE).

    Vorrei un suo parere relativo alla situazione dei soggetti ex 238/2010, rientrati in Italia prima del 31 Dicembre 2015 ai quali è stato concesso di accedere su opzione alle 147/2015. Nella circolare 17/2017 l’agenzia chiarisce che non è richiesto nessun requisito ulteriore. Il che lascia dedurre che a costoro non sia richiesta l’iscrizione all’AIRE per esercitare l’opzione sul nuovo regime.

    La domanda è dunque: come è possibile che un soggetto rientrato in Italia prima del 31 Dicembre 2015 può beneficiare per altri 5 anni al 50% di sconto fiscale SU OPZIONE, proprio ai sensi dell’Art. 16 della 147/2015, pur senza essere iscritto all’AIRE? Non crea, questa forma di collegamento tra i due regimi, una palese ingiustizia nei confronti di chi, come me, pur avendo tutti i requisiti della 238/2010 (nonché del comma 2 art-16 147/2015) non può accedere al medesimo beneficio soltanto perché rientrato dopo il 31 dicembre 2015?

    Ho secondo lei titolo a chiedere un rimborso sulle imposte già versate nel 2017 e, eventualmente, iniziare un contenzioso?

    1. Buonasera,
      anch’io, nelle mie precedenti risposte, ho espresso dei dubbi per quanto riguarda il requisito dell’iscrizione all’Aire, nei confronti degli impatriati laureati (ex comma 2 art. 16).
      Vorrei esporle alcune considerazioni:
      • Il D.Lgs 147/2015 (comma 2 dell’articolo 16) si riferisce specificamente ai soggetti destinatari della legge 238/2010, in quanto tale norma, come oggi sappiamo, era in via di estinzione per diverse ragioni, ed in qualche modo si voleva dare continuità.
      • Il decreto attuativo al D.Lgs. 147/2015 (DM 26/5/2016), al comma 2 definisce la portata del comma 2 dell’articolo 16: “i cittadini dell’Unione europea, in possesso di laurea che hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più”. La circolare 17/E del 2017, da lei citata, partendo da questo assunto, evidenzia tutte le differenze tra questo comma (comma 2), con il comma 1 e con la legge 238/2010. In buona sostanza, io credo che dopo aver esaminato tutti i punti di riflessione presenti nella circolare 17/E, non si possa concludere dicendo che, in questa particolare circostanza, non si ha diritto ai benefici in quanto non iscritti all’Aire.
      • Ho detto in questa particolare circostanza, in quanto questa specifica normativa, come abbiamo detto, nasce dalla legge 238/2010. E come per la legge 238/2010 ci si riferisce al requisito di 24 mesi (non due periodi d’imposta); a questo proposito devo rammentare che nella circolare 14/E del 2012 si riteneva che l’iscrizione all’Aire non fosse determinante; infatti veniva rilevato che in presenza di requisito sostanziale, l’iscrizione all’Aire non assume rilevanza, semprechè si trasferisca in Italia il domicilio.
      • La circolare 17/E invece rammenta cosa devono possedere questi soggetti: a) essere in possesso di laurea; b) aver svolto continuativamente un’attività di lavoro fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più: c) essere cittadini UE o di stato extra UE convenzionato; d) svolgere attività di lavoro autonomo o dipendente in Italia.
      Avendo presenti tutti questi particolari, anche l’articolo 16 comma comma 3 del D.Lgs. 147/2015 si dovrebbe leggere in modo diverso, dove prevede “…. le disposizioni si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza ….. ai sensi dell’aticolo 2 del Tuir….” Perchè, come chiarito nella circolare 14/E, per il comma 2, più che di residenza fiscale si dovrebbe fare riferimento al requisito sostanziale.

      Ovviamente questa è la mia personale visione; sarebbe importante avere anche un conforto da parte degli organismi competenti.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  57. Gentile Dott. Rodella,
    grazie e complimenti per il suo blog.
    Le espongo la mia situazione:
    -) Laurea specialistica conseguita in Italia nel Marzo 2010
    -) Luglio 2010 – Luglio 2015: lavoratore dipendente in italia
    -) Agosto 2015 – Marzo 2017: lavoratore dipendente in UK
    -) Marzo 2017 – Oggi: lavoratore dipendente in italia
    Preso atto del fatto di non poter usufruire delle agevolazioni fiscali in questione (ho trascorso meno di 24 mesi all’estero), sto ora valutando la possibilità di
    1) andare a lavorare nuovamente all’estero per un periodo minimo di 24 mesi e poi di tornare in Italia come lavoratore dipendente; o, alternativamente
    2) conseguire un corso di specializzazione post laurea all’estero della durata di 2 anni accademici e tornare successivamente in Italia come lavoratore dipendente
    Mi conferma gentilmente che, allo scopo di usufruire delle agevolazioni per il rientro dei cervelli, secondo l’articolo 16 comma 2, D.Lgs. 147/2015, al mio rientro in Italia (nel 2020) non mi sarà richiesto di essere stato fiscalmente residenti in Italia per un periodo minimo di tempo precedente il trasferimento (al momento solo 13 mesi)?
    Inoltre, essendo l’articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015, norma di carattere strutturale e non transitorio, conferma la mia interpretazione secondo cui non dovrei correre il rischio di successive modifiche dell’articolo e quindi del beneficio durante l’arco temporale contemplato dalle 2 possibilità di cui sopra (i.e. nei prossimi 7 anni, 2 anni all’estero + 5 anni di fruizione di agevolazioni fiscali)?

    Grazie in anticipo, Roberto

    1. Buonasera,
      l’attuale normativa prevede che per poter fruire del beneficio fiscale, lei deve aver lavorato o studiato all’estero, almeno 24 mesi, prima di rientrare in Italia. Mentre non le viene più richiesto il requisito dei 24 mesi continuativi di residenza in Italia prima del periodo di studio o di lavoro all’estero; questo era presente nella legge 238/2010. La circolare 17/E del 2017, conferma questa linea.
      Questa norma dovrebbe avere carattere strutturale.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  58. Gentile Dott. Rodella,
    le spiego il mio caso:
    – sono rientrato dall’estero a luglio 2015 e ho aderito all’agevolazione ex L. 238/2010 a decorrere da tale anno in quanto in possesso dei requisiti previsti;
    -ho quindi usufruito dell’agevolazione dell’esenzione del reddito per il 70% per i periodi d’imposta 2015, 2016 e 2017;
    – non ho esercitato l’opzione per il nuovo regime previsto dal Decreto Internazionalizzazione in quanto non ne ero a conoscenza.
    Il mio dubbio è questo: è stato corretto applicare l’agevolazione ex L. 238/2010 per tutti e tre i periodi sopra indicati, o poteva essere applicata solo per il biennio 2016-2017? (non riesco a comprendere bene quanto indicato al paragrafo 2.1 della Circolare 17 del 23 maggio 2017)

    Grazie per la preziosa risposta
    Cordiali saluti

    1. Buongiorno,
      io credo che lei ne abbia diritto anche per il 2015; la proroga dei benefici è contenuta nei seguenti provvedimenti:
      • D.L. 29/12/2011 n. 2016 articolo 29 comma 16 quinques, procrastinava la decorrenza dei benefici al 31.12.2015, rispetto allla scadenza originaria del 31/12/2013, contenuta nella legge 238/2010.
      • D.L. 192 del 31.12.2014 articolo 10 comma 12 octies, differisce il beneficio al 31.12.2017.

      Tutti questi aspetti, ovviamente più approfonditi, li può trovare nel mio testo.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  59. Gentile Rag. Rodella,

    le chiedo gentilmente un parere in merito alla mia situazione.
    Sono domiciliata e lavoro da 4 anni in Svizzera come infermiera, a tempo pieno. Secondo l’accordo bilaterale per evitare la doppia tassazione sono quindi fiscalmente residente in Svizzera.
    Non sono però iscritta all’Aire, e sto valutando la possibilità di rientrare in Italia nei prossimi mesi.
    Avrei diritto comunque all’agevolazione fiscale in questione, o la mancata iscrizione all’Aire costituisce un impedimento?
    Grazie mille in anticipo per la sua risposta.

    Cordiali saluti

    1. Buonasera,
      io credo che se lei rientra in Italia, usufruendo dei benefici derivanti dall’applicazione dell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 (impatrio dei lavoratori con qualifiche manageriali/specializzati/qualificati), doveva in precedenza essersi iscritta all’AIRE ovvero cancellata dall’anagrafe del suo comune di residenza. Questo aspetto viene specificatamente evidenziato nella circolare 17/E del 2017 (parte I criteri generali), che sottolinea: “Tenuto conto delle rilevanze del solo dato dell’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente, il soggetto che non si è mai cancellato da tale registro non può essere ammesso alle agevolazioni in esame.”
      Personalmente, rispondendo a numerosi quesiti di questo blog, ho sostenuto che nella ipotesi di applicazione dell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 (impatrio dei laureati disciplinati in precedenza dalla L. 238/2010 – i cd. controesodati), il fatto di essere rimasti iscritti nelle anagrafi italiane non è dirimente in quanto tale comma deriva dalla legge 238/2010, dove, la circolare 14/E – 2012, spiegava appunto che l’iscrizione all’Aire non era obbligatoria. Però questa è una mia interpretazione personale.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  60. Gent.mo Rag. Rodella,

    Complimenti per il sito. Le chiederei il suo parere riguardo la mia situazione:

    – Sono rientrato in Italia nell’aprile 2014. Da marzo 2015 ho beneficiato della 238/2010, poi ad aprile 2017 ho fatto il passaggio alla 147/2015
    – Da quando a quando si applica esattamente il vincolo di rimanere in Italia e di quanto è? (i 5 anni della 238/2010 o i 2 anni della 238/2010? )
    – Se dovessi accettare lavoro all’estero prima della scadenza del vincolo, e comunico tempestivamente il trasferimento di residenza – come è calcolato l’importo totale con penale che dovrei andare a restituire e a che periodo si riferisce? (sto cercando di capire quale importo complessivo dovrei ridare indietro)

    Grazie mille in anticipo per la sua risposta.

    Cordiali saluti
    Riccardo

    1. Buongiorno,
      se lei ha esercitato l’opzione prevista dal comma 4 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015, qualora decidesse di non rimanere più in Italia, la decadenza dei benefici già fruiti, viene definita, per questa specifica ipotesi (opzione per il regime fiscale dei lavoratori impatriati), dalla circolare 17/E del 2017, parte II punto 3.5, che prevede: “i soggetti interessati devono possedere tutti i requisiti per accedere ai benefici di cui alla legge n. 238/2010, anche in relazione al relativo regime di decandenza di cui all’articolo 7 della medesima legge, che richiede la permanenza in Italia per cinque, anni decorrenti dalla data di prima fruizione del beneficio”.
      Applicando il dettame della citata prassi al suo caso specifico, i cinque anni decorrono dal 1 marzo del 2015 e si completerebbero nel giorno del 29 febbraio del 2020, in quanto in questa ipotesi non si applica l’anno fiscale ma il calendario comune. Lei dovrebbe mantenere in Italia il domicilio e la residenza sino a quella data. L’ipotesi di decandenza rispetto al mancato rispetto della legge 238/2010, viene definito dalla Circolare 14/E del 2012, che prevede si debbano recuperare i benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi.
      Quindi i benefici sono 70% per l’anno 2015; 30% per l’anno 2016; 50% per l’anno 2017 e per gli anni successivi. (Su Irpef e addizionali), oltre alle sanzioni ed agli interessi civili.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  61. Gentile Dott. Rodella

    La ringazio per tutte le risposte fornite nei commenti le quali sono state molto educative. I mie più sinceri complimenti!

    Vorrei porle un quesito in merito alla mia situazione sulla quale dei consulenti mi hanno dato un opinione poco convincente.

    Sono in possesso di una laurea triennale presa in Italia e di una specialistica conseguita in un università Francese. Dal 1 Febbraio 2016 lavoro in UK (quindi piu di 24 mesi), ma sono inscritto all’AIRE solo da Agosto 2016 (quindi meno di 24 mesi). Dal 1 Giugno 2018 mi trasferisco in Italia per un nuovo lavoro.

    Da quella data (il 1 Giugno) avro maturato piu di 24 mesi di lavoro all’estero, ma non saro inscritto all’AIRE per 24 mesi (ma solo per 22 mesi e 16 giorni).

    Date queste circostanze, posso richiedere le agevolazioni per gli impatriati? Secondo questi consulenti, mi mancherebbero quei due mesi di inscrizione all’AIRE per essere idoneo. Lei concorda?

    Cosa mi consiglierebbe di fare?

    Grazie in anticipo per il suo aiuto.

    Cordialmente,
    Edoardo

    1. Buongiorno,

      la ringrazio molto per i complimenti che vanno anche a tutto lo staff di FISCO E TASSE che rendono possibile la gestione di tutti i Blog.

      Vorrei evidenziare che in merito al suo specifico problema, ho espresso su questo blog molti dubbi, perchè l’applicazione della norma non mi mi sembra di facile comprensione.
      Dovendo applicare l’articolo 36 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, (rientro dei laureati), il Decreto Attuativo del citato D. Lgs., è abbastanza esplicito: i destinatari della norma sono i cittadini dell’U. E. (requisito poi modificato), in possesso di un titolo di laurea che hano svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più…….
      Come vede questa esposizione è molto diversa rispetto al comma 1 dell’articolo 36, dove si fa riferimento al trasferimento della residenza fiscale. Qui il Legislatore richiede che il soggetto abbia “svolto continuativamente un’attività di lavoro….” negli ultimi 24 mesi. Mentre il comma 3 dell’articolo 36 del D.Lgs. 147, è altrettanto esplicito dove richiede che il soggetto può beneficiare della tassazione agevolata al momento in cui trasferisce la residenza fiscale in Italia.
      In sostanza, a mio giudizio, tutti questi requisiti sono atati da lei perfezionati in quanto lei è stato all’estero per più di 24 mesi (non mi pare che si richieda residenza fiscale all’estero, quindi iscriziona AIRE, ecc.), mentre il beneficio lo può fruire dal periodo d’imposta nel quale diviene residente fiscale in Italia (in base comma 2 del Tuir.)
      Vorrei inoltre evidenziare che la circolare 17/E del 2017 trattando questo aspetto, al punto 3.2 (dove specifica il comma 2) in merito all’attività di lavoro o di studio all’estero viene precisato: “il requisito sub b) richiede di avere svolto fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più una attività di lavoro …… in analogia con quanto previsto dalla legge 238/2010. Tornano applicabili i chiarimenti resi con la circolare 14/E del 2012….” I chiarimenti contenuti nella circolare 14/E prevedevano il principio del calendario comune, ed il fatto che non era necessario iscriversi all’Aire.

      Come vede è una materia molto complessa alla quale personalmente ho manifestato dei dubbi. Io penso che la lettura e l’interpretazione del comma 2, deve essere fatta in chiave completamente diversa rispetto a quella adottata per il comma 1, avendo i due commi origini diverse.

      La risposta a lei fornita mi sembra un pò sbrigativa.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  62. Buongiorno,

    innanzittutto vorrei ringraziarla per la completezza delle informazioni contenute nel sito e nelle sue risposte, in assoluto la migliore risorsa online che ho trovato su questi temi.

    La mia situazione:
    – sono fuori dall’Italia e sono residente fiscale in UE, da circa 20 anni (sono nata dopo il 1969); lavoro all’estero dal 1997, nell’ultimo periodo come dipendente di una societa’ di cui sono sola azionista e direttore;
    – ho conseguito una laurea (vecchio ordinamento) in Italia e un MBA in UE nel 2006;
    – dovrei rientrare in Italia tra qualche mese con un contratto di lavoratore dipendente a tempo indeterminato (ruolo manageriale ) con un inquadramento di quadro o di dirigente.

    Vorrei avere conferma di rientrare tra coloro aventi diritto ad accedere agli incentivi in oggetto in entrambe le ipotesi di inquadramento (quindi ad assumere che quadro sia considerato ‘ruolo direttivo’) e/o perche’ la laurea e/o l’MBA sono considerati requisiti di elevata qualificazione e/o specializzazione.

    Grazie

    1. Buongiorno,

      La ringrazio moltissimo per i complimenti.

      Esaminando:
      1. I suoi requisiti professionali.
      2. Il suo curriculum di studi.
      3. I requisiti collegati alla residenza fiscale, nonchè all’articolo 36 del D.Lgs. 147/2015.

      Io credo che lei possa accedere ai benefici previsti dalla citata legge, sia in base al comma 1 (Impatrio lavoratori manager); che in base al comma 2 (impatrio laureati).

      Ho sorriso di fronte alla sua specifica “sono nata dopo il 1969”, perchè lei aveva colto una delle bizzarrie contenute nella legge 238/2010 (controesodati). Si in effetti, dal 2010 al 2015 venivano esclusi dai benefici quei soggetti nati ante 1/1/1969, che di fatto venivano rottamati.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  63. Complimenti innanzitutto per il sito che trovo molto chiaro ed esplicativo.

    Le espongo la mia situazione:

    – sono cittadino colombiano
    – mi sono laureato in Colombia e nel 2015/16 ho conseguito un MBA in Italia
    – nel febbraio 2017 ho iniziato a lavorare per un’azienda italiana come lavoratore dipendente
    – ho richiesto la residenza a maggio 2018

    Posso usufruire dell’agevolazione fiscale prevista dall’Art.16 comma 1, oppure dell’agevolazione fiscale prevista dall’Art.16 comma 2 ?

    ringraziandoLa anticipatamente per la disponibilità, Le porgo distinti saluti

    Francesco

  64. Egregio Dott. Rondella,
    complimenti per la qualità dei contenuti del Suo blog.
    Le illustro il mio caso.
    – Laurea quadriennale nel 2005;
    – Iscrizione AIRE da Giugno 2006 a Luglio 2010, in un paese UE;
    – Contratto di lavoro a tempo determinato prima e a tempo indeterminato all’estero da Giugno 2006 a Giugno 2011;
    – per il 2017 ho dimenticato di sottoscrivere al datore di lavoro la richiesta di tassazione agevolata sul 20% del reddito, in base alla norma del 2010;
    – pertanto in nessuna CU ho il codice “casi particolari” compilato;
    Chiedo cortesemente:
    1) rientrerei nella norma del 2010, prorogata per l’anno d’imposta 2017?
    2) posso chiedere la tassazione agevolata in sede di dichiarazione, senza modificare le CU?
    3) In caso di accertamento, quali documenti devo “tener pronti”? (Il contratto di lavoro scritto in inglese va bene? — devo farmi un certificato di residenza? — dovrò esibire il diploma di laurea? — servirà altro?)
    La ringrazio di tutto cuore.
    c.m.

    1. Buonasera,
      non ha detto quando è stata assunta in Italia. Inoltre lei fa confusione con i benefici riconosciuti ai controesodati (riduzione imponibile al 20% per le donne). Questa normativa è cessata il 31.12.2017; eppoi se lei fosse stata assunta entro il 31.12.2015 poteva esercitare l’opzione per beneficiare ancora degli sgravi in base alla d.lgs. 147 art. 16. Però questo forse non è il suo caso.
      Forse potrebbe ancora utilizzare gli sgravi in base al comma 2 dell’articolo 16 del d.lgs 147.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  65. Buongiorno signor Francesco,
    credo si possa applicare nei suoi confronti l’articolo 16 comma 1 del D.Lgs n. 147/2015 a condizione che:

    • Non sia stato residente in Italia nei 5 anni periodi d’imposta precedenti l’impatrio
    • Trasferisce la residenza fiscale in Italia in base al comma 2 del Tuir.
    • Si impegna a rimanere in Italia per due anni.

    Mentre credo non si possa applicare il comma 2 del citato decreto in quanto tra l’Italia e la Colombia c’è una convenzione contro le doppie imposizioni, sottoscritta il 26 gennaio 2018, ma non ancora ratificata e quindi non effettivamente applicabile.

    Saluti.
    Luigi Rodella

  66. Egregio Dott. Rodella,

    Di seguito la mia situazione:

    – Laureato in Italia nel 1998
    – Lavorato in Italia fino a Novembre-2016
    – Da Gennaio-2017 dipendente in Svizzera
    – Dall’Aprile 2017 iscritto AIRE con relativo spostamento della residenza fiscale in CH

    Con questi dati e con le regole odierne da Gen-2019 dovrei rientrare nell’applicazione dell’agevolazione rientrando in Italia e quindi spostando la mia residenza fiscale oppure devo considerare i 2 anni dall’iscrizione AIRE (e quindi da Maggio-2019)?

    Nel caso positivo supponendo un reddito di 50k cio’ implicherebbe che per 5 periodi di imposta pagherei le tasse solo su 25k? Inoltre questo riguarderebbe solo le imposte dirette mentre i contributi continuerebbero ad essere versati sul reddito iniziale ipotizzato?

    Grazie anticipate,
    Gabriele

    1. Buongiorno signor Gabriele,
      in merito alla prima parte del suo quesito, le comunico:
      Dovendo applicare l’articolo 36 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, (rientro dei laureati), il Decreto attuativo del citato D. Lgs., è abbastanza esplicito: i destinatari della norma sono i cittadini dell’U. E. (requisito poi modificato), in possesso di un titolo di laurea che hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più…….
      Nel suo caso specifico, lei a gennaio del 2019 rientrerebbe in questa normativa (fermo restando tutti gli altri requisiti). Vorrei inoltre rilevare che, a mio parere, la norma in questione non fa riferimento alla residenza fiscale, però, nonostante tutto lei dovrebbe avere perfezionato anche questo requisito essendo non più residente fiscale in Italia nei periodi d’imposta 2017 – 2018 – (nel 2017 la maggior parte del periodo d’imposta non era residente in Italia).
      L’agevolazione fiscale si applicherà per l’anno in cui diventa residente fiscale in Italia (presumo il 2019) e per i 4 anni successivi.
      L’esenzione fiscale, prevista in misura del 50%, vale per la determinazione dell’Irpef e delle addizionali; sui contributi sociali non si applica (si dovranno pagare al 100%). Vorrei inoltre rammentare che qualora dovesse applicare la detassazione sui premi di risultato ovvero il welfare aziendale, la base di riferimento è considerata al 100%.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  67. Buongiorno

    sono rientrato in Italia nel 2009 ed in seguito, precisamente nel 2013 ho iniziato a usufruire degli sgravi fiscali consentiti dalla legge. i 5 anni scadevano nel 2017, ma tramite lo studio del lavoro esterno alla quale la mia azienda si appoggia mi hanno segnalato che, grazie ad una circolare della’agenzia delle entrate, era possibile estendere il beneficio per ulteriori 3 anni ad una aliquota inferiore (50% invece di 30%) andando a conguagliare a tale aliquota maggiore il 2016 e 2017. é corretto?

    1. Buongiorno signor Gianluca,

      credo sia corretto il comportamento adottato; l’opzione prevista dall’articolo 16 comma 4 del D.Lgs. 147/2015, doveva essere presentata entro il 30/4/2017.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  68. Buon giorno, le scrivo in quanto solo recentemnete sono venuto a conoscenza di questo provvedimento di incentivo fiscale.
    Lavoro per una società bancaria che mi ha utilizzato presso le proprie sede estere come anche controllate estere. La forma era il distacco.
    Ogni qualvolta (per oltre 15 anni) firmavo contestualemnete un contratto di lavoro locale ricevevo una busta paga locale, facevo la dichiarazione dei redditi locale, ero residente AIRE.
    Dal 2014 sono rientratio in Italia, portando la residenza in Italia.
    Potrei usufruire delle agevolazioeni ?
    grazie della sua attenzione
    Massimiliano

    1. Buongiorno,
      credo di non. Lei è rientrato in Italia e lavora dal 2014.
      Saluti.
      l.r.

  69. Complimenti per il sito e le sue risposte pronte ed esaustive.

    Le spiego la mia situazione:
    – sono cittadino libanese;
    – mi sono trasferito in Italia e ho ottenuto la residenza fiscale nel 2010;
    – ho iniziato un lavoro dipendente nel febbraio dello stesso anno (2010);
    – ho ottenuto la residenza anagrafica il primo marzo 2010
    – ho conseguito una laurea in ingegneria all’estero prima del 2010, studiando quindi per 24 mesi continuativi;
    – ho conseguito un MBA nel 2014 qui in Italia;
    – attualmente (2018) sono ancora residente in Italia e sto lavorando ancora come dipendente per un’azienda italiana.

    Pertanto le volevo chiedere se rientro in una delle seguenti agevolazioni:
    * ex Legge n. 238 del 2010
    * Articolo 16, comma 1, D.lgs. n. 147 del 2015
    * Articolo 16, comma 2, D.lgs. n. 147 del 2015

    La ringrazio anticipatamente per la sua gentile risposta.

    1. Buongiorno.
      Io avrei qualche dubbio. La mia perplessità nasce dal fatto che lei oggi 2018 richiede un beneficio essendo già da otto anni residente fiscale in Italia e qui opera per datore italiano. La prassi (circ. 17/E del 2017 punto 3.2) ribadisce: …..abbiano svolto continuativamente attività di lavoro….. fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi……… Lei è da otto anni che studia e lavora in Italia essendo tra l’altro anche residente. E’ vero che si è laureato all’estero però lo ha fatto prima del 2010.
      Evidenzio che la legge 238/2010 non è più applicabile.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  70. Gentile Dott. Rodella,
    La ringrazio per il brillante lavoro svolto.
    Ho lavorato in UK stabilemnte come ricercatore da settembre 2014 dove posso dimostrare di aver pagato le tasse e non mi sono mai iscritto all AIRE.
    A luglio 2018 potrei cominciare un lavoro in Italia.
    -Mi chiedo se posso avvalermi degli accordi bilaterali italia uk per evitare di incorrere nella doppia tassazione qualora fossi oggetto di accertamenti. Non ho patrimonio in italia, ne case intestate, genitori in affitto e risulto parte del loro nucleo familiare. In UK ho sempre svolto solo lavoro dipendente.
    -Mi chiedo se posso ottenre gli sgravi fiscali oggetto del topic anche senza l’iscrizione all’AIRE dimostrando la residenza fiscale estero come “centro degli interessi” e tasse pagate in UK.
    Grazie per l’attenzione
    Cordialmente
    Mauro

    1. Buongiorno signor Mauro,
      io credo che lei possa utilizzare l’articolo 4 della Convenzione Italia – U.K. per determinare la unicità della residenza, applicando i criteri a cascata (tie breaker rules).
      Parimenti, personalmente ritengo che analogo criterio non possa essere adottato per applicare gli sgravi previsti dalla legge 122/2010 (e leggi successive) che disciplina il rientro in Italia dei DOCENTI e RICERCATORI. In questa ipotesi occorre fare riferimento alle disposizioni contenute nella legge e nella prassi interna. La legge richiede “non occasionalmente residenti all’estero …… abbiano svolto attività di docenza e di ricerca all’estero ……. per almeno due anni ….. e che vengano a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato”.
      Se si evidenzia il fatto che il soggetto deve “acquisire” significa che in precedenza non c’era. Ricordo che per non essere considerato residente in Italia occorre rifarsi all’articolo 2 del Tuir; che tra l’altro considera residente in Italia il soggetto che non si è cancellato dalla propria anagrafe (sintesi del ragionamento).
      Le circolari 4/E del 15.2.2011 e la circolare 17/E del 2017 sono abbastanza chiare; riporto un passaggio di quest’ultima:
      “Tenuto conto della rilevanza del solo dato dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, il soggetto che non si è mai cancellato da tale registro non può essere ammesso alle agevolazioni in esame”.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  71. Gentile Dott. Rondella,

    Ho letto il suo articolo e lo trovo molto interessante. Vorrei cogliere l’occasione per chiederle un parere in merito alla mia situazione:

    Premessa: non mi sono mai iscritto all’AIRE durante il periodo passato all’estero.
    1) Feb. 2015 – Gennaio 2017: Conseguito una laurea magistrale in Danimarca
    2) Marzo 2017 – Agosto 2017: Lavorato in Danimarca
    3) Settembre 2017 – : tornato in Italia per lavoro

    Secondo la circolare 17/e del 2017 vorrei fare richiesta per l’agevolazione fiscale seguendo i requisiti del punto 3.2 (aver studiato all’estero per 24 mesi e/o aver lavorato) in quanto soddisfo entrambe le condizioni a mio avviso. Purtroppo il CdL dell’azienda per la quale lavoro mi ha respinto la domanda in quanto i loro consulenti esterni (Deloitte) sostengono che l’iscrizione all’AIRE sia un requisito FONDAMENTALE.

    Cosa mi consiglia di fare? Interpello all’agenzia delle entrate? So che un mio collega con una storia simile (solamente 24 mesi di studio all’estero per laurea magistrale e anche no iscrizione all’AIRE) ha fatto interpello ed e’ stato rifiutato.
    Ci sono altre possibilita’ in caso l’interpello venga rifiutato? A chi mi consiglia di rivolgermi eventualmente per un’interpretazione giuridica della materia?

    Rimango in attesa di un suo cordiale riscontro.
    Grazie per l’aiuto e per i preziosi consigli.

    Cordiali Saluti,

    Alessandro

    1. Buongiorno signor Alessandro,
      In più occasioni ho espresso le mie perplessità in merito al quesito da lei posto. Innanzi tutto vorrei rilevare che il DM 26/5/2016 pone come unico requisito il possesso della laurea ed il fatto di avere svolto attività di lavoro o di studio all’estero negli ultimi 24 mesi o più.
      Inoltre, esaminando con attenzione i passaggi della circolare 17/E del 2017 il punto 3.2 evidenzia che i soggetti devono essere in possesso del titolo di laurea ed abbiano svolto continuativamente un’attività di lavoro/studio all’estero negli ultimi 24 mesi. Non si richiede iscrizione all’Aire. Occorre inoltre rilevare che il presente comma 2 discende direttamente dalla legge 238/2010, nell’ambito della quale era stato precisato che l’iscrizione all’AIRE non era prevista.
      Devo però giustamente rammentare che la medesima circolare (17/E) nella parte I – CRITERI GENERALI, è molto categorica su questo fatto: “Tenuto conto della rilevanza del solo dato dell’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente , il soggetto che non si è mai cancellato da tale registro non può essere ammesso alle agevolazioni in esame”. Però poco sopra, la medesima prassi esclude dal campo di applicazione la legge 238/2010.
      Questi sono i dubbi che dovrebbero essere fugati dall’Agenzia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  72. Buonasera Dott. Rondella,

    Avrei una domanda in merito alla mia situazione: ho effettuato un master post-graduate a Parigi dal 2012 al 2013 e ho lavorato per un’azienda francese dal 2013 al 2015 (nel frattempo sono stata iscritta all’AIRE).
    Sono rientrata in Italia e ho lavorato dal 2016 fino ad adesso per Kering e al momento sono stata assunta da LVMH a Milano (ho spostato la residenza in Italia nel 2015): ho diritto alla riduzione di imponibile del 50% e per quanti anni? Il fatto che le aziende siano francesi può essere un problema?

    La ringrazio per la sua attenzione e porgo cordiali saluti,

    Chiara

    1. Buongiorno,
      In merito al requisito del lavoratore, la prassi evidenzia che: “svolgere attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che indirettamente o direttamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa”. Viene inoltre precisato che “in base alla formulazione della disposizione in esame, l’attività lavorativa deve essere svolta in Italia, ma il datore di lavoro può essere o una società residente o una società a questa collegata”. Io non conosco l’assetto societario del suo datore di lavoro.
      Se sono presenti tutti i requisiti previsti dalla normativa , lei potrà beneficiare dello sgravio dall’anno in cui ha assunto la residenza fiscale in Italia e per i quattro anni successivi.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  73. Buongiorno,

    avrei una domanda, io sono rientrato in Italia ed ho chiesto e usufruito dell’agevolazione, ora la mia azienda mi ha licenziato dopo 2 mesi e mezzo per non aver superato il periodo di prova, i benefici fiscali usufruiti devo comunque restituirli nonostante il rimanere in Italia non è dipeso o meno da me?

    1. Buongiorno,
      La circolare 17/e del 2017, nella parte II punto 3.6, disciplina questa ipotesi; le riporto il comma:
      “In caso di contratto di lavoro dipendente a tempo determinato avente scadenza anteriore al decorso del biennio, ovvero in ipotesi di risoluzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato anteriormente alla scadenza del biennio per case non imputabili al lavoratore, questi non decade dall’agevolazione purchè non trasferisca la residenza fuori dall’Italia prima del biennio”
      Il mancato superamento del periodo di prova ( trattandosi di una tipologia che rientra nel recesso ad nutum), non si considera causa imputabile al lavoratore. Lei deve comunque rimanere in Italia per un biennio.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  74. Gentile Dr. Rodella,
    mi complimento innanzi tutto per il suo sito, che espone una normativa di elevata importanza. Le vorrei sottoporre brevemente la mia situazione, sperando possa darmi una mano. Al momento lavoro in Germania (azienda con sede fiscale in Germania), ma sarei in trattativa con una azienda avente sede fiscale in Italia per rientrare a breve. Le informazioni che credo lei debba conoscere sul mio conto per avere un quadro completo prima di formulare una soluzione al mio quesito sono le seguenti:
    1. Vivo all’estero da settembre 2013, ma sono iscritto all’AIRE solo da ottobre 2017
    2. In particolare, ho vissuto in Belgio da settembre 2013 ad agosto 2016 (i.e. tre anni, non iscritto all’AIRE) e in Germania da settembre 2016 ad oggi (1 anno e mezzo circa, iscritto all’AIRE da ottobre 2017)
    3. Fino a ottobre 2014 sono stato pagato da una Università italiana per il dottorato di ricerca, pur vivendo in Belgio da settembre 2013. A partire da novembre 2014 sono regolarmente pagato da un ente estero (Università in Belgio fino a novembre 2016, azienda in Germania da gennaio 2017), con una interruzione per scadenza di contratto nel solo mese di dicembre 2016, in cui ho ricevuto il sussidio di disoccupazione dal Belgio.
    4. Come menzionato nei punti precedenti, ho un dottorato di ricerca, conseguito presso una Università italiana.
    Qualora dovessi riuscire a rientrare in Italia, avrei diritto a qualche deduzione?
    Grazie
    Danilo

  75. Buonasera,
    ho recentemente risposto al signor Mauro (docente / ricercatore); credo che lei sia in una situazione analoga in quanto pur essendosi iscritto all’Aire nel mese di ottobre del 2017, per tutto il 2017 rimane residente fiscale in Italia e se rientrasse ora (1 semestre 2018) sarebbe sempre residente fiscale in Italia anche per il presente anno.
    Per avere la certezza di avere due periodi d’imposta di assenza di residenza fiscale in Italia dovrebbe rientrare a luglio del 2019.
    Ipotizzo che tutti gli altri requisiti per fruire dei benefici ex lege 232 del 2016 lei li abbia.
    I requisiti soggettivi sono:
    • Essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato
    • Essere non occasionalmente residente all’estero.
    • Aver svolto all’estero documentata attività di ricerca per almeno due anni continuativi.
    • Svolgere l’attività di ricerca d docenza in Italia.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  76. Buongiorno,
    Sono residente in UK (ed iscritto AIRE dal Giugno 2014) nonche’ lavoratore dipendente presso la sede Britannica di un’azienda multinazionale. Non sono laureato (mancano alcuni esami) ma credo di poter rientrare nei requisiti per i lavoratori impatriati ad alta specializzazione (sono un informatico). Leggo che e’ necessario aver risieduto all’estero per 5 periodi di imposta precedenti alla domanda. Vorrei rientrare in Italia a breve, facendomi assumere da suddetta multinazionale presso la sede Italiana. Dato che ho trasferito la mia residenza nel Giugno del 2014 (fino al Maggio 2014 ero residente e dipendente presso un’azienda italiana), dovrei poter usufruire dell’agevolazione soltanto se rientrassi in Italia dal Giugno 2019 in poi?
    Grazie mille.

    1. Buongiorno,
      Do per scontato che oltre ad essersi iscritto all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, abbia ottemperato a tutti gli altri requisiti contenuti nell’articolo 2 del Tuir; do inoltre per scontato che lei nel periodo d’imposta 2014 non sia stato residente fiscale in Italia.
      Tutto ciò premesso, la normativa contenuta nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015, richiede che il soggetto non sia stato residente in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti all’impatrio. Nel suo caso specifico, se decide di rientrare in Italia nel 2019, l’arco temporale di riferimento è:
      2014 – 2015 – 2016 – 2017 – 2018.
      In base a quanto esposto, lei potrebbe prendere la residenza fiscale in Italia già nei primissimi mesi del 2019 (per poter fruire in maggior misura del beneficio), in considerazione del fatto che la legge prevede la decorrenza delle agevolazioni fiscali nell’anno in cui si prende la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi d’imposta successivi.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  77. Gentile Dr. Rondella,

    la ringrazio per le informazioni presenti sul suo sito e per l’impegno che mette nel rispondere ai lettori.

    Vorrei porle un quesito sulla mia situazione:

    – ho lavorato da Novembre 2014 a Dicembre 2017 come ricercatore in Danimarca (sono in possesso di laurea magistrale ottenuta in Italia). Durante il mio periodo di residenza in Danimarca sono stato regolarmente iscritto all’AIRE. A Marzo 2018 sono rientrato in Italia ed ho nuovamente spostato la mia residenza qui. Non ho mai lavorato in Italia in precedenza.
    – Ho ricevuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato in Italia. Questo contratto è presso una società italiana che svolge, tra le altre cose, anche attività di ricerca. Il mio contratto è 6o livello CCNL Industria Metalmeccanica privata e installazione di impianti, con la mansione di “Lab Engineer”.

    Pensa che il mio caso possa rientrare nei requisiti dell’articolo 1 comma 149, legge n. 232 del 11/12/2016 (per docenti e ricercatori)? Qual è la discriminante che determina se la mia futura attività lavorativa sia effettivamente di ricerca o meno? In caso contrario, dovrei comunque rientrare tranquillamente nella D.LGS. 147/2015 ARTICOLO 16 COMMA 2 (impatriati), giusto?

    Inoltre, dovrei essere io a presentare una richiesta al mio datore di lavoro dove richiedo che mi venga applicato uno di questi regimi fiscali. Come faccio ad essere certo di avere ragione? A chi posso rivolgermi? Esistono moduli precompilati per effettuare questa richiesta al mio datore di lavoro?

    La ringrazio in anticipo per ogni eventuale aiuto.

    1. Buongiorno,
      I requisiti relativi alla documentata attività di ricerca svolta all’estero nonché all’attività da svolgere in Italia sono indicati nella circolare 17/E del 2017 parte II paragrafo punto 1.2.
      Mi pare che la circolare sia abbastanza esaustiva; le riporto le singole parti interessate:
      Documentata attività di ricerca o docenza all’estero
      Per quanto concerne l’attività svolta all’estero richiesta dal requisito sub c), l’attività di ricerca può essere individuata nella attività destinata alla ricerca di base, alla ricerca industriale, di sviluppo sperimentale e a studi di fattibilità, svolta presso un organismo di ricerca. Si considerano “organismi di ricerca” le entità, quali le università, gli istituti di ricerca, le agenzie incaricate del trasferimento di tecnologia, gli intermediari dell’innovazione, le entità collaborative reali o virtuali orientate alla ricerca, indipendentemente dal loro status giuridico (costituito secondo il diritto privato o pubblico) e dalla fonte di finanziamento, la cui finalità principale consiste nello svolgere in maniera indipendente attività di ricerca. Possono, inoltre, essere considerate centri di ricerca le entità che svolgono anche attività economiche purché tali attività siano contabilmente distinte da quelle di ricerca (Cfr. regolamento UE n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea).
      L’attività di docenza, invece, può essere individuata nella attività di insegnamento svolta presso istituzioni universitarie, pubbliche e private. L’effettivo svolgimento dell’attività di ricerca o di docenza all’estero deve risultare da idonea documentazione rilasciata dagli stessi centri di ricerca o dalle Università presso i quali l’attività è stata svolta. Tale documentazione deve attestare sia la natura dell’ente, sia l’attività svolta dal docente o dal ricercatore e la relativa durata. La documentazione, rilasciata in lingua straniera deve essere tradotta in italiano; tale traduzione può essere fatta dallo stesso contribuente, se i documenti sono redatti in lingua inglese, francese, tedesca o spagnola, mentre se i documenti sono redatti in altre lingue è necessaria una traduzione giurata, ovvero la vidimazione da parte dell’autorità consolare.
      L’attività di docenza e ricerca non necessariamente deve essere stata svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro, essendo sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali qualificate attività all’estero per un periodo minimo ed ininterrotto di almeno ventiquattro mesi. Per la docenza il periodo di ventiquattro mesi si ritiene compiuto se l’attività è stata svolta per due anni accademici continuativi. Può, ad esempio, fruire del regime agevolato un docente che, rientrato in Italia nel 2015, abbia svolto attività di docenza negli anni 2011 e 2012 e successivamente abbia svolto un’altra attività di lavoro dipendente. Per il computo del biennio di attività è possibile sommare il periodo di svolgimento della attività di docenza e della attività di ricerca (ad esempio, può essere stata svolta per un anno attività di ricerca e nel successivo anno accademico attività di docenza). La disposizione recata dall’articolo 44 del d.l. n. 78 del 2010, a differenza di quanto previsto dalla legge n. 238 del 2010, non si rivolge soltanto ai cittadini italiani o europei emigrati che intendano far ritorno in Italia ma interessa in linea generale tutti i residenti all’estero, sia italiani che stranieri, i quali per le loro particolari conoscenze possono favorire lo sviluppo della ricerca e la diffusione del sapere in Italia, trasferendovi il know how acquisito attraverso l’attività svolta all’estero.
      Attività di ricerca o docenza in Italia
      La norma, in relazione al requisito sub d), richiede genericamente che i soggetti interessati vengano a svolgere la loro attività nel nostro Paese. Data la finalità della norma agevolativa, tale attività deve consistere nella ricerca o nella docenza. Tuttavia, per integrare il requisito della attività all’estero, la norma richiede che essa sia stata svolta presso una università o un centro di ricerca, pubblico o privato, per quanto riguarda l’attività da svolgere in Italia non dispone nulla in merito ai requisiti dei datori di lavoro e dei committenti dei docenti e ricercatori. Si deve, pertanto, ritenere che non assuma rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente, che, per l’attività di ricerca, può essere una università, pubblica o privata, o un centro di ricerca pubblico o privato o una impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture organizzative finalizzate alla ricerca (Cfr. circolare 8 giugno 2004, n. 22). Per quanto riguarda l’attività di docenza possono ritenersi agevolabili tutte le attività finalizzate all’insegnamento, nonché quelle finalizzate alla formazione svolte presso università, scuole, uffici o aziende, pubblici o privati.

      Qualora, nei suoi confronti non si potesse applicare la normativa per il rientro in Italia sicuramente potrebbe rientrare applicando la norma sugli rimpatriati (comma 2 art. 16).
      In merito alla richiesta, deve presentare domanda al suo datore di lavoro, ai sensi del D.P.R. 445/2000. Può verificare la procedura ed i contenuti della richiesta consultando la già citata circolare 17/E del 2017, al paragrafo 4.2.1 parte II.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  78. Buongiorno,

    sono rientrato in italia a Febbraio 2015, rientrando nella categoria di persone che possono usufruire dell’agevolazione della prima legge emanata in materia (238/2010) ho continuato ad usufruirne fino a dicembre 2017 compreso. Vorrei capire se grazie alla circolare n. 17/E del 23 maggio 2017 il periodo di agevolazione applicabile sia per un massimo di 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia, che nel mio caso sarebbe 2015-2020. Le risulta corretto ? Fino al 31/12/2017 ho avuto un beneficio fiscale del 70%, quanto sarebbe il valore del beneficio negli anni 2018-2020 ?

    grazie mille

    1. Buongiorno,
      Se non è stata esercitata l’opzione prevista dall’articolo 16 comma 4 del D.Lgs. 147/2015, le agevolazioni che lei ha beneficiato in base alla legge 238/2010, cessano con decorrenza 31/12/2017. Le rammento che l’opzione doveva essere esercitata entro il 30 aprile 2017.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  79. Gentile Dr Rodella

    Io sono un medico italiano che ha conseguito laurea e specializzazione in italia. Mi sono trasferito in inghilterra nel 2010. Dal 2010 in poi ho solo avuto reddito in inghilterra presso ospedali pubblici. Ho fatto domanda di iscrizione all AIRE a febbraio 2018, e pertanto ancora non risulto iscritto all aire. Io posso dimostrare di aver vissuto e praticato continuativamente in UK per almeno 4 anni precednti.
    Risulto ancore iscritto all’anagrafe italiana sullo stato di famiglia dei miei genitori nonostante sia sposato.

    Ho una offerta di lavoro presso una casa di cura privata in italia con contratto da libero professionista. Volevo gentilmente chiederle se ho I requisiti per usufruire dei vantagi fiscali offerti dall’ art. 16 D.Lgs. 147/2015, DM 26 maggio 2016.
    Non ho chiaro se l’iscrizione all’AIRE sia requisite fondamentale per ottenere I benefici.

    La ringrazio anticipatamente e colgo l’occasione per farle I complimenti per il suo sito.

    Francesco

    1. In aggiunta volevo dirle che non ho mai versato alcuna tassa in italia per il lavoro svolto all’estero.

    2. Buongiorno,

      In numerose risposte che ho fornito su questo blog, relativamente alla presente tematica, ho evidenziando che applicando l’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015, si potrebbe ritenere che l’iscrizione all’Aire non è indispensabile, ciò in quanto tale comma, trae origine direttamente dalla legge 238/2010, dove appunto l’iscrizione all’Aire non è necessaria (deve però provare l’ambito temporale di presenza all’estero per tutto il periodo, inoltre, non deve avere avuto il proprio centro di interessi in Italia).

      Ipotesi diversa, se si applica l’articolo 16 comma 1 del citato decreto, che prevede di non essere stati residenti fiscali in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti.

      Vorrei sempre ribadire che questa è una mia opinione personale che lei dovrà verificare nelle sedi e con le procedure idonee.

      Però, lei evidenzia nella successiva comunicazione, che pur essendo residente fiscale in Italia (questa è la realtà), non ha mai versato le imposte sui redditi prodotti all’estero. Questo secondo aspetto non è certamente secondario rispetto a tutta la vicenda.

      Saluti.

      Luigi Rodella.

      1. Gentile Dr. Rodella

        Grazie mille per la risposta ho letto con attenzione I post precendenti e gli articoli da lei citati e la questione dell’iscrizione all’Aire non sembra Chiara per niente. Anzi gli articoli sono quasi in contrapposizione.
        Potrebbe gentilmente indicare quali siano le sedi e le procedure idonee al fine di ottenere una risposta definitiva per questo problema.

        Secondo lei regolarizzare lo stato delle imposte in italia da lavoro prodotto all’estero nel mio caso darebbe maggiori possibilita’ di rientrare nella legge secondo l’articolo 24 comma 1 o la escluderebbe del tutto in quanto la mia residenza fiscale e’ in italia?

        La ringrazio anticipatamente

        1. Corretto
          Gentile Dr. Rodella

          Grazie mille per la risposta ho letto con attenzione I post precendenti e gli articoli da lei citati e la questione dell’iscrizione all’Aire non sembra Chiara per niente. Anzi gli articoli sono quasi in contrapposizione.
          Potrebbe gentilmente indicare quali siano le sedi e le procedure idonee al fine di ottenere una risposta definitiva per questo problema.

          Secondo lei regolarizzare lo stato delle imposte in italia da lavoro prodotto all’estero nel mio caso darebbe maggiori possibilita’ di rientrare nella legge secondo l’articolo l’articolo 36 comma 2 dell’articolo 16 ( D.Lgs. 147/2015) o la escluderebbe del tutto in quanto la mia residenza fiscale e’ in italia?

          La ringrazio anticipatamente

          1. Buongiorno,
            come ho evidenziato sono il primo che ritiene poco chiara la norma.
            Gli eventuali contatti li dovrebbe prendere con l’Agenzia delle entrate. Le successive procedure sarebbero consequenziali ad un eventuale contenzioso.
            Credo che la richiesta dell’agevolazione, anche in relazione alle criticità sopra citate, potrebbe fare emergere la situazione fiscale pregressa.
            Saluti.
            l.r.

  80. Gentile Dott. Rodella,

    sono un libero professionista che rientra nel regime dei contro-esodati. Sono rientrato in Italia nel 2012 dopo uno studio di 2 anni all’estero.
    Nel 2016 sono ancora rientrato nel regime forfettario e quindi non ho usufruito del regime dei contro-esodati e non lo ho indicato nella dichiarazione dei redditi. Dal 2017 rientro nel regime ordinario e quindi vorrei usufruire del regime degli impatriati
    Per rientrare nel regime degli impatriati é necessario fare una dichiarazione integrativa per l’anno 2016, nella quale va indicato la scelta per il regime degli impatriati oppure non è necessario visto che il nuovo regime è valido soltanto dal 2017 fino al 2020?

    La ringrazio anticipatamente.

    Saluti,
    R.

    1. Buongiorno,
      io non seguo nello specifico il lavoro autonomo. In linea generale direi che anche nei confronti dei lavoratori autonomi per avere dirito all’agevolazione sino al 2020 in base alle nuove misure, si doveva esercitare l’opzione entro il 30/4/2017.
      Vorrei inoltre evidenziare che il comma 151 (art. 1 L. Bilancio 2017) prevedeva il trasferimento della residenza fiscale nell’anno 2016, mentre lei si è trasferito prima nel 2012.
      Saluti.
      L.R.

  81. Dottor Rodella,

    Vorrei porle un quesito ai cui ha già risposto in alcuni casi ma che mi lascia ancora in dubbio.

    Ai sensi dell’articolo 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015 vengono soddisfatti i requisiti soggettivi se:

    A. La laurea è stata conseguita in Italia?
    B. Se la laurea è in discipline economiche?
    C. L’attività lavorativa svolta all’estero per più di 24 mesi deve riferirsi a particolari attività, per esempio deve rientrare nell’ambito scientifico, di ricerca e simili o invece non importa questo aspetto a differenza di quanto stabilito per i ricercatori e docenti? In parole povere, se una persona ha lavorato per più di 24 mesi in una banca all’estero e rientra in Italia, fra le altre cose, cambiando datore di lavore, si qualifica?

    Grazie

    PI

    1. Buonasera,
      Rispondo in base ai punti da lei indicati:
      A) Il titolo di laurea può essere conseguito in Italia o all’estero (Cfr. punto 3.2 circ. 17/E 2017).
      B) La laurea può essere anche in discipline economiche.
      C) Nonostante l’agevolazione si riferisca a titolari di studi accademici, la legge non richiede che l’attività lavorativa svolta all’estero sia particolarmente qulificata, ma solo che si sia protratta nel biennio. (Cfr. circolare circolare 17/E – 2017 punto 2.2. riferita alla legge 238/2010 ma anche applicabile all’art. 16 comma 2 D.lgs. 147/2015).
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Dottor Rodella,

        Grazie per la sua risposta. Rileggendo la circolare 17/E mi è sorto un ulteriore dubbio. Nel mio caso inizialmente sono stato distaccato all’estero dalla mia ex-impresa, e mentre ero all’estero, dopo 25 mesi, ho dato le dimissioni volontarie perchè ho accettato un lavoro per ritoranare in Italia presso un’altra azienda, che non ha nessun collegamento con la precedente. In questo caso, poichè il mio ritorno nulla ha a che vedere con il precedente contratto di distacco, avrei diritto a chiedere lo status di rimpatriato?

        Saluti
        Grazie
        PI

        1. Buonasera signor Pasquale,
          lei avrebbe diritto alla fruizione dei benefici previsti dalla legge, sia nel caso fosse stato distaccato all’estero da una impresa collegata e successivamente decidesse di rientrare in Italia; come nelle ipotesi in cui l’azienda straniera non è parte di un Gruppo (come nel suo caso); veda la circolare 17/E, parte II punto 3.1.
          Saluti.
          Luigi Rodella

  82. Dottor Rodella,
    Sono uno studente di ingegneria gestionae che ha sostenuto laure magistrale in Danimarca iniziata in Agosto 2015 e terminata in Luglio 2017 (2 anni). Ho inizato a lavorare in Danimarca da Ottobre 2017 fino ad ora, Giugno 2018. Iniziero in Luglio un nuovo lavoro in Italia e per questo vorrei richiedere lo sgravio fiscale.
    Sono stato inscritto all AIRE da Febbraio 2018 e mi chiedevo se cio e determinante per dimostrare la mia permanenza all´estero oppure se e sufficiente dimostrare di avere un diploma di laurea Magistrale.
    La ringrazio
    Cordialemente
    Alberto

    1. Buongiorno,
      se lei rientra in Italia in base al comma 1 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015 (lavoratori anche non laureati ma manager/qualificati/specializzati….), non doveva essere stato residente fiscale in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti il rimpatrio (quindi c’è requisito iscrizione all’Aire); se invece lei rientra in base al comma 2, dell’articolo 16 del citato decreto, i requisiti sono:
      essere laureati e non avere svolto attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa all’estero per 24 mesi. Come vede, in questo secondo caso neppure lo schema riassuntivo posto a corollario della circolare 17/E 2017, richiede la residenza fiscale all’estero (quindi iscriziona AIRE in Italia).
      Questa è la mia opinione personale che in questo blog ho espresso più volte. Mi risulta però non essere condivisa da tutti. Dovrebbe quindi sentire il parere degli organi preposti.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  83. Gentilissimo Dr. Rodella,

    ho conseguito un titolo di studio (dottorato) all’estero nel 2014, ed ho continuato a lavorare come ricercatore all’estero fino ad oggi. Sono iscritto all’AIRE solo da pochi mesi. Potrei usufruire di qualche agevolazione fiscale?

    Grazie,

    Michele

    1. Buongiorno,
      per poter fruire dei benefici previsti dall’articolo 44 D.L. 78 del 2010, lei deve:
      1. Essere stato residente non occasionalmente all’estero.
      2. Aver svolto attività di ricerca/docenza all’estero per due anni presso centri di ricerca pubblici o privati o presso università.
      3. Trasferire la residenza fiscale in Italia.
      4. Svolgere in Italia attività di docenza/ricerca.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  84. Buonasera dottore, ho letto sia il suo articolo che la nota informativa di Febbraio 2018 pubblicata dall’agenzia delle entrate. Sono residente in Olanda dal 1 luglio 2013 a fronte di un ruolo offertomi dalla mia azienda, sono in possesso di laurea di 5 anni “vecchio ordinamento”. Nel mentre, ho cambiato azienda qui Olanda ma ora mi é stato offerto un ruolo in Italia. Credo di avere i requisiti per usufruire dei benefici fiscali (le chiedo comunque conferma). Non mi é chiara pero’ la modalita’ di rimborso: la somma verra’ calcolata dall’azienda ed inclusa nelle buste paga mensili (salvo poi eventuali conguagli positivi o negativi nella dichiarazione dei redditi), oppure annualmente a fronte della dichiarazione dei redditi? Grazie mille e saluti, Daniele

    1. Buongiorno,
      se lei rientra in Italia applicando il comma 2 del D.Lgs. 147/2015, deve essere laureato (anche laurea vecchio ordinamento) e sono sufficienti 24 mesi di studio ovvero lavoro all’estero. Deve inoltre trasferire la residenza fiscale in Italia.
      In merito alla seconda parte del quesito, il suo datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, le effettuerà alla fonte (direttamente in busta paga) la trattenuta corretta, riducendo la base imponibile Irpef del 50%. Successivamente tali benefici fiscali le verranno attestati sulla CERTIFICAZIONE UNICA. Al punto 1 del quadro DATI FISCALI verrà indicato l’imponibile ridotto del 50% sul quale è stata determinata l’imposta; inoltre nel quadro ALTRI DATI, al punto 469 viene indicato l’altro 50%, relativo all’ammontare dell’imponibile esente.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  85. Gent Sign. Rodella
    mi sono trasferito nel 1994 in un paese tuttora in Black List dove ho lavorato in modo continuativo fino ad oggi e presa la residenza con Aire nel Geennaio del 2011
    Avendo un’età di 60 anni e avendo messo in programma il mio rientro in Italia definitivamente a fine 2020 Le chiedo a quale tipo di tassazione sarei soggetto in un eventuale rientro in Italia dei risparmi accumulati
    Grazie e complimenti per la sua professionalità

  86. Buonasera,
    non saprei, in quanto in questo blog mi sono occupato di rientro in Italia di risorse umane e non di capitali.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  87. Buongiorno dott. Rodella,
    ho letto parte dei commenti precedenti ma continua a sorgermi un dubbio.

    Appena laureato nel 2014 mi sono trasferito all’estero (UE) per lavorare in un’azienda multinazionale senza aver mai lavorato in Italia.

    Non mi sono mai iscritto all’AIRE per cui immagino che la mia residenza fiscale sia sempre stata in Italia.

    Nei prossimi mesi tornerò in Italia per lavorare in un’azienda multinazionale.

    Mi sembra di capire, che per il semplice fatto di non essermi iscritto all’AIRE nonostante possa dimostrare con le buste paga e i contratti che ho lavorato all’esterno per 4 anni (in un paese UE tra le altre cose), io non possa godere dello sgravio fiscale per gli “impatriati”.

    E’ corretta questa interpretazione oppure no?
    C’é la possibilità di ovviare a questa situazione?

    Grazie in anticipo.
    Marco

    1. Buongiorno signor Marco,
      lo scorso 13 giugno mi ero espresso per un caso analogo al suo al Signor Alberto. Riprendo quindi la mia opinione già espressa in precedenza:
      “Se lei rientra in Italia in base al comma 1 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015 (lavoratori anche non laureati ma manager/qualificati/specializzati….), non doveva essere stato residente fiscale in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti il rimpatrio (quindi c’è requisito iscrizione all’Aire); se invece lei rientra in base al comma 2, dell’articolo 16 del citato decreto, i requisiti sono:
      essere laureati e non avere svolto attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa all’estero per 24 mesi. Come vede, in questo secondo caso neppure lo schema riassuntivo posto a corollario della circolare 17/E 2017, richiede la residenza fiscale all’estero (quindi iscriziona AIRE in Italia).
      Questa è la mia opinione personale che in questo blog ho espresso più volte. Mi risulta però non essere condivisa da tutti. Dovrebbe quindi sentire il parere degli organi preposti.”
      Saluti.
      Luigi Rodella

  88. Gentile Dott. Rodella,
    Ho trascorsco diversi anni negli USA dal quale sono tornato nel 2014 (maggio) fruendo del cosiddetto “rientro dei cervelli”, tuttavia, nel 2015 (luglio) sono andato in trasferta a HK rientrando poi in Italia a ottobre 2017 (più di 24 mesi all’estero).
    La mia situazione è particolare, perchè andando all’estero un anno dopo il rientro dagli USA, ho perso la titolarità all’agevolazione prevista per il rientro dei cervelli (con tanto di rimborso all’agenzia dell’entrate) e, mi si oppone, alla richiesta di fruizione del regime impatriati il fatto che abbia trascorso più di 24 mesi in regime di continuità con il contratto italiano. (ero espatriato a HK)

    Ora, un po’ di confusione mi viene in mente.
    Siccome vengo considerato in continuità contrattuale (italia- HK- Italia), perchè revocarmi in primo luogo l’agevolazione “rientro cervelli” (USA – Italia)?
    Faccio inoltre notare che, l’espatrio è stato fatto in condizioni differenti rispetto a quelle “nazionali” ergo:
    – Condizioni lavorative, benefits, e salario bene differenti da quelle ricevuti in suolo patrio;
    – Entità legale presso il quale lavoravo differente (Caio Sempronio SPA vs Caio Sempronio SPA HK Branch);
    – Ruolo Manageriale assunto a HK;
    – Ruolo e lavoro differente al rientro in Italia nel 2017.
    Ora Vorrei fare un interpello ma ho difficoltà ad argomentarlo.
    Se prendessi ad esempio la regola per i manager, mi si chiede 5 anni di residenza fiscale in italia prima dell’espatrio (che io non ho, avendo trascorso poco più di un anno dal mio precedente rientro in italia dagli USA)
    La regola per i lavoratori non manager esclude invece i distaccati.
    Cosa ne pensa?
    Cosa potrei utilizzare quale giustificativo all’applicazione del regime impatriati?

    Grazie

    Cordiali Saluti

    Luca

    1. Buonasera,
      Io credo che lei potrebbe averne diritto perchè al rientro in Italia è rimasto residente fiscale in Italia ed è successivamente stato inviato in trasferta all’estero (HK) ed è sempre stato dipendente della ditta Italiana. Se fosse stato distaccato il beneficio cadrebbe; però rammento che la trasferta, nel pubblico impiego è circoscritta ad un ambito temporale di 270 giorni all’anno, nell’impiego privato non c’è alcun limite (Cfr. circolare 326/E – 1997).
      Occorre considerare inoltre che il beneficio lo può fruire per cinque anni, a condizione che lavori in Italia per un numero superiore di 183 giorni all’anno. Se lei non ha rispettato tale requisito non può usufruire dell’agevolazione per questi due anni, però il diritto non decade ma permane. Riprenderà a fruirlo al rientro in Italia con la decurtazione dei due anni lavorati all’estero. Ad esempio se dei cinque anni agevolati due li trascorre all’estero, avrà diritto a fruire dello sgravio solamente per i tre anni residuali.
      Se invece lei ha perso la residenza fiscale in Italia, tutto decade in quanto l’obbligo era quello di fermarsi in Italia per due anni.
      Questo aspetto viene trattato nella circolare 17/E – 2017 al punto 3.3.
      Riporto il passaggio:

      “Il lavoratore qualora non rispetti il predetto requisito temporale, pur essendo fiscalmente residente in Italia, non potrà fruire del beneficio sul reddito prodotto nel territorio dello Stato per tale periodo di imposta, che sarà quindi ordinariamente assoggettato a tassazione sull’intera base imponibile. Se il requisito sussiste solo per alcuni dei periodi di imposta compresi nel quinquennio per il quale è possibile fruire del beneficio, il lavoratore potrà fruirne per i soli anni in cui il requisito sarà soddisfatto, fermo restando che gli altri anni concorreranno comunque al computo del quinquennio. Ad esempio, un lavoratore fiscalmente residente in Italia dal 2017, fruitore del beneficio dal medesimo anno, se nel 2018 è inviato all’estero in trasferta per 200 giorni, per tale anno (2018) non potrà fruire dell’agevolazione neanche in relazione al reddito riferibile all’attività lavorativa prestata in Italia, ma potrà fruirne per i successivi anni 2019-2020-2021 sussistendo tutti i requisiti richiesti dalla norma.
      Qualora l’attività lavorativa risulti prevalentemente prestata in Italia i redditi agevolabili possono comprendere anche le somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata in trasferta all’estero, naturalmente se di durata inferiore a 183 giorni nel periodo d’imposta. Si ritiene, infatti, che l’attività di trasferta, in quanto resa nell’interesse e a benefico esclusivo del datore di lavoro non possa essere scissa da quella prestata nel territorio dello Stato. Ciò a differenza dell’ipotesi di distacco in cui la prestazione avviene nell’interesse del datore distaccante ma a beneficio del soggetto distaccatario, il quale può disporre del comportamento del lavoratore esercitando il potere direttivo.”

      In conclusione, queste potrebbero essere le motivazioni sulle quali riferirsi per un contenzioso.

      Saluti.

      Luigi Rodella

  89. Buongiorno.
    Ho lavorato in Italia da settembre 2011 a diciembre 2016 come lavoratore dipendente.

    Da 1 gennaio 2017 sono assunto da una azienda estera (iscrizione aire a marzo per tempistiche tecniche ma inizio contratto 1 gennaio)

    Se il 1 gennaio 2019 fossi assunto nella societa italiana di cui la mia attuale azienda e’ controllata (dimettendomi dalla societa’ straniera e firmando con quella italiana) avrei diritto ai benefici fiscali del suo articolo?

    Ci sono controindicazioni legate al fatto che prima di trasferirmi all’estero ho lavorato in italia?

    1. Buongiorno,
      credo non ci siano controindicazioni aver lavorato in Italia in precedenza, a condizione che lei non sia stato distaccato dall’Italia all’estero; in questo caso, trattandosi di distacco e quindi permanendo il legame organico con la ditta italiana, anche se il lavoro estero si fosse protratto per lungo tempo, al momento del rimpatrio non avrebbe diritto ad alcun beneficio (vedi circ. 17/E 2017, punto 3.1).
      Se invece lei è stato assunto ex novo da ditta estera e come nel caso suo specifico viene anche liquidato (in questo caso potrebbe anche essere distaccato, veda punto 3.3 della citata circolare); si possono applicare le disposizioni contenute nell’articolo 16 comma 2 del D.lgs. 147/2015, che qui sintetizzo:
      – Essere laureati ed avere svolto attività di lavoro dipendente all’estero per 24 mesi.
      – Trasferire la residenza fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 2 del Tuir.
      – Impegnarsi di rimanere in Italia per 2 anni.

      In merito all’ambito temporale estero ed alla ritardata iscrizione all’Aire, su questo specifico punto mi sono espresso più volte su questo blog. Io credo si deve fare riferimento ai 24 mesi effettivi e documentabili di lavoro estero, però altri ritengono che il soggetto deve avere due periodi d’imposta all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Buongiorno.
        Grazie per il suo commento.
        La mia posizione e’ un po’ particolare in quanto non sono un distaccato (ho firmato un contratto a tempo indeterminato con l’azienda spagnola facente parte del gruppo dell’azienda italiana dove lavoravo), ma sono in aspettativa non retribuita di 2 anni.
        Pertanto non ho la posizione sospesa inps (non mi vengono versati contribuiti in italia) e previdenza sociale e contributi sono versati in spagna.
        Considerando che il rientro per me e’ una facolta’ (avendo aspettativa) ma non un obbligo (avendo contratto indeterminato) crede che io rientri nella legge e possa beneficiare dell’agevolazione. Consideri che ho letto un interpello (qui la fattispecie e la legge era diversa perche si trattava di docenteaspettativa da una universita e gli e stato dato parere favorevole)….
        Saluti e grzie

        1. Buongiorno,
          credo che la sua posizione possa generare equivoci in quanto, non si tratta di distacco ma neppure di trasferimento, in quanto lei continua a mantenere un rapporto quiescente in Italia, non essendo stato liquidato ma posto in aspettativa non retribuita; mantenendo così sempre un rapporto di lavoro con l’azienda italiana.
          Dobbiamo ricordare che in Italia sono disciplinati gli istituti della trasferta, del distacco e del trasferimento. A questi istituti dobbiamo far rientrare anche altre ipotesi contrattuali che vengono di volta in volta create per necessità delle parti. L’ipotesi che lei evidenzia è il contratto di “assegnazione”, che non viene recepito in modo tipico dalla nostra legislazione sociale italiana.
          Se si trattasse di distacco dall’Italia, il successivo rientro non rientra nelle ipotesi agevolate, mentre il distacco da società straniera lo sarebbe come pure l’assuzinione ex novo da parte di una società italiana.
          In questo caso, se ho ben compreso, lei vorrebbe fruire dell’agevolazione per rientrare al lavoro nella società italiana che lo aveva posto in aspettativa, che lo tiene sempre a libro paga e che non lo ha mai liquidato. Personalmente sarei molto perplesso.
          Saluti.
          Luigi Rodella

          1. Ha capito bene…io ho la facolta’ di rientrare ma non l’obbligo e per questo non sono un distaccato…la mia posizione inps infatti e’ sospesa….Ho trovato questo interpello per quanto riguarda un docente…mi viene difficile che un concetto di questo tipo possa essere diverso a secondo della natura della prestazione (docente vs manager).. La sua perplessita’ rimane anche considerando questa risposta dell’ente tributario? La ringrazio il suo parere per me e’ molto importante
            L’Agenzia con la risoluzione in oggetto fa presente che l’istituto dell’aspettativa, richiesta dal lavoratore e concessa dal datore di lavoro, è causa di sospensione del rapporto di lavoro dipendente per uno o più periodi, se goduta in modo frazionato, già determinati dall’inizio della sospensione stessa. Nel periodo o periodi di sospensione si interrompe il nesso di corrispettività delle prestazioni, cioè il sinallagma del contratto di lavoro, anche se il dipendente conserva il diritto al posto di lavoro.

            L’Agenzia delle Entrate, nel caso di specie, assicura il professore istante in posizione di aspettativa senza assegni presso un ateneo italiano, titolare di rapporto di lavoro a tempo indeterminato che ha svolto all’estero attività di docenza o ricerca avvalendosi di aspettativa non retribuita, una volta rientrato in Italia acquisendovi la residenza fiscale secondo quanto precisato nella circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, Parte I, potrà avvalersi delle agevolazioni di cui all’articolo 44, del D.L. n. 78 del 2010, sussistendo le altre condizioni richieste.

  90. Gentile Dott. Rodella,
    Sono rientrato in Italia nell’Aprile 2016 usufruendo dei benefici fiscali di cui all’art. 16 comma 1 de Decreto legislativo 147/15.
    mi accingo a fare la dichiarazione dei redditi e avendo un piano indiduale pensionistico nel quale ho versato circa € 1.500,00 vorrei sapere se posso detrarre l’intero importo o solo il 50 % di questo essendo assoggettato alle imposte solo per il 50% del mio reddito.
    grazie

    1. Buongiorno,
      io non faccio le dichiarazioni dei redditi. In linea di massima riterrei che per questa specifica ipotesi, non rientrando nelle disposizioni agevolative previste dal D.Lgs. 147/2015 (quindi non è reddito di lavoro dipendente o lavoro autonomo), si dovrebbe adottare il criterio di tassazione disciplinato per questi specifici redditi.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  91. Salve Dott. Rondella
    Relativamente alle seguente tematica:
    Risiedo e lavoro in Germania dal Aprile 2014 ( in totali tre anni di lavoro effettuato). Iscritta all’Aire.
    Nel luglio 2018 trasferirò la Residenza di nuovo in Italia.
    Avrò diritto anche io ad una eventuale agevolazione delle tasse?
    Grazie
    Distinti Saluti

    1. Buongiorno,
      se lei è stata residente all’estero da aprile 2014 a luglio 2018, per avere 5 periodi d’imposta precedenti l’impatrio, di residenza all’estero, dovrebbe rientrare ad agosto del 2018 (questo è il requisito temporale, non conosco se lei ha perfezionato anche gli altre requisiti previsti dall’articolo 2 del Tuir).
      Ciò premesso, lei potrebbe beneficiare sia delle agevolazioni previste dal Dlgs. 147/2015 articolo 16 comma 1 (rientro manager o lavoratori con elevate qualificazioni o specializzazioni, anche se non laureati); che delle agevolazioni previste del comma 2 articolo 16 del Dlgs. citato (laureati). Questo ultimo comma, prevede che il soggetto sia laureato ed abbia svolto all’estero per 24 mesi precedenti l’impatrio attività di lavoro dipendente o autonomo.
      Le agevolazioni, per tutte e due le ipotesi, prevedono una tassazione del 50% sul reddito imponibile
      Saluti.
      Luigi Rodella

  92. Gentile dott. Rodella,

    Ho un contratto da ricercatore presso una università olandese, firmato nel 2015, in scadenza nel 2019. Durante questo periodo non ho mai trasferito la mia residenza all’estero, ma l’ho mantenuta in Italia. Ho dunque due domande:
    1) Al termine del mio contratto, potrò usufruire dei vantaggi fiscali qui in Italia?
    2) In caso di risposta negativa, e nell’ipotesi che la ragione ostativa sia la residenza, mi conviene spostarla adesso?
    La ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta e, in generale, per il tempo che dedica a fare buona informazione.
    Con cordialità

    1. Buongiorno,
      in merito alla residenza fiscale all’estero, devo osservare che la legge (art. 44 D.L. 78/2010) non richiede espressamente di avere la residenza fiscale all’estero per due anni, con l’iscrizione all’Aire, vuole invece che il ricercatore sia stato residente non occasionalmente all’estero per due anni ad abbia svolto attività di ricerca presso centri pubblici o privati. La circolare 17/E 2017, nella parte II al punto 1.2 precisa che per i ricercatori per computare i due anni di permanenza all’estero si deve fare riferimento al calendario comune e non sulla base del biennio di residenza fiscale (In altri termini 24 mesi anche a cavaliere). La norma prevede invece che il soggetto trasferisca la residenza fiscale in Italia. Io credo che questa precisazione possa essere interpretata in questo senso: non è necessario che il soggetto non sia stato residente fiscale in Italia per due periodi d’imposta; è però necessario che lo sia stato almeno per un periodo d’imposta in modo di poter nuovamente riprendere la residenza fiscale in Italia. Devo inoltre rilevare che, in un altro punto della citata circolare (parte I – criteri generali per la individuazione della residenza) viene categoricamente previsto “Tutte le agevolazioni in esame presuppongono il trasferimento della residenza in Italia da parte del soggetto che ne fruisce, ossia l’instaurazione di un collegamento sostanziale con il territorio dello Stato, che implichi un’interazione effettiva con la realtà italiana. Inoltre, richiedono che, prima del trasferimento nel territorio dello Stato, la persona fisica abbia mantenuto la residenza fiscale all’estero per un periodo di tempo minimo, variabile a seconda dell’agevolazione interessata”.
      Se per periodo minimo si intendono due anni, direi che c’è un contrasto abbastanza evidente nell’ambito della stessa circolare.
      Tutto ciò premesso, rispondendo al suo quesito n. 1, direi di no; al punto 2 con le dovute premesse sopracitate sarei possibilista.
      Come ho ribadito in molte altre mie risposte, questa è la mia opinione personale che dovrebbe sicuramente accertare meglio nelle sedi competenti.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  93. Buongiorno Rag. Rodella:

    Io sono residente negli USA ed iscritto all’AIRE da oltre 30 anni. Non sono laureato, e qui’ in USA sono considerato lavoratore autonomo e professionista. Se rientrassi in Italia verso la fine del nel 2018 potrei usufruire delle agevolazioni di legge nel anno fiscale 2019? I miei redditi in Italia non sarebbero da lavoro dipendente. La ringrazio anticipatamente.
    Cordialmente
    Dario

    1. Buongiorno,
      se lei rientra in Italia in base alle disposizioni contenute nell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015 (lavoratori con elevata qualificazione o specializzazione), dal 2017 è agevolabile anche il lavoro autonomo. L’agevolazione è applicabile per un max di 5 anni, decorrenti dall’anno del trasferimento della residenza fiscale in Italia e consiste nella riduzione della base imponibile del 50%, ai fini del computo delle imposte dovute.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  94. Salve,
    sono un lavoratore dipendente, son tornato in Italia Ottobre 2012 (dopo 2 anni di lavoro all’estero) e da allora ho beneficiato delle agevolazioni per il rientro dei cervelli fino a Dicembre 2017.
    Domanda: c’è un modo per prorogare tale beneficio?
    Grazie mille

    1. Buongiorno,
      lei si riferisce alla legge 238/2010. L’agevolazione era applicabile sino al 31/12/2017; per prorogare ulteriormente i benefici era indispensabile aver esercitato l’opzione prevista dal comma 4 dell’articolo 16 del D.Lgs. 147/2015 per poter fruire degli sgravi sino al 2020.
      L’opzione doveva essere esercitata entro il 30/4/2017. Ora non è più possibile.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  95. Gentile dott. Rodella,

    la mia situazione e’ simile a quella di Luca (e molti altri): ricercatore all’estero da piu’ di 24 mesi, rientro in Italia il 01/09/2018 per svolgere attivita’ di ricerca. Inoltre, nel 2018 mi sono iscritto all’Aire, spostando la mia residenza fiscale all’estero per l’anno 2018. Sarei interessato a chiedere le agevolazioni fiscali a partire dall’anno 2019.

    Teoricamente compio tutti 4 punti previsti dall’articolo 44 D.L. 78 del 2010, compreso il “trasferimento della residenza fiscale in Italia”. Come giustamente fa notare, la circolare dell’AdE chiarisce che “prima del trasferimento nel territorio dello Stato, la persona fisica abbia mantenuto la residenza fiscale all’estero per un periodo di tempo minimo, variabile a seconda dell’agevolazione interessata”.

    La mia domanda e’ 1) come posso accertare qual e’ questo tempo minimo?
    2) Esiste un modo per rettificare la propria residenza fiscale all’estero per l’anno 2017?

    Grazie,

    Michele

    1. Buongiorno,
      in merito alla sua domanda n. 1, avrei già risposto al signor Luca, avendo evidenziato che non concordo di considerare come ambito temporale due periodi di imposta. Relativamente al suo quesito n. 2, direi proprio di no.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Buongiorno signor Michele,
        in merito alla mia risposta di ieri, vorrei evidenziare che oggi ho letto la risoluzione n. 51/E del 6 luglio 2018 dell’Agenzia delle Entrate. Ha risposto ad un interpello relativo ai requisiti di mancanza di residenza fiscale in Italia precedente l’impatrio. In questo caso ci si riferiva all’articolo 16 comma 2 del D.lgs. 147/2015 (rientro laureati), e non al rientro dei ricercatori/docenti. Però la problematica è analoga in quanto, pur prevedendo di essere stati all’estero per 24 mesi, non era chiaro se il soggetto dovesse aver perso la residenza fiscale in Italia (articolo 2 comma 2 del Tuir) per due periodi d’imposta. L’Agenzia ha così risposto: “Considerato, tuttavia, che il citato comma 2 prevede un periodo minimo di lavoro all’estero di due anni, la scrivente ritiene che, per tali soggetti, la residenza all’estero per almeno due periodi d’imposta costituisca il periodo minimo sufficiente ad integrare il requisito della non residenza nel territorio dello Stato e a consentire, pertanto, l’accesso al regime agevolativo”.
        Saluti.
        Luigi Rodella

        1. La ringrazio molto per la risposta, e per il riferimento alla risposta dell’AdE all’interpello, che sembra chiarire in senso negativo il primo punto. Crede possa essere utile interpellare direttamente l’AdE sul mio caso?

          1. Sicuramente un contatto con l’Agenzia può sicuramente risultarle utile.
            Saluti.
            l.r.

  96. Buongiorno,

    Sono citadino UE.
    Ho un titolo di studio magistrale.
    Mi sono trasferito in Italia per Lavoro (inizio 03/11/2014).
    Ho trasferito la mia residenza in Italia.
    Mai ho vissuto in Italia prima.

    Mi sembra essere fuori del ambito del DL 238/2010.
    Ma se capisco bene quest’articolo, posso fruire del DL 147/2015 ?

    Grazie
    JB

    1. Buonasera,
      sicuramente non si può più applicare la legge 238/2010. In merito al D.Lgs 147 del 24 settembre 2015 (decorrenza dal 1/1/2016) vorrei evidenziare che all’epoca lei era già residente in Italia e lavorava da oltre un anno. Questa misura aveva lo scopo di incentivare il rientro in Italia di quei soggetti residenti all’estero. Lei, come evidenziavo, in Italia c’era e lavorava.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  97. Buongiorno Rag. Rodella,

    Sono rientrata in Italia a novembre 2017 dopo aver svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente all’estero nei 24 mesi precedenti il mio ritorno. Sono in possesso di un diploma di laurea e nel periodo in cui ho lavorato all’estero ero iscritta all’AIRE. Non appena rientrata il novembre scorso, ho trasferito la mia residenza in Italia. Ho iniziato subito a cercare lavoro e l’ho trovato a marzo 2018. Capisco che per aver diritto all’agevolazione deve esserci un collegamento tra il trasferimento della residenza fiscale e l’instaurazione del rapporto dipendente in Italia. Nel mio caso, avendo prima trasferito la residenza e poi trovato lavoro, esiste tale collegamento? Se sì, come lo si può esporre? Ho diritto all’agevolazione?

    La ringrazio in anticipo e le auguro una buona giornata.
    Cordiali saluti
    Marta

    1. Buongiorno,
      in base a tali premesse credo che lei abbia diritto a fruire del beneficio. Vorrei inoltre precisare che il periodo d’imposta in cui lei ha acquisito la residenza fiscale in Italia è il 2018 e non il 2017.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  98. Egregio Dott. Rodella,

    Prima di tutto complimenti per l’interessantissimo blog.
    Provo a presentarle la mia situazione per capire se posso beneficiare degli sgravi fiscali riservati ai lavoratori autonomi:

    – Sono in possesso di laurea quadriennale
    -ho vissuto e lavorato in Irlanda dal 2004 a settembre 2015
    – settembre 2015 ritorno in Italia e apro una partita IVA
    -Non ho usufruito di alcuno sgravio fiscal per gli anni 2016 e 2017 in quanto non ero a conoscenza che anche un lavoratore autonomo poteva usufruirne
    – Posso iniziare adesso (2018) ad usufruire degli sgravi fiscali almeno per per questo anno?
    Grazie infinite per il suo contributo
    Stefano

    1. Buongiorno,

      lei ha acquisito la residenza fiscale in Italia dal 2016. Il D.Lgs 147/2015 (art. 16) non prevedeva alcun beneficio per l’anno fiscale 2016 nei confronti dei lavoratori autonomi; nei confronti di questa categoria di lavoratori i benefici decorrono dall’anno 2017. Tutto ciò premesso, l’agevolazione è applicabile per un massimo di 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia (2016). Non avendo diritto per l’anno 2016, lei dal 2017 e per ulteriori 3 anni avrebbe titolo a fruire dei benefici.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  99. Egregio Dott. Rodella,

    Colgo innanzitutto l’occasione per farLe i complimenti per il blog e ringraziarLa per la disponibilità. Continua a risultarmi non chiara la questione di iscrizione all’AIRE, anche alla luce dell’Interpello dell’AdE n. 51/E del 6 luglio 2018 . Provo a spiegarmi meglio:

    – Sono in possesso di un diploma di Laurea triennale + Master di specializzazione conseguiti in Italia
    – Ho iniziato a lavorare in Svizzera il 1 Settembre 2016.
    – Mi sono iscritta all’AIRE il 5 Gennaio 2017
    – Il 1 Ottobre 2018 torneró in Italia con un contratto da quadro a tempo indeterminato.
    – In totale, ho quindi 25 mesi di lavoro all’estero ( e 21 di iscrizione AIRE).

    Non riesco a capire se posso rientrare nella casistica dell’Art. 16 comma 2 oppure no.

    Cordialmente,

    Alessia

    1. Buongiorno,
      relativamente al requisito della mancanza della residenza fiscale in Italia per due periodi d’imposta, dopo le precisazioni contenute nella risoluzione 51/E – 2018, direi che lei ne ha diritto, se viene assunta dal mese di ottobre 2018 e da tale data riprende la residenza fiscale in Italia che necessariamente avrà decorrenza 1/1/2019. Questo è reso possibile in quanto i due periodi d’imposta richiesti di residenza all’estero, sono il 2017 e 2018. Il beneficio fiscale avrà decorrenza 1/1/2019 e si protrarrà per 5 anni.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  100. Buonasera,

    Dopo essere rientrato in Italia e iniziato ad usufruire dei benefici da inizio 2018 mi trovo nella situazione per cui un nuovo datore di lavoro presso cui vorrei trasferirmi intende offrirmi un contratto di lavoro inglese indeterminato per 6 mesi (per cui svolgerei l’attività di lavoro dall’Italia), che verrà poi successivamente converito in un contratto di lavoro Italiano.

    Il contratto “ponte” di 6 mesi è dovuto ad alcuni impedimenti burocratici interni dell’azienda (che possiede un ufficio e una sede legale in Italia), per cui non riuscirebbero ad offrirmi un contratto italiano in tempi brevi.

    Qualora riuscissi a dimostrare la permanenza lavorativa in Italia, sarebbe possibile non far decadere il beneficio fiscale pagando ad esempio le tasse in Italia? Se non sbaglio se più del 50% dei giorni lavorativi sono spesi in Italia, vengono automaticamente computate le tasse dal fisco Italiano.

    Grazie mille!
    M

    1. Buongorno,
      immagino lei si riferisca all’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015. Se ho inteso correttamente lei è rientrato in Italia, è stato assunto da datore italiano ed ha iniziato a fruire dei benefici. Successivamente, pur rimanendo residente fiscale in Italia, decide di licenziarsi e farsi assumere da un datore di lavoro straniero. In base a queste premesse, io credo che i lavoratori devono svolgere l’attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato italiano, in forza di un rapporto di lavoro instaurato direttamente da questa impresa o con una società estera controllata, controllante o “sorella” di tale società. Inoltre l’attività lavorativa deve essere svolta prevalentemente nello Stato italiano per un periodo superiore a 183 giorni nell’anno. Io credo che se il datore è straniero e in Italia non ha nulla (inteso sede fissa, stabile organizzazione; collegamenti con imprese italiane, ecc.); lei non ha diritto alla fruizione del beneficio. In caso contrario direi di si.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  101. Egregio Dott. Rodella,

    Le faccio innanzitutto i complimenti per il blog, davvero utile e dettagliato. Vorrei un chiarimento da parte sua:

    – Sono in possesso di un diploma di Laurea triennale + Master di specializzazione conseguiti in Italia
    – Ho iniziato a lavorare in Svizzera il 13 Luglio 2015, con contestuale spostamento della Residenza ed iscrizione all’AIRE.
    – Ad ottobre/novembre 2018 torneró in Italia con un contratto a tempo indeterminato.

    Vorrei chiederle conferma del fatto che io rientri nella casistica dell’Art. 16 comma 2 oppure no.

    Ho inoltre letto in un testo di spiegazione prodotto dall’Agenzia delle Entrate che per “cittadini trasferiti in Stati con regimi fiscali privilegiati”, come la Svizzera, si può usufruire dei regimi agevolativi “solo se in grado di vincere la presunzione di residenza in Italia indicata nel citato articolo 2 del Tuir”.

    Vorrei chiederle se secondo lei, nonostante la mia effettiva residenza in Svizzera, con casa in affitto, auto e vita regolare qui, vi sono rischi che venga rigettata.

    La ringrazio molte
    Cordiali saluti
    Luca

    1. Buongiorno,
      mi pare che la Svizzera sia uscita dai Paesi black list dal 2017, dopo aver firmato un accordo che prevede la fine del segreto bancario e modificando l’attuale Convenzione sulle doppie imposizioni tra i due Stati, ed adeguandola agli standard Ocse.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  102. Salve Sig. Rodella,

    approfitto della Sua disponibilità per presentarLe questo caso concreto. Un soggetto laureato, dipendente, rientrato a gennaio 2016 , dopo più di 24 mesi lavorativi in maniera continuativa all’estero e con iscrizione all’AIRE per un anno e 5 mesi (quindi meno di due anni fiscali).
    Interpretando la legge, sembrava che ci fosse a pieno il possesso dei requisiti per usufruire dell’agevolazione ai sensi dell’Art. 16 comma 2 del D.Lgs. 147/2015. Questo perché per quanto riguarda il requisito dello svolgimento dell’attività di lavoro o studio all’estero, sembrava si rendessero applicabili i chiarimenti resi con la circolare n. 14 del 2012 (e quindi in continuità con la 238/2010 come appunto scritto nella 147/2015).
    Per sicurezza venne comunque chiesto un parere all’Agenzia delle Entrate che in maniera inequivocabile accettò l’interpretazione di cui sopra e addirittura scrisse che “l’iscrizione all’AIRE non è necessaria”.
    Dal 2016 quindi, il soggetto ha iniziato a percepire l’agevolazione in busta paga.
    Tuttavia la nuova Risoluzione 51 del 6 Luglio 2018 sembra di colpo capovolgere l’interpretazione del requisito della residenza richiedendo un iscrizione all’AIRE per due annualità fiscali come minimo.
    Ma è possibile che l’Ade possa cambiare l’interpretazione di una legge in maniera così netta e con effetto che definirei in maniera impropria “retroattivo”, in quanto andrebbe a colpire soggetti che hanno iniziato a percepire l’agevolazione ben prima del 2018?
    E per quanto riguarda il soggetto in questione, a Suo parere dovrebbe restituire quanto percepito fino ad adesso grazie all’agevolazione?

    Cordiali saluti,

    Roberto

    1. Buongiorno,
      io sono d’accordo con lei e questa nostra interpretazione l’ho espressa più volte nelle pagine di questo blog.
      In merito alla sua domanda non saprei cosa consigliarle. Sicuramente la risposta (forse un pò frettolosa) dell’Agenzia è un punto di riferimento. Io credo che il suo cliente dovrebbe essere coinvolto in un eventuale contenzioso, in quanto in caso di resistenza e di soccombenza ne potrebbe derivare un onere (anche significativo) al soggetto.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  103. Gentilissimo Dott. Rondella

    Complimenti per l’ottimo blog.
    Le sue risposte sono sempre chiare e puntuali.
    Le vorrei proporre una domanda alla quale finora ho ricevuto risposte a volte contrastanti.
    Ho vissuto 11 anni in Giappone (paese convenzionato per quanto riguarda la doppia tassazione) a partire dal 2007, ed ho lavorato come Quadro negli ultimi dieci, fino al marzo del 2018. Da maggio 2018 sono tornato in Italia come lavoratore dipendente, ed attualmente sto beneficiando dello sgravio fiscale per impatriati, con tassazione del 50% del reddito prodotto.
    (Iscrizione all’AIRE nel 2013 e spostamento del demicilio fiscale in Italia a partire da aprile 2018)

    Il mio quesito rigurada la dichiarazione dei redditi per l’anno 2017.
    In tale dichiarazione è necessario inserire l’importo del reddito percepito all’estero, anche se la mia residenza fiscale non era in italia?
    Inoltre vorrei presentare richiesta per l’assegno familiare per la mia famiglia, e non saprei cosa dichiarare come reddito. Il solo dato numerico non tiene in considerazione del diverso tenore di vita tra i due paesi, e non vorrei dovermi ritrovare escluso per questo.

    Mi perdoni se le mie domande possano essere leggermente off-topic.
    Nel caso, può indicarmi a chi potre rivolgermermi per un consulto?

    La ringrazio in anticipo

    1. Buonasera,
      se lei non era residente fiscale in Italia, credo che per il 2017 non deve dichiarare i redditi prodotti all’estero.
      Relativamente agli ANF, si devono considerare, i redditi prodotti all’estero che, se fossero prodotti in Italia, sarebbero sottoposti a tassazione Irpef.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  104. Egregio Dott. Rondella,

    Grazie mille per la Sua disponibilità e a vedere dai numerosi commenti, grazie di cuore per il supporto e le delucidazioni fornite a tutti noi.

    L’unica cosa che non è chiara è se il requisito dei 5 anni di residenza all’estero è necessario o meno per i lavoratori laureati che hanno svolto un’attività all’estero per piuù di 24 mesi.
    Ho letto il documento ufficiale delle agenzie delleentratee sembra che tale requisito sia necessario solo per “altri lavoratori” e non per i “lavoratori laureati”, ma vorrei una conferma di questa interpretazione.

    In particolare, ho conseguito una laurea magistrale in Italia a Luglio 2015, ad Agosto 2015 ho iniziato a risiedere all’estero con conseguente iscrizione all’AIRE per lavorare con una società estera, e adesso sto valutando un possibile rientro con una differente compagnia italiana che dovrebbe avvenire ad Ottobre 2018.

    In tali condizioni, potrò usufruire del beneficio fiscale a partire dal Gennaio 2019, in quanto la mia residenza fiscale (richiede di risiedere in Italia per più di 183 in un anno solare) inizia proprio dal 2019?

    Grazie mille in anticipo per il suo aiuto.

    Le porgo i miei più cordiali saluti
    Marco

    1. Buonasera,
      in base a quanto evidenziato, lei è residente fiscale all’estero negli anni 2016 – 2017 – 2018.
      I requisiti richiesti dal comma 2 dell’articolo 16 del Dlgs. 147/2015 sono due anni: lei ne ha tre.
      Cinque periodi d’imposta precedenti l’impatrio di residenza all’estero, sono richiesti dal comma 1 dell’articolo 16: questo non è il suo caso.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  105. Salve Dott. Rondella,

    Ho vissuto a Londra dal 2007 ad oggi come lavoratrice dipendente (posseggo laurea magistrale conseguita in Italia) e mi trasferiró in Italia da Gennaio 2019 per lo stesso datore di lavoro, nella medesima sede italiana. Io quindi rientrerei nei requisiti D.Lgs. 147/2015 (sempre nel caso rimanessi in Italia per I seguenti 5 anni).
    Il mio compagno é cittadino UE di nazionalita’ francese, posside laura magistrale conseguita in Francia, ha lavorato e vissuto a Londra dal 2013 ad oggi e non ha mai vissuto in Italia in precedenza. Nel caso di un suo trasferimento in Italia, godrebbe anche lui degli stessi sgravi fiscali ?
    Grazie mille per un suo chiarimento al riguardo.

    1. Buonasera,
      se lei rientra come laureata il requisito di permanenza in Italia è di due anni, non di cinque.
      Questa agevolazione vale anche per il suo compagno francese, se si trasferisce in Italia e viene assunto in applicazione dell’articolo 16 comma 2 del Dlgs. 147/2015.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  106. Gentilissimo Dott. Rondella,
    Faccio seguito alla sua risposta del 21/07/2018 AT 16:32

    Quindi mi sembra che possa rimanere residente fiscale in Italia, pur sottoscrivendo un contratto di lavoro in UK e continuare a beneficiare dell’incentivo. Ovviamente dovro’ presentare la dichiarazione dei redditi in Italia ed andare a CREDITO per le tasse gia’ versate in Uk.

    Di fatto avro’ una doppia residenza senza ovviamente potermi iscrizivere all’Aire?

    E’ corretto?

    Importante e’ per me comprendere:

    1. Se oltre all’obbligo di residenza fiscale italiana ci sia l’obbligo di un contratto di lavoro italiano/societa con sede in Italia.

    2. Con la dichiarazione dei redditi in Italia, possa andare in credito per le maggior tasse prelevate dal datore in UK in base all’accordo contro le doppie i.posizioni Italia/Uk

    La ringrazio di nuovo. E mi scuso se son stato ripetitivo.
    Cordialmente,

    Emiliano

    1. Buonasera,
      credo non debba esserci doppia residenza. Deve risultare residente fiscale esclusivamente in Italia. Se, in base all’applicazione dell’articolo 4 della Convenzione contro le doppie imposizioni ITALIA – U.K., dovesse risultare residente fiscale in U.K., potrebbe restituire i benefici.
      Se lavora all’estero, pur essendo residente fiscale in Italia, si deve applicare il criterio di tassazione concorrente, con credito d’imposta determinato secondo quanto previsto dall’art. 165 del Tuir.
      Saluti
      Luigi Rodella

  107. Egregio Dottor Rondella,
    la contatto per chiederle una delucidazione in ambito dell’incentivo fiscale per l’attrazione dei cervelli nel caso di Impatriati.
    Mio marito lavora come dirigente negli USA dall’ottobre del 2012. Risulta iscritto AIRE dal Maggio 2014. Rientrera’ in Italia, con un contratto italiano come dirigente a settembre/ottobre 2018.
    Io ho raggiunto mio marito nel 2014 e quindi nel 2013 lui risultava ancora iscritto all’anagrafe italiana e sua moglie era in Italia, quindi non so dove venga considerato il suo centro di interessi (domicilio).

    Data questa situazione, lei pensa potra’ usufruire dell’agevolazione fiscale?

    La ringrazio anticipatamente per qualsiasi chiarimento mi potra’ fornire.

    Grazie mille, un cordiale saluto
    Chiara

    1. Buonasera,
      se si applica l’articolo 16 comma 1 del Dlgs. 147/2015, (rientro in Italia manager), la norma richiede di non essere stati residenti fiscali in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti l’impatrio; se lei nel 2014 si è iscritta all’Aire nei primi sei mesi dell’anno, in questo modo permetterebbe a suo marito di perfezionare il requisito. In caso contrario nel periodo d’imposta 2018 avrebbe solamente 4 anni.
      Parimenti, se si applica l’articolo 16 comma 2 del Dlgs. 147/2015 (rientro in Italia laureati), credo non ci siano problemi in quanto vengono richiesti solo 24 mesi di residenza fiscale estera.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  108. Buongiorno,

    Mi sono trasferita a Londra (dove attualmente lavoro) nel luglio 2016, ma ho fatto richiesta di iscrizione all’AIRE solamente a marzo 2017 (e ho ricevuta conferma di iscrizione a novembre 2017).

    A settembre rientro in Italia in modo permanente.

    Posso godere dei benefici fiscali previsti del regime “rientro dei cervelli”? Ossia, i due anni decorrono dalla data di effettivo trasferimento (luglio 2016) o dalla conferma di avvenuta iscrizione all’ AIRE (novembre 2017)?

    Grazie!
    Giulia

    1. Buongiorno,
      io credo che l’effettiva iscrizione sia novembre 2017. Dovrebbe però verificarlo nell’ufficio anagrafico dei residenti all’estero.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  109. Gentile Dott. Rodella,

    Sono residente all’estero da 11 anni dove lavoro per una multinazionale (tutto documentabile da affitti, tasse e stipendi e permessi di soggiorno) e tra 3 mesi potrei cominciare un lavoro nuovo in Italia. Purtroppo mi sono iscritto all’aire solo un anno fà. Secondo lei questo è un problema?

    Grazie mille,
    Daniele Fortunati

  110. Buongiorno,
    sulla base di quanto indicato nella recente Risoluzione Agenzia Entrate (51/E – 6/7/2018), se lei rientra in Italia in base al comma 2 dell’art. 16 del D.lgs. 147/2015 (laureati), il periodo minimo di residenza fiscale all’estero è di 2 periodi d’imposta determinati in base all’articolo 2 del Tuir. Probabilmente lo avrebbe già perfezionato a luglio del 2018.
    Se invece rientra in base al comma 1 dell’articolo 16 direi di no perchè il riferimento è cinque periodi d’imposta.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  111. Gentile Dott. Rodella,
    ho trascorso 10 anni negli emirati assunto con contratto locale presso una consociata del gruppo per cui lavoro. Ora sono rientrato da Novembre 2017 in sede ( in Italia ); siccome sono un pò arrugginito in materia fiscale italiana, posso usufruire degli sgravi fiscali e in che modo?

    Grazie e Buona Serata

    1. Buonasera,
      per il rientro in Italia in base all’articolo 16 comma 1 D.Lgs. 147/2015 (anche non laureati), l’agevolazione è rivolta a tutti i soggetti, cittadini e non dell’UE che trasferiscono in Italia la residenza fiscale a decorrere dall’anno 2016.
      Per fruire del beneficio non devono essere stati residenti in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti l’impatrio. Devono trasferire la residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir ed impegnarsi a rimanere in Italia per due anni.
      L’agevolazione consiste nel determinare il reddito imponibile sulla base del 50% del reddito effettivo. La durata dell’agevolazione è applicabile per un max di 5 anni, decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  112. Buongiorno,
    Sono in aspettativa non retribuita per 2 anni da un impresa italiana.
    Sono in procinto di terminare 2 anni all’estero lavorando in una filiale europea del gruppo con la quale ho in essere un contratto a tempo indeterminato
    Avendo l’aspettativa posso scegliere se rientrare in italia. In tal caso avrei diritto al beneficio fiscale?
    Saluti

    1. Buongiorno,
      la risoluzione 92/E da lei citata, si riferisce ai professori e ricercatori, nei confronti dei quali esiste una norma specifica (art. 7 legge 240/2010) che consente di essere posti in aspettativa per svolgere attività anche all’estero. Analoga norma non è prevista per il rientro degli altri lavoratori disciplinati dal D.Lgs. 147/2015. Io credo che questa risoluzione, pur essendo emanata nei confronti dei ricercatori, relativamente al concetto di aspettativa, possa essere orientativamente applicata anche nei confronti delle altre figure professionali.
      Tutto ciò premesso, le mie perplessità sulla condivisione di questa Risoluzione, nascono dalla seguente osservazione: le agevolazioni fiscali previste da questa norma sono rivolte a quei cittadini che non lavorano in Italia, non sono residenti, ed il nostro Stato li vuole “attrarre” e mantenere in Italia, con una tassazione agevolata. Nel nostro caso, il soggetto, pur non essendo residente in Italia, qui mantiene un rapporto di lavoro quiescente per effetto di un contratto di di assegnazione con sospensione dal lavoro per i due anni. Pur non conoscendo i termini esatti di questo contratto, immagino che il lavoratore, trascorso il biennio possa ragionevolmente rientrare; per questi motivi le mie perplessità.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  113. Gentilissimo Dott. Rondella,
    sono un laureato che ha lavorato presso ditta estera per almeno due anni dalla seconda meta´2013, con iscrizione AIRE.
    Sono ancora attualmente residente all´estero. Fiscalmente pertanto sono da considerare residente estero per gli anni 2014/2015/2016/2017.
    Nell´ipotesi di un mio rientro in Italia a settembre 2018 come dipendente di azienda italiana, il 2018 sara´da considerarsi come anno nel quale sono stato residente fiscale all´estero, corretto? Sara´pertanto da considerarsi come mio 5 anno fiscale estero consecutivo.
    Interpreto bene la normativa se affermo che non potrò richiedere l´agevolazione immediatamente, ovvero sui salari di settembre-dicembre 2018, ma potro´ farlo da gennaio 2019 con durata 5 anni (o 4?)?
    Grazie infinite per la disponibilità

  114. Buonasera,
    se lei rientra in Italia a settembre del 2018, la residenza fiscale in Italia l’acquisisce dal periodo d’imposta 2019. Vorrei però evidenziare che il requisito di permanenza all’estero, anteriormente l’impatrio, per i laureati è di 24 mesi; però relativamente alla decorrenza delle prestazioni la sostanza non cambia. La durata dei benefici è di 5 anni.
    Saluti.
    Luigi Rodella

    1. Gentilissimo Dott. Rondella,
      la ringrazio per la pronta ed esaustiva risposta e le auguro buona giornata
      Enrico

  115. Buongiorno Gent.mo Dott. Rodella,

    Mi sono trasferito in Germania nell’Agosto 2013, iniziando a lavorare a Settembre dello stesso anno con regolare contratto, come ingegnere.
    Non mi sono mai iscritto all’AIRE, avendo mantenuto famiglia d’origine e contatti in Italia, data anche la vicinanza dei due paesi, non ne ho mai trovato un vantaggio reale.
    Da settembre 2018 il mio periodo di permanenza continuativa in Germania risulterebbe di 5 anni (domiciliato); vorrei sapere se nelle seguenti condizioni potrei beneficiare di una qualsivoglia agevolazione fiscale:

    1. Nel caso in cui venissi assunto da un’azienda in Italia.
    2. Nel caso in cui decidessi di avviare un’attività in Italia.

    In attesa di un suo cortese riscontro, la ringrazio in anticipo e le porgo i miei più cordiali saluti.

    1. Buongiorno,
      io credo che con la Risoluzione 51/E del 6 luglio del 2018, sia stato chiarito che per accedere alle agevolazioni il soggetto non deve essere stato residente fiscale in Italia per un periodo minimo precedente l’impatrio (cinque periodi d’imposta comma 1 articolo 16; due periodi d’imposta comma 2 articolo 16).
      Essere iscritto all’Aire è un requisito indispensabile per non essere considerati residenti fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  116. Gentilissimo Dott. Rodella,
    Sono cittadina rumena ho lavorato fino a dicembre 17 all’estero (Romania e UK); da qualche mese sono residente in Italia ed a breve iniziero’ una attivita’ lavorativa. Inizialmente come consulente (dovro’ aprire partita iva) e successivamente come dipendente per cui chiudero’ la partita iva per passare a lavoro dipendente per una societa’ straniera ma registrata in Italia.
    Vorrei chiederle cortesemente se il passaggio a partita iva con regime forfettario possa inficiare la mia possibilita’ di rientrare nel diritto alle agevolazioni fiscali del 50%.
    La ringrazio molto e mi complimento per il blog; molto utile e veramente chiaro.
    Cordialmente
    Ana

    1. Buongiorno,,
      sono spiacente ma non sono in grade di risponderle in quanto non sono un commercialista e non sono assolutamente competente di lavoro autonomo, partite IVA, eccetera.
      Saluti.
      l.r.

  117. Buongiorno,

    Grazie di questo articolo molto interessante e dettagliato.

    Sono di ritorno in Italia, con un’attività lavorativa da dipendente, da questo luglio 2018. Prima di cio’, ho studiato (laurea triennale + specialistica) e lavorato nel settore delle ONG e delle organizzazioni internazionali in Francia per vari anni.

    Ho varie domande:

    1. In base alla mia esperienza all’estero (studio poi lavoro specializzato), a quale regime sarebbe più opportuno fare domanda? (impatriati? contro-esodati? lavoratori o studenti?)

    2. Purtroppo durante la mia residenza in Francia, non ho mai cambiato la mia iscrizione all’AIRE. Ogni anno avevo infatti intenzione di tornare in Italia, per poi posporre il progetto per varie ragioni (proposte di lavoro ottenute in Francia, ecc.). Questo non è mai stato un problema dal punto di vista dell’amministrazione e della tassazione francese. Pero’ adesso ho paura di non poter rientrare nei criteri per poter godere di questi benefici. Eventualmente, pensa che mostrare i vari documenti che attestano la mia vita in Francia (titoli di studio, salari e buste paga…) possa essere una soluzione?

    3. Se rientrassi nei criteri stabiliti, quali sono le procedure PRATICHE per poter richiedere di beneficiare di questi incentivi? (documenti da fornire, enti a cui scrivere)

    Grazie in anticipo per il Suo prezioso aiuto!
    Cordiali saluti,
    Roberta Magherini

    1. Buongiorno,
      1) Oggi le normative applicabili per i lavoratori che rientrano in Italia sono: agevolazioni per RICERCATORI E DOCENTI (art. 44 D.L. n. 78/2010); agevolazioni per lavoratori IMPATRIATI (D.LGS 147/2015 articolo 16 comma 1 e comma 2). La normativa sui CONTROESODATI (legge 238/2010) si è conclusa con effetto 31/12/2017.
      2) Se vuole applicare la disciplina per il rientro in Italia dei laureati, (comma 2 articolo 16), la recente Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate (51/E del 6/7/2018) chiarisce che sono necessari due periodi d’imposta di residenza fiscale all’estero (quindi non deve essere stata residente in Italia per due periodi d’imposta determinati in base all’articolo 2 del Tuir), precedenti l’impatrio. Se passa in rassegna qualche mia risposta che appare sul blog prima della citata Risoluzione, la mia opinione era diversa (e rimane). Però mi preme di sottolinerare la posizione chiara espressa dall’Agenzia.
      3) Se dovesse rientrare nella tipologia agevolata, la circolare 17/E del 23 maggio 2017, fornisce facsimili delle domande da fornire al sostituto d’imposta.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  118. Buongiorno Dott. Rodella,

    La ringrazio moltissimo per tutti i preziosissimi

    Vorrei chiedere il suo punto di vista sulla mia casistica: non ho mai lavorato in Italia e vivo all’estero da Ottobre 2011, data in cui ho iniziato a lavorare. Mi sono iscritta all’AIRE in Ottobre 2016 e la mia procedura di iscrizione al registro AIRE è stata formalizzata nell’ Aprile 2017 (6 mesi dopo la domanda). Dovrei rientrare in Italia a Novembre 2018. Per questo motivo, rispetterei il criterio di iscrizione all’AIRE di almeno 24 mesi solo nel caso in cui la data di richiesta iscrizione venisse considerata come data di inizio per il conteggio dei 2 anni, mentre sarei esclusa dall’agevolazione nel caso in cui la data di effettiva iscrizione sia la data di riferimento. Aggiungo che da un punto di vista fiscale, ovviamente, ho sempre pagato le tasse nei Paesi in cui ho risieduto fino ad oggi (Belgio, Germania e Inghilterra).

    Volevo chiederle se ci sono stati casi simili e cosa è stato deciso in merito (il ritardo per la data di iscrizione AIRE è legato alle tempistiche dei consolati, per cui il singolo cittadino, credo, non dovrebbe essere penalizzato).

    La ringrazio moltissimo per il prezioso aiuto.

  119. Buongiorno Dott. Rodella,

    La ringrazio moltissimo per tutti i preziosissimi chiarimenti.
    Vorrei chiedere il suo punto di vista sulla mia casistica: non ho mai lavorato in Italia e vivo all’estero da Ottobre 2011, data in cui ho iniziato a lavorare. Mi sono iscritta all’AIRE in Ottobre 2016 e la mia procedura di iscrizione al registro AIRE è stata formalizzata nell’ Aprile 2017 (6 mesi dopo la domanda). Dovrei rientrare in Italia a Novembre 2018. Per questo motivo, rispetterei il criterio di iscrizione all’AIRE di almeno 24 mesi solo nel caso in cui la data di richiesta iscrizione venisse considerata come data di inizio per il conteggio dei 2 anni, mentre sarei esclusa dall’agevolazione nel caso in cui la data di effettiva iscrizione sia la data di riferimento. Aggiungo che da un punto di vista fiscale, ovviamente, ho sempre pagato le tasse nei Paesi in cui ho risieduto fino ad oggi (Belgio, Germania e Inghilterra).
    Volevo chiederle se ci sono stati casi simili e cosa è stato deciso in merito (il ritardo è legato alle tempistiche dei consolati, per cui il singolo cittadino, credo, non dovrebbe essere penalizzato).

    La ringrazio moltissimo per il prezioso aiuto.

    1. Buongiorno,
      io credo che la data di iscrizione non sia quella della richiesta ma quella della effettiva iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.
      Volevo inoltre aggiungere che essendo rimasta residente fiscale in Italia, le imposte sui redditi prodotti all’estero avrebbe dovuto corrisponderle anche in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  120. Gentilissimo Dott. Rodella,

    Grazie in anticipo a nome di molti per aiutarci a fare chiarezza sulla questione rientro dei cervelli. Dopo un periodo lavorativo in italia (della durata di due anni), ad Agosto 2017 ho intrapreso un percorso di studi MBA (Master in Business Administration) a Londra. Sempre ad Agosto 2017 ho richiesto l’iscrizione all’AIRE che ho conseguito ad Aprile 2018 spostando cosi la mia residenza in UK.
    Il percorso di studi si concluderà con la consegna della laurea a Luglio 2019. Tuttavia, mi sarebbe possibile finire gli esami con qualche mese di anticipo (Giugno 2019) cosi da poter iniziare a lavorare in italia in attesa della laura prevista comunque per Luglio 2019. La mia domanda/ e sono le seguenti:
    -Devo aspettare l’effetivo termine degli studi (Luglio 2019) prima di poter lavorare in italia in modo da beneficiare del rientro dei cervelli? O posso iniziare un po’ prima (Giugno 2019)?
    -L’iscrizione all’AIRE (causa lentezza burocratica) è avvenuta ad Aprile 2018. Questo potrebbe causare problemi o fa fede inizio e fine degli studi?
    -Inifine, la durata degli studi è di 23 mesi (Ago ’17 – Lug ’19). E’ un problema?

    Grazie mille

    1. Buongiorno,
      I requisiti sono: avere studiato all’estero per 24 mesi ed avere conseguito un titolo accademico. In base a quanto da lei affermato, l’inizio del percorso accademico decorre da AGOSTO 2017 e (in base alla normativa citata) dovrebbe concludersi a LUGLIO 2019. Se lei rientra a GIUGNO 2019 (un mese prima) e senza titolo accademico, non perfezionerebbe questo requisito.
      Inoltre, per fruire dei benefici fiscali lei non deve essere stato residente fiscale in Italia nei due periodi d’imposta precedenti l’impatrio (cfr. Ris. 51/E – 2018). Nel suo caso, il periodo d’imposta 2018 è O.K. (iscritto AIRE 4/2018); relativamente al periodo d’imposta 2019 dovrebbe cancellarsi dall’Aire a luglio 2019, in modo da avere i due periodi d’imposta. Il beneficio lo fruirà da gennaio 2020.
      Tutto ciò premesso, forse deve tenere duro ancora per il mese di luglio.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  121. Buongiorno,

    Ho vissuto e lavorato in UK pagando regolarmente le tasse fino a Febbraio 2017.
    Ho fatto un errore nel mandare una lettera che si è persa nel vuoto e risulto ancora iscritta all’AIRE in Inghilterra e residente a Londra, nonostante mi sia trasferita in Italia a Marzo 2017, dove ho iniziato a lavorare come Manager per un’azienda registata in Italia.

    Risulterò quindi registrata come residente in Italia formalmente da Agosto 2018, poichè mi pare di capire che non posso registrarmi residente retroattivamente, ho tuttavia durante il periodo Marzo 2017-Agosto 2018 lavorato e versato tasse in Italia. Mi accingo ora a presentare il 730 con dichiarazione redditi (compresi quelli esteri) per pagare regolarmente le tasse in Italia.

    Vorrei capire se, visto che ho contratto di lavoro da Marzo 2017 e contratto di affitto per abitazione in Italia da Maggio 2017, se posso beneficiare degli sgravi, poichè anche se registrata più tardi, di fatto sono residente fiscale in Italia, cosa che sto riconoscendo io stessa versando i tributi che mi competono (compresi quelli esteri ricevuti a Gennaio e Febbraio 2017).

    Avendo letto la guida pubblicata dall’agenzia delle entrate, vedo le seguenti informazioni, che credo potrebbero risultare favorevoli alla mia posizione, se la mia interpretazione delle stesse è corretta:

    articolo 2 del Tuir (comma 2) considera residenti in Italia le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta, cioè per almeno 183 giorni (o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza.
    Le nozioni di residenza e domicilio sono mutuate dalla disciplina civilistica (articolo 43 del codice civile), che definisce la “residenza” come il luogo di dimora abituale e il “domicilio” come la sede principale dei propri affari e interessi. Queste due condizioni sono alternative: la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia.

    Potrebbe farmi sapere il suo parere in merito? Mi è stato consigliato di pagare le tasse e presentare un’istanza di interpello (con un costo non indifferente di spese commercialista e l’eventuale rimborso solo tra un anno). Vorrei capire anche se ha un’opinione su quanto sia probabile che la richiesta venga accolta.

    Grazie e cordialmente,
    Daniela

  122. Chiedo scusa, non ho precisato che il periodo in cui ho vissuto in Inghilterra è di circa 9 anni.

    1. Buongiorno,
      credo che lei possa fruire dei benefici dal periodo d’imposta in cui risulta essere residente fiscale in Italia, quindi nel suo caso dal 2019.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la risposta celere.

        Mi permetto di porle un ulteriore quesito, poichè non sono sicura di come sia meglio comportarmi.

        Poichè pagherò le tasse in Italia nel 2017, ha senso secondo lei presentare un’istanza di interpello, oppure pensa sia solo una perdita di tempo e risorse?
        Il commercialista dice che potrei non versare il conguaglio Irpef intanto, ed attendere risposta in merito dall’agenzia delle entrate, che dovrebbe rispondere entro 90 giorni. Non si sbilancia tuttavia sulle probabilità che l’istanza venga accolta.

        Quello che fatico a capire è, se l’agenzia delle entrate riconosce che di fatto la mia residenza fiscale è in Italia e che devo pagare le tasse in Italia, cosa che sto facendo, perchè non riconosce anche il fatto che, essendo inequivocabilmente rientrata in Italia ed essendo l’Italia ‘la sede principale dei miei affari ed interessi’, dovrei anche beneficiare degli sgravi?

        Altra cosa, potrebbe invece aver senso far ricorso all’Aire per non avermi cancellato dai residenti a Londra? Non so cosa sia successo alla mia comunicazione che non risulta mai pervenuta, ma non essendo stata spedita tramite raccomandata, è impossibile dimostrarlo.

        Mi pare che, se non si accetta il fatto che sia residente in Italia, non dovrei neanche essere un contribuente qui e quindi presentare il modello F24, secondo il quale devo versare un generoso conguaglio Irpef anche per i due stipendi percepiti all’estero e già tassati in UK.

        Infine la mia ultima preoccupazione è che, se rinunciassi ora a questi benefici e li richiedessi per il 2019, non mi verrebbero accordati perchè di fatto i due precedenti periodi di imposta (2017-18) sarebbero in Italia. O davvero è la registrazione che determina tutto, nonostante i fatti siano diversi?
        Ha dei consigli su come potrei sbrogliare questa matassa senza dover spenderci eccessive risorse economiche e di tempo?

        Grazie ancora e saluti,
        Daniela

        1. Buongiorno,
          Sono d’accordo con lei e nella mia precedente risposta ho affrontato solo in parte la tematica.
          Si in effetti lei ha probabilmente trasferito la sua residenza fiscale in Italia in base all’articolo 2 del Tuir. Come lei aveva evidenziato, per non essere considerati residenti fiscali in Italia devono concorrere tutti i requisiti (iscrizione Aire per la maggior parte periodo d’imposta, non avere nel territorio dello stato domicilio o la residenza codicistici), però per essere considerati residenti fiscali può realizzarsi anche uno solo dei requisiti e lei ne avrebbe diritto in quanto pur essendo stata iscritta all’Aire (per dimenticanza dell’ufficio) ha comunque di fatto assunto il domicilio, previsto dall’art. 43 del codice civile (per la maggior parte del periodo d’imposta lei ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi); infatti credo che lei in Italia abbia trasferito la famiglia, si sia trovata una casa, un lavoro, eccetera.
          Tutto ciò premesso, non essendo un commercialista non saprei essere puntuale nella risposte che riguarda la dichiarazione; in linea di massima direi che lei in base alla normativa fiscale contenuta nell’articolo 2 del Tuir, lei è effettivamente residente fiscale in Italia, da questo deriva che le imposte le dovrebbe versare al netto dello sgravio. Il chiarimento da parte dall’Agenzia potrebbe essere utile anche per valutare se applicare o meno lo sgravio fiscale nei prossimi anni.
          Saluti.
          Luigi Rodella

  123. Gentile Rag. Rodella,

    Infinite grazie per il suo articolo e la sua pazienza nel rispondere a tutti.

    Ecco il mio caso:

    – laureato
    – contratto di lavoro firmato il 1 Marzo 2017
    – Iscritto all’AIRE da Giugno 2017

    Se non erro, in base alla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate (51/E del 6/7/2018), per vedere applicato il comma 2 dell’art. 16 del D.lgs. 147/2015, dovrei solo attendere il 1 Marzo 2019 per rientrare in Italia in quanto ho già coperto il vincolo di permanenza all’estero per 2 periodi di imposta precedenti al trasferimento.

    Il mio interrogativo, oltre a chiederle conferma di quanto scritto sopra, riguarda una sua affermazione datata 09/08/2018 in risposta a Roberta Magherini:

    “Se passa in rassegna qualche mia risposta che appare sul blog prima della citata Risoluzione (51/E del 6/7/2018), la mia opinione era diversa (e rimane). Però mi preme di sottolinerare la posizione chiara espressa dall’Agenzia”

    Cosa intende quando afferma che la sua opinione rimane diversa?

    Grazie in anticipo e buona giornata

    1. Buonasera,
      lei potrebbe perfezionare il requisito dei due periodi d’imposta quale residente all’estero nel corso del 2018, per cui già a gennaio del 2019 potrebbe essere considerato residente fiscale in Italia.
      In merito alla sua ulteriore osservazione, devo riconoscere che le mie risposte fornite prima delle due ultime Risoluzioni dell’Agenzia (51/E 2018 e 92/E 2018) non erano in linea con le medesime e neppure una rilettura più attenta sulle prassi citate, hanno fugato i miei dubbi. Relativamente alla Risoluzione 51/E, ritengo non si possa negare una continuità tra la legge 238/2010 ed il comma 2 dell’articolo 16; per la seconda Risoluzione ho trovato curioso, incentivare il rientro in Italia di un ricercatore che già in Italia lavorava ma era stato posto in aspettativa non retribuita in Italia da marzo 2014 a settembre del 2017, per svolgere attività di ricerca all’estero. Il rientro in Italia nel mese di settembre 2017 era una logica conseguenza della temporaneità dell’aspettativa e non vedo la ragione di incentivare un fatto già pianificato.
      Ovviamente, le mie risposte esprimono la mia opinione personale, che in limitati casi possono essere anche non allineate agli orientamenti della prassi. In ogni caso credo che la funzione del blog consista anche nel mettere a confronto le diverse opinioni.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Buonasera,

        La ringrazio per la sua esauriente risposta, la mia domanda era finalizzata solamente a capire se secondo la sua opinione, bisognava coprire qualche altro vincolo rispetto a quelli indicati nella Risoluzione (51/E del 6/7/2018) per essere certi di rientrare nell’agevolazione.

        Ritornando alla sua risposta lei afferma che già da gennaio 2019 potrei essere considerato residente fiscale in Italia, non dovrei dunque attendere marzo 2019 per tornare in Italia che corrisponderebbe al compimento dei 2 anni di contratto di lavoro?

        Molte grazie

        1. Buongiorno,
          si, deve attendere fino a marzo 2019 in quanto, pur avendo i due periodi d’imposta, deve anche terminare il periodo di 24 mesi di lavoro all’estero.
          Saluti
          l.r.

  124. Buona sera,
    dopo 25 anni di Germania e di insegnamento in università tedesche (-senza iscrizione all’Aire), sono rientrata in Italia e lavoro presso una università italiana. Ho chiesto l’applicazione dell’agevolazione “rientro docenti/ricercatori”al momento della 1 dichiarazione in Italia, ma la Agenzia delle Entrate ha bloccato il rimborso dovuto per il primo anno (l’università dapprima non aveva applicato l’agevolazione) senza nessuna spiegazione ufficiale. Da un colloquio con gli addetti è emerso che mi contestano la residenza in Germania (il comune in Italia non mi ha cancellato). Da 13 mesi non so nulla, l’università ora mi applica l’agevolazione. Cosa ne pensa? Trovo inaccettabile un simile comportamento. Si può tollerare un abuso di potere simile? La ringrazio. Cordialmente, CB

    1. Buongiorno,
      devo rilevare che, esaminando i quesiti posti, il problema della residenza assume un aspetto significativo.
      Per i docenti- ricercatori che rientrano in Italia, l’articolo 17 del D.L. 185 del 2008 convertito nella legge n. 2/2009, prevede che:
      “I redditi di lavoro dipendente o autonomo dei docenti e dei ricercatori, che in possesso di titolo di studio universitario o equiparato, siano non occasionalmente residenti all’estero (noti qui non si parla di residenza fiscale) e abbiano svolto documentata attivita’ di ricerca o docenza all’estero ………. per almeno due anni continuativi che ……….. vengono a svolgere la loro attivita’ in Italia, e che conseguentemente divengono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato……”
      Da quanto specificato dalla legge, occorre che ci siano due anni continuativi di lavoro all’estero (anche a cavaliere) e che comunque il soggetto assuma la residenza fiscale in Italia per poter fruire del beneficio. Questo comporta che durante l’ultimo periodo, (che potrebbe essere di sette mesi) l’interessato si deve iscrivere all’Aire (sintetizzo per comodità però deve adempiere a tutti gli obblighi previsti dall’articolo 2 del Tuir).
      Ad esempio, se a settembre del 2015 il ricercatore ha sottoscritto un contratto di due anni con Università straniera (da settembre 2015 ad agosto 2017), a mio giudizio, al fine di rispettare il requisito di non residente in Italia è sufficiente che da gennaio 2017 si iscriva all’Aire (spostanto la residenza fiscale all’estero in base art. 2 del Tuir). In questo modo se venisse assunto come ricercatore in Italia, ad esempio da settembre 2017, dal 1.1.2018 potrebbe fruire dei benefici di legge. Devo però rilevare che la Risoluzione 92/E del 2018 ritiene (per gli impatriati) siano necessari due periodi d’imposta di mancata residenza fiscale in Italia. Questa risoluzione specifica quanto già indicato in modo più generico, nella circolare 17/E – 2017 – parte I.
      Devo però evidenziare che a prescindere dalla mia interpretazione, il suo caso è diverso in quanto lei è sempre stato residente fiscale in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. La Risoluzione è la 51/E del 2018 e non la 92/E del 2018, come da me erroneamente indicato.
        Luigi Rodella

  125. Egregio Dott. Rodella,

    Mi congratulo con lei per il suo blog, grazie al quale ha giá risposto a molti miei dubbi.
    Ho letto tutte le precedenti situazioni, un paio sono molto simili alla mia, ma nessuna identica.
    Le introduco la mia personale storia.
    Non sono laureato ma bensí diplomato all’ITIS. Mi sono trasferito in Germania il 14 Luglio 2013, lavorando come Sales Engineer per una multinazionale con sede legale a Lugano in Svizzera. Dal 15 Marzo 2016 mi sono trasferito, per la stessa azienda, a Dubai, dove tuttora risiedo e lavoro come Sales Manager. Sempre la stessa azienda mi ha chiesto di spostarmi nuovamente nella sede in Italia, dal 2019. Premetto che per l’anno 2013 ho fatto regolare dichiarazione dei redditi in Italia con conguaglio, ho fatto inoltre richiesta di iscrizione AIRE dopo i 6 mesi di prova, e cioé a Gennaio 2014, richiesta accettata e avvenuta registrazione a Monaco di Baviera a Settembre 2014, poi spostata a Dubai nel 2016.
    Ora ho qualche dubbio/domanda da sottoporle:

    – A prescindere dalla legge sul rientro dei Manager, essendo la registrazione AIRE avvenuta a Settembre 2014, ma non avendo nessun introito in Italia in tale anno, sono irregolare con la dichiarazione dei redditi nel 2014?
    – Essendo la mia azienda flessibile riguardo la data del rientro, in quale mese dovrei spostare in Italia la mia residenza e terminare il mio contratto di lavoro a Dubai per rientrare nei 5 anni fiscali menzionati nella legge?
    – Sto valutando l’iscrizione all’universitá in Italia come studente lavoratore per l’anno scolastico 2018/19, questo avrá qualche influenza nel merito?
    – Devo considerare gli Emirati Arabi nella black list? Non credo lo siano più dal 2017. Ma avendo lavorato qui dal 2016, può questo influire il diritto allo sgravio fiscale?

    La ringrazio in anticipo per la sua cortese risposta,

    Stefano

    1. Buongiorno,
      direi che da marzo 2015 gli Emirati sono stati espunti dalla lista Black list; però se nei suoi confronti si applica l’articolo 16 comma 1 del D.Lgs. 147/2015, questo fattore non ha rilevanza; lo avrebbe avuto se si doveva applicare il comma 2.
      Se lei ha prodotto redditi nel 2014 (anche all’estero) essendo all’ora residente in Italia, ovviamente avrebbe dovuto fare la dichiarazione dei redditi.
      Il suo quinquennio di residenza all’estero è: 2015 – 2019. Dovrebbe rientrare con residenza italiana nel 2020.
      Bisogna vedere cosa comporta iscriversi all’università in Italia prima del 2020, perchè se oltre a frequentare l’università, lei qui ci lavora, ci abita, eccetera, mi pare che sicuramente il centro di interessi graviti qui in Italia, a prescidere da tutti i criteri flessibili.
      Saluti.
      Luigi Rodella

      1. Egregio Dott. Rodella,

        la ringrazio per la risposta. Un dubbio, se io sposto la residenza dopo il 2 Luglio 2019, posso considerare tale anno fiscale fatto all’estero? dati i 183 giorni o piu’ da residente a Dubai. Quindi potrei gia’ considerare 2015-2019 in quel modo? Un ulteriore domanda, la mia compagna e’ laureata ed insegnante di inglese, potrebbe richiedere l’agevolazione anche se non e’ cittadina dell’Unione Europea?

        Cordialmente,

        Stefano

        1. Buongiorno,
          1 RISPOSTA: sicuramente, per cui i benefici li fruirebbe dal 2020.
          2 RISPOSTA: per la sua compagna, se applica il comma 2 dell’articolo 16, dal 2017 i fruitori possono essere cittadini extraUE con i quali sia in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sulle informazioni fiscali; se invece si applica il comma 1 dell’articolo 16, questa limitazione non sussiste.
          Saluti.
          Luigi Rodella

  126. Gentile Signor Rodella,

    sono una giovane laureata in Italia successivamente espatriata in Inghilterra dove ho lavorato come dipendente da Gennaio 2014 (registrazione all’ Aire confermata ad Aprile 2014), rientrata in Italia ad Ottobre 2016 (con contestuale variazione di residenza), posso usufruire dello sgravio?

    La ringrazio,

    Sabrina D.

    1. Buongiorno,
      se ci sono tutti gli altrei requisiti di legge, lei potrebbe beneficiare degli sgravi contenuti nel D.Lgs. 147/2015 (art. 16 comma 2), dal periodo d’imposta 2017.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  127. Gentile Rag. Luigi Rodella,

    Grazie per il servizio e l’impegno offerti a tutti noi.

    Vorrei sottoporle il mio caso di lavoratore italiano in UK (laureato in Italia) presso azienda italiana ma con contratto inglese:

    1) ho iniziato a lavorare in UK in stage di 6 mesi 14 novembre 2016 – 13 maggio 2017
    2) sono stato confermato con contratto full-time, data inizio contratto: 15 maggio 2017
    3) iscritto all’AIRE da novembre 2016

    vorrei chiederle: la normativa richiede 24 mesi di lavoro continuativo/ininterrotto all’estero. Quando potró accedere ai benefici fiscali con un trasferimento (stessa azienda italiana ma stavolta con contratto tempo indeterminato italiano) in Italia? A partire da novembre 2018 oppure dovró aspettare maggio 2019? In altre parole: come viene trattato il primo contratto di internship – si considera interrotto il periodo di lavoro all’estero anche se sono sempre stato residente in UK e si é trattato esclusivamente di una differenza formale di contratto?

    Grazie,
    Stefano

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