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SMART WORKING (LAVORO AGILE)

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SMART WORKING: LINEE GUIDA IN ARRIVO

Smart working: linee guida in arrivo

In preparazione il protocollo tra le parti sociali per gli accordi di lavoro agile, forse entro fine mese Cosa prevede la bozza in corso di valutazione. Rapporto di Confindustria

Un protocollo per la stabilizzazione dello smart working con caratteristiche minime omogenee per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Ci stanno lavorando il Ministro del lavoro Orlando e le parti sociali, alla luce del recente, enorme sviluppo di questa modalità di lavoro.  Si segnala nel frattempo anche un approfondimento di Confindustria che fornisce i dati e le prospettive del lavoro agile dal punto di vista dei datori di lavoro, in un recente  Report di previsione autunno 2021: "Quale economia italiana all'uscita dalla crisi".(in allegato sotto l'articolo il testo integrale).

Durante il periodo dei lockdown generalizzati per la pandemia da COVID 19  lo smart working è stata la modalità di lavoro che ha impedito il blocco totale dell'economia consentendo il lavoro in sicurezza. Per motivazioni di emergenza i Governi hanno reso piu semplice il ricorso al lavoro agile sospendendo temporaneamente l'adempimento formale della sitpula per iscritto e questo resta confermato fino alla fine dell’emergenza sanitaria - oggi fissata al 31 dicembre 2021 .

Ora che il lavoro in presenza è tornato possibile restano comunque evidenti i vantaggi generali, in termini economici per le aziende che  posso risparmiare in spese di affitto e di gestione, per l'ambiente (grazie alla riduzione degli spostamenti) e le possibilità di conciliazione vita lavoro che lo rendono molto gradito alla maggioranza dei lavoratori . 

Lo studio di Confindustria evidenzia che per circa 3 lavoratori su 4  la prima esperienza di smart working anche se forzata, è stata positiva o molto positiva .

Ci sono pero ancora molte criticità e aree grigie che la normativa non è riuscita ancora a definire  ( sicurezza, diritto alla disconnessione, strumenti tecnologici, valutazione dei risultati)   e sulle quali il protocollo intende intervenire dando delle linee guida per la stipula degli accordi. Gli accordi individuali rientreranno sempre comunque nelle eventuali previsioni dei CCNL di settore, che in qualche caso hanno già inserito il tema del lavoro agile nei propri contratti.

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1) La bozza di protocollo condiviso per lo smart working

La bozza di protocollo resa disponibile dal ministero per la valutazione di organizzazioni datoriali e sindacati parte infatti dall'assunto di base, già previsto dalla normativa La modalità di lavoro agile va concordata tra datore di lavoro e lavoratore su base volontaria e va realizzata con un accordo scritto come già prevede la legge 81 2017 . Vediamo gli altri punti principali della bozza :

ACCORDO TRA LE PARTI Il lavoratore puo rifiutare la proposta di svolgere la propria prestazione lavorativa in modalità agile senza rischiare il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo Il mancato accordo infatti non è rilevante dal punto di vista disciplinare .

 DURATA SMART WORKING . Nel documento contrattuale individuale va specificata la durata dellla modalità agile che puo essere sia a tempo determinato che indeterminato o l'eventuale l’alternanza tra i periodi di lavoro in presenza e in remoto 

LUOGHI E TEMPI  DI LAVORO Posto che lo smart woking resterà caratterizzato dall'assenza di un preciso orario di lavoro, soggetto alla scelta del lavoratore , l'accordo dovrà anche specificare i luoghi in cui effettuare il lavoro agile e quelli eventualmente esclusi; e dovranno essere  definiti  inoltre i tempi di riposo non derogabili e le modalità per la disconnessione , per assicurare i tempi di ristoro. Tenendo fermo anche il rispetto di eventuali previsioni esplicite nei contratti collettivi nazionali , nel rapporto di lavoro in modalità agile non dovrebbe essere previsto di norma il lavoro straordinario. 

CONTROLLI :Vanno resi noti nell'accordo le modalità di controllo della prestazione lavorativa quando si svolge da remoto il lavoratore ha diritto inoltre ad essere garantito sulle attività formative connesse all'so degli strumenti tecnologici e sulle modalità di esercisio dei diritti sindacali

2) I dati di Confindustria sullo smart working

Dal Report autunno 2021"  Confindustria propone i dati di una indagine  sul lavoro condotta a inizio 2021, e che ha coinvolto oltre 4.000 imprese associate, da cui emerge che prima della pandemia lo smart working era già presente nel 12,4% delle imprese e coinvolgeva il 14,1% dei lavoratori, una percentuale decisamente più alta della media nazionale. In particolare, questa modalità di lavoro era maggiormente presente nei servizi, anche per la natura stessa dell’attività  e nelle  imprese più grandi (oltre 100 addetti) .

Per il 75% delle imprese associate lo smart working era regolato solo da contratti individuali; per un altro 20% a questi si accompagnava anche un regolamento aziendale che disciplinava il lavoro in remoto, mentre solo per il 4,6% delle imprese il lavoro agile era regolato anche con la contrattazione nazionale.

 Nel 2020 due imprese associate su tre hanno fatto ricorso allo smart working, che ha coinvolto quasi il 40% dei dipendenti. 

 Quando l’emergenza sanitaria sarà superata, i lavoratori e le imprese molto probabilmente non torneranno indietro –  afferma lo studio – e assisteremo anche in Italia a un incremento delle possibilità di svolgere il lavoro in remoto rispetto al pre-crisi. Lo smart working “d’emergenza” ha fatto superare molti pregiudizi, ed è stata l’occasione per migliorare le competenze digitali e ripensare molti processi aziendali. 

L’indagin conferma che più di un terzo dei rispondenti hanno dichiarato che manterranno lo smart working anche dopo l’uscita dalla pandemia.

Quali sono i cambiamenti da fare per uno smart working strutturale ? 

Un lavoro (più) agile porta con sé anche dei rischi, che possono essere legati a barriere/ritardi tecnologici, al mantenimento di una adeguata work-life balance e alla necessità di strategie manageriali e di gestione del personale adeguate, tali da garantire un buon flusso dell’informazione (soprattutto di tipo “soft”) e una ripartizione adeguata dei carichi di lavoro.

Dall’indagine emerge che sara prioritario

  • fornire ai propri dipendenti attrezzature e piattaforme ICT adeguate al lavoro a distanza
  • formare i dipendenti per rafforzarne le competenze tecniche digitali 
  • riorganizzare gli spazi 
  • Introdurre/espandere sistemi di valutazione e incentivazione del personale 

I risultati dell’Indagine Confindustria, così come quella OCSE, mostrano come cambiamenti organizzativi potrebbero essere alla base del successo dello smart working in termini di produttività. 

Allegato

Rapporto Confindustria Economia Italiana autunno 2021
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