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IL NUOVO REPORTING DI SOSTENIBILITÀ ESTENDE LA PLATEA DELLE IMPRESE INTERESSATE

Il nuovo reporting di sostenibilità estende la platea delle imprese interessate

La rendicontazione della sostenibilità per le imprese che operano in Europa prende il posto di quella non finanziaria, prima scadenza 1 gennaio 2024

La rendicontazione della sostenibilità per le imprese che operano in Europa non è solamente uno strumento informativo, ma sempre più un elemento chiave di politica economica secondo la visione della Commissione Europea. Per questa ragione dal 21 aprile 2021 ha preso il via l’iter di modifica della Direttiva sulla Dichiarazione Non Finanziaria (NRFD), ora definita Direttiva Reporting Societario di Sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive).

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1) Le novità principali

La nuova direttiva CSRD è attesa in gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea nel corso dell’estate 2022 e, gli Stati membri, avranno 18 mesi per recepirla all’interno dei rispettivi ordinamenti giuridici. 

La definizione di questa forma di rendicontazione diviene più esplicita anche nella sua definizione, ossia “reporting di sostenibilità” che sostituisce quella di “reporting non finanziario”. La sua applicazione si estende alle grandi imprese, alle banche e alle assicurazioni europee, quotate e non quotate, oltre a tutte le società quotate; risultano escluse, invece, le micro-quotate.

Viene considerata “grande” un’impresa che supera, alla data del bilancio economico-finanziario, due dei tre seguenti criteri: 

  • 250 addetti medi annui; 
  • 20 milioni di euro di totale attivo; 
  • 40 milioni di euro di fatturato.

I nuovi parametri estendono il target di imprese europee interessate: si passa infatti dalle attuali 11mila a 49mila: in Italia parliamo di 4-5mila imprese, a fronte delle attuali 200 che predispongono la DNF (Dichiarazione Non Finanziaria). 

I gruppi saranno chiamati a produrre un report di sostenibilità consolidato, mente una subholding risulta esentata se la sua controllante produce il documento, in accordo agli standard europei o a regole equivalenti, riconosciuti dalla Commissione europea.

Invece le filiali di gruppi non europei che operano in UE saranno soggette alla nuova normativa, se realizzano un fatturato che supera i 150 milioni di euro annui nel territorio europeo e, in questo caso, sono previsti degli standard specifici per il loro reporting di sostenibilità.

L’informativa va collocata in una sezione ad hoc, all’interno della Relazione sulla Gestione, divenendo così parte integrante del reporting aziendale.

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2) Le regole per le Pmi e i tempi di applicazione

Le Pmi non quotate possono compilare il report su base volontaria: i singoli governi nazionali dovranno pertanto valutare l’impatto dei nuovi standard sulle piccole e medie imprese e introdurre degli incentivi per favorirne l’adozione mentre, per quelle quotate - che rientrano nell’obbligo - sono previsti degli standard europei differenziati. 

Alle Pmi che appartengono alla catena della fornitura può essere chiesto di produrre informazioni di sostenibilità dall’azienda capo-filiera, ma tale richiesta deve comunque rispettare gli specifici standard semplificati di reporting. 

La prima scadenza è il 1 gennaio 2024 per le imprese che già compilano la dichiarazione non finanziaria (con primo report a inizio 2025), alla quale segue il 1 gennaio 2025 per le imprese che non producevano già la DNF (Dichiarazione Non Finanziaria) ma che ricadono nell’ambito della nuova normativa CSRD (con primo report a inizio 2026). 

Il 1 gennaio 2026 è, invece, la data di riferimento per le Pmi quotate che rientrano nella CSRD (con primo report a inizio 2027). Per questa fattispecie è possibile non applicare la nuova normativa per due anni e, pertanto, spostare il primo report a inizio 2028, con obbligo di illustrare la ragione di tale scivolamento (opt-out option). 

La data del 1 gennaio 2026 interessa anche le istituzioni creditizie piccole e non complesse e anche le assicurazioni “captive”, con primo report a inizio 2027. 

Il 1 gennaio 2028 è, infine, la data relativa alle filiali di imprese extra-UE che rientrano nella CSRD e, di conseguenza, con primo report a inizio 2029.

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3) Contenuti, standard di rendicontazione e formato elettronico

Il report dovrà rendicontare i capitali intangibili - intellettuale, umano, sociale e relazionale - internamente generati e non inclusi nello stato patrimoniale. Nello stesso devono essere inserite anche le informazioni necessarie alla comprensione dell'impatto dell'impresa sui vari aspetti di sostenibilità e sul modo in cui questi ultimi influiscono sull'andamento dell'azienda, sulla base di specifici Kpi, mente il formato con cui comunicare le informazioni di sostenibilità sarà in Xhtml e Xbrl, come già in uso per la rendicontazione economico-finanziaria.

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