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A COSA SERVE LA COMUNICAZIONE FINANZIARIA NELLE PMI

A cosa serve la comunicazione finanziaria nelle PMI

La comunicazione finanziaria sta via via assumendo un ruolo molto importante nel migliorare l’efficienza del mercato e rispondere alle richieste informative delle istituzioni finanziarie. Si inserisce nel processo di pianificazione aziendale per mezzo del quale viene definito un obiettivo di sviluppo opportuno e ottimale con cui si delinea il conseguente piano d’azione e le risorse per metterlo in atto.

Lo scopo della comunicazione finanziaria è di fornire adeguata risposta alle necessità aziendali di disporre di risorse professionali manageriali e finanziarie.
Inoltre, il ruolo della comunicazione economico-finanziaria permette di porre in una nuova luce le relazioni tra impresa e sistema finanziario, grazie ad un’opportuna rappresentazione delle capacità aziendali di creare valore.

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1) Definizione e contenuti della comunicazione finanziaria

La comunicazione economica e finanziaria (o semplicemente la comunicazione finanziaria) in un’impresa può essere definita come l’insieme delle informazioni razionalmente raccolte, validamente assemblate e opportunamente trasmesse a chi ne ha interesse.
Si tratta di coloro i quali hanno un rapporto di affari o di lavoro con la stessa impresa o, addirittura, abbiano apportato capitale di rischio nella stessa. Queste figure sono tutte comprese nel temine di stakeholder, definito da Edward Freeman in “Strategic Management: A Stakeholder Approach” quale insieme dei soggetti senza il cui supporto l'impresa non è in grado di sopravvivere (traduzione letterale). Secondo la teoria di Freeman, il processo produttivo di un'azienda generica deve soddisfare delle soglie critiche di costo, servizio e qualità che sono diverse e specifiche per ogni stakeholder. Mancando la prestazione necessaria, il cliente cambia fornitore, manager e i dipendenti si dimettono, la produzione e i processi aziendali decadono.
Le seguenti sono alcune definizioni offerte dagli studiosi italiani e presenti in letteratura.
La comunicazione finanziaria è la “trasmissione di informazioni dalla direzione aziendale a tutti indistintamente gli interlocutori sociali – o ad alcuni soltanto di essi, sull’evoluzione dell’assetto reddituale, finanziario e patrimoniale dell’impresa” (Coda, 1990).
La comunicazione finanziaria è l’insieme delle informazioni dirette all’esterno suscettibili di aggiornare le conoscenze disponibili presso il pubblico degli investitori in ordine allo stato e alle prospettive dei titoli emessi dalle società (Guatri e Massari, 1992).
La comunicazione finanziaria è la parte di comunicazione economica destinata all’ambiente finanziario di riferimento per l’approvvigionamento di capitali (Bertinetti, 1996).
La comunicazione finanziaria sta via via assumendo un ruolo molto importante nel migliorare l’efficienza del mercato e rispondere alle richieste informative delle istituzioni finanziarie. Lo scopo è di fornire adeguata risposta alle necessità aziendali di disporre di risorse professionali manageriali e finanziarie. Inoltre, il ruolo della comunicazione economico-finanziaria permette di porre in una nuova luce le relazioni tra impresa e sistema finanziario, grazie ad un’opportuna rappresentazione delle capacità aziendali di creare valore.

2) Gli obiettivi e gli strumenti: la pianificazione aziendale

Storicamente la comunicazione economica e finanziaria è sempre stata considerata con diffidenza, se non con ostilità, dai piccoli imprenditori che la ritenevano al pari di una violazione del diritto di segretezza e riservatezza.
Far conoscere, infatti, ai propri concorrenti le linee guida o i risultati della strategia aziendale poteva risultare un fatto estremamente dannoso e compromettente. Ma non solo queste erano, ed in parte sono, le vere ragioni di una scarsa disponibilità ad informare. Ieri in gran parte, oggi in misura inferiore, le PMI non dispongono di strutture adeguate, né di efficienti sistemi informativi con rilevanza prospettica, che siano in grado di fornire sufficienti informazioni sugli aspetti tattici e strategici. Questa mancanza genera seri problemi soprattutto in un periodo, come l’attuale, dove la crisi epocale ha prodotto una selezione naturale dei competitors di mercato e, disporre di un sistema di controllo della gestione, porta vantaggi primariamente all’impresa stessa.
A questo proposito occorre introdurre il concetto di pianificazione quale processo per mezzo del quale viene definito un obiettivo di sviluppo opportuno e ottimale con cui si delinea il conseguente piano d’azione e le risorse per metterlo in atto. Il prodotto dell’attività di pianificazione aziendale (piano di sviluppo, piano industriale, business plan) si collega opportunamente ad un sistema di controllo di gestione, per verificare che il percorso intrapreso sia coerente con gli obiettivi pianificati, evidenziando gli scostamenti tra questi ultimi e i risultati della gestione. Ciò ha lo scopo di creare una condizione ideale in cui i manager possano prendere opportune decisioni e attuare eventuali azioni correttive.
L’attività di pianificazione si distingue in tattico-operativa, con un arco temporale di breve periodo (budget) e quella strategica, con un arco temporale di medio lungo periodo (piano strategico o forecast).
Quindi, fatta salva la necessità del management di guidare in modo accorto l’azienda controllando costantemente la rotta, valutando altresì gli investimenti, le loro ricadute e la sostenibilità finanziaria, il ruolo della pianificazione si deve anche concentrare e identificare nell’ambito della comunicazione economica e finanziaria.
Strumenti base della comunicazione sono quindi:
  • A livello tattico-operativo, il bilancio d’esercizio, il budget, i rendiconti periodici della gestione.
  • A livello strategico, il business plan o piano industriale (i due termini spesso coincidono), l’analisi degli investimenti, la swot-analysis o analisi del contesto competitivo.
Di regola, questi ultimi due documenti, dovrebbero essere ricompresi nel primo.

3) Vedi anche sulla pianificazione finanziaria l'articolo:

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