Aspetti fiscali e normativi della figura del personal trainer

La figura del personal trainer: principali aspetti fiscali e normativi

di Gianluca Giannattasio 57 CommentiIn Lavoro

Il personal trainer è quella figura che opera nel campo delle scienze motorie e del settore dedicato allo sviluppo del benessere psico-fisico della persona attraverso un’organizzazione di tipo professionale.

Le palestre organizzano la loro attività in forma d’impresa ma il singolo istruttore di sala può decidere di attrezzare piccoli studi professionali dedicati a seguire un numero ridotto di persone. Il vantaggio per la clientela consiste nella possibilità di ricevere maggiore accortezza nell’erogazione dei servizi.

In tal caso si può stabilire che il personal trainer svolga la funzione di lavoratore autonomo.
Egli infatti vende lezioni private e in generale consulenza attraverso varie tipologie di pareri professionali. L’aspetto dell’ufficio può anche assumere le sembianze di una palestra in miniatura tuttavia, a prescindere dal loro valore, i beni strumentali di cui il professionista si avvale all’interno dello studio non costituiscono che un fattore produttivo secondario rispetto all’importanza di quello apportato dalla propria personale prestazione.

Il contratto che si pone in essere è strettamente legato alla fiducia che gli viene accordata dal cliente e integra la fattispecie di un rapporto “intuitu personae”. Il cliente paga, eventualmente anche in misura maggiore rispetto al ticket della palestra, ma domanda in cambio consigli che presuppongono l’opera intellettuale del professionista. La prestazione viene fornita prevalentemente con apporto di lavoro proprio e senza alcun vincolo di subordinazione (Cfr. art. 2222 C.C.).

Si può quindi ritenere, pertanto, che il personal trainer non è mai in quanto tale imprenditore (Cfr. art. 2238 C.C.) e le disposizioni in tema di impresa andranno applicate solamente se l’esercizio di questa professione dovesse divenire elemento di un’attività organizzata in tale forma.

 

Inquadramento della posizione

I professionisti iscritti agli albi sono in linea di principio tenuti a stipulare una polizza assicurativa da responsabilità civile per gli eventuali danni provocati dall’attività professionale, devono per giunta rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva. Tutto ciò è disposto dal regolamento sulla riforma delle professioni (Cfr. L. 17/12/2012, n.221, art. 5).
Il decreto legge del 18/10/2012, così come convertito dalla legge 17/12/2012 ha poi introdotto l’obbligo da parte di tutti i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con Legge dello Stato di comunicare la propria PEC (indirizzo di posta elettronica certificata) ai rispettivi Ordini e Collegi. Si può però concludere che per il personal trainer tali obblighi non sussistono. Infatti, attualmente svolgere l’attività di personal trainer non comporta iscrizioni a particolari albi e pertanto si risulta attratti dalla normativa sulle professioni non organizzate in ordini o collegi, prescritta con la Legge n.4 del 14/01/2013, il che esclude i diretti interessati dalle fattispecie di cui sopra.

Dopo aver individuato il più idoneo regime fiscale di appartenenza occorrerà dichiarare l’inizio dell’attività nei trenta giorni successivi ad esso, con l’invio di apposito modello all’Agenzia delle entrate. Il codice ateco più pertinente appare il: 93.19.99 “Altre attività sportive nca”; le note esplicative Ateco 2007 chiariscono infatti che sono in esso incluse le attività professionali svolte da operatori sportivi indipendenti.

Per quanto riguarda l’apertura della posizione contributiva è pacifica l’iscrizione alla gestione separata Inps, che include tutte le categorie residuali di liberi professionisti per i quali non è stata prevista una specifica cassa previdenziale. Può divenire necessaria l’iscrizione alla posizione ex Enpals nel caso in cui il soggetto interessato rientri in una delle fattispecie elencate all’articolo 3 del D. Lgs. C.P.S. 708/1947, ragion per cui sarà prudente un preventivo esame, ma come è possibile notare consultando la norma, si tratta di casi che in linea di principio escludono l’esercizio in forma autonoma di attività nel settore sportivo.
Ad esempio gli allenatori di calcio rientrano nell’elencazione per via dell’indotto generato dall’attività sportiva in termini di manifestazioni spettacolistiche ma si tratta di casi particolati.

Come risaputo, sulle cessioni di beni e/o prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato e nell’esercizio di imprese, arti e professioni come sulle importazioni da chiunque effettuate si applica l’imposta sul valore aggiunto (Cfr. D.P.R. 26/10/1972, n. 633, art. 1). Quindi anche per le operazioni effettuate dal contribuente sarà normalmente necessario applicare l’iva all’imponibile derivante dalle operazioni di vendita. L’aliquota pertinente è quella ordinaria, attualmente pari al 22%. Invece sono fuori campo iva le prestazioni fornite dai soggetti che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità (Cfr. L. 24/12/2007, n. 244, art. 1 comma 100 e D.L. 06/07/2011, n. 98, art. 27, commi 1 e 2) oppure il più recente regime forfettario (Cfr. L. 23/12/2014, n. 190, art. 1, commi 54-89).

 

Autorizzazioni e normative regionali

Sebbene sia auspicabile che il professionista adotti opportuni accorgimenti nello svolgimento della propria attività, l’attuale normativa non prescrive obbligatoriamente l’acquisizione di certificati medici di idoneità sportiva nell’ambito dello svolgimento di attività amatoriale occasionale o ripetitiva (Cfr. Art. 42-bis, comma 1 del d.l. n.69 del 21/06/2013 così come modificato dalla L. n.98 del 09/08/2013).

Per comprendere la definizione di attività amatoriale, o ludico motoria, è necessario rifarsi al decreto del Ministero della Salute del 24/04/2013, pubblicato in G.U. n.169 del 20/07/2013. In tale fonte viene definita come amatoriale “l’attività ludico-motoria, praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, individuale o collettiva, non occasionale, finalizzata al raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico della persona, non regolamentata da organismi sportivi […]”. Come è possibile notare, questa definizione ricomprende in linea di principio anche l’insieme degli esercizi ginnici che un cliente normalmente svolge nelle palestre o negli studi di personal trainer.

Approfondendo la lettura del decreto ministeriale sopracitato si comprende che non è nemmeno prescritta la dotazione di un defibrillatore, d’obbligo invece nelle società sportive.

Resta da esaminare il panorama riguardante la normativa Regionale. Per quel che concerne la regione Campania, ad esempio, vige la legge Caldoro (legge regionale n.18 del 25/11/2013) dove agli articoli 22 e seguenti vengono prescritti alcuni requisiti obbligatori per le strutture nelle quali si svolge attività motoria. Si richiede quindi la presenza di almeno un istruttore responsabile in possesso di diploma Isef, o di laurea in scienze motorie oppure titolo estero equipollente e legalmente riconosciuto in Italia; oltre ad altre autorizzazioni.

Viene comunque chiarito che tali disposizioni non sono applicate alle attività libere amatoriali, ancora una volta ritenute dall’ordinamento giuridico meritevoli di una semplificazione, forse volta a sburocratizzare la materia.

Ciò premesso, dove non specificato diversamente, la valutazione delle opportune precauzioni e qualifiche professionali di cui dotarsi appare pertanto demandata, di caso in caso, alla diligenza di chi opera nel settore.

Autore dell'articolo
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Gianluca Giannattasio

E' un tributarista regolarmente autorizzato dall'ufficio territoriale di Agropoli dell'Agenzia delle Entrate allo svolgimento della libera professione. Laureatosi a pieni voti in Economia presso l’Università degli Studi di Salerno, conduce la propria attività dall'anno 2014 principalmente nei confronti di professionisti e piccole imprese verso cui offre consulenza contabile, fiscale e societaria. Più info su: www.studiogiannattasio.org

Comments 57

  1. Salve , l’articolo è molto interessante, vorrei cortesemente fare una domanda , se come Personal Trainer organizzo dei corsi di 5/6 lezioni e cmq i miei compensi annuali rimangono entro i 5000€ è sempre meglio aprire la PI (credo di si) ma non dovrei pagare alcun balzello( il 5% + l’altra percentuale che non ricordo) o vanno cmq pagati con qualsiasi introito?
    grazie

  2. Buongiorno e grazie infinite per il commento! L’obbligo di aprire una partita iva sorge nel momento in cui si ritiene che l’attività diventi abituale, cioè venga svolta con un carattere sistematico e quindi, salvo eccezioni come nel caso dei venditori a domicilio, non ha attinenza con l’ammontare dei compensi. La soglia dei 5000 euro invece può interessarle nell’ipotesi in cui l’attività che svolge sia condotta con carattere occasionale, quindi senza partita iva, ma appunto si supera il volume di incassi annuo che determinano comunque l’obbligo di pagare i contributi inps… Lei come svolge quest’attività? Ha uno studio che gestisce personalmente? Riceve degli incarichi da un committente? Non capisco invece a cosa si riferisce con la percentuale del 5%che ha menzionato, forse all’imposta sostitutiva nel regime forfettario in fase di start up? Certamente aprire partita iva e fatturare comporta dei costi necessari, ma è sempre possibile studiare delle soluzioni per ridurre il gettito…

  3. Si chiede se l’attività di cui al codice ateco 931999, svolta in palestra da un professionista (con laurea in scienze motorie) come personal trainer, in regime fiscale semplificato, iscritto alla gestione separata inps. Detto professionista è soggetto a operare la ritenuta d’acconto se le prestazioni vengono rivolte a Enti con partita Iva e quindi obbligato a rilasciare fattura?

  4. Buonasera e grazie per aver lasciato un commento. L’attività descritta dal codice ateco di cui si parla nell’articolo è di lavoro autonomo e quindi soggetta alla disciplina dell’articolo 25 del d.p.r. 600 del 1973, letto alla luce del disposto di cui all’articolo 23 comma 1 della medesima fonte. Di conseguenza, quando si emette fattura a un soggetto che non sia un privato (tra i soggetti elencati ci sono anche gli enti pubblici) è necessario applicare la ritenuta d’acconto sul 20% dell’importo imponibile. La fattura va necessariamente emessa, ai sensi dell’articolo 21 del d.p.r. 633 del 1972. Riguardo gli enti pubblici, vorrei ricordare che la manovrina fiscale degli ultimi giorni prevede l’adozione della tecnica definita come split payment anche per i professionisti. Con questa tecnica l’iva sulla vendita viene versata direttamente dalla pubblica amministrazione cliente e non più dal cedente, il quale però ha il dovere di indicare in fattura apposita dicitura: ad es. IVA a Vs. carico ex art. 17-ter, DPR n. 633/72…

  5. salve, articolo molto interessante!
    avrei una domanda da fare, nel caso in cui si voglia aprire uno studio di personal training privato, quali obblighi normativi devo adempire?!potrei aprire uno studio anche in un capannone industriale catalogato come d7 o vado incontro a problemi!? grazie e buona giornata!

  6. Buonasera e grazie per il commento. Un fabbricato di categoria catastale d7 è per definizione costruito o adattato per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibile di destinazione diversa senza radicali trasformazioni. Quindi di primo acchito, in un’ottica prudenziale risponderei di no, però le consiglio di visitare anche l’ufficio urbanistica del comune di competenza. Comunque se parliamo addirittura di un capannone mi sorge il dubbio che l’intenzione sia di ospitare clientela in larga scala, quindi attenzione a non sfociare nell’organizzazione d’impresa… Buona giornata e arrivederci.

  7. Salve,
    se volessi aprire uno studio privato di personal training e fossi dotata di un certificato riconosciuto dalle associazioni sportive ma senza diploma di laurea in scienze motorie/ vecchio Isef ma in altro ambito, dovrei comunque richiedere la presenza di un istruttore laureato?

    1. Buongiorno, e grazie per la domanda. In realtà la risposta dipende dalla normativa regionale vigente nel luogo in cui si desidera esercitare l’attività. Ad esempio in Campania, come ho spiegato, il riferimento è la legge Caldoro per cui, se le lezioni del P.t. si limitano a clienti del settore ludico/amatoriale una laurea nel campo non si rende strettamente indispensabile. A memoria, ma potrei sbagliarmi, mi pare di ricordare che il Friuli avesse una normativa analoga, mentre in Lombardia erano un po’ più severi…

  8. Buongiorno,
    vorrei sapere se per un istruttore di palestre, che opera anche con singoli al di fuori di strutture sportive, iscritto alla G.S Inps, Cod. Att: 931999 e regime semplificato, la fatturazione nei confronti di un privato possa essere riepilogativa di più prestazioni (documentate alla fine di ogni prestazione con delle ricevute provvisorie) o se deve essere emessa una fattura per ogni prestazione.
    Grazie e complimenti

  9. Buonasera e grazie a lei per aver letto l’articolo, in linea di principio è possibile emettere una fattura ‘differita’ riepilogativa di servizi svolti nello stesso mese a un soggetto, entro il giorno 15 del mese successivo ma bisogna dettagliare opportunamente le singole operazioni svolte (prestazione eseguita, data di effettuazione, parti contraenti) con un apposito documento da richiamare nella fattura differita. Questo documento, ad esempio il contratto, deve essere emesso almeno contestualmente all’incasso dei compensi altrimenti bisogna emettere subito fattura.

    1. Grazie mille per la celerità, in luogo del contratto contestuale agli incassi credo vadano bene anche delle ricevute fiscali numerate da richiamare in sede di fattura riepilogativa credo?

  10. Sì. Come spiega anche la circolare 18/E/2014, parte II, 1° paragrafo, la normativa non si è pronunciata in merito e quindi, in pratica si può utilizzare la documentazione di prassi del settore, tra cui le ricevute. Buon week end

  11. Salve,
    un chiarimento: se decidessi di operare come personal trainer in regime forfettario quindi con iscrizione alla gestione separata INPS ma volessi contemporaneamente operare come semplice istruttore in palestra, come si potrebbero conciliare le due attività (dato che in base alla normativa attuale gli istruttori dovrebbero rientrare nella gestione ENPALS) ?

    Saluti e buon lavoro

  12. Buongiorno, e grazie per aver commentato. Le due gestioni previdenziali possono convivere. Per quanto riguarda i contributi dovuti alla gestione separata è possibile applicare un’aliquota ridotta in questi casi (24% invece del 25,72%).

  13. Buonasera, pongo un ulteriore domanda riguardo l’apertura di uno studio per l’attività di personal trainer. Il locale affittato\acquistato ha specifiche norme da rispettare? che destinazione d’uso deve presentare al catasto? Viene possibile utilizzare anche un locale ad uso magazzino apportando le specifiche modifiche? se si quali?
    ringrazio
    distinti saluti
    Alan

  14. Buongiorno,

    Le attività professionali dovrebbero essere svolte in un locale accatastato come A/10 anche se in linea di principio è possibile utilizzare anche una porzione non prevalente di immobile ad uso abitativo. Svolgere invece la stessa in un unità che a quanto ho capito è accatastata come C/2 non mi sembra corretto. Il decreto legge 78/2010 ha tra l’altro prescritto l’obbligo di indicare i dati catastali degli immobili locati. Ragion per cui non è possibile locare ad uso ufficio un unità accatastata in modo diverso.
    Per mutare la destinazione le suggerirei di consultare un geometra o un architetto.

  15. Salve,
    se volessi intraprendere l’attività di personal trainer a distanza, quindi online, come dovrei inquadrarmi a livello fiscale? Dovrei aprire partita Iva, o ci sono altre strade da percorrere?
    Grazie

  16. Buongiorno e grazie per il commento,

    se per lo svolgimento on-line dell’attività intende allestire un apposito sito internet è mio parere che sarebbe egualmente necessaria la partita iva perché di fatto, organizzarsi in questo modo designa una volontà di condurre la professione in modo sistematico e non occasionale. Se invece si potesse ritenere che quest’attività non è svolta ‘abitualmente’ allora le direi di emettere delle semplici ricevute per prestazioni occasionali (soggette a ritenuta d’acconto del 20%, quando non emesse a privati, e a contribuzione INPS in caso di reddito superiore ai 5000 euro).

  17. Buongiorno dott Giannattasio sono Maddalena volendo io aprire una palestra per uso riabilitativo e fitness quali codici ateco dovrei considerare.Grazie

    1. Buongiorno e grazie per il commento. Per quanto riguarda la semplice attività legata al fitness, può aprire uno studio con il codice ateco menzionato nell’articolo 93.19.99 e organizzare l’attività come lavoro autonomo, altrimenti se preferisce organizzarsi in forma d’impresa potrebbe valutare il codice 93.13.00 (Gestione di palestre) ma in questo caso molte regole cambieranno perché risulterà inquadrata come imprenditrice (obbligo di iscrizione alla camera di commercio, gestione previdenziale INPS commercianti, contributi fissi pari a circa 920 euro a trimestre, 940 dall’anno prossimo a quanto si prevede, diritto camerale, autorizzazioni richieste dal comune di competenza alla sportello unico delle attività produttive…). Per quanto concerne il codice ateco come fisioterapista, a quanto apprendo sembra che le interessi anche questo campo, è 86.90.21 ma anche se può inquadrare questa seconda attività come lavoro autonomo, i requisiti saranno più stringenti rispetto a quelli del semplice personal trainer (ad esempio sono richiesti requisiti abilitanti come un diploma universitario apposito).

  18. Buongiorno Dott. Giannattasio,
    ho ricevuto un offerta da una palestra per la responsabilità dello studio pilates. Il mio compenso sarà a percentuale dal costo dei paccetti, che sarranno a pagamento, fuori dal costo dell’abbonamento della palestra, sia per lezioni “piccoli gruppo” che per “one to one”. Per questo tipo di rapporto, la partita IVA in regime forfettario può essere aperta con codice da “personal trainer”, con codice “istruttori,insegnanti ed allenatori sportivi”, o è indifferente? Tenendo presente che lavoro anche per uno studio, una ASD.
    Grazie.

  19. buonasera,
    sono in procinto di aprire uno studio di personal trainer…ed ho molte perplessità: ho aperto la partita iva forfettaria ma pensavo di utilizzare una ASD che forse mi “converrebbe” di più…Che parere tecnico può darmi a riguardo? in ogni caso aprendo uno studio immagino che la futura attività possa considerarsi continuativa e sistematica…ci sono fondi europei o regionali a cui poter attingere?Non sono più giovanissimo (43 anni) e abito nel Lazio.
    Grazie

    1. Buongiorno, e grazie per il commento.

      Procediamo con ordine:

      Guadagnare aprendo un’associazione sportiva dilettantistica vuol dire andare a rivestire un ruolo remunerato all’interno di essa. Attualmente, l’orientamento è che si può remunerare anche il lavoro di chi rivesta una carica nel direttivo (l’Agenzia delle entrate, direzione Piemonte, ha pubblicato un documento sulle ASD in proposito). Se fonda Lei l’associazione andrà per necessità a ricoprire uno di tali ruoli, almeno inizialmente, insieme agli altri fondatori. Però ovviamente l’associazione non le appartiene, essa è di tutti i soci, e visto che si tratta di organismi che dovrebbero essere gestiti all’insegna della democrazia c’è sempre il rischio di venire ‘spodestati’ alle nuove elezioni.
      Se sta già svolgendo la sua attività in modo abituale ha fatto bene ad aprire partita iva.
      Se l’obiettivo che si prefigge è di finanziare l’attività con i contributi regionali, potrebbe comunque essere interessante valutare di aprire un’associazione sportiva dilettantistica. La rimando a tal proposito alla consultazione della medesima legge regionale di cui sotto (articolo 32).
      L’età non conta ai fini della permanenza nel regime forfettario.
      Per quanto riguarda l’ubicazione che dovrebbe avere la struttura, immagino nel Lazio, va tenuto conto dei requisiti richiesti dall’art. 34 della Legge regionale 15 del 2002, Testo unico in materia di sport. Di primo acchito, sembra infatti che, salvo palestre scolastiche e riabilitative, i requisiti richiesti siano più stringenti del solito. In particolare è necessaria una comunicazione da presentare al comune di competenza, per denunciare il possesso dei requisiti tecnici, igienico-sanitari e di sicurezza. Ad esempio in questo caso pare necessario garantire la presenza di un diplomato in educazione fisica o in scienze motorie, oltre all’utilizzazione di un medico come responsabile sanitario.

  20. salve,mi chiamo Giacomo ,sono diplomato isef 1991,ho da poco rilevato la rivendita tabacchi di mia madre,. la mia domanda è : posso aprire uno studio pilates come personal trainer con la medesima partita iva ? e sè si quali regole devo attenermi?grazie

  21. Buongiorno e grazie per il commento,

    sì non ci sono ostacoli dal punto di vista fiscale. Se ad esempio ha aperto partita iva rilevando una ditta individuale può, con la medesima, comunicare all’agenzia delle entrate che aggiunge il codice ateco dei personal trainer e all’Inps che aggiunge una seconda posizione contributiva come membro della gestione separata. Così pagherà due diversi tipi di contributi previdenziali. Le regole cui deve sottostare sono quelle che ho cercato di illustrare nell’articolo, ovviamente deve fare attenzione alla legge regionale di riferimento…

  22. Buongiorno,

    ho trovato molto utile il suo articolo. Sarei interessato ad aprire uno studio professionale da personal trainer ed istruttore yoga.

    Ho un locale accatastato come A/10 e sono già in possesso di P.IVA, vorrei chiederle se potrebbe indicarmi la normativa regionale (lombardia) dove trovare i requisiti obbligatori per la struttura.

    Grazie mille
    Luca

  23. per aprire una partita iva nel nuovo regime forfettario come personal trainer di quali qualifiche bisogna essere in possesso? quelle del Decreto Legislativo 23/07/1999 n. 242 (cosiddetto decreto Melandri di riordino dello sport)?

    1. Buonasera e grazie per il commento. La fonte a cui fa riferimento riguarda il CONI e gli enti di promozione sportiva che collaborano con esso, nell’ambito di un’attività motoria di tipo agonistico. Le qualifiche necessarie per svolgere l’attività di personal trainer sono quelle descritte nell’articolo invece. Bisogna inoltre considerare che il personal trainer può ad esempio rivolgersi anche soltanto a clientela che svolge attività esclusivamente ludico amatoriale. Il mio consiglio è consultare la legge regionale di riferimento, ovviamente insieme al suo fiscalista di fiducia…

  24. Salve Dott. Giannattasio , sono un libero prof con p.iva regime dei minimi e svolgo l’attività di Personal Trainer presso clienti. Voglio aprire uno studio “Personal Trainer & Consulenza fitness”… Ho trovato un piccolo locale molto interessante ma non accatastato come “ufficio oppure studio” ma semplicemente come appartamento abitativo. Posso considerare lo stesso tale location ed operare come libero professionista ? In altre parole è possibile ricevere il cliente presso il mio domicilio nel quale ho un’area dedicata al mio lavoro ? Potrò comunque scaricare una percentuale di costi di affitto ? Grazie

    1. Buonasera e grazie per il commento. Sì, può utilizzare in linea di principio una porzione non prevalente della sua abitazione per uso ufficio, a patto che ciò non contrasti con il regolamento urbanistico del Comune interessato. A quale generazione del regime dei minimi appartiene? Se parliamo del regime del 2011 può scaricare il 50% dei costi, ma se si trova nel forfettario allora no (deve comunque conservare i documenti).

  25. Buongiorno Dott. Giannattasio e complimenti.
    Per la Regione Campania dove posso trovare i requisiti tecnici cge deve rispettare il locale?
    Inoltre vorrei sapere perchè è necessaria la Gestione Separata e non quella alla sezione artigiani dal momento che può essere considerato un artigiano (questa iscrizione non permette lo sconto contributibvo previsto per i forfettari)
    Grazie e ancora complimenti.

  26. Buongiorno e grazie infinite per il commento.
    Per avere informazioni sui requisiti che deve possedere il locale può contattare il comune di competenza.
    L’attività di Personal Trainer, se svolta nella forma di lavoro autonomo, è come ho cercato di descrivere nell’articolo un’attività professionale e non d’impresa. Se le dimensioni e l’organizzazione della palestra restano ad un livello tale da lasciar supporre che la sua sia più una prestazione d’opera, una consulenza verso un piccolo gruppo di persone che di volta in volta varcano l’uscio allora si tratta di una professione, con il codice ateco summenzionato e deve iscriversi alla gestione separata. Diversamente vuol dire che la palestra è organizzata in forma d’impresa (se del caso la camera di commercio suggerirà l’iscrizione come artigiano) ma questo perché essa ha raggiunto una dimensione tale da offrire prestazioni di risultato; cioè vuol dire che i clienti non vengono più per ricevere le sue lezioni personali ma per usare gli attrezzi, per ricevere un servizio, non conta quale personal trainer trovino dentro i locali ad offrirglielo (supponiamo ad esempio che ci sia un dipendente e non più lei: a loro non importerà perché non è più il legame di fiducia col professionista che li spinge ad affluire ma il servizio aziendale in toto). Comunque la gestione separata è più conveniente di quella come artigiano, all’inizio.
    Anche io opero in Campania… Se ha bisogno di un consulente sono a disposizione (ecco il mio sito: http://www.studiogiannattasio.org/).

  27. Buongiorno, articolo interessante, grazie.
    io vorrei aprire l’attività come istruttrice di pilates, quindi regime forfettario e gestione separata inps.
    i locali nei quali eserciterò, saranno un centro estetico polivalente (già attivo e in regola con la usl e il comune), e in alcune palestre.
    volevo sapere se devo essere iscritta ad una federazione nazionale (esempio f.i.f.), se necessito di una assicurazione RC e di autorizzazioni comunali.
    Ritengo nessuna iscrizione in camera di commercio essendo professionista.
    Sono però indecisa sul codice attività (il codice 93.19.99 esclude, tra le varie categorie, le attività di istruttori, insegnanti e allenatori, che le rimanda al codice 85.51.00
    Corsi sportivi e ricreativi, tra cui appunto anche gli insegnanti ed istruttori): cosa mi consiglia?
    grazie mille delle risposte

  28. Buongiorno e grazie per il commento.
    Come spiegavo nell’articolo, sarebbe importante comprendere la regione in cui intende esercitare, così da consultare la relativa legge regionale. Comunque in linea di principio, rivolgendosi a clientela che cerca esclusivamente il miglioramento del proprio benessere psico-fisico, non è tenuta a iscriversi ad alcuna federazione ed essendo una professione senza albo non v’è obbligo di iscriversi ad un’assicurazione per rischi professionali. Ovviamente sono cose che, se ci sono, non guastano. Per le autorizzazioni comunali può rivolgersi al comune di competenza, anche se in tal caso difficilmente le richiederanno qualcosa. Nessuna iscrizione alla CCIAA. Se intende organizzare dei veri e propri corsi strutturati allora effettivamente il codice ateco giusto è 85.51, però in questo caso ci si sposta verso un’organizzazione di impresa (centri, scuole…), come del resto spiegano le note esplicative e avrà difficoltà a iscriversi alla gestione separata inps (che non ammette questo codice, probabilmente proprio perché non la riconosce come un’attività di lavoro autonomo). E’ tuttavia vero che il codice 85.51 ricomprende anche la figura dell’istruttore, che può essere inteso come un lavoratore autonomo quindi si potrebbe pensare di iscriverlo all’Enpals, anche se il tema è dibattuto. In conclusione proverei a chiedere a quest’ultimo istituto per avere conferma. Se ha bisogno di consulenza trova i contatti nel link al mio sito.

    1. in merito alla sua gentile risposta, sono a specificare che la regione è la liguria e che la mia intenzione è di svolgere, in questi centri e palestre, dei corsi di pilates 2-3 volte la settimana in orari predefiniti e costanti per tutta la stagione invernale.
      quindi il codice ateco dell’attività è sempre 93.19.99 (+ gestione separata inps e niente enpals e autorizzazioni comunali)?
      grazie ancora

  29. Buongiorno , grazie per l’articolo. Io e un mio ex collega vorremo aprire due partita iva in regime forfettario per aprire uno studio di personal training in veneto.Si tratterebbe di uno spazio di 70-100 mq dove fare solo ore singole 1vs1. Serve qualche abilitazione per l’apertura? il mio collega ha laurea e io vari attestati coni.
    Vorrei sapere in che tipologia di immobile possiamo farlo, in un appartamento o in un negozio/ufficio ? E se ci sono delle categorie catastali in cui deve rientrare.
    Deve anche avere dei requisiti igienico sanitari particolari?
    Grazie anticipatamente per la risposta

  30. Buonasera, grazie a lei per il commento. Iniziamo col dire che se le partite iva saranno due allora gli studi saranno due (anche se magari condividono un’unica sede). Di primo acchito la rimanderei alla legge regionale sullo sport per il Veneto (LEGGE REGIONALE n. 8 del 11 maggio 2015, articolo 22), dove si dispongono i titoli necessari per svolgere attività motorie in un ambiente aperto al pubblico. In particolare, se il suo collega ha una laurea in scienze motorie, isef o equipollenti allora insieme potete accordarvi per svolgere qualsiasi tipo di attività motorie a fini non agonistici (Art. 22 comma 2). Diversamente bisognerebbe capire quali attestati Coni possiede: se parliamo di un’abilitazione rilasciata da un Eps, in uno specifico settore di attività (non so, per esempio sollevamento pesi) allora potrete esercitare nei limiti di quel campo specifico (art. 22 comma 3). Questi dati vanno anche segnalati al comune di competenza. La categoria catastale solitamente utilizzata per uno studio professionale è A/10, ovviamente prima di aprire l’attività è opportuno consultare l’ufficio urbanistica del comune dove sarà possibile acquisire ulteriori informazioni anche in merito ai requisiti igienico sanitari. Non trattandosi di una professione sanitaria escluderei la necessità di un’autorizzazione dell’Asl di riferimento. Questo a grandi linee, per eventuali bisogni specifici resto a disposizione…

  31. salve utilissimo il suo blog.Sono un dottore in scienze motorie e massofisioterapista voglio aprire un centro di chinesiologia ssd arl a bergamo e mi servono informazioni. Sa per caso dove posso trovarle

  32. Buonasera e grazie infinite per il commento… La chinesiologia è un settore leggermente diverso da quello del personal trainer ma in ogni caso si fa riferimento a un’attività volta al raggiungimento del benessere psico-fisico del cliente che viene seguito. Visto che l’attività si svolgerebbe a Bergamo la rimanderei alla consultazione delle Leggi regionali, in particolare la L.R. n. 26 del 1-10-2014 Regione Lombardia, all’articolo 9 potrà esserle d’aiuto per comprendere i titoli necessari. E’ appena il caso di ricordare che la chinesiologia e la massofisioterapia (dove ci si occupa di benessere del soggetto con tecniche preventive come ad esempio la ginnastica posturale) possono sovrapporsi alla professione del fisioterapista (dove ci si occupa invece della riabilitazione di soggetti che hanno subito infortuni, con tecniche come ad esempio la rieducazione posturale globale) ed è controverso se il diploma in massofisioterapia o la laurea in scienze motorie possano essere ritenuti equipollenti alla laurea in fisioterapia. Senza entrare nel merito, farei attenzione all’accordo (concluso il 26 gennaio 2013) fra il MIUR, il Ministero della Salute, le rappresentanze professionali dei laureati in scienze motorie e dei fisioterapisti.

    1. grazie è veramente gentilissimo avrei bisogno di sapere le caratteristiche dell’immobile per un centro di chinesiologia o medical fitness

      1. destinazione d’uso,bagni e spogliatoi ecc a chi devo rivolgermi per tutte queste cose e l’ultima cosa si può fare im una destinazione d’uso magazzino grazie

        1. Buonasera Andrea, grazie per il commento. Per quanto riguarda la destinazione d’uso di uno studio professionale, quella corretta è A/10 (ufficio). Non credo sia possibile utilizzare la destinazione C/2 (magazzino) comunque può rivolgersi a un geometra oppure all’ufficio catasto per acquisire informazioni in merito alla possibilità di trasformare la destinazione d’uso. Visto che mi sembra orientato verso l’apertura di un centro che fornisce anche prestazioni di natura riabilitativa le suggerirei di contattare l’Asl di competenza per eventuali autorizzazioni, le suggerisco comunque di avvalersi di un professionista.

  33. Buonasera, ho trovato l’articolo molto interessante.
    Le chiedo cortesemente se un personal trainer che ha aperto nel 2017 partita iva con il regime forfettario, codice attività 93.19.99, iscritto alla gestione separata, può ricevere nello stesso anno un compenso da contratto collaborativo sportivo da parte di una palestra per cui lavora. Fiscalmente Si tratta di un reddito assimilato al reddito da lavoro dipendente o reddito diverso? Ha riscontri sulla gestione separata?
    Grazie per la disponibilità

  34. Buonasera e grazie per il commento. Chi aderisce al regime forfettario deve far attenzione a non oltrepassare determinati valori soglia individuati dalla normativa. In particolare se svolge anche attività di lavoro dipendente o assimilato allora non deve superare la soglia di 30.000 euro annui. Ora se il contratto che ha sottoscritto può ritenersi tale da generare il possesso di lavoro dipendente o assimilato sarebbe da capire, ma bisognerebbe esaminare il documento… In ogni caso, supponendo che si tratti di altre tipologie di reddito (ad esempio, se percepisse dei semplici rimborsi forfettari in tal caso redditi diversi) non ci sono problemi ai fini della permanenza nel regime agevolato. Per quanto riguarda il lato contributivo: se sono redditi di lavoro dipendente, ci sono riflessi sulla gestione separata ma in senso positivo (lì’aliquota scende al 25,72%); se sono rimborsi forfettari potrebbero esserci invece degli obblighi nei confronti dell’ENPALS…

  35. Buonasera Dott. Giannattasio. Finalmente un sito utile per la nostra figura, di cui ancora oggi, noi stessi diplomati Isef o laureati in scienze motorie riusciamo a capirne poco! La ringrazio già per la disponibilità che ci dà. La mia domanda, per farla breve, è questa: avendo una partita Iva e avendo nella mia abitazione un garage di circa 100 mq (allestito a palestra), potrei operarci offrendo servizi alla clientela come personal training e small group training (corso per gruppi di massimo di 3 – 4 persone)? Ci vorrebbero dei requisiti particolari (sia strutturali che fiscali) o dovrei per forza aprire un’impresa?

  36. identicon Post
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    Buongiorno, grazie infinite per il commento. Per quanto riguarda la destinazione d’uso di uno studio professionale, quella corretta è A/10 (ufficio). Non credo sia possibile utilizzare la destinazione C/6 (autorimessa) comunque può rivolgersi a un geometra oppure all’ufficio catasto per acquisire informazioni in merito alla possibilità di trasformare la destinazione d’uso. Per quanto riguarda le modalità con cui intende organizzare l’attività invece può a mio avviso utilizzare il codice ateco relativo ai professionisti perché il grado di complessità dei mezzi utilizzati e il rapporto con il cliente non sono tali da suggerire l’iscrizione al registro imprese.

  37. Buongiorno,
    sto per iniziare la mia attività di personal trainer. Inizierà online, poi però la estenderò anche offline.
    Avrei una domanda:
    per vendere i miei prodotti e servizi online, devo necessarimente aprire partita IVA?

    Oppure posso iniziare e vedere come va e, nel momento in cui mi accorgo che non è più occasionale perchè ho molte vendite, solo a quel punto aprire partita IVA?

    Grazie per la disponibilità

  38. identicon Post
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    Buongiorno e grazie per il commento. L’apertura di un sito internet presuppone lo svolgimento abituale dell’attività (indifferentemente che si tratti di arti, professioni o produzione/scambio di beni e servizi) per cui a mio avviso è indicata l’apertura di una partita iva. Se intende vendere anche integratori allora non parliamo più di libera professione ma di commercio on line, che è un’attività d’impresa e presuppone l’adozione di un apposito codice ateco che è il seguente: 47.91.10 per il ‘Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotti effettuato via internet’. Dopo aver aperto partita iva, presentando la richiesta all’Agenzia delle entrate e la posizione inps (come commerciante), dovrà recarsi allo sportello SUAP del comune in cui ha sede l’attività per acquisire informazioni su eventuali ulteriori autorizzazioni richieste da questo specifico ente (ogni comune può avere le sue richieste, però per esempio a Salerno per l’e-commerce non vogliono nulla). Trattandosi di un’attività d’impresa il maggior costo tributario a cui va incontro inizialmente sono i contributi fissi inps (circa 3700 euro annue al momento) ma con l’adesione al regime fiscale forfettario si può provvedere a ridurli del 35%, se rispetta una serie di requisiti, tutto sommato accettabili. Se ha bisogno di consulenza può contattarmi al link del sito: http://www.studiogiannattasio.org

  39. BUONGIORNO,
    SE SI DECIDE DI APRIRE UNA ATTIVITA’ DI PALESTRA IN FORMULA CLUB, QUALI SONO GLI ADEMPIMENTI DA RISPETTARE? SIA DA UN PUNTO DI VISTA FISCALE, CHE TECNICO PER QUANTO RIGUARDA I LOCALI IN CUI SI SVOLGERA’ L’ATTIVITA’.
    GRAZIE
    GABRIELLA

  40. Buongiorno e grazie per il commento. Aprire un’associazione comporta ovviamente una serie di adempimenti diversi che è difficile tratteggiare in un semplice commento. In ogni caso la rimando al nuovissimo decreto Lgs. 117/2017, che definisce gli enti del terzo settore e alcune regole, da ora comuni, per quanto riguarda gli obblighi contabili. In particolare, se l’ente ha proventi inferiori a 220.000 euro annui può redigere il bilancio stilando il solo rendiconto finanziario. Se supera i 100.000 euro di ricavi deve comunicare i corrispettivi attribuiti agli organi sul proprio sito. Bisogna inoltre tenere dei libri obbligatori per associati, assemblee, organo gestorio e di controllo. L’ente deve iscriversi al registro unico nazionale apposito e il bilancio va depositato presso di esso. Per quanto riguarda altri adempimenti di natura fiscale mi limito a ricordare l’obbligo di invio del modello EAS, ogniqualvolta intervenga un mutamento della situazione iniziale, all’Agenzia delle Entrate. Per quanto concerne l’uso dei locali, oltre ad accertarmi in merito all’idoneità del locale al rispetto dei requisiti igienico-sanitari, di agibilità e delle norme urbanistiche in generale, mi rivolgerei al comune di competenza. Potrebbe essere opportuno recarsi anche all’Asl di competenza, anche se le associazioni non svolgono un’attività commerciale e pertanto non mi risulta siano soggette ad autorizzazioni (a meno che non si intenda allestire un punto bar per somministrare alimenti e bevande agli associati: Cfr. Art. 3 Legge 287/1991).

  41. salve, io avrei intenzione di avviare la mia attività come personal trainer ,ho fatto un apposito corso, in uno studio privato dove offrirei servizi individuali o per gruppi di persone. la differenza con una palestra come nell’articolo sta nell’attenzione rivolta al cliente. il posto dove stò è necessario sia commerciale? inoltre, ho bisogno di permessi comunali o asl?

  42. Buonasera e grazie per il commento. La differenza tra impresa e lavoro autonomo sta nel tipo di prestazione: le imprese offrono un risultato e se il servizio non risponde alle promesse si richiedono indietro i soldi (ad esempio: l’idraulico che non ripara il lavandino) mentre i professionisti offrono un’opera o un parere e se ciò non risolve il problema la prestazione va egualmente remunerata (ad esempio un medico che prescrive una ricetta ma il raffreddore alla fine non passa). Erano esempi. Premesso quindi che il personal trainer non prescrive ricette mediche (o diete, altrimenti diventa un’altra attività) aggiungo anche che le prestazioni d’opera hanno un carattere strettamente fiduciario: se il cliente entra nello studio di personal trainer e non trova lui ma un’altra persona allora questa fiducia viene violata. In latino si dice che è un rapporto intuitu personae: cioè il contratto è valido solo se a offrirti il training ci sia quel professionista con cui ci si era accordati. E’ questo che fa si che sia una prestazione di lavoro autonomo. Il fatto che il locale possa assumere le sembianze di una micro-palestra è secondario. Alcuni autori di diritto commerciale come Perlingieri sottolineano per esempio che la presenza del fattore produttivo capitale (attrezzature, ecc…) sia utile a riconoscere la presenza di un’attività d’impresa ma il capitale, questo ingrediente della ricetta, resta di natura secondaria. Se così non fosse allora anche il fisioterapista diventerebbe un imprenditore (provi a guardare molti di questi studi: sono pieni di attrezzi). Ancora, se così non fosse il rappresentante di assicurazioni sarebbe un professionista: ha capitale pari a zero, se si eccettua la valigia con le polizze, e si veste in giacca e cravatta come un avvocato per cui come si distingue da quest’ultimo? Per via del rapporto intuitu personae; infatti se a darle la polizza ci fosse un’altra persona a lei non importerebbe perché le interessa il servizio descritto in essa ma se in tribunale trovasse un avvocato diverso da quello che ha pagato per difenderla le starebbe bene? Quindi quel che conta è, ripeto, il rapporto strettamente fiduciario… (Cfr. art 3 e 4 del dpr iva; artt. 2195; 2135 e 2222 del CC.)

    Le attività professionali poi dovrebbero essere svolte in un locale accatastato come A/10 anche se in linea di principio è possibile utilizzare anche una porzione non prevalente di immobile ad uso abitativo, con i requisiti generali di tipo igienico-sanitario, urbanistici e di agibilità.

    Non trattandosi di attività d’impresa o di una professione sanitaria (come invece quella del fisioterapista) in linea di principio escluderei la necessità di un’autorizzazione dell’Asl. Comunque potrebbe essere opportuno raccogliere ulteriori conferme presso l’ufficio di riferimento e sopratutto presso l’ufficio urbanistica del comune. La rimando infine alla lettura delle leggi regionali di riferimento…

  43. Salve, lieto di conoscerla.
    Sono laureato magistrale in Scienze Motorie e diplomato in massoterapia (MCB – attività sanitarie ausiliari). Vorrei aprire un mio studio professionale dove svolgere la mia attività di massoterapia (esenzione IVA su prescrizione medica) ma al contempo attività fisica in qualità di laureato in Sc. motorie e personal trainer per pochi clienti.
    In tal caso:
    ho già la partita IVA: occorre indicare 2 codici ateco? sia per massoterapista che per chinesiologo?
    Potrò tranquillamente gestire le due attività contemporaneamente? in termini anche di fatturazione.
    Ovviamente come massoterapista, su prescrizione medica è esente iva, mentre normalmente sarebbe con aggiunta 20% iva).

    Grazie!

  44. Buongiorno, grazie per il commento. Di primo acchito direi che può utilizzare il codice 86.90.29 per l’attività di masso-fisioterapia mentre per l’attività di chinesiologo potrebbe utilizzare 85.51 oppure 93.19.99. Nella descrizione della fattura andrà a indicare la diversa tipologia di prestazione. L’attuale aliquota ordinaria iva è 22%, per l’esenzione la rimando a un altro articolo di F&T: https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/11959-l-esenzione-iva-per-massofisioterapisti-solo-per-i-laureati-triennali.html in questo caso sorge il problema del prorata (riguarda la detrazione iva su acquisti) ma comunque, se aderisse al regime forfettario non sarebbe soggetto a iva per nessuna operazione.

  45. Salve, articolo molto interessante…..brevemente le descrivo il mio problema…premetto che risiedo nella regione Marche…..la mia intenzione è di aprire uno studio PT di circa 100-120 mq dove inserire un paio di attrezzi per il cardio un Rack bilancieri manubri.ecc….che in linea di principio dovrebbero essere i miei strumenti di lavoro…il problema sorge perchè in comune mi vogliono inquadrare come palestra (quindi n docce, n Bagni sopralluogo ASL elevato capitale da inbestite ecc….)…secondo lei come mi posso fare inquadre?grazie….

    1. Buongiorno e grazie per il commento. Può tornare al comune, provando a spiegare che dalle palestre sono escluse le attività degli allenatori personali, che offrono lezioni individualizzate one to one (codice Ateco 85.51.00). Può provare a illustrare la differenza nel tipo di attrezzature (di solito quelle del personal trainer sono fatte per lasciare più spazio alla libertà di movimento del fruitore, che deve acquisire consapevolezza del suo corpo grazie al training. Ora il personal trainer può preparare atleti sportivi (e si aggancia alla gestione previdenziale ex enpals) oppure amatori del fitness (e si allaccia alla gestione separata INPS). In quest’ultimo caso, nella prassi, si utilizza il codice 93.19.99 (come consulente del settore benessere più che un ‘allenatore’ di atleti quindi.

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