A
antonio47
Ospite
visco (ops! visto) montare il malcontento, se posso rubarvi qualche minuto, vi racconto un aneddoto.
correva il lontano '89 e partecipai, come accompagnatore di un'amica, ad un convegno dei ragionieri a nizza. tra i tanti argomenti trattati c'era anche quello della "consulenza" cioè chi e come poteva prestare consulenza in campo amministrativo-contabile-tributario. ancora le varie associazioni o non esistevano o erano defilate ma prese la parola un docente di sociologia, guarda caso, della mia università, Urbino. con un voluminoso incartamento tra le mani, si è messo ad elencare art. della costituzione, leggi, decreti, dottrina ecc. per suffragare la tesi che l'attività intellettuale non può essere canalizzata o soggetta ad "ordini" o "collegi". bensì essa deve essere al servizio di chi non abbia tali conoscenze e può essere prestata da chiunque, invece, abbia tali conoscenze. l'argomento, se ci fate caso, è ancora di attualità ed io, sinceramente, sono pienamente concorde con il tale prof. al termine dell'intervento ha preso la parola il segretario del collegio di varese il quale, anche applaudito, ha chiuso l'argomento dicendo che.....è vero che non possiamo proibire a nessuno di prestare consulenza in materie gestite da noi per professione ma sono molti i casi in cui, quando il problema diventa ingestibile, per prassi, dal consulente "improvvisato", devono cadere da noi o dai nostri colleghi dottori. ed allora è nostro compito dimostrare che il lavoro sin lì svolto è sbagliato o impreciso e salassare il cliente per la nostra opera rinasatrice e veramente professionale.
capito l'antifona? stiamo parlando di 27 anni fa e le cose non mi sembrano di molto cambiate: dietro il paravento di istituzioni garantiste della professione e della clientela, si nascondono ancora oggi la ricerca di privileg personali, di poltrone da occupare e di carriere da intraprendere al di fuori della professione.
quale tutela crediamo di avere da chi si traveste da paladino di tutti? degli iscritti, dei loro clienti, dello stato.....
scusate se vi ho annoiato.
correva il lontano '89 e partecipai, come accompagnatore di un'amica, ad un convegno dei ragionieri a nizza. tra i tanti argomenti trattati c'era anche quello della "consulenza" cioè chi e come poteva prestare consulenza in campo amministrativo-contabile-tributario. ancora le varie associazioni o non esistevano o erano defilate ma prese la parola un docente di sociologia, guarda caso, della mia università, Urbino. con un voluminoso incartamento tra le mani, si è messo ad elencare art. della costituzione, leggi, decreti, dottrina ecc. per suffragare la tesi che l'attività intellettuale non può essere canalizzata o soggetta ad "ordini" o "collegi". bensì essa deve essere al servizio di chi non abbia tali conoscenze e può essere prestata da chiunque, invece, abbia tali conoscenze. l'argomento, se ci fate caso, è ancora di attualità ed io, sinceramente, sono pienamente concorde con il tale prof. al termine dell'intervento ha preso la parola il segretario del collegio di varese il quale, anche applaudito, ha chiuso l'argomento dicendo che.....è vero che non possiamo proibire a nessuno di prestare consulenza in materie gestite da noi per professione ma sono molti i casi in cui, quando il problema diventa ingestibile, per prassi, dal consulente "improvvisato", devono cadere da noi o dai nostri colleghi dottori. ed allora è nostro compito dimostrare che il lavoro sin lì svolto è sbagliato o impreciso e salassare il cliente per la nostra opera rinasatrice e veramente professionale.
capito l'antifona? stiamo parlando di 27 anni fa e le cose non mi sembrano di molto cambiate: dietro il paravento di istituzioni garantiste della professione e della clientela, si nascondono ancora oggi la ricerca di privileg personali, di poltrone da occupare e di carriere da intraprendere al di fuori della professione.
quale tutela crediamo di avere da chi si traveste da paladino di tutti? degli iscritti, dei loro clienti, dello stato.....
scusate se vi ho annoiato.