Scopri il nostro network Home Business Center Blog Site Center

Diritto Tributario: Decadenza credito Irpef

glfis

Utente
Rocco, grazie del prezioso aiuto fornito.

Ora valuto cosa fare, ma se ricorro personalmente in Ctp, il ricorso lo baso sul mancato rimborso del credito richiesto nel 2018, sfruttando il pronunciamento della Cassazione che mi hai indicato (Cass. Sent. 4145/2016)

Mi sembra la strada più semplice e con maggiori probabilità di successo.
 

Rocco

Utente
Secondo me dovresti pagare l'importo relativo alla compensazione effettuata, che stai pagando a rate se ricordo bene.
Poi relativamente all'istanza di rimborso, se sei nei termini per ricorrere, puoi certamente impugnare il diniego espresso ovvero il silenzio rifiuto. Attenzione a tenere in considerazione il fatto che, trattandosi verosimilmente di controversia di valore inferiore a 50.000 euro, bisognerà prima affrontare la fase di reclamo/mediazione ex art. 17-bis Dlgs 546/92 e solo successivamente, qualora tale fase non conduca ad alcun risultato, costituirsi presso la CTP.
Saluti.
 

glfis

Utente
Secondo me dovresti pagare l'importo relativo alla compensazione effettuata, che stai pagando a rate se ricordo bene.
Sto già pagando l’importo e continuerò a farlo.

Comunque ho pensato al da farsi e considerando che all’iniziale richiesta di rimborso è seguito l’utilizzo del credito in compensazione, la seconda potrebbe essere interpretata come rinuncia alla prima.

Per quanto riguarda la compensazione, il mancato riporto del credito e il suo utilizzo senza aver sanato la presunta irregolarità, potrebbe comportare ugualmente l’applicazione delle sanzioni, come ho letto in alcuni articoli.

Devo accertare se la cosa sia fattibile, quindi procedo con la presentazione di una seconda istanza di rimborso e, se me la negano, faccio ricorso in Ctp facendo riferimento alla sentenza 4145/2016 della Cassazione.
 

glfis

Utente
Spero qualcuno segua ancora questa discussione, in quanto tra una decina di giorni circa devo notificare l’atto alla controparte e, se possibile avrei qualche domanda da porre:

1) Il controllo automatizzato che ho indicato nel primo post ricade nella categoria di atto/avviso di accertamento, atto di irrogazione di sanzioni, oppure atto impositivo? Credo il primo.

2) Considerando che dall’atto impugnato non me ne deriva un danno grave ed irreparabile (ex D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 art. 47) ha senso chiederne la sospensione? Immagino che, dato che sto proseguendo nel pagamento rateale di quanto preteso dall’AdE, se vincessi il ricorso questa sarebbe tenuta oltre che alla restituzione di quanto percepito anche al pagamento degli interessi, interessi che dovrei pagare io se chiedessi la sospensione e poi perdessi il ricorso.

3) Ha senso chiedere la discussione in pubblica udienza considerando la “semplicità” del caso già dettagliatamente esposto nel ricorso con documentazione allegata? Visto che mi difendo da solo, eviterei la discussione in Ctp.
 
Rocco ti spiego subito qual'è secondo me il vantaggio competitivo
sai bene che quando ricevi un avviso di accertamento e predisponi un ricorso, te lo studi bene, lo predisponi ancora meglio toccando tutti i punti a tuo favore, mentre l'ufficio, in genere predispone una replica standard e difficilmente la approfondisce. ora secondo te tra il mio ricorso e quello dell'ufficio quali dei due risulta più articolato? se chiedi la pubblica udienza metti in condizione l'ufficio che deve presentarsi e dargli tutto il tempo utile ad un migliore approfondimento e quindi perderesti il vantaggio competitivo iniziale. Rocco, se non ricordo male è un problema che avevamo in precedenza già approfondito e tu l'hai sempre pensata in maniera differente. Appare ovvio che il discorso è di tipo generale e quindi non esclude che in qualche caso occorra necessariamente chiedere la pubblica udienza. ll mio pensiero è che se sei tu richiedere la pubblica udienza significa che non hai approntato bene il ricorso e dovresti indicare qualcosa che in prima face ti sia sfuggito. cordialità e stima come sempre
 

Rocco

Utente
A parte il fatto che la pubblica udienza potrebbe richiederla anche l'ufficio...
Bah...io non lo vedo questo "vantaggio competitivo". Tieni presente che le parti devono comunque ricevere l'avviso di trattazione della controversia ex art. 31 Dlgs 546/92 per cui francamente questo vantaggio, considerato che in fase di trattazione in camera di consiglio si possono presentare documenti e repliche scritte fino a 5 gg. liberi prima della camera di consiglio...per cui anche in tal caso l'ufficio potrebbe gestire il processo nel migliore dei modi, per quello che lo riguarda.
Saluti.
 

glfis

Utente
Grazie per il pronto intervento :)

per adesso nel ricorso non la chiedo, considerando che, la discussione in pubblica udienza può essere richiesta con istanza separata da depositare presso la segreteria della commissione tributaria competente, e da notificare alle altre parti costituite entro dieci giorni liberi prima della data dell’udienza stessa.

Cosa mi dite dei primi due punti ?
 
@Rocco, non vi è dubbio che la possa chiedere l'ufficio e in tal caso uno è costretto a partecipare, ma la richiesta del cortese utente glfis era se convenisse o meno chiederla. sai anche che con il procedimento telematico uno conosce immediatamente quello che fa l'ufficio e quindi è pronto a difendersi . comunque io ho esposto il mio pensiero e conoscevo anche il tuo, ma mi sono permesso di ribadire il mio.
@glfis 1)credo siano atti impositivi
2) concordo con quanto postato da Rocco che ha consigliato di continuare a pagare le rate
ciao
 
Alto