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associazione sportiva

Quesito finanziario
lo statuto di una associazione "sportiva" prevede (di norma) categorie di soci riservate a persone che si "distinguono" dal tipo di contributo che versano.

Quesito gestionale.
Quando si vuole creare un Centro Benessere e camuffarla come ente non profit è consigliabile acquistare le attrezzature e i locali con una società costituita ad hoc e poi affittarla alla associazione.
In questo modo i soci non sono proprietari di nulla.

[%sig%]
 
Mi sembra che tu conosca i limiti stabiliti dalle norme per le associazioni, ora però ti potrei prospettare uno scenario:
le quote ordinarie sono pari a 1 euro l'anno, la quota supplementare per fruire della sauna è pari al costo di un comune abbonamento a un centro benessere.
Supponi inoltre che i servizi che l'associazione offre sono pubblicizzati con strumenti tipici, come annunci su giornali e radio, cartelloni pubblicitari ecc.
Gli interessati diventano soci pagando 1 euro e "clienti" pagando il resto, ora ti chiedo questo tipo di attività è non commerciale? Qualcuno potrebbe contestarlo.
Come ti ho detto, secondo me dipende anche dal come si fanno le cose e da quanto questa attività rileva sul totale delle attività (% su entrate e % costi sostenuti).
 
Io credo che il problema non sia tanto se le quote aggiuntive siano attività commerciale o no ( secondo me servizi specifici resi nei confronti di soci, anche dietro pagamento di una quota suplettiva, non possono essere considerati "commerciali"), ma se l'attività in toto di una palestra possa essere considerata come "attività no profit".
Io credo che sia impossibile che una palestra possa essere considerata come attività no profit e rientrare nell'alveo della normativa sull'associazionismo.(I "clienti" sono edotti di essere soci di una associazione? Qualsiasi socio può effettivamente essere eletto negli organi dell'Ass.? Viene tenuta regolarmente l'Assemblea dei soci con comunicazione ai soci?)ecc. ecc.
 
Come ho gia accennato all'inizio, tra gli scopi dello statuto vi è "porre in esere tutti quei servizi utiili al benessere fisico e psichico degli associati, anche mediante attrezzature idoneee....ecc"- "di promuovere ed organizzare programmi di formazione ecc". Nello statuto dell'associazione, inoltre, sono rispettati "integralmente" i dettami del comma 8 dell'art. 148 TUIR:
Grazie ancora a chi vorrà partecipare alla discussione.
Buon lavoro.
 
"Nello statuto dell'associazione, inoltre, sono rispettati "integralmente" i dettami del comma 8 dell'art. 148 TUIR"

Sì, ma nella realtà?
 
....si ma la realtà? non penso ci sia bisogno di chiederlo ed in ogni caso sino a prova contraria "insinuare" :) non serve per rispondere al quesito. Come insistentemente ribadito da "fliflop" trattasi di una associazione sportiva regolarmente costituita a norma di legge vigente e, dunque, le maggiori quote richieste ai soci (che sono tali in virtù del versamento della quota associativa annuale) per usufruire dei servizi associativi (corsi, lezioni, ecc.) si configurano come contributi associativi non inquadrabili come attività commerciale e non soggetti ad Iva. Se nella realtà......."flipflop" è sicuramente già consapevole delle conseguenze del caso.

PS: tanto per sua informazione, quì in Friuli a fine anno raffica di controlli ad associazioni sportive che nella realtà......

Saluti
Francesco
 
Al quesito di flip flop avevo risposto:
"( secondo me servizi specifici resi nei confronti di soci, anche dietro pagamento di una quota suplettiva, non possono essere considerati "commerciali")"
Io non insinuo, ma so per certo (e non solo in Friuli) che le palestre sono passate al setaccio da parte degli organi dell'Amministrazione Finanziaria , anche con "l'interrogatorio" a tutti i soci, e basta che qualcuno dica di non sapere che versava delle quote associative, che era socio, che delle asseblee non sapeva niente, che erano "cavoletti" amari.
Per come è strutturata una palestra io non consiglierei mai di costituirla come A.S.D., ma come società commercile.
 
Scusatemi ma "in realtà" non intendevo scatenare tutto sto putiferio.
Se vi può essere d'aiuto vi dico anche che la "palestra" ha ricevuto in comodato gratuito sia i locali che tutte le attrezzature (e questo è "reale" perchè esistono i contratti registrati). Mi sembra di capire, dunque che "in realtà" la cosa sia regolamentare (quota ass. ord. e quota ass. supplementare), oltretutto ai soci viene rilasciata ricevuta dove è chiaramente scritto che stanno pagando una quota ordinaria e una quota supplementare e sulla ricevuta è ben evidente la dicitura ASS. SPORT. DILETTANTISTICA. Quanto ai controlli, "in realtà" per il momento è un problema che non mi sono posto.
Grazie ancora, e sono sempre pronto a recepire altri suggerimenti.
Buon lavoro.
 
Chiedo scusa se ho colpito la suscettibilità di qualcuno. Comunque, per quanto riguarda il quesito: a fronte di servizi specifici resi da una associazione ai propri associati con quota differenziata non è operazione commerciale.

Poi che una palestra non possa essere inquadrata come A.S.D. è un mio modestissimo parere (a quanto pare ampiamente condiviso dall'Amministrazione finanziaria) e chiedo, quindi, ancora scusa se questa mia affermazione possa aver offeso qualcuno!
 
Ciao Emil, ritengo che tu non sia stato assolutamente scortese, ma abbia dato un imput importante che peraltro è in linea con quanto ho scritto per cui concordo.

Nessun putiferio flipflop, ritengo tu abbia recepito e sia in grado di sapere che in casi simili forma e sostanza possono differire e che essere superblindati sulla forma e non sulla sostanza non serve a molto.

Detto ciò, se l'associazione fa l'associazione e non l'impresa allora ritengo che l'impostazione data sia corretta.
 
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