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Studi di settore

Re: Studi di settore x Alby

quasi ok, ma il peggio è passato.
Beh, dare un taglio ai costi è la cosa migliore che ci sia.
(i primi soldi guadagnati son quelli risparmiati)
Spendere per forza per non pagare le tasse è una gran cavolata..
Come quelli che a fine anno ti domandano cosa posson fare per calare il reddito..
Comprare e comprare..
i soldi al fornitore li devi sempre dare e a te in tasca non rimangono;
se compri merce o fa ricavi o ce l'hai in magazzino e quindi è come se non l'avessi comprata..
Meglio un deciso taglio dei costi e anche se paghi tasse in più sicuramente ci guadagni..
(ma vai a fargliela capire)
ciao
 
Ma il reddito puntuale è un valore medio dei ricavi all'interno di un intervallo di confidenza in cui ipotizzo il 50% delle aziende si trova sotto ed il 50% si trova sopra (per stessa definizione di come è costruito il modello statistico). L'intervallo è però costruito in modo che il range di validità sia costruito intorno ad una varianza di 10/15% in più e in meno rispetto al valore puntuale.
Penso che la miglior rappresentazione di questo sia una distribuzione gaussiana, in cui il 70-80 % delle aziende si trova attorno al ricavo puntuale.
Questa è la distribuzione della realtà economica, se il fisco pretende che il 35-40% di quelli al di sotto del ricavo puntuale vi si adeguino, a mio avviso sarebbe in violazione del principio della capacità contributiva perchè in realta questa differenza nella distribuzione dei ricavi (in realtà dei redditi) sarebbe quella reale, anche in assenza di evasione, cioè in un sistema economico perfetto.
 
Mi scuso per la reiterazione del mio precedente post, non capisco da cosa è determinata.
Nei momenti di relax consiglio questa lettura, molto istruttiva per la comparazione nell'utilizzo di questo strumento fra diversi paesi:
http://www.studiamo.it/accertamento-induttivo-studi-di-settore/studi-di-settore-cap4.html

di cui riporto un inquietante chiosa circa gli studi di settore:
"Si può concludere, quindi, rilevando non solo come gli auspicati [56] limiti alle “finalità di orientamento complessivo dell’azione amministrativa”, non siano mai intervenuti a limitare il rischio che decisioni amministrative potessero ripercuotersi su profili di rilevanza sostanziale, ma anche come ”la tecnica di produzione normativa adottata, con ampia previsione in atti aventi forza di legge”, prospettata inizialmente, sia stata, in effetti, abbandonata strada facendo, gettando inquietanti dubbi sulla legittimità degli attuali studi di settore, così come in passato era già accaduto con riguardo ad altri strumenti d’accertamento".

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