Il tuo caso mi sembra chiaro e incontrovertibile. Si tratta di spese di rappresentanza.
Ci sono diversi criteri per distinguere le spese di pubblicità dalle spese di rappresentanza.
Intanto in questo caso manca il "sinallagma" ossia il rapporto diretto con i fruitori del costo,in quanto sussiste la gratuità della prestazione, senza obbligo ad una controprestazione.
Le spese di rappresentanza sono tali quando sono sostenuti per ospitalità, per migliorare l'immagine dell'azienda.
La Risoluzione 17 settembre 1998, n. 148/E prevede che “..con le spese di rappresentanza viene offerta al pubblico una immagine positiva dell’impresa e della sua attività in termini di organizzazione e di efficienza. Pertanto,…le spese sostenute per il pagamento del canone di locazione, per l’organizzazione di colazioni di lavoro e di eventuali brevi soggiorni per i clienti fuori sede, sempreché naturalmente inerenti all’attività svolta, possono rientrare tra quelle di rappresentanza e, come tali, sono deducibili nella misura di un terzo del loro ammontare, per quote costanti nell’esercizio in cui sono state sostenute e nei quattro successivi…Caratteristica precipua delle spese di rappresentanza è la loro gratuità, vale a dire la mancanza di un corrispettivo o di una specifica controprestazione da parte dei destinatari, di un obbligo di “dare” o “facere” a carico degli stessi...”.
Dello stesso tenore sono le successive risoluzioni del Dipartimento delle Entrate n.30/E del 17/02/1999 e n. 137/E dell' 8/09/2000.
Altri argomenti ce ne sarebbero, ma questi sono sufficienti per valutare tali costi come spese di rappresentanza.
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