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Rimborso pasti & caos italico

Marco_66

Utente
Sono da poco dipendente in una azienda che ha la sede in una provincia diversa dalla quale risiedo, e mi sto accorgendo del caos che regna in italia sull'argomento dei pasti.
Mi appello agli utenti di Fisco&Tasse perchè vorrei essere d'aiuto alla mia azienda, ma anche perchè mi piacerebbe discutere di un argomento poco chiaro.

Premetto che (ovviamente) l'azienda si trova ad una distanza tale da casa che non avrei il tempo di andarci per la pausa pranzo, quindi, l'azienda "sarebbe" obbligata a corrispondermi il buono posto.
In ogni caso, l'azienda ha espresso la volontà di pagare il pasto ai dipendenti "fuori comune" , nel limite di 10€.

Il caso non è poi tanto raro : azienda medio-piccola, senza mensa interna, con i dipendenti "costretti" a pranzare presso ristoranti e trattorie del circondario.

Ma ora io mi chiedo : come fa l'azienda a pagare i pasti ???
E poi, come riesce a detrarli ?


A spanne, direi che non si tratti di TRASFERTA, quindi non dovrebbe centrare nulla con il rimborso spese a piè di lista.

A buon senso, direi che il dipendente dovrebbe farsi emettere fattura per ogni pasto, e farsela rimborsare in contanti dall'azienda, alla presentazione della fattura.
Ma le aziende, da che mi risulta, non possono pagare i pasti nello stesso comune dove hanno la sede !!!!!
Mi sembra una situazione tra il paradossale e l'assurdo.

A questo punto direi che l'unica via di scampo sono i buoni pasto, consegnati ai dipendenti "lontani" che ne possono usufruire ovunque.

Mi appello alla vostra esperienza per chiarire tale ingarbugliata questione.
Grazie per la pazienza
Marco
 
Ultima modifica:
Riferimento: Rimborso pasti & caos italico

Vado a memoria, se ci sono delle inesattezze prego chiunque di correggermi... :D

L'azienda può pagare un rimborso spese al dipendente, riguardo costi sostenuti al ristorante (nel comune di appartenenza), SE comprende "l'invito" di un cliente o fornitore. In questo caso non potrà detrarsi l'IVA, mette semplicemente il costo del ristorante nei costi (appunto) e l'IVA nel costi indeducibili.

Per quanto riguarda la trasferta: è considerata trasferta il cambio di sede lavorativa, rispetto alla sede stabilita nel contratto di assunzione. Es: se da contratto io lavoro a Milano e per 1 giorno/mese/anno mi mandano a Torino, allora è trasferta. Può essere trasferta anche il cambio di sede nella stessa città: se da contratto la mia sede di lavoro si trova a Milano in P.za del Duomo e per 1 giorno/mese/anno mi mandano in P.le Loreto si tratta comunque di trasferta. In entrambi i casi il rimborso spese è "limitato" a 35 € a pasto.
ATTENZIONE: se lavori a più di 10 km da casa può essere considerata trasferta e devono rimborsarti tutti i pasti e le spese sostenute (ma deve essere scritto nel contratto).

La soluzione ideale, in effetti, è l'attribuzione dei buoni pasto e qui si apre un'altra questione: per quel che ricordo (ad oggi nessuno dei miei clienti ne fa uso) l'importo dei buoni pasto viene stabilito in base a degli "scaglioni" territoriali. Es: un dipendente che lavora in P.za del Duomo a Milano avrà un buono pasto di importo superiore rispetto a un dipendente che lavora in zona S.Siro...

Spero di essere stata chiara e precisa.

Saluti. Sara.
 
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