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beh,? nessuno commenta la figura di m..enta, che han fatto con sta manovretta?

Re:x ats

no ats, bicia non commenta perchè dovrebbe darci ragione :)

persin tra i comunisti piu sfegatati (comunisti perchè votan il fausto), c'è chi è rimasto deluso, che ha detto "questa manovra è una patrimoniale mascherata"

....
 
Re:x ...

fausto chi? ... quello che considererebbe il realizzarsi di un sogno l'abolizione della proprietà privata? (come dichiarato ad una trasmissione televisiva).

...
 
Re:x ...

ma non vi preoccupate...tanto silvio ha detto che nessuno deve retrocedere così potremo anche l'anno prossimo parlare di calcio...
 
Re:x ...

Ance, Associazione nazionale costruttori edili, chiede un radicale ripensamento delle norme fiscali per il settore edile adottate con il decreto del 30 giugno. L’associazione ritiene le norme “ingiustificatamente punitive verso un settore cui si deve la tenuta del pil italiano negli ultimi anni, che svolge un ruolo essenziale per lo sviluppo e che si è concretamente impegnato per combattere il lavoro nero”.
 
Re:x ...

che il settore edile si è concretamente impegnato per combattere il lavoro nero è la barzelletta del secolo....
 
Re:x ...

Lo conosci il settore?
Non giudicherei a priori.-
Rimane il fatto che siamo colpiti e bene.......crescita economica???
 
tò visco, ciapa..

Nell'audizione in Senato i presidenti dei
dottori e dei ragionieri hanno detto la loro.

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Damiani e Santorelli: "Misure fiscali della "manovrina" inaccettabili. Non
possiamo escludere forme di astensione spontanea o organizzata dai nuovi
adempimenti a carico dei professionisti".


Le misure fiscali contenute nel decreto 223 sono "inaccettabili", sia per
gli effetti negativi che potrebbero produrre sull'economia sia per la loro
natura punitiva nei confronti dei professionisti, per i quali si prospetta
un ulteriore aggravio di adempimenti.

Lo hanno sostenuto oggi il presidente del Consiglio nazionale dei Dottori
commercialisti, Mario Damiani e quello dei Ragionieri, William Santorelli,
nel corso dell'audizione svoltasi presso le commissioni Bilancio e Finanze
e Tesoro del Senato sul DDL di conversione in legge del D.L. n. 223. I
presidenti delle due categorie professionali hanno inoltre affermato che
le misure contenute nel Dl che modificano i termini per la presentazione
delle dichiarazioni e per il versamento delle imposte, rendono
particolarmente critico per gli intermediari il periodo delle scadenze. "I
dottori commercialisti ed i ragionieri", si legge nel documento congiunto
consegnato alle due commissioni parlamentari, "sono già oberati da pesanti
obblighi e percepiscono la loro condizione pari a quella degli impiegati
del fisco, utilizzati gratuitamente.

Non possono quindi accettare questa misura che li sottopone ad un lavoro
stressante con adempimenti importanti ravvicinati nel tempo (redazione dei
bilanci, calcolo delle imposte, calcolo degli acconti d'imposta,
pagamenti, redazione delle dichiarazioni ed ora anche trasmissione delle
stesse)". Per questi motivi, secondo i due presidenti "non può escludersi
che la protesta dei nostri iscritti, giusta e fondata, possa esplodere in
forme di astensione spontanea o organizzata da tali adempimenti senza i
quali l'Amministrazione finanziaria resterebbe senza elementi necessari
per le sue attività". Anche perché, si legge ancora nel documento, tra gli
iscritti alle due categorie "vi è molto disagio e tanta irritazione".

Più in generale i rappresentanti delle due categorie economico-contabili
hanno espresso le loro riserve su tutto il pacchetto di norme fiscali
contenuto nella Manovrina, esprimendo forte contrarietà innanzitutto sulle
modalità dell'intervento, adottato in via d'urgenza e con significativi
effetti retroattivi, "in spregio allo Statuto dei diritti del
contribuente". Altra notazione critica concerne "la confusione tra misure
di razionalizzazione del sistema, poche e poco coordinate, e quelle di
contrasto all'evasione, ovviamente condivisibili, ma talora impropriamente
collocate tra quelle di razionalizzazione".

Nell'analisi dei singoli provvedimenti, i commercialisti si soffermano
innanzitutto sugli interventi nel settore immobiliare. Secondo Damiani e
Santorelli andrebbe cassata la norma che prevede, con effetti retroattivi,
il recupero dell'Iva detratta sugli acquisti. In alternativa si potrebbe
ipotizzare una "detraibilità ripartita" nel tempo dell'imposta sugli
acquisti dei beni immobili, ovvero una "detraibilità differita" al momento
della cessione del bene (con conseguente emersione della corrispondente
Iva a debito). I principi di neutralità dell'Iva, messi in discussione
dalla nuova misura, sarebbero così salvi e non vi sarebbero
discriminazioni a danno del settore immobiliare. I due presidenti
apprezzano in via di principio le misure autenticamente orientate al
contrasto all'evasione e all'elusione, pur se, affermano, "alcune di esse
in realtà hanno solo finalità di gettito ed occorre essere attenti ad una
eccessiva dilatazione dei poteri dell'amministrazione finanziaria".

Sulle misure relative al leasing immobiliare il documento sottolinea come
le società del settore non potranno svolgere in futuro alcuna attività,
dal momento che se un'impresa acquista un fabbricato strumentale può
detrarre l'Iva, mentre se utilizza il leasing la società locatrice non può
più detrarre l'imposta e quindi deve ricaricare l'Iva che non gli è
possibile detrarre.

Per evitare che perdano ogni convenienza, con l'effetto di distorcere il
mercato dei prestiti, i commercialisti propongono di ricondurre le
operazioni di leasing all'imponibilità Iva. Sulla norma che introduce per
i professionisti l'obbligo di tenuta di conti correnti bancari o postali,
Damiani e Santorelli fanno rilevare come essa sia "un elemento di ingiusta
discriminazione nei confronti dei professionisti rispetto agli altri
soggetti passivi. Sarebbe quindi più logico e coerente - sostengono -,
considerate le finalità della norma (semplificazione dei controlli e
contrasto dell'evasione fiscale), che essa avesse valenza generale,
gradualizzata e limitata ai soggetti aventi dimensioni superiori ad una
soglia determinata.

L'obbligo andrebbe quindi limitato soltanto agli incassi e prelevamenti
superiori ad un certo ammontare, con la limitazione dell'obbligo di
utilizzo del conto corrente bancario o postale ai soli professionisti
aventi compensi superiori ad un soglia definita (non meno di 300.000
euro)".

Damiani e Santorelli definiscono poi "inutilmente vessatoria" la norma che
introduce per la clientela dei professionisti il divieto di riscossione in
contanti dei compensi professionali, in quanto costringe chiunque a
dotarsi di un conto corrente bancario ovvero a recarsi in banca o
all'ufficio postale per il pagamento anche di importi di minima rilevanza.
In alternativa, propongono di innalzare a 3.000 euro il limite entro cui
resta possibile la riscossione in contanti del compenso professionale, in
modo da agevolare il pagamento delle prestazioni di più modesta rilevanza.

Sull'introduzione dell'obbligo di comunicazione di alcune informazioni
bancarie all'Anagrafe tributaria i due consigli nazionali esprimono "forti
perplessità", derivanti dalla mancata previsione di misure di riservatezza
delle informazioni comunicate all'anagrafe tributaria.

Altra nota dolente è eliminazione della regola del 2 su 3 per gli Studi di
settore, sulla quale Dottori e Ragionieri commercialisti esprimono "la
loro totale contrarietà", anche perché hanno sempre sostenuto la tesi
dell'inapplicabilità degli studi di settore alle professioni liberali il
cui lavoro intellettivo è difficilmente catastizzabile.

"La norma", si afferma nel documento, "segna un passo indietro rispetto al
principio costituzionale di capacità contributiva che impone di tassare i
contribuenti in funzione del reddito effettivamente prodotto e non di
quello presumibilmente attribuibile agli stessi". Per questo chiedono
l'eliminazione della disposizione e la conferma dei criteri di
applicazione degli studi di settore in vigore prima del decreto. Studi di
settore la cui applicazione andrebbe completamente eliminata per i
professionisti.

I commercialisti, inoltre, respingono decisamente la reintroduzione
dell'obbligo di presentazione degli elenchi dei clienti e dei fornitori,
in quanto si tratta di un adempimento che "già in passato non ha dato i
frutti sperati sotto il profilo della lotta all'evasione e che, di contro,
comporta un evidente aggravio di costi e procedure per i contribuenti ed i
loro consulenti". L'adempimento deve essere pertanto eliminato.In
subordine dovrebbe essere limitato ai soggetti obbligati alla tenuta della
contabilità ordinaria ed avere attuazione a decorrere dall'introduzione
dell'obbligo della fatturazione elettronica.

Quanto all'obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi
giornalieri da parte dei commercianti al minuto e soggetti assimilati, è
auspicabile, sostengono Damiani e Santorelli, che esso sia tramutato in
facoltà, in modo da lasciare al contribuente la libertà di avvalersi della
procedura nei casi in cui effettivamente la stessa risulti conveniente.

Se l'obbligatorietà dell'adempimento venisse confermata, se ne dovrebbe
prevedere l'applicazione in maniera graduale, inizialmente per le sole
imprese di maggiori dimensioni. Andrebbe inoltre riconosciuto un credito
di imposta, compensabile, pari al 40% dei maggiori costi sostenuti e
debitamente documentati per l'acquisto di hardware e software o per il
ricorso ai servizi offerti dagli intermediari. Damiani e Santorelli,
ritengono infine "che non può essere accetta la nuova disciplina dei
pagamenti fiscali obbligatori telematici tramite intermediari. Si tratta
di un onere gravosissimo che facilita banche e fisco esentandoli da
compiti propri. Se senza adeguati corrispettivi i commercialisti non
vogliono caricarsi di nuove incombenze per facilitare altri".
 
Re:x alberto & C.

premettendo che non sono comunista, nè verde, nè diessina, ma grazie al bipolarismo, sono residuale come il dettaglio del quadro A Iva per la formazione dell'F18 acquisti...ma sicuramente non di estrazione politica di centro-destra; questo è il risultato del magna-magna generalizzato...ma era già chiaro che sarebbe stata dura...abbiamo fatto troppo le cicale...ora son fatti ns.
resta la mia disistima per le 4 lauree di tremonti, per la sua banca del sud, per le sue trimestrali di cassa (in rosso) cmq. sia, anche ora, stoicamente, sempre.
ciao
 
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