Speciale Pubblicato il 17/07/2019

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Bitcoin e criptovalute:il punto sulle monete virtuali

di Redazione Fisco e Tasse

Come nasce e come si diffonde il bitcoin, le sue probabilità di sopravvivenza e la sfida della perdita dell'anonimato



I Bitcoin nati nel 2009 BTC si è progressivamente diffuso tanto che si stima, allo stato, un controvalore complessivo che supera i 20 miliardi di euro. Bitcoin è un sistema “anarchico”, che rifugge alle regolamentazioni.

Ma in un contesto geopolitico instabile come quello attuale, anche le criptovalute sono viste come beni sicuri, o comunque più sicuri rispetto a valute in corso di implosione. Il controllo sul movimento in criptovalute è molto più difficile rispetto a quello che accade nei mercati regolamentati e nei sistemi bancari formali.

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L'articolo è tratto dalla prefazione a cura del dott. Antonio Laudati del testo su  BITCOIN E CRIPTOVALUTEdisponibile sia in formato cartaceo che ebook

Come nasce e si sviluppa il bitcoin

Nel corso di questi ultimi anni, abbiamo assistito alla crescita imponente dell’utilizzo del web per la vendita online, cosa che ha facilitato l’espansione sia delle vendite di prodotti legali sia di quelli illegali.
La criminalità organizzata transnazionale sfrutta la potenzialità del web ed in particolare l'assenza di confini nazionali e, soprattutto, l'anonimità degli attori, la non tracciabilità e, quindi, l'impunità.
Nella parte più sommersa del web, la cosiddetta DarkNet, sono attivi una serie di siti (Black Market) presso i quali è possibile acquistare armi, esplosivi, ma, soprattutto, sostanze stupefacenti in modo del tutto anonimo.
Il problema era costituito dalla tracciabilità dei pagamenti e per questo, in maniera veramente ingegnosa, sono sorte sul web le c.d. monete virtuali e tra esse, in particolare, il bitcoin.
BTC nasce nel 2009 da un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Si è progressivamente diffuso tanto che si stima, allo stato, un controvalore complessivo che supera i 20 miliardi di euro.
La loro definizione più corretta è – a mio giudizio – quella di cripto-asset e lo schema negoziale di riferimento è quello della permuta tra un bene reale ed uno virtuale.
I bitcoin, comunque, hanno avuto un enorme sviluppo nella economia legale. Si tratta, infatti, di uno strumento finanziario che non è disciplinato dalle leggi di uno Stato, che non è soggetto alla vigilanza di una banca centrale, che non subisce oscillazioni della valuta e che, soprattutto, non prevede alcuna forma di imposizione fiscale. Nel giro di poco tempo è divenuto uno dei beni rifugio più apprezzati dagli investitori internazionali.

Come è noto la economia criminale è contraria alle leggi dello Stato, ma non alle leggi del mercato.
Negli ultimi periodi, però, le maggiori valute digitali hanno fatto registrare perdite con oscillazioni al ribasso da ottovolante.
Bitcoin è un sistema “anarchico”, che rifugge alle regolamentazioni. Pensare di trasformarlo nel libretto postale è una forzatura. Ma in un contesto geopolitico instabile come quello attuale, anche le criptovalute sono viste come beni sicuri, o comunque più sicuri rispetto a valute in corso di implosione. Il controllo sul movimento in criptovalute è molto più difficile rispetto a quello che accade nei mercati regolamentati e nei sistemi bancari formali.

I motivi per cui si pensa che i Bitcoin e le criptovalute avranno vita lunga

La probabile sopravvivenza di Bitcoin e delle criptovalute in generale è, però, legata a due importanti fattori:  la rilevanza della tecnologia blockchain e l’effetto millennials, i quali dimostrano fiducia in questi nuovi strumenti di investimento, risultando invece diffidenti verso i mercati azionari. E in questo caso quello che fa la differenza è, da una parte, l’attrazione per la decentralizzazione e, dall’altra, l’effetto psicologico legato alla crisi finanziaria degli ultimi anni. E non è un caso che Bitcoin sia nato proprio nel 2008, anno della grande crisi americana, come metodo alternativo per scambiare denaro senza passare per i canali bancari ufficiali, ritenuti inaffidabili.

Le fluttuazioni avvengono anche per effetto di una serie di notizie “negative” (come anche gli annunci regolatori degli Stati, Cina e Corea del Sud in primis), che spingono gli investitori a liberarsi della moneta virtuale. Come avvenuto per il crollo di febbraio 2018, quando uscirono indiscrezioni di stampa secondo cui i vertici della Sec avevano intenzione di chiedere al Congresso americano di istituire un controllo federale sulle piattaforme per gli scambi di monete digitali. Certo, una criptovaluta statale sarebbe più stabile, ma il principio cardine è l’assenza di un’autorità emittente. Immaginare, però, che alcuni Stati decidano che le criptovalute siano la nuova moneta, di cui si riservano il monopolio, potrebbe non essere “fantaeconomia” e dimostra come ogni previsione sul futuro delle monete digitali passi anche dalla politica nazionale e, soprattutto, internazionale.

È lì che si deciderà. Magari, dando vita a una moneta elettronica sovranazionale di riferimento, alla quale le cripto-monete nazionali si riferiscono.

I limiti del protocollo informatico dei Bitcoin

Bitcoin, comunque, finirà anche per la sua scarsità artificiale: come l’oro, che presenta una scarsità naturale, legata alla quantità disponibile della risorsa, in questo caso determinata dal protocollo informatico. Il sistema blockchain è una tabella che elenca tutte le transazioni più recenti; tuttavia, ha un limite di un megabyte, che, adesso visto l’aumentare delle transazioni, causa una certa lentezza del sistema. E la lentezza impedisce, di fatto, di usare tale moneta in molti tipi di scambi (per esempio, nei negozi dove la consegna del bene è contestuale al pagamento). Così, alcuni tra i primi pionieri della moneta hanno deciso di sviluppare Bitcoin XT, che ha portato a 8 megabyte la dimensione dei blocchi nella blockchain, puntando a raddoppiare le dimensioni ogni due anni fino ad arrivare a quota 8 GB nel 2036. Attualmente minare Bitcoin è difficile e complesso ed esistono società che effettuano Cloud Mining di Bitcoin.

La sfida della perdita dell'anonimato dei Bitcoin

Ma la vera sfida dei prossimi mesi, soprattutto, per gli investigatori, sarà quella di annullare il sistema di anonimato che lo caratterizza, per risalire all’effettivo titolare della transazione finanziaria.

Il sistema Bitcoin pone alla base della tutela della riservatezza dei suoi utenti un protocollo di criptografia asimmetrica.

Non c’è modo di risalire alla loro vera identità, né a quella digitale (un indirizzo IP, un indirizzo e-mail), né tanto meno a quella fisica.
Tutto quello che si può fare per cercare di individuare gli utenti bitcoin è monitorare un singolo indirizzo e da queste informazioni tentare di riuscire a identificare possibili possessori dell’indirizzo.
La possibilità di risalire alle identità che si celano negli account è, però, fortemente depotenziata dalla possibilità per gli utenti di ottenere un nuovo indirizzo bitcoin per ogni transazione.

Tecnicamente è possibile che non ci siano due indirizzi bitcoin che si ripetono nella blockchain e quindi, se tutti gli utenti usassero l’accortezza di dotarsi di un nuovo indirizzo per ogni passaggio di denaro, anche le indagini su un singolo indirizzo non avrebbero alcun esito.

Secondo alcuni ricercatori, autori della costruzione di un software (Bitlodine) sarebbe possibile identificare chi sta dietro alle transazioni effettuate dal sistema Bitcoin, dato che: “Bitcoin non è anonimo, ma pseudoanonimo. Ciò vuol dire che non ho un nome e cognome dei suoi utenti, ma ho a disposizione delle chiavi che sono trasmesse in flussi pubblici. Quindi attraverso un’attività investigativa si può associare una chiave ad una persona e in quel caso si avranno a disposizione molti più dati di quelli che avrei avuto se le transazioni fossero state in contanti fossero avvenute anche attraverso i canali bancari”.

Se questo fosse vero, il problema sarebbe risolto.

Bisogna sottolineare la differenza che intercorre tra anonimato della persona e anonimia della macchina.
Infatti, esiste una netta differenza tra una macchina (computer) registrata e una non registrata con i dati personali dell’utente che la utilizza, il quale a sua volta evita di accedere ad esempio a Facebook o di leggere la propria e-mail e adotta altre piccole accortezze di questo genere: solo allora si può parlare di perfetto anonimato.

Questa è la sfida che ci aspetta ed il lavoro approfondito ed analitico del Professor Razzante costituisce un importante punto di riferimento.

Antonio Laudati:  Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo - Prefazione all'ebook BITCOIN e CRIPTOVALUTE

disponibile anche in Libro cartaceo



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