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Ripristino della Naspi, vale la durata reale del lavoro

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L'Inps deve ripristinare la Naspi al lavoratore che, una volta rioccupatosi, perda il lavoro prima di sei mesi. A stabilirlo è il Tribunale di Chieti con ordinanza urgente del 12 gennaio. La vicenda è relativa a una lavoratrice che, già percettrice di Naspi a seguito di un precedente licenziamento, ha accettato una nuova assunzione con contratto a termine di durata superiore ai sei mesi.

Normalmente, per rioccupazione fino a sei mesi l'Inps sospende temporaneamente la Naspi, per poi ripristinarla al termine del rapporto di lavoro. Nel caso in esame, invece, poiché la durata contrattuale prevista superava i sei mesi, l'Inps ha applicato la decadenza dalla prestazione, interrompendone definitivamente l'erogazione. Il problema è sorto perché, dopo soli 9 giorni di lavoro, la lavoratrice è stata licenziata per mancato superamento del periodo di prova.

Nonostante la brevissima occupazione, l'inps ha mantenuto la decadenza dalla Naspi. In tali casi, l'Inps non nega in assoluto la Naspi, ma per la ripresa dell'erogazione richiede la presentazione di nuova domanda: lo considera un nuovo evento, non un «ripristino» del precedente. Il ricorso, promosso da Inca Cgil Chieti, si è fondato sull'orientamento giurisprudenziale più recente (Cassazione, sentenza n. 19638/2025), secondo cui, ai fini della decadenza dalla Naspi, non rileva la durata «prevista» del nuovo lavoro, ma quella «effettiva».

L'Inps, invece, osserva il giudice, adotta un'interpretazione «meramente formalistica», basandosi sula durata presunta. secondo il Tribunale, l'inps ricevuta la comunicazione di cessazione del nuovo lavoro aveva gli elementi necessari per calcolare e ripristinare la Naspi. L'ordinanza, inoltre, ha riconosciuto la sussistenza del periculum in mora, ovvero il rischio di un pregiudizio grave e immediato per la lavoratrice, madre single di bambino di circa 4 anni, priva da mesi di reddito e con gravosi oneri: mutuo per prima casa, spese mediche, scolastiche e di prima necessità per sé e per il figlio.

Fonte: quotidiano odierno Italia Oggi
 
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