Violazioni della normativa sul monitoraggio fiscale – invio tardivo del solo modello RW

di Giovanni Elia 4 CommentiIn Fiscalità Estera

 La dichiarazione tardiva soggiace al regime sanzionatorio ordinario.  Ma siamo proprio sicuri?

…Il caso

Un contribuente, persona fisica residente in Italia, provvede alla compilazione ed all’invio tardivo del solo modello dichiarativo RW secondo le prescrizioni dell’art. 4, d.l. 167/1990 convertito con l. n. 227 dell’11 agosto 1990.

Per “invio tardivo della dichiarazione RW” si intende l’invio della medesima entro il termine di 90 giorni computato a partire dalla scadenza del termine ordinario.

Assumendo che quest’ultimo sia il 30/09, la dichiarazione è tardiva se presentata entro il 31/12 del medesimo anno d’imposta.

La circostanza di partenza sarà quindi costituita dall’esclusivo ritardo nella presentazione del modello RW giacché i campi reddituali saranno tutti correttamente compilati e non vi saranno omissioni o ritardi nel versamento delle imposte.

Per esemplificare gli effetti dell’esempio su esposto, si consideri il caso del contribuente che detenga un investimento all’estero costituito da un conto del valore di € 100.000,00 (da indicare quindi nella sez. II) e che abbia effettuato 5 movimenti finanziari in ordine al conto citato (da indicare quindi in sez. III) per un importo complessivo di € 500.000,00.

In caso di tardiva presentazione del mod. RW, la sanzione applicabile dovrebbe essere fondata sugli importi indicati nel modello come previsto dall’art. 5 del d.l. n. 167/1990. La somma di € 60.000 dovrebbe essere la riproposizione in termini numerici del precedente periodo. 

In due distinte circolari, l’Agenzia delle Entrate (la n. 48/E del 2009 e la n. 11/E del 13.02.2010)  ha inteso affermare che le sanzioni dell’art. 5, d.l. n. 167/1990, previste per “le violazioni relative agli obblighi dichiarativi(come da rubrica della stessa norma)” unitamente a quella prevista dall’art. 1 del d.lgs. n. 471/97, debbano applicarsi anche ai casi di mero ritardo nella presentazione del mod. RW.

La dottrina intervenuta sulla grande mole di dubbi che ha sollevato la compilazione del modello RW sembra però aver glissato sul punto, accettando l’interpretazione fornita dall’Agenzia sull’applicazione delle sanzioni per il semplice ritardo nella presentazione della dichiarazione.

Tale impostazione, a parere di chi scrive, suscita dei problemi di non poco conto perché, ferma l’applicabilità degli istituti premiali prevista ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. n. 471/1997 e contemplata dall’Amministrazione, l’art. 5 d.l. n. 167/1990 peccherebbe per eccesso di genericità nell’individuazione – astratta- delle condotte sanzionabili, riferendosi indistintamente alle violazioni di obblighi dichiarativi.

In una logica interpretativa genuina però, il punto di partenza fornito dalla norma e non dalla circolare potrebbe, invero, invertire i termini del sillogismo trasformando la nota critica sulla probabilità che l’impostazione fornita dall’Agenzia peccherebbe di un’immotivata estensività nell’interpretazione della norma sanzionatoria.

La soluzione proposta.

La domanda che ci si pone è la seguente: la presentazione tardiva del mod. RW  integra – e fino a che punto – la violazione di obblighi dichiarativi?

Ai  sensi dell’articolo 2, comma 7, d.P.R. n. 322/98, le dichiarazioni presentate entro 90 giorni dal termine prescritto sono considerate valide a tutti gli effetti, risulta davvero arduo sostenere in queste circostanze la violazione di un obbligo dichiarativo.

La clausola normativa di “salvezza” per la punibilità del ritardo, contenuta nella medesima norma, nel rispetto del principio di certezza del diritto, dovrebbe esclusivamente essere votata ad ammettere la sanzionabilità del ritardo, e non già a favorire la sovrapposizione di fattispecie perseguibili sotto una previsione generale di illiceità.

Il rischio di un’interpretazione estensiva importerebbe una contraddizione in termini della stessa norma, quando, dichiarata la validità della “dichiarazione tardiva”, ne ammetta la perseguibilità al pari di quella omessa.

Le condotte omissive, non possono essere considerate tali sino al momento in cui non producono un risultato lesivo per gli interessi tutelati dalla norma, così, se la dichiarazione è validamente presentata entro il novantesimo giorno la condotta non può essere considerata tipica.

A tale proposito si legga, la pronuncia della Cassazione, la n. 22045/2010 che collega la perseguibilità del reato di omessa dichiarazione allo spirare del novantesimo giorno successivo al termine ultimo di presentazione, ben potendosi ipotizzare che prima di detto termine non sussista l’antigiuridicità del fatto, quindi la condotta potrebbe solo in astratto integrare la fattispecie delittuosa, ma in concreto, la realizzazione tipica è subordinata allo spirare del termine dei 90 giorni, termine oltre il quale detta condotta diventa “tipicamente omissiva”.

Ancora, si aggiunga, la riconosciuta natura tributaria delle sanzioni previste dalla disciplina sul monitoraggio fiscale e i necessari meccanismi di coordinamento con il d.lgs. n. 472/1997 che contiene, le disposizioni relative ai criteri di imputabilità del fatto, di responsabilità, di determinazione delle sanzioni, di non punibilità. Queste norme, costituiscono il presupposto e la struttura su cui è imperniato il sistema sanzionatorio del d.l. n. 167/90, e una deroga generale a tale sistema non può ammettersi ricorrendo agli strumenti della prassi.

La violazione dichiarativa prevista per l’allegazione del quadro RW ha riconosciuta natura autonoma, di conseguenza sembra ammissibile che gli effetti di tale violazione possano essere valutati alla luce del comma 5-bis, art. 6, del d.lgs. 472/1997 con la possibilità di non applicare la sanzione non essendo derivato dal comportamento “quasi omissivo” alcun danno per l’erario, né alcun vantaggio per il contribuente, né alcun debito di imposta.

Alla stessa finalità, l’art.10 della legge n. 212/2000, dispone l’inapplicabilità delle sanzioni qualora ricorrano analoghi presupposti sopra elencati secondo il comma 5-bis dell’art. 6 d.lgs. n. 472/1997.

Non sembra priva di fondamento, nei termini ora esposti, l’idea che in ordine alle fattispecie di mero ritardo, sarebbe auspicabile un intervento interpretativo autentico volto a disciplinare e a distinguere le diverse fattispecie cui la norma sarebbe riferita proprio per evitare l’effetto discriminatorio di una sanzione afflittiva strutturata per reprimere condotte attive illecite e manifestamente sproporzionata per i casi di mero ritardo che, tra le altre cose, non intaccano in alcun modo l’interesse tutelato dalla norma.

Autore dell'articolo
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Giovanni Elia

Giovanni Elia, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza nel 2009, e nel corso dell'anno 2010 ha frequentato il master di Diritto Tributario dell'Unione Europea A. Berliri. Terminato il tirocinio professionale per l'abilitazione alla professione forense, prosegue gli studi per il conseguimento della Laurea in economia Aziendale e presta collaborazione in studi Studi professionali specializzati in Intermediazione Finanziaria, Fiduciarie e Trust Companies. [email protected]

Comments 4

  1. Buongiorno e grazie per il suo articolo!
    Avrei un quesito circa l’esonero della compilazione del quadro RW “previsto per le persone fisiche che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia la cui residenza fiscale in Italia sia determinata, in deroga agli ordinari criteri previsti dal TUIR, in base ad accordi internazionali ratificati.” Mi saprebbe dire se con l’Ufficio Europeo dei Brevetti (sede di Monaco) esiste un tale accordo? Grazie in anticipo

  2. L’Ufficio europeo dei brevetti è, insieme al Consiglio di Amministrazione, un organo dell’Organizzazione Europea dei Brevetti. Tale organizzazione discende dalla Convenzione Europea dei Brevetti di cui l’Italia è firmataria in vigore dal 13. 12.2007 (La Convenzione di Monaco sul brevetto europeo del 5 ottobre 1973, ed entrata in vigore il 7 ottobre 1977).
    Il primo requisito richiesto dall’Agenzia sembrerebbe rispettato, adesso sorge il rpoblema della sua residenza.
    Da quanto tempo presta servizio presso detto Ufficio?
    E’ fiscalmente residente in Italia?
    Presenta dichiarazione in Italia, ovvero presenta dichiarazioni in Italia per determinate categorie di redditi non connesse al rapporto di lavoro presso l’E.p.o.?
    Le somme che l’Ufficio Eu. le corrisponde sono soggette a ritenuta?
    Se la determinazione della sua residenza è possibile soltanto attraverso il rinvio a norme convenzionali ovvero è esclusa dalle norme interne, allora rientra nella fattispecie di esclusione.
    Mi rendo conto che potrebbe essere problematico per Lei trarre le giuste conclusioni, spemplicemente perchè anche per me non è facile, quindi se la nota di massima che le ho fornito non è sufficiente a chiarire i suoi dubbi la invito ad inoltrarmi via mail i seguenti documenti:
    – contratto di lavoro o letter of appointment;
    – dettagli sulla sua attuale residenza anagrafica;
    – dettagli sulla sua attuale residenza fiscale,
    ovvero dettagli sul luogo di presentazione dell’ultima dichiarazione.
    Sarò felice di aiutarla con un parere motivato e più affidabile.
    Cordialmente.
    Giovanni Elia.

  3. Chi mi puo’ Aiutare ?
    Avrei un quesito circa l’esonero della compilazione del quadro RW “previsto per le persone fisiche che risiedono all’estero ( Londra ) iscritti regolarmente all’ A.I.R.E. , in particolare mia Figlia ha venduto un immobile in italia nel 2012 e ha trasferito in Inghilterra la somma per acquistare la prima casa a Londra volevo sapere se in fase di dichiarazione dei redditi 2012 devo compilare il quadro RW ?
    cordiali saluti.
    Mario Piazza

    1. Gentile Mario,
      come da Lei correttamente rilevato, la residenza estera effettiva è una condizione di esonero dalla compilazione del mod. RW.
      Ora, se sua figlia:
      era proprietaria dell’immobile in Italia ed allo stesso tempo:
      NON era residente al momento della vendita;
      E
      Ha provveduto con propri mezzi alla vendita ed al trasferimento dei relativi flussi di denaro (nel senso che l’operazione non è stata posta in essere utilizzando ad esempio il suo c.c. o quello di un altro parente residente in Italia);
      A queste condizioni non sussiste l’obbligo di presentazione del mod. RW, e per sua figlia, e per terzi soggetti eventualmente cointeressati nell’operazione.
      Cordialità
      Giovanni Elia

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