Brexit e scambi commerciali Italia UK

UK import e export ed il rapporto scambi commerciali con l’Italia

di Maurizio Verona CommentaIn Brexit, Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

In questo articolo parleremo del mercato UK in riferimento al peso di questo paese negli scambi commerciali, sia riferiti all’importazione che all’esportazione. Prima del referendum del 23 Giugno 2016 che ha sancito la volontà del popolo britannico di uscire dalla Comunità Europea, la cosiddetta Brexit, sul piano politico, i rapporti erano solidamente basati e centrati su una serie di temi che sono quelli dettati dalla comune appartenenza all’Unione Europea, alla Nato e agli altri grandi organismi intergovernativi, nonché dalla significativa presenza nel Regno Unito di una vasta ed influente “business community” proveniente da diverse parti del mondo.

Sul piano più strettamente economico, i rapporti con il Regno Unito si sono caratterizzati per essere stretti e diversificati, grazie anche al notevole sviluppo economica che proiettava questo paese a diventare entro il 2025 la prima economia mondiale. Purtroppo con i risultati del referendum le aspettative sono cambiate, e si prevede per il Regno Unito un periodo di recessione, sempre se il governo inglese presenterà la richiesta di uscita dalla Comunità Europea e di conseguenza anche dalle regole di mercato che regolano i paesi membri.

Prima di prevedere il futuro, in base alle decisioni che verranno prese, vediamo come sono andati gli ultimi anni trascorsi sul fronte dell’interscambio commerciale con il Regno Unito, l’arttratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 7-8/2016 dove è possibile leggere l’articolo completo.

Il Regno Unito e’ il secondo paese al mondo per lo stock di investimenti esteri diretti (IDE) sul suo territorio (72 mld USD nel 2014, dati UNCTAD). Le ragioni sono:

a) semplificazioni burocratiche e fiscali per gli investitori;
b) facilitazioni nell’accesso al credito;
c) efficiente rete di trasporti;
d) competitiva bolletta energetica;
e) ottima offerta di mano d’opera qualificata con normative favorevoli alla flessibilità d’impresa;
f) sistema giudiziario affidabile ed efficiente;
g) azione diretta di agenzie per l’attrazione degli investimenti nazionali e locali.

Il Regno Unito e’ il sesto importatore mondiale per valore delle merci ed ha una lunga tradizione di apertura e correttezza del mercato interno. Inoltre, la diversissima stratificazione sociale della sua popolazione, rende il mercato ricettivo per prodotti appartenenti a tutti i segmenti, da quello dell’esclusività e del lusso a quello dei beni di consumo di massa.

Per il suo non lontano passato di potenza mondiale, il Regno Unito ha conservato una solida ramificazione della sua presenza in numerosissimi altri paesi. Se si unisce a ciò la facilitazione linguistica e la massiccia presenza nel Regno Unito di aziende e individui provenienti da ogni angolo del globo, si può comprendere come il Regno Unito sia una destinazione ideale per le aziende straniere che vogliano iniziare il loro processo di internazionalizzazione.

 

L’articolo, a cura del dott.Maurizio Verona, è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 7-8/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo. La Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO in offerta speciale.

Autore dell'articolo

Maurizio Verona

Dottore commercialista e revisore contabile in Catania. Svolge attività di consulenza per il Tribunale, ed ha ricoperto incarichi di liquidatore di società per alcune aziende nel settore industriale e nella grande distribuzione organizzata, ed ha collaborato con diverse aziende per l’apertura di centri commerciali in Sicilia. È socio amministratore della società di consulenza M.P.O. Service, ed attualmente sta seguendo lo sviluppo di alcuni gruppi imprenditoriali all’estero.

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