Trasporto di merci su strada: i presupposti per chiedere il rimborso dell’IVA

di Chiara Porrovecchio 1 CommentoIn Dichiarazioni, Iva

Secondo la normativa civilistica italiana il contratto di trasporto viene definito come il contratto mediante il quale il vettore si obbliga, verso corrispettivo, a trasferire persone o cose da un luogo a un altro[1]. Nelle transazioni commerciali in genere, la consegna delle merci al vettore o ad un suo agente individua il soggetto che, per effetto di un contratto di trasporto stipulato, si obbliga a porre a disposizione dell’acquirente in buon ordine e nel luogo convenuto, la merce oggetto della stipulazione, con conseguente passaggio dei rischi dal mittente al vettore stesso.

La fattispecie contrattuale del trasporto coinvolge quindi tre soggetti:

• il Committente del servizio o mittente, che è colui che negozia e conclude il contratto di trasporto con il vettore;

• il Vettore o prestatore del servizio, ovvero chi gestisce l’attività di trasporto, obbligandosi ad eseguirlo attraverso un’apposita organizzazione di mezzi propri, altrui o a mezzo di altri soggetti ed impegnandosi a consegnare al destinatario le cose trasportate, nel luogo, nel termine e con le modalità indicate nel contratto, assumendo su di sé il rischio della perdita o dell’avaria della merce;

• il Destinatario, ovvero il soggetto nei confronti del quale deve avvenire la consegna.

I trasporti su strada che si svolgono in Italia sono regolati dal Codice Civile (artt. 1683-1702) e dalle leggi speciali in materia[2]

La revisione del presupposto della territorialità dell’IVA avvenuta a seguito del recepimento delle Direttive Comunitarie 2008/8/CEE, 2008/9/CEE E 2008/117/CE, ha identificato Il trasporto dei beni come rientrante nella disposizione di cui all’art. 7-ter DPR 633/72, che regola in generale le prestazioni di servizi, senza più distinzioni tra trasporto comunitario ed extracomunitario, salvo il caso di committente privato (non soggetto passivo) regolato dall’art. 7-sexies.

Per i fini che qui ci proponiamo, ovvero l’identificazione di quelle operazioni che soddisfano il presupposto per la richiesta del rimborso dell’IVA, ci occupiamo delle sole operazioni B2B[3], ovvero di quelle operazioni poste in essere da committente e prestatore entrambi soggetti passivi  di imposta. In particolare la Regola Generale (art. 7–ter)  inerente la territorialità dell’imposta,  è individuata nel “paese del Committente”.

Chiariamo con alcuni esempi.

1. La ditta italiana trasporti Zeta (prestatore)  su incarico di un’impresa olandese (committente) trasporta beni da Torino a Rotterdam.

Poiché il committente è olandese, la prestazione ha rilevanza IVA in Olanda ed è fuori campo (e pertanto non soggetta) in Italia. Zeta ha l’obbligo di emettere fattura senza addebito di imposta con la descrizione “operazione non soggetta art. 7 ter DPR 633/72.”

2. Il trasportatore Italiano Iota, trasporta da Milano a Venezia beni nazionali per conto di Kappa, committente Russo.

Il trasporto, sebbene effettuato interamente in territorio italiano è fuori campo Iva (e pertanto non soggetto) in quanto il committente è un’impresa russa . Iota emetterà fattura  senza addebito di imposta con la descrizione “operazione non soggetta art. 7 ter DPR 633/72.”

3. Beta trasporti italiana presta a Gamma trasporti olandese, servizi di carico e trasporto per beni in esportazione.

Tali prestazioni non sono soggette ad IVA perché il committente Gamma è un’impresa estera. Pertanto Gamma emetterà fattura senza addebito di imposta con la descrizione “operazione non soggetta art. 7 ter DPR 633/72.”

Rimborso del credito IVA[4]  per operazioni non soggette ad imposta .

I casi proposti generano  i presupposti per l’ottenimento del rimborso IVA (annuale o trimestrale a scelta del richiedente) qualora la prevalenza di tali operazioni superi del 50%, il totale delle operazioni attive effettuate dagli autotrasportatori.[5]

In particolare il richiedente può compilare il quadro VX[6] della dichiarazione IVA indicando al campo 3 (causale del rimborso)  il codice 5.

Se invece opta per il rimborso trimestrale il modello da presentare è il TR e l’indicazione del presupposto in esame si effettua opzionando nel quadro TD, il campo TD5.  La trasmissione del modello TR deve avvenire, telematicamente, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento.[7]

Rimborso del credito IVA per operazioni non imponibili.

Diversamente a quanto sopra esposto le prestazioni di trasporto richieste da un’impresa italiana (committente) sono soggette ad IVA in Italia ma, non imponibili ex art. 9 comma 1 n.2 se relative a:

– Beni in esportazione;

– Beni in temporanea importazione o in transito;

– Se in importazione definitiva, limitatamente al trasporto assoggettato ad IVA in dogana ai sensi dell’art. 69 DPR 633/72.

Pertanto gli autotrasportatori italiani che operano con i predetti regimi doganali, pur interagendo con committenti nazionali, emetteranno fattura, senza addebito dell’imposta con la descrizione “Operazione non imponibile art. 9 co. 1 n. 2  DPR 633/72”.

In questo caso il presupposto Iva del diritto al rimborso è appurato se le operazioni in oggetto sono effettuate per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni effettuate.[8]

In particolare il richiedente può compilare il quadro VX della dichiarazione IVA indicando al campo 3 (causale del rimborso) il codice 3.

Se invece opta per il rimborso trimestrale il modello da presentare è il TR e l’indicazione del presupposto in esame si effettua opzionando  nel quadro TD il campo TD5.


[1] Art. 1678 Cod. Civ.

[2] L. 298/1974 istitutiva dell’Albo Nazionale degli Autotrasportatori di cose per conto terzi; D.L. 82/1993, convertito in legge e modificato dalla L. 162/1993, recante misure urgenti per il settore dell’autotrasporto di cose per conto terzi; d.lgs. 395/2000, di attuazione della Direttiva comunitaria n. 98/76/CE; L. 32/2005, ovvero legge delega al Governo per il riassetto normativo del settore dell’autotrasporto; d.lgs. 286/2005 di riforma dell’autotrasporto.

[3] Leggasi “business to business” ovvero operazioni commerciali.

[4] Il rimborso del credito IVA trimestrale è pienamente effettivo dal 17 marzo 2012 –data dell’entrata in vigore della Legge n. 217/2011.

[5] Art. 30 co 3 lett. d DPR 633/72.

[6] Da quest’anno infatti il quadro VR è soppresso: le richieste di rimborso IVA annuale si inoltrano valorizzando i campi del quadro VX del modello IVA 2013 oppure del quadro RX sezione III del modello UNICO 2013.

[7] E cioè 30 aprile (I trimestre), 31 luglio (II trimestre), 31 ottobre (III trimestre).

[8] Art. 30 comma 3 lett. b DPR 633/72.

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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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