Transfer pricing

Il transfer pricing alla luce della circolare 16/2015 dell’Agenzia delle Dogane

di Paolo Soro CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

Il metodo principale di valutazione delle merci in dogana si basa sul valore di transazione: ossia, il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci, quando siano vendute per l’esportazione, a destinazione nel territorio doganale della Comunità.

Nel caso di operazione posta in essere tra società appartenenti al medesimo gruppo societario, ovvero tra imprese collegate tra loro, l’Autorità Doganale può accettare il valore di transazione dichiarato, se il legame tra le parti contraenti, in base alle circostanze proprie della vendita, non abbia influito sulla
determinazione del prezzo: la prova evidente dell’avvenuta influenza è legata al principio di libera concorrenza, ed è data da un prezzo delle merci più basso (sotto-fatturazione) o più alto (sovra-fatturazione), rispetto a quello che un venditore, non legato al suo compratore, avrebbe praticato in identiche circostanze di spazio e di tempo.

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 2/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo.
La Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO in offerta speciale!

 

Il Commento n. 23.1 del Comitato Tecnico sul Valore in Dogana dell’OMD (Organizzazione Mondiale delle Dogane), pur riconoscendo la sostanziale differenza tra i metodi di valutazione del valore delle merci importate, fissati dall’AVD OMC, rispetto a quelli contenuti nelle linee guida dell’OCSE, prevede che gli studi sul Transfer Pricing presentati ai fini fiscali possano essere presi in considerazione dalla Dogana per l’esame delle circostanze della vendita.

Inoltre, a decorrere dal 1° maggio 2016, è prevista l’applicazione del CDU (nuovo Codice Doganale dell’Unione), il quale stabilisce in materia alcuni principi di semplificazione, conferendo maggiore discrezionalità alle Autorità doganali in merito alla valutazione dei prezzi di trasferimento.

Questa la situazione in cui interviene la recente circolare 16/2015, emessa dall’Agenzia delle Dogane per fornire precisazioni riguardo ai problemi di transfer pricing relativamente al passaggio dei beni alle frontiere.

Il principio generale prevede dunque che, salva l’emersione di un ragionevole dubbio al riguardo, il valore di transazione è quello da prendere in considerazione ai fini dell’applicazione dei diritti doganali. Tale principio si applica sempre quando compratore e venditore non sono “legati”. In caso contrario occorre accertare determinate condizioni.

Da un punto di vista doganale, vi è legame se una persona è in grado di esercitare, di diritto o di fatto, un “potere di costrizione o di orientamento” nei confronti di un’altra.

Il fatto che il compratore e il venditore siano legati non costituisce di per sé motivo sufficiente per considerare inaccettabile il valore di transazione dichiarato; se necessario, le circostanze proprie della vendita sono esaminate e il valore di transazione ammesso, purché tali legami non abbiano influito sul prezzo.

Viceversa, se, tenuto conto delle informazioni fornite dal dichiarante od ottenute tramite altre fonti, l’Amministrazione ha motivo di ritenere che i legami esistenti abbiano influito sul prezzo, essa comunica queste motivazioni al dichiarante fornendogli una ragionevole possibilità di risposta.

Qualora il dichiarante lo richieda, le motivazioni gli sono comunicate per iscritto. Il valore dichiarato viene accettato se – come anzidetto – corrisponde a quello di libero mercato.

Quando il valore in dogana non può essere determinato sulla base del valore di transazione principale delle merci dichiarate, si può fare ricorso ai seguenti metodi secondari, stabiliti in ordine gerarchico di applicazione:

– il valore di transazione delle merci identiche;
– il valore di transazione delle merci similari;
– il valore “dedotto” dalle rivendite del maggiore quantitativo importato nel mercato interno della Comunità;
– il valore “calcolato” sulla base dei costi dei valori aggiunti;

da notare che l’ordine gerarchico degli ultimi due metodi può essere invertito su richiesta del dichiarante.

 

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 2/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo.
La Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO in offerta speciale!

Autore dell'articolo
identicon

Paolo Soro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *