Tassazione del lavoratore operante all'estero

La tassazione prevista per i lavoratori operanti all’estero (parte 1°)

di Rag. Luigi Rodella 12 CommentiIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

Analizziamo le ipotesi maggiormente ricorrenti per i lavoratori operanti all’estero, quali il trasferimento, il distacco e la trasferta.

Il trattamento economico riconosciuto al lavoratore, comandato a prestare la propria attività fuori della propria sede di lavoro, deve necessariamente tenere in considerazione alcuni fattori specifici, quali ad esempio le maggiori spese ed i disagi che il lavoratore affronta per poter operare fuori dell’azienda, presso la quale era stato assunto.

I maggiori disagi sono valutati in base a due fattori;

– il primo, temporale, tiene in considerazione il fattore tempo trascorso fuori della sede ordinaria di lavoro;
– l’altro, spaziale, considera il luogo presso il quale il lavoratore dovrà andare ad operare, se è all’interno del nostro Stato ovvero all’estero.

Le aziende devono quindi affrontare questa complessa problematica, valutando gli aspetti economici volti a ristorare il lavoratore durante il periodo all’esterno; dovranno inoltre assoggettare correttamente a fisco e previdenza, quanto corrisposto al lavoratore durante tutta la propria permanenza fuori dalla sede lavorativa.

In questa sede, mi limiterei ad affrontare la tematica fiscale, vista dal versante datorile, esaminando i vari istituti e le complesse normative che le aziende devono applicare, quali sostituti di imposta, per i loro dipendenti inviati all’estero.

 

Aspetto temporale
La durata della permanenza all’estero, rappresenta un fattore importante per poterne definire l’ambito di applicazione.
In questa ottica, si possono avere dei periodi di permanenza all’estero brevi o prolungati, sino ad assumere la permanenza definitiva nello stato di destinazione.
Ho voluto evidenziare gli istituti maggiormente rilevanti, sotto la sfera temporale esaminando:

• il trasferimento;
• il distacco;
• la trasferta.

A corollario di questo lavoro, ho ritenuto utile fornire brevi cenni sul trattamento fiscale riservato nei confronti dei lavoratori frontalieri.

 

Trasferimento della sede di lavoro
Nel trasferimento si sostanzia un mutamento definitivo di uno degli elementi costitutivi del rapporto di lavoro, cioè della sede di svolgimento del rapporto stesso; pertanto nella trasferta è connaturale la predeterminazione dei limiti temporali della dislocazione fuori sede; viceversa, nel trasferimento si realizza una collocazione fuori sede senza previsione di durata, tendenzialmente definitiva, comportando una rilevante modificazione di un elemento contrattuale, quale il luogo di adempimento della prestazione lavorativa.

I caratteri del trasferimento all’estero riscontrati dalla giurisprudenza in ipotesi di invio all’estero “per un periodo di tempo indeterminato o non aprioristicamente determinato o determinabile” con conseguente qualificazione integralmente retributiva degli “emolumenti supplementari erogati con continuità dal datore di lavoro al dipendente trasferito all’estero” (Cass. 2 dicembre 1988, n. 6532).

Questo ultimo aspetto, trova riscontro nell’essere venuto meno il legame funzionale riferito al datore di lavoro di provenienza, per cui gli importi erogati a titolo di indennità di trasferta non trovando più una propria causa, sono considerati retribuzione.

In merito alla tassazione da applicarsi al lavoratore trasferito, ne rimando la trattazione ai successivi punti dell’articolo, riferiti alla residenza fiscale del lavoratore ed all’applicazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

 

L’articolo completo può essere letto sulla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 6/2015.

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Autore dell'articolo
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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 12

  1. Egr. Rag. Rodella,
    volevo chiederle come si configura la situazione in cui un lavoratore di azienda italiana decida di trasferirsi in paese extra ue per suo personale interesse e necessità.
    Da li continuerebbe a lavorare da casa per l’azienda italiana ed eventualmente farebbe delle trasferte. Che tipologia di tassazione debbo applicare al rapporto di lavoro.
    La ringrazio per l’attenzione.

  2. Gentile signora,
    se il lavoratore continua a mantenere la residenza fiscale in Italia, qui dovrà corrispondere le imposte per i redditi prodotti nel mondo; qualora invece decidesse di non avere più la residenza fiscale italiana, non dovrà più corrispondere in italia le imposte determinate sui redditi prodotti all’estero.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  3. Egregio Rag. Rodella,
    io per motivi personali mi sono trasferito in Germania, sono regolarmente iscritto all’ A.i.r.e. ma sono lavoratore dipendente di una ditta italiana, che non ha nessuna filiale in Germania (svolgo il mio lavoro da casa, essendo un lavoro principalmente di tipo telematico) e normalmente lavoro in alternanza per periodi di 6 settimane in Germania e 2 settimane in Italia. L’ente tedesco ha così valutato il mio caso ritenendo d’obbligo versare i contributi previdenziali in Germania e così stiamo facendo. Il commercialista a cui si appoggia la ditta dice però che la mia casistica è più complicata del previsto in quanto l’azienda NON può versare i contributi all’estero e non sa come affrontare il tema relativo alle tasse. Il commercialista ha quindi proposto alla mia azienda, l’unica (o forse la più comoda) soluzione che conosce. Secondo il commercialista io dovrei aprire una Partita Iva tedesca e come libero professionista dovrei emettere quindi fattura all’azienda Italiana. E’ veramente l’unica soluzione attuabile? So che ci sono delle convenzioni contro le doppie imposte, ma non so se nel mio caso siano valide, ho letto pure di alcune leggi che si applicano ai lavoratori frontalieri, ma sinceramente non ne capisco molto e il mio caso non sarebbe comunque quello di un lavoratore di frontiera.
    Potrebbe gentilmente indicarmi se è possibile continuare a lavorare per questa azienda (come lavoratore dipendente) anche se risiedo all’estero? L’azienda per la quale lavoro dovrebbe continuare a pagare le tasse (es. Irpef) in Italia o dovrebbe pagare delle tasse in Germania? Io vorrei evitare di dover aprire una Partita Iva in quanto in Germania la previdenza sociale privata, cioè non da lavoratore dipendente, oltre ad essere molto costosa, prevede di dover innanzitutto coprire privatamente i costi per eventuali interventi e operazioni (per esempio dovuti ad emergenze o incidenti) e anche il fondo pensionistico obbligatorio non ha molti vantaggi. Le mie risorse e gli impegni economici in essere, non mi permettono purtroppo di avere un capitale fisso da destinare ad un imprevisto medico che nel caso di lavoratore libero professionista, sarebbe probabilmente non sufficiente a coprire le stesse spese mediche.
    Sperando nel suo aiuto la ringrazio di cuore per tutte le informazioni che saprà darmi.

  4. Egregio signore,
    Se lei è residente fiscale in Germania, non dovrà pagare le tasse in Italia sui redditi prodotti in Germania. (parto dal presupposto che tali redditi lei li produca effettivamente in Germania).
    In merito all’aspetto previdenziale io credo che l’Ente previdenziale tedesco abbia ragione, in quanto sia per le imposte che per la previdenza vige il principio di territorialità, che significa: le imposte e la previdenza si versano dove si produce il reddito, salvo eventuale duplice imposizione se lei fosse residente fiscale italiano (non è il suo caso).
    Non conosco la legislazione Sociale tedesca, però credo che, analogamente a quello che avviene in Italia, la ditta italiana può versare le contribuzioni in Germania, iscrivendosi all’Ente di previdenza locale, secondo le regole tedesche. Questi contributi versati in Germania, verrebbero totalizzati, al momento in cui lei dovesse richiedere la prestazione in Italia.
    In alternativa, se ci fosse un soggetto datorile distaccatario, lei per tutto il periodo del distacco continuerebbe a versare esclusivamente i contributi in Italia, in quanto per il distacco c’è una deroga al principio di territorialità.
    La partita Iva non rappresenta sicuramente la realtà della situazione.
    Saluti.
    Luigi Rodella

    1. Buongiorno Sig. Rodella,
      la ringrazio per la celere risposta che mi ha gentilmente fornito.
      La mia unica fonte di reddito, deriva dal lavoro dipendente con l’azienda in Italia.
      Nello specifico ho concordato di proseguire i miei compiti, lavorando per 6 settimane, da casa in Germania e rientrare per 2 settimane in Italia, sia per mantenere vivo il rapporto con l’azienda stessa, che per eventuali sostituzioni in caso di ferie di alcuni colleghi. Detto questo, il mio lavoro è sicuramente svolto per la maggior parte del tempo in Germania, pertanto presumo sia corretto che l’azienda debba oltre ai contributi previdenziali, versare anche le relative tasse. Come bisogna procede in tal caso?
      Un’ulteriore cortesia, se potesse gentilmente inviarmi le indicazioni per email, Le sarei infinitamente grato, così potrei inoltrarle al mio datore di lavoro.
      Cordiali Saluti.
      Matteo Seganfreddo

      1. Dovrete sicuramente verificare le modalità di versamento dei contributi e dei tributi in Germania. Da parte mia mi occupo del problema che inerisce gli expatriates, limitatamente alle leggi italiane.
        Saluti.
        l.r.

  5. Buon giorno, una società italiana deve assumere a tempo determinato un dipendente per un progetto in Arabia Saudita. La retribuzione sarà composta dalla paga base di € 2.200,00 x 13 mensilità più una indennità di trasferta di € 3800,00 mensili. Tutti i benefits saranno sostenuti dal cliente diretto della società italiana. Se ho capito bene i contributi e l’irpef verranno calcolati sulla retribuzione convenzionale e nel modello CU saranno riportati esclusivamente gli emolumenti tassati. La indennità di trasferta dovrà essere dichiarata?
    Grazie

  6. Gentile Signora,

    l’indennità di trasferta viene esclusa dalla base di calcolo utile alla determinazione delle cd. “retribuzioni convenzionali” ex 398/1987. Nella ipotesi in cui si dovessero applicare tali imponibili determinati forfetariamente, tutti i benefit, nonchè nello specifico le trasferte (limitatamente alla parte soggetta), vengono automaticamente esclusi dal coacervo delle voci che determinano la base imponibile.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  7. Buonasera,
    mia figlia da novembre 2014 lavora come dipendente in Germania presso una multinazionale tedesca.
    Usualmente rientra nella casa di proprietà che ha a Milano nel week end due volte al mese.
    Al momento non si è ancora iscritta all’AIRE.
    Sono a chiederle: è meglio che si iscriva all’AIRE e paghi le imposte in Germania (reddito dipendente) e in Italia (Casa…) oppure è più conveniente che dichiari tutto in Italia.
    Per il 2015 può ancora iscrivendosi ora all’AIRE pagare le imposte in ciascun paese.
    Grazie per l’attenzione

    1. Egregio signore,
      iscriversi all’Aire per la maggior parte del periodo d’imposta, per non essere più considerati residenti fiscali in Italia è solo un requisito che deve essere affiancato al fatto di non avere in Italia nè il domicilio e neppure la residenza codicistica. Tutto ciò premesso, per poter verificare la convenienza occorre confrontare i redditi imponibili ed applicare la tassazione prevista in Italia e la tassazione in Germania. La determinazione dell’imposta netta tedesca è molto complessa e tiene in considerazione tutta una serie di fattori personali sulla deducibilità e detraibilità, che io ovviamente non posso conoscere e devono essere valutati in loco.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  8. Buongiorno Egregio Rag. Rodella,
    premesso che ho tutto l’interesse di preservare la mia residenza Fiscale italiana,
    dovrei svolgere un lavoro a tempo pieno assunto da una Azienda Svizzera nella capitale Elvetica.
    Posso avere un’indicazione del rapporto Stipendio_Lordo_Svizzero/Tasse_Italiane? (ammesso un credito di Imposta Italiano pari alle tasse pagate in Svizzera ) cosi d’aver un’idea del Utile e le conseguente personali disponibilità, considerando ( chiedo gentile conferma ) che non si possa detrrarre ( ai fini del Fisco Italiano ):

    – Affito abitazione in Svizzera.
    – Viaggi settimanali in italia per il Weekend, dove continuera a risiedere la mia famiglia.

    Si parla di un Lordo annuo di circa 100 milla franchi svizzeri.

    Grazie in anticipo

    Distinti saluti.

    Oswaldo

    1. Buongiorno,
      è sicuramente un conteggio complesso in quanto si devono considerare i tre livelli di tassazione previsti in Svizzera, che sono:
      – Imposta federale diretta (IFD)
      – Imposta cantonale
      – Imposta comunale
      nonché le specifiche deduzioni previste dalle leggi locali.
      Per avere una idea circa i criteri di tassazione previsti nella Confederazione, la rimando ad un mio articolo pubblicato sulla rivista FISCALITA’ ESTERA N. 5-2015 (La tassazione del lavoro subordinato nella Confederazione Elvetica).
      Saluti.
      Luigi Rodella

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