Start-Up innovative a vocazione sociale

di Marco Salvati CommentaIn No Profit, Nuove società, Start-up Innovative

Se proviamo a fare uno di quei giochetti del tipo “io ti dico una parola e tu mi dici la prima cosa che ti viene in mente”, alla domanda “cosa pensi se dico Start-Up Innovativa ed innovazione”, credo che alla gran parte delle persone vengono in mente imprese che operano nei settori dell’informatica, dei servizi e, più in generale, dell’ICT o comunque imprese industriali che producono un qualche bene al alto valore tecnologico.

In realtà quando il legislatore ha pensato la disciplina delle Start-Up Innovative ha riservato un apposito spazio a quelle imprese “innovative” che operano nei vari settori del sociale. Non solo il legislatore ha espressamente previsto l’ipotesi delle Start-Up Innovative c.d. a vocazione sociale, ma ha anche riservato ad esse un aumento dei benefici fiscali normalmente previsti per le altre imprese innovative e per chi investe in esse.

Per cui per parlare di Start-Up Innovativa a vocazione sociale dobbiamo obbligatoriamente partire da due capisaldi normativi che sono il D.L. 179/2012, che compendia la disciplina generale delle Sti e il D.L. 155/2006 che invece racchiude in se la disciplina delle imprese sociali.

Partendo dal dettato dell’art. 25 del D.L. 179/2012, al 2° comma troviamo i requisiti che le aspiranti imprese innovative devono possedere per potersi iscrivere nell’apposita Sezione Speciale del Registro delle Imprese, per una consultazione dei requisiti rimandiamo all’articolo “Start-Up Innovative: facciamo il punto” pubblicato il 18/03/2014 su questo Blog.

Per definire però cos’è una Sti a vocazione sociale dobbiamo andare al 4° comma dello stesso articolo nel quale si trova un rimando alle attività elencate al 1° comma dell’art. 2 del D.L. 155/2006. Quindi, al di là di tutti questi rimandi legislativi, possiamo definire una Sti a vocazione sociale come una entità che racchiude in se tutti i requisiti delle Sti ma che opera in via esclusiva nei settori dell’assistenza sociale, dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria, nel campo dell’educazione, dell’istruzione e della formazione, nella tutele dell’ambiente e dell’ecosistema, nella valorizzazione del patrimonio culturale, nella formazione extra-scolastica, universitaria e post-universitaria, nella ricerca ed erogazione di servizi culturali e nei servizi strumentali alle imprese sociali.

Chi investe nel capitale sociale di una Sti a vocazione sociale sconta un beneficio fiscale maggiorato rispetto a chi investe in una normale Sti:

– per le persone fisiche la detrazione d’imposta si eleva dal 19% al 25% dei conferimenti nel capitale sociale, nel limite di 500 mila Euro per ogni periodo d’imposta
– per i soggetti Ires la deduzione d’imposta passa dal 20% al 27% dei conferimenti effettuati, nel limite di 1,8 milioni di Euro per ciascun periodo di imposta.

Ricordiamo che le suddette agevolazioni fiscali si riferiscono agli investimenti effettuati negli anni che vanno dal 2013 al 2016.

Diamo un’occhiata ai numeri: dal “censimento” tenuto dalla Camera di Commercio sugli iscritti nella Sezione Speciale dedicata alle Sti, alla data del 19 maggio 2014 delle 2.053 imprese iscritte, solo 64 sono classificate come “a vocazione sociale”. La disposizione territoriale vede al primo posto per numero di imprese sociali innovative la provincia di Milano, seguita da quella di Roma e di Firenze.

La Start-Up Innovativa a vocazione sociale, essendo a tutti gli effetti una impresa innovativa iscritta nell’apposita Sezione Speciale del Registro delle Imprese, sconta tutti i vantaggi concessi a quest’ultime, oltre quelli fiscali che, come visto in precedenza sono maggiorati, tra i principali vantaggi troviamo l’abbattimento dei costi di bollo ed i diritti di segreteria dovuti per l’iscrizione nel Registro delle Imprese così come quelli dovuti per il diritto annuale camerale. A questi si aggiunge una particolare disciplina applicabile ai contratti di lavoro di personale assunto a tempo determinato e di remunerazione con stock option, viene concessa anche la possibilità di accedere in via prioritaria al credito d’imposta riservato per l’assunzione di personale altamente qualificato. Non dimentichiamo la corsia di accesso privilegiata concessa alle Sti per l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia ed un apposito sostegno all’internazionalizzazione da parte dell’Agenzia ICE.

È interessante fare considerazione in merito alla disciplina applicabile riguardo la distribuzione degli utili a queste entità che, come abbiamo visto, prendono spunto da due normative e cioè quella generale delle Start-Up Innovative e quelle dedicata alle imprese sociali. Uno dei requisiti per essere considerata impresa sociale è proprio il fine “sociale” quindi l’assenza dello scopo di lucro (ente no-profit) ma le Sti sono per natura imprese orientate al profitto che non possono distribuire utili solo per un lasso di tempo limitato e stabilito dalla legge. Possiamo quindi dire che il legislatore nel contemplare la normative delle Sti a vocazione sociale abbia derogato alla regola generale di tassativo divieto di distribuzione degli utili per “sospenderlo” solo momentaneamente. Di certo nei prossimi anni ci saranno evoluzioni dottrinali, giurisprudenziali e legislative di risoluzione di questo tema.

Autore dell'articolo
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Marco Salvati

Dottore Commercialista e Revisore Legale in Roma presso la Studio Associato Lillo-Della Capanna-Lillo. Si occupa prevalentemente di consulenza e pianificazione fiscale a società e professionisti nonché di difesa del contribuente in fase giudiziale e stragiudiziale.

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