Split payment – come si applica

di Francesca Romana Bottari 2 CommentiIn Iva

Lo split payment il meccanismo di scissione dell’IVA che si applica alle operazioni con le Pubbliche Amministrazioni, prevede il versamento diretto all’Erario dell’IVA addebitata dal fornitore.
Il fornitore, ovvero l’impresa privata, emette regolarmente fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti“, senza computare come IVA a debito l’imposta indicata, la quale non parteciperà alla liquidazione periodica ed incassa il corrispettivo senza l’IVA, che la PA versa direttamente al Fisco.
Sono esclusi i contribuenti in Regime dei Minimi ed i professionisti i quali essendo soggetti a ritenuta alla fonte sulle prestazioni espongono in fattura la ritenuta d’acconto ed incassano l’IVA.

La norma esclude esplicitamente dallo split payment i compensi “assoggettati a ritenute alla fonte a titolo d’imposta sul reddito”, espressione che secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate si riferisce sia alle ritenute a titolo d’imposta, sia a quelle a titolo di acconto.
Il decreto attuativo specifica le altre esclusioni dallo split payment e precisamente le operazioni che riguardano:
• La Pubblica Amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa beni o servizi da un soggetto non stabilito nel territorio dello Stato: in questo caso, si applica in tal caso il meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge) di cui all’articolo 17, secondo comma, del d.P.R. 633/1972;
• La Pubblica Amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa rottami di ferro: si applica l’inversione contabile interna di cui all’articolo 74, settimo comma, del d.P.R. 633/1972;
• La Pubblica Amministrazione non soggetto passivo, identificato agli effetti dell’IVA, che effettua acquisti intracomunitari di beni oltre la soglia di 10mila euro annui: le fatture sono da registrarsi ai sensi dell’articolo 47, comma 3, del d.l. 331/1993 e la relativa IVA va versata ai sensi dell’articolo 49 dello stesso decreto.
Il Decreto spiega anche le regole operative per la PA.

L’imposta è esigibile al momento del pagamento oppure alla ricezione della fattura.

La PA deve pagare entro il giorno 16 del mese successivo, senza possibilità di compensazione, utilizzando l’apposito codice tributo.

Le Pubbliche Amministrazioni possono scegliere di effettuare distinti versamenti, in ciascun giorno del mese oppure per ciascuna fattura.

Infine, l’articolo 9 indica come periodo transitorio per l’adeguamento dei processi e dei sistemi di gestione contabile, il trimestre primo gennaio (inizio di decorrenza nella Legge di Stabilità) – 31 marzo 2015. In questi tre mesi le PA possono accantonare le somme per un successivo versamento IVA, che deve comunque avvenire entro il 16 aprile 2015.
Ricordiamo che nel caso di errori in fattura, la PA versa comunque l’IVA esposta in fattura, la regolarizzazione spetta poi al committente, che se ha effettuato l’operazione nell’esercizio di impresa, arte o professione, potrà emettere autofattura versando il relativo tributo comprensivo di sanzioni in base a quanto previsto dall’articolo 6, comma 8, DLgs 471/1997. Francesca Romana Bottari

Autore dell'articolo
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Francesca Romana Bottari

Docente Universitario in Tributario a Londra. Dottore Commercialista e Certified Accountant. Ha formato la sua esperienza professionale svolgendo attività di consulenza aziendale all'estero ed in Italia Autore di numerose pubblicazioni tecniche, e ricerche E' 1,000 Curricula Eccellenti Fondazione Bellisario

Comments 2

  1. Buongiorno, operiamo nel settore delle disinfestazioni e, in base alla legge n.190/2014, dovremmo rientrare tra le attività che applicano il reverse charge per le prestazioni relative ad edifici. Nel caso di interventi presso edifici da fatturare ad una pubblica amministrazione dobbiamo applicare lo split payment o il reverse charge? Ringraziando inviamo cordiali saluti.

  2. Pingback: Split payment, pronta la circolare con le istruzioni | Francesco Seclì

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