Scheda carburante e modalità di annotazione nel modello

Scheda carburante e semplificazioni di compilazione per i professionisti

di Gianluca Giannattasio CommentaIn Il peso del fisco

Come devono essere certificati gli acquisti di carburante per le imprese e professionisti.

Come noto, l’art. 21 co. 1 del D.P.R. 633 del 1972 prescrive che per ciascuna operazione imponibile, il soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio emette fattura, o assicura che la stessa sia emessa per suo conto dal cessionario, committente ovvero da un terzo.

Ma presso gli impianti di distribuzione stradale del carburante per autotrazione è previsto un divieto di fatturazione per le relative operazioni di cessione, salvo che per le principali pubbliche amministrazioni, le università, enti ospedalieri, di beneficenza e assistenza, (Cfr. art. 1 co. 3 ed art. 6 del D.P.R. 444/1997, Regolamento recante norme per la semplificazione delle annotazioni da apporre sulla documentazione relativa agli acquisti di carburanti per autotrazione).

In tal caso, infatti, gli acquisti della controparte devono risultare per mezzo del rilascio di un documento diverso, comunemente detto scheda carburante (sono esonerati dall’obbligo della scheda carburante, i soggetti passivi iva che effettuano tutti gli acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate, in quanto i dati utili per la certificazione ai fini dell’esercizio della detrazione dell’Iva e delle deduzione dei costi sono facilmente rinvenibili nell’estratto conto. Cfr. Circolare n. 42/E dell’Agenzia delle Entrate).

La scheda in questione riepiloga le operazioni con cadenza mensile o trimestrale relative a ciascun veicolo a motore utilizzato per l’attività d’impresa, arte o professione. Quindi ad esempio, se il titolare di una ditta individuale utilizza nella propria attività un’automobile ed un ciclomotore dovrà istituire due differenti modelli di scheda carburante (Cfr. art. 2 co. 1 del D.P.R. 444/1997 ).


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I dati da indicare sono sostanzialmente i seguenti:

gli estremi del veicolo: casa costruttrice, modello, targa o telaio (art. 2 co. 1 del D.P.R. 444/1997);
gli estremi dell’acquirente: la ditta, la denominazione o ragione sociale, ovvero il cognome e il nome, il domicilio fiscale ed il numero di partita IVA del soggetto d’imposta che acquista il carburante. Infine, i soggetti domiciliati all’estero devono indicare l’ubicazione della stabile organizzazione in Italia (art. 2 co. 1 del D.P.R. 444/1997);
le annotazioni dell’addetto: l’addetto alla distribuzione di carburante indica all’atto di ogni rifornimento, con firma di convalida, la data e l’ammontare del corrispettivo al lordo dell’imposta sul valore aggiunto, nonche’, anche a mezzo di apposito timbro, la denominazione o la ragione sociale dell’esercente l’impianto di distribuzione, ovvero il cognome e il nome se persona fisica, e l’ubicazione dell’impianto stesso (art. 3 del D.P.R. 444/1997).

Ora, lart. 4 del Regolamento sopracitato prevede che l’ammontare complessivo delle operazioni annotate dall’addetto in ogni singola scheda carburante vada annotato con una propria distinta registrazione nel registro acquisti iva e che “…prima della registrazione, l’intestatario del mezzo di trasporto, utilizzato nell’esercizio d’impresa, annota sulla scheda il numero dei chilometri rilevabile, alla fine del mese o del trimestre, dall’apposito dispositivo esistente nel veicolo”.

E’ chiaro che la norma in questione risulta ispirata da una ratio di impronta prudenziale, volta a favorire la possibilità di documentare l’attendibilità dei rifornimenti rilevati in contabilità e aventi una significativa influenza sia nei confronti dell’imposta sul valore aggiunto che della deduzione dei costi (Cfr. anche CM 205/1998, paragrafo 3.3, ultimo capoverso).

Da un’interpretazione letterale del disposto giuridico, come delle note espresse nella circolare ministeriale però non pare siano inclusi anche i professionisti. Forse si tratta di una svista ma del resto il mondo del lavoro autonomo viene spesso assoggettato a controlli più lievi, forse in virtù del minor impatto generale che si ritiene possano avere tali attività.

Del resto un’ulteriore conferma di questa interpretazione di prassi giungeva già nel lontano 2006, nel periodico l’Agenzia informa, che affrontava l’argomento nell’uscita intitolata “Fisco e motori: istruzioni di guida”  (vedi pagina 26 dell’opuscolo, dove viene esplicitamente indicato che l’obbligo di annotazione sulla scheda del numero di chilometri che si può rilevare, alla fine del mese o del trimestre, dal contachilometri esistente nel veicolo, non sussiste per gli esercenti arti o professioni).

 

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Autore dell'articolo
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Gianluca Giannattasio

E' un tributarista regolarmente autorizzato dall'ufficio territoriale di Agropoli dell'Agenzia delle Entrate allo svolgimento della libera professione. Laureatosi a pieni voti in Economia presso l’Università degli Studi di Salerno, conduce la propria attività dall'anno 2014 principalmente nei confronti di professionisti e piccole imprese verso cui offre consulenza contabile, fiscale e societaria. Più info su: www.studiogiannattasio.org

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