Il ruolo straordinario deve essere motivato

di Mario La Manna CommentaIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi, Contenzioso

Il ruolo, quale atto successivo e distinto dall’avviso d’accertamento, deve essere motivato e non può trovare la sua implicita motivazione nell’atto impositivo. In particolare, il ruolo straordinario deve enunciare i presupposti giuridici e le ragioni di fatto in base ai quali l’Amministrazione finanziaria ha valutato la sussistenza di un fondato pericolo per la riscossione.

Questo è quello che hanno stabilito i giudici della Commissione tributaria regionale Lombardia che, con la sentenza n. 981/2014, hanno nuovamente (si ricorda infatti la pronuncia n. 57/2012) chiarito la ratio legis sottesa agli articoli 11 e 15-bis del DPR 602/1973.

Gli articoli in parola sanciscono che in deroga all’articolo 15 – regola generale delle iscrizioni provvisorie parziali – nei ruoli straordinari, formati quando vi è fondato pericolo per la riscossione, vengono iscritte le imposte, gli interessi e le sanzioni per come risultanti dall’avviso di accertamento (anche se non definitivo).

La vicenda al centro della controversia trae origine dall’accertamento effettuato ad una società di capitali in liquidazione coatta amministrativa, procedura concorsuale di gestione delle imprese assoggettate a controllo pubblico.

La contribuente, che si vede arrivare poi anche l’iscrizione a ruolo straordinario, decide di ricorrere in CTP lamentando, oltre al difetto di motivazione, il fatto che la liquidazione coatta  esclude ogni pericolo per la riscossione in quanto l’amministrazione del patrimonio viene affidata a organi di natura pubblica, i c.d. commissari liquidatori.

La CTP valuta positivamente le ragioni del contribuente anche se saranno i giudici di secondo grado a riconoscere la nullità dell’iscrizione per la mancanza, nel ruolo, di una “pur sintetica valutazione con riferimento al pericolo che ha determinato il ricorso alla riscossione straordinaria”.
Il collegio conclude affermando che è proprio sulla fondatezza del pericolo che il contribuente ha diritto di chiedere il controllo giudiziale in base al principio costituzionale del diritto di difesa, escludendo con ciò l’assolutezza del potere discrezionale del Fisco in ordine alla anticipazione della riscossione in caso di pericolo per la stessa.

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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