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Rinuncia all’eredità: Fisco sconfitto – Cass 13639/2018

di Paolo Soro 3 CommentiIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi, Contenzioso, Primo Piano

Condizione imprescindibile affinché possa sostenersi l’obbligazione del chiamato a rispondere dei debiti del  parente  defunto, è che quest’ultimo abbia accettato l’eredità. Questa la conclusione della Cassazione nella recente Ordinanza n. 13639 del 30 maggio 2018 .

Il caso riguardava  alcuni avvisi di accertamento per IVA (annualità 2003/2004/2005) notificati a moglie e figlio di un contribuente, precedentemente deceduto il 03/12/2008.  Non essendo stati opposti, gli Avvisi diventavano definitivi e veniva emessa la relativa cartella di pagamento. I destinatari   , con dichiarazione notarile del 15/06/2009 (registrata il 02/07/2009) rinunciavano all’eredità, non avendo peraltro, in precedenza, mai provveduto alla sua accettazione.  

Il ricorso dei i contribuenti  era rigettato sia in primo che in secondo grado ma la Corte di Cassazione ha ribaltato il giudizio affermando che la Commissione Tributaria Regionale non ha correttamente valutato che gli Avvisi di accertamento erano stati notificati a coloro i quali non rivestivano ancora la qualità di eredi, ma soltanto quella di meri chiamati all’eredità. Ciò, dunque, non poteva consentire all’atto di assumere definitività ed efficacia preclusiva sul punto specifico della riferibilità dei debiti tributari del de cuius in capo agli intimati, per carenza della legittimazione passiva di questi ultimi. Tale legittimazione, infatti, può verificarsi esclusivamente nei riguardi di chi riveste la qualifica di erede.(…)

ACCETTAZIONE DELL’EREDITA E DEBITI DEL DE CUIUS

L’accettazione dell’eredità, che di regola potrebbe avvenire sia in via espressa che tacita (articolo 474 del codice civile), comporta tra i vari effetti anche la successione dei debiti del defunto. In altri termini, l’erede subentra nelle situazioni giuridiche debitorie, anche fiscali, del de cuius. Gli eredi sono quindi tenuti a rispondere in solido delle obbligazioni tributarie (tributi e relativi interessi) il cui presupposto si è verificato anteriormente alla morte del dante causa (articolo 65 del Dpr 600/1973).

Non sono invece trasmissibili le sanzioni, in quanto personali (articolo 8 del D.Lgs. 472/1997), delle quali andrà richiesto lo sgravio all’Amministrazione Finanziaria. Dunque, l’Ufficio non agirà in autotutela senza una preventiva istanza del contribuente, la cui inerzia potrebbe costargli cara.

Queste le regole di base su cui, peraltro, l’Agenzia opera un preciso distinguo con riguardo alle particolari situazioni concernenti le ipotesi di rateizzazione: se detta rateizzazione è venuta meno prima del decesso, la responsabilità circa le eventuali sanzioni da corrispondere ricade solo in capo al defunto, e quindi gli eredi non devono pagare alcuna sanzione; viceversa, se la rateizzazione è decaduta dopo il decesso del contribuente, le penalità ricadono sugli eredi.

A parere di chi scrive, detta posizione dell’Ufficio pare quanto mai discutibile, posto che, specie nei casi in cui le scadenze siano previste solo pochi giorni dopo la data in cui è avvenuto il decesso, risulta di fatto impossibile che gli eredi (ammesso e non concesso che possano essere tempestivamente messi al corrente di queste immediate scadenze), siano poi anche in condizioni psicologiche tali da riuscire a provvedere correttamente agli adempimenti in parola. Insomma, quanto meno, sarebbe opportuno verificare le varie situazioni caso per caso, e non limitarsi a enunciare delle regole teoriche generali, la cui pedissequa applicazione pratica risulta spesso di fatto ingiusta e irragionevole in numerosissimi casi.(…)

In tema di accettazione tacita dell’eredità va anche specificato che fino a qualche anno fa, nella prassi, si riteneva sufficiente accontentarsi della trascrizione della denuncia di successione, ai fini di valutare un’eventuale accettazione tacita del patrimonio del de cuius da parte dei suoi eredi. Adesso, non è più così: si è infatti affermata la regola che la registrazione dell’accettazione tacita è sempre doverosa per il notaio, in quanto l’art. 2672 c.c. dispone l’obbligatorietà della trascrizione per tutti gli atti soggetti a pubblicità. Pertanto, ogniqualvolta in cui un erede compia un atto (come può essere – a esempio – la vendita di un bene ereditario) che comporti implicitamente la volontà di accettare l’eredità, vi è comunque previamente l’obbligo della trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità.(…)

 

TRATTO DA  “Il Fisco non può rivalersi sui chiamati all’eredità per i debiti del de cuius “- COMMENTO alla ordinanza di Cassazione n. 13639/2018

 



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Paolo Soro

Comments 3

  1. Complimenti, articolo molto interessante.

    A tal proposito chiedo gentilmente come il coniuge già rinunciante (unitamente ai figli) all’eredità con apposita dichiarazione a suo tempo, si debba comportare essendo comproprietario al 50% del (primo ed unico) immobile dove attualmente continua a risiedere.

    Grazie e buon lavoro

    1. Salve, francamente, non è ben chiaro cosa si intenda con “si debba comportare”.
      Il coniuge che ha rinunciato espressamente all’eredità con atto notarile, resta propriatrio della porzione di immobile non caduta nell’asse ereditario. Se il restante 50% era di proprietà del de cuius, tale porzione sarà aggredibile dai creditori di quest’ultimo.

  2. Grazie della risposta.

    L’aggredibilità credo si possa manifestare solo con la vendita all’asta dell’immobile da parte dei creditori per poi rifondere il 50% al coniuge non essendoci certo un compratore disposto ad acquistare l’immobile ammesso che il coniuge volesse venderlo quindi il mio “come si debba comportare” era riferito a questo.

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