Rimborsi Iva a non residenti: scade il 30 settembre la richiesta annuale

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Iva

La direttiva 2008/9/CE del 12 febbraio 2008, recepita nell’ordinamento nazionale con il Decreto legislativo 18/2010, (G.U. n° 41 del 19/02/10), ha modificato la disciplina del rimborso dell’IVA ai soggetti stabiliti in un altro Stato membro diverso da quello del rimborso.

In virtù di tali modifiche i soggetti italiani (esemplificando, un contribuente italiano che acquista un bene per la sua azienda in Polonia, o in altro stato membro) che vantano un credito IVA presso un altro stato devono presentare la propria richiesta di rimborso tramite l’Agenzia delle entrate utilizzando i Servizi Telematici (Entratel o Fisconline a seconda del canale a cui si è abilitati).
Le istanze di rimborso devono essere tassativamente presentate entro il 30 settembre dell’anno solare successivo.

Diversamente per i rimborsi chiesti dai soggetti non stabiliti nell’Unione Europea, ma in Stati con cui esistono accordi di reciprocità (Israele, Svizzera e Norvegia) la modalità di richiesta del rimborso è effettuata, con le stesse scadenze, attraverso il modello IVA 79 il quale deve essere inviato in modo cartaceo al Centro Operativo di Pescara.

Si precisa che i soggetti che hanno una stabile organizzazione in Italia, gli identificati diretti, e coloro che usufruiscono del rappresentante fiscale non possono richiedere il rimborso dell’Iva ai sensi dell’articolo 38 bis co.2 del D.P.R. del 633/1972 ma devono richiedere il rimborso dell’imposta mediante le modalità previste dall’articolo 38 bis del citato decreto (ovvero con la dichiarazione IVA).

Alla procedura dei rimborsi IVA a non residenti stabiliti in uno stato membro, si accede a mezzo di abilitazione ai servizi telematici.

 

L’agenzia informa, in una serie di risposte ai quesiti più frequenti, che al momento della creazione della richiesta di rimborso occorre fare molta attenzione all’inserimento corretto dei dati relativi allo Stato che effettuerà il rimborso, alla partita Iva, al periodo d’imposta ed al codice carica poiché tali dati, essendo elementi identificativi della richiesta di rimborso, non sono successivamente modificabili.

Nella sezione “Attività” il contribuente deve fornire la descrizione dell’attività economica svolta.
Tale descrizione deve avvenire utilizzando appositi codici NACE (a quattro cifre) introdotti dal Regolamento CE/1893/2006 del 20 dicembre 2006.
L’individuazione del proprio codice NACE è resa agevole grazie ad un apposito menù a tendina (listing–box) inserito nel programma.

L’applicazione informatica è realizzata per permettere l’invio della richiesta di rimborso e consente l’invio degli allegati all’amministrazione finanziaria comunitaria. E’ possibile inserire allegati fino ad una grandezza di 5MB. I file che possono essere allegati alla richiesta di rimborso devono avere un formato pdf, jpeg, tiff, e zip.

Successivamente all’inoltro dell’istanza, da parte dell’Agenzia delle Entrate, allo Stato membro competente ad eseguire il rimborso, gli utenti possono presentare un’istanza correttiva dei dati inseriti nella richiesta di rimborso originaria. Con l’istanza correttiva è possibile variare tutti i dati della precedente richiesta ad eccezione del Paese di rimborso, della partita Iva, del codice carica e del periodo d’imposta.

Il numero delle fatture e dei documenti di importazione inseriti nella richiesta di rimborso possono essere, con l’istanza correttiva, ridotti ma non è assolutamente possibile inserire nuove fatture o nuovi documenti di importazione.

Se il contribuente dovesse ravvisare tale necessità deve necessariamente presentare una nuova richiesta di rimborso, necessariamente annuale, entro il 30 settembre dell’anno solare successivo al periodo di riferimento. (Istanza correttiva nei termini).

L’utente otterrà, a seguito dell’invio della richiesta di rimborso all’Agenzia delle Entrate quattro ricevute:
– La prima ricevuta è quella che attesta che la domanda di rimborso è stata ricevuta all’Agenzia delle entrate.
– La seconda ricevuta attesta che l’istanza di rimborso è stata accettata dallo Stato di stabilimento.
– La terza ricevuta attesta che la richiesta di rimborso, successivamente ai controlli formali eseguiti, è stata ricevuta dallo Stato competente per il rimborso.
– La quarta ricevuta attesta che è stata presa la decisione sulla richiesta di rimborso dallo Stato competente per il rimborso.

 

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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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