Riforma del lavoro: il contratto di lavoro intermittente o a chiamata – nuove modalità di utilizzo

di Rag. Giuseppina Giorgi CommentaIn Lavoro, Riforma Fornero

La legge n. 92/2012 c.d. Riforma Fornero recante ”Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” ha introdotto  rilevanti modifiche anche al lavoro a chiamata. Sono state, infatti, modificate le ipotesi che consentono il ricorso a questa fattispecie contrattuale e sono state introdotte nuove modalità sull’uso della prestazione, con l’intento di evitare possibili abusi.

Il Ministero è intervenuto con diverse circolari (18 e 20/2012) e precisa che il lavoro intermittente deve essere inteso come “una particolare tipologia di rapporto di lavoro subordinato, caratterizzata  dall’espletamento di prestazioni di carattere discontinuo e intermittente.

Il Ministero precisa che tale fattispecie contrattuale può essere utilizzata anche per “periodi di durata significativa”, fermo restando che per essere considerati periodi “discontinui e intermittenti” dovranno necessariamente essere “intervallati da una o più interruzioni in modo tale che non vi sia una esatta coincidenza tra “la durata del contratto” e “la durata della prestazione”.

E’ stato esteso l’utilizzo del contratto di lavoro a chiamata a tutte le attività e sono stati ristretti i requisiti soggettivi dei lavoratori che devono possedere:

• più di 55 anni di età (quindi almeno 55 anni di età), anche pensionati;

• meno di 24 anni di età (23 anni e 364 giorni).

In questa ultima ipotesi la prestazione si deve esaurire entro il 25.mo di età (24 anni e 364 giorni) per cui, di fatto, sarà possibile instaurare solo rapporti di lavoro a termine.

Salvo diverse ipotesi che potranno essere individuate dai CCNL, il contratto di lavoro a chiamata può essere utilizzato solo in presenza dei requisiti soggettivi dei lavoratori sopra riportati o delle tipologie elencate nella tabella allegata al Regio Decreto 6 dicembre 1923 n. 2657 (esempio camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi, nelle trattorie, negli esercizi pubblici in genere, commessi di negozio, ecc).

E’ vietato il ricorso al contratto di lavoro intermittente nei seguenti casi:

• in sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto allo sciopero;

• presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, sospensione dei rapporti di lavoro o riduzioni dell’orario con diritto alla cassa integrazione per lavoratori adibiti alle medesime mansioni, salvo diversa disposizione di accordi sindacali;

• nel caso di aziende che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi della vigente normativa in materia di sicurezza sul lavoro o, aggiunge il Ministero, non abbiamo provveduto ad aggionare il DVR (documento di valutazione dei rischi) e adeguarlo alle condizioni strutturali, logistiche e organizzative della realtà aziendale nonché delle problematiche di formazione e informazione dei lavoratori a chiamata.

La riforma “Fornero” introduce, dal 18 luglio scorso, un nuova modalità per lo svolgimento della prestazione a chiamata:

obbligo di comunicare preventivamente, alla competente Direzione Territoriale del Lavoro, l’inizio della prestazione o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni. Ipotesi quest’ultima utilizzabile quando sia possibile “pianificare” un lungo termine dell’attività intermittente e, pertanto, con un’unica comunicazione possano essere riportate più prestazioni di lavoro intermittente;

• la comunicazione può essere effettuata anche il giorno stesso in cui viene resa la prestazione lavorativa, purché avvenga prima dell’inizio della prestazione stessa;

• la comunicazione potrà essere modificata o annullata attraverso l’invio di una successiva comunicazione di rettifica inviata sempre prima dell’inizio della prestazione o, nel caso in cui il lavoratore non si presenti, entro 48 ore successive al giorno in cui la prestazione doveva essere resa.

Il Ministero del Lavoro precisa che in mancanza di una comunicazione di modifica o annullamento della comunicazione precedentemente inoltrata, la prestazione lavorativa si ritiene comunque effettuata per i giorni indicati e quindi dovrà essere pagata la retribuzione e versati i contributi.

Il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione comporta una sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore.

Sulla procedura di comunicazione il Ministero del Lavoro è intervenuto diverse volte, ma in sintesi, fino alla completa definizione delle nuove modalità, si consiglia di inviare le comunicazioni, utilizzando il modulo Ministeriale, allegato in copia, con le seguenti modalità:

• via fax al numero 848800131;

• via e-mail con oggetto “comunicazione chiamata lavoro intermittente” all’indirizzo [email protected] allegando alla stessa il modello Ministeriale compilato.

I contratti di lavoro intermittenti in corso alla data di entrata in vigore della legge “Fornero”, non conformi con le nuove disposizioni, sia a tempo determinato che indeterminato, cessano di produrre effetti decorsi 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, pertanto al 18 luglio 2013.

Secondo l’indicazione del Ministero l’eventuale prosecuzione della prestazione oltre il 18 luglio 2013 sarà considerata “in nero” perché vietata, con l’applicazione di tutte le sanzioni previste per tale condotta, compreso la maxi sanzione.

Ad esempio, un contratto a chiamata stipulato con un soggetto di 51 anni, che alla data del 18 luglio 2013, non abbia ancora compiuto 55 anni cesserà di produrre effetti e l’eventuale prestazione resa, oltre tale data, sarà considerata “in nero”.

 PER TENERTI AGGIORNATO SULLE NOVITA’ DEL LAVORO ABBONATI ALLA CIRCOLARE SETTIMANALE DEL LAVORO


Autore dell'articolo
identicon

Rag. Giuseppina Giorgi

Consulente del Lavoro in Bologna - dal 1978 esercita la professione in forma associata con il rag. Giuliano Vitelli e la rag. Federica Vitelli. Attiva nell’associazionismo professionale ha rivestito per anni la carica di consigliere dell’unione provinciale dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro di Bologna, venendo chiamata al ruolo di presidente negli anni 1991/1992/1993. Sede dello Studio Via Toscana 42/7, Bologna (BO) Tel. 051/475933 – Fax 051/475307 - [email protected]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *