Reddito elevato + auto di grossa cilindrata = IRAP ?

di Mario La Manna CommentaIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi, Contenzioso

L’auto di grossa cilindrata fa scattare l’obbligo di pagamento dell’Irap? La Suprema Corte dice di no.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 23113 dell’11 Ottobre 2013 ha cassato la sentenza della CTR Lombardia depositata il 23 Settembre 2008 con la quale, il giudice di seconde cure aveva rigettato l’appello del contribuente e ritenuto imponibile ai fini IRAP il reddito di un medico. L’imponibilità era giustificata dal fatto che lo stesso avesse realizzato un risultato superiore a 100.000 euro (“giustificato solo dalla presenza di una complessa attività autonoma, con utilizzo di grandi mezzi e di personale adeguato”) e avesse utilizzato un “veicolo di produzione straniera dall’elevato costo”.

Gli ermellini hanno invece ritenuto fondati i motivi di ricorso del ricorrente, il quale lamentava che la CTR:

–          avesse desunto la sussistenza del requisito della “rilevante ed autonoma organizzazione” solo dalla utilizzazione di un automezzo di rilevante valore;

–          non avesse per nulla spiegato per quale ragione l’utilizzo di un autoveicolo (ausiliario e meramente servente rispetto ad attività già sottoposta a tassazione sul reddito) potesse “ex se” connotare il requisito dell’autonomia;

–          non aveva considerato che vi era in atti la prova documentale dell’assenza di dipendenti e collaboratori.

In tema di IRAP, ricordano i giudici di piazza Cavour, presupposto per l’applicazione dell’imposta è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, che ricorre qualora il contribuente sia il responsabile dell’organizzazione ed impieghi beni strumentali, eccedenti per quantità o valore, il minimo generalmente ritenuto indispensabile per l’esercizio delta professione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

La CTR deducendo l’esistenza dell’autonoma organizzazione solo dall’entità del reddito conseguito e dall’auto utilizzata dal contribuente per giungere sul posto di lavoro (senza prendere nella giusta considerazione i dati risultanti dalla dichiarazione dalla quale emergevano compensi a terzi solo per euro 620,00), non ha correttamente applicato l’articolo 2 del D.Lgs. 15 Dicembre 1997 n. 446.

La Cassazione è più volte ritornate sul tema dell’applicabilità dell’IRAP ai professionisti. La pronuncia non è quindi isolata, da ultimo si ricorda infatti la sentenza n. 22020 del 25 Settembre 2013 nella quale i giudici affermano che il D.Lgs. 137/1998, aggiungendo nel citato articolo 2 la dicitura “autonomamente organizzata” (quando l’attività non sia riconducibile a società), ha escluso dall’IRAP anche professionisti con elevati guadagni quando alla realizzazione degli stessi non concorra alcuna organizzazione o concorra una organizzazione ad essi non riconducibile.

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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