Recupero Iva verso imprese fallite: una storia infinita

di Luigi Pellecchia CommentaIn Codice risoluzione crisi e insolvenza, Iva, Testata

Il recupero dell’ IVA  nei confronti dei soggetti entrati in procedure concorsuali continua  ad essere oggetto di dibattito in giurisprudenza, nello specifico, le imprese si trovano a dover versare l’IVA anche per le fatture emesse a soggetti che di fatto non hanno pagato.

Il DPR 633/1972 all’articolo 26 indica i casi in cui il cedente di un bene e/o servizio ha il diritto di recuperare l’IVA liquidata ma non incassata a seguito di mancato pagamento (totale o parziale), a seguito di procedure concorsuali, o quelle paraconcorsuali, previste dalla nuova legge sul fallimento, rimaste infruttuose.

Nel caso di emissione di nota di credito, è necessario tenere conto delle indicazioni stabilite dall’art. prima citato, per cui da un punto di vista operativo, il prestatore/cedente potrà portare in detrazione l’imposta annotandola nel registro degli acquisti. Tuttavia, l’art. 19, comma 1, ultimo periodo, del D.P.R. n. 633/1972, prevede che il cedente/prestatore potrà dedurre l’imposta a condizione che la rettifica sia operata, al massimo, nella dichiarazione IVA relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto alla detrazione. Trascorso questo periodo, il diritto decade.

L’AdE, sia con la circolare 77/E/2000, sia con la risoluzione 195/E/2008, ha ribadito che l’infruttuosità delle diverse procedure concorsuali si qualifica solo alla fine del procedimento fallimentare che molto spesso può durare anche anni.

Tuttavia con la norma di  comportamento 192/2015, l’AIDC, (L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) ha manifestato un parere contrario rispetto da quello assunto dall’AdE, sottolineando che l’infruttuosità debba essere riferita solo  alle procedure esecutive individuali, e non anche a quelle concorsuali”, per cui l’operazione si potrebbe considerare rettificabile in diminuzione già nel corso della procedura concorsuale, senza doverne necessariamente attendere la chiusura. Tale comportamento è in   contrasto anche con  il principio di neutralità dell’imposta stessa.

Questa rigidità nell’interpretazione della norma è stata evidenziata anche dalla circolare Assonime 5/2016 del febbraio 2016.

Con la sentenza (C-246/16) del 23/11/17, La Corte di Giustizia UE, ha dichiarato non accettabile la riduzione della base imponibile legata  all’infruttuosità di una procedura concorsuale che tra l’altro può durare anche anni.

Ciò nonostante, la Ctr della Toscana, con una recente sentenza (1125/02/2018), si è accodata alla posizione dell’AdE secondo la quale bisogna attendere la conclusione dell’iter procedimentale prima di emettere nota di credito.

Bisogna comunque ricordare che se dal punto di vista reddituale, a seguito della procedura di fallimento, l’impresa può considerare non più recuperabile il credito, per l’IVA potrebbe non verificarsi la situazione di infruttuosità per cui chiedere la nota di accredito.

La legge 208/2015, poi abrogata dalla 232/2016, voleva  superare l’orientamento interpretativo assunto dall’Agenzia delle Entrate, prevedendo la possibilità di stornare l’IVA versata e non incassata già all’inizio della procedura fallimentare, consentendo, così, ai creditori di un soggetto in crisi di emettere la nota di variazione senza dover attendere il definitivo accertamento dell’infruttuosità della stessa.

Questa modifica, dunque, se da un lato permette il recupero dell’imposta da parte dell’erario, nei fatti scarica esclusivamente sul fornitore tale onere, il quale oltre al fatto di non avere riscosso il credito, ha versato all’erario l’IVA non incassata  poichè è stata emessa la fattura di vendita. Inoltre, tale norma produce una netta differenza sull’IVA dei crediti di piccola entità, in quanto per questi se  non vi è una procedura fallimentare in corso, non è possibile recuperarla.

 



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Luigi Pellecchia

Laurea in Economia Aziendale conseguita presso l'Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Referente fiscale presso un'unità periferica di C.A.F.. Autore di articoli su rivista di economia.

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