Prove degli scambi intracomunitari: novita’ da gennaio 2020

di Dott. Giacomo Rasile CommentaIn Fiscalità Estera, Iva

Per poter classificare un’operazione come “intracomunitaria” si devono verificare contestualmente quattro requisiti, in assenza dei quali, l’operazione risulta essere soggetta ad imposta nel Paese del cedente.

Tali requisiti sono:

  1. soggettività passiva ai fini Iva degli operatori;
  2. onerosità della cessione del bene mobile materiale trasferito;
  3. trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale;
  4. spostamento del bene da uno Stato comunitario all’altro.

Fino ad oggi sia la disciplina comunitaria che quella nazionale non hanno fornito indicazioni esaustive in merito alla “prova” riguardante la non imponibilità Iva applicata agli scambi intracomunitari, soprattutto relativamente all’ultimo dei sopra elencati requisiti con particolare attenzione alle situazioni in cui non sia il soggetto cedente a curare la fase del trasporto (esempio “cessioni franco fabbrica” o “ex-works”, nelle quali la fase del trasferimento del bene al di fuori dal Paese in cui risulta identificato il cedente, viene curata direttamente dal soggetto cessionario in proprio o tramite soggetti da lui incaricati).

Il Regolamento 2018/1912/UE del 04.12.2018 modifica con efficacia dal 1° gennaio 2020 il Regolamento UE 282/2011 attraverso l’introduzione, da parte del legislatore comunitario, dell’articolo 45-bis, con la finalità di stabilire le presunzioni relative alla prova del trasferimento dei beni da un Paese comunitario all’altro.

Tale modifica trova ambito di applicazione nelle more del passaggio definitivo di tassazione degli scambi intracomunitari a decorrere dal 1° luglio 2022[1].

Tutto questo porterà ad una semplificazione in materia di fatturazione, all’eliminazione degli elenchi Intrastat, nonché al definitivo abbandono del sistema di tassazione nel Paese di origine.

Il sopra citato articolo 45-bis introduce la presunzione che i beni siano stati spediti o trasportati da uno Stato membro all’altro unicamente in presenza di specifiche condizioni di cui gli operatori devono fornire prova secondo modalità e tempistiche previste dalle nuove disposizioni in materia.

Tali condizioni variano a seconda che il trasporto o la spedizione siano eseguiti dal cedente (o da terzi per suo conto) o dal cessionario (o da terzi per suo conto).

In particolare, nel primo caso il cedente deve essere in possesso di almeno 2 dei seguenti elementi di prova, non contraddittori, rilasciati da parti diverse dall’acquirente e dal venditore:

  • DDT o CRM (lettera di vettura internazionale) firmati dal cedente, dal cessionario o dal vettore;
  • polizza di carico;
  • fattura di trasporto aereo;
  • fattura emessa dallo spedizioniere.

Nel secondo caso, invece, sono necessarie le medesime condizioni previste nel primo caso, unitamente ad una dichiarazione scritta rilasciata dall’acquirente entro il 10° giorno del mese successivo rispetto a quello in cui è avvenuta la cessione, con la quale venga certificato che i beni sono stati trasportati o spediti dall’acquirente (o da terzi per suo conto) e che, inoltre, identifica lo Stato membro di destinazione dei beni.

Tali presunzioni previste dalla nuova normativa sono “relative”, in quanto l’Amministrazione finanziaria può disconoscere la non imponibilità della cessione se in possesso di prove sufficienti in grado di dimostrare che i beni non sono stati spediti o trasportati in altro Stato membro.

Nelle cosiddette “explanatory notes” si osserva che, nel caso in cui gli operatori  non riuscissero ad acquisire i documenti tassativamente previsti dal Regolamento, non si dovrebbe delineare l’automatica inapplicabilità del trattamento di non imponibilità previsto ai fini Iva per le cessioni intracomunitarie e, di conseguenza, dovrebbe essere confermata la possibilità, per gli operatori, di provare la cessione intracomunitaria con modalità e documentazione riconosciute in passato dalla stessa amministrazione finanziaria.


[1] Da tale data, infatti, gli scambi intracomunitari saranno disciplinati, come avviene per il commercio elettronico diretto, avvalendosi del cosiddetto MOSS (“mini one stop shop” o  “mini sportello unico”), sulla base del quale le imprese potranno effettuare, attraverso uno specifico portale dedicato, dichiarazioni e pagamenti.



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Dott. Giacomo Rasile

Titolare dello Studio Rasile, le sue competenze si sviluppano con particolare attenzione nella consulenza alle imprese per quanto riguarda la fiscalità diretta e indiretta sia nazionale che internazionale approfondendo inoltre gli aspetti fiscali, civilistici ed organizzativi delle operazioni straordinarie. Ha maturato una rilevante esperienza in materia di Diritto Societario con particolare riguardo ai patti sociali e parasociali e modelli di governance. E' inoltre uno dei soci fondatori di Florence Firm Forum, un’associazione che ha lo scopo di informare le imprese, far crescere la cultura manageriale ed aiutare l’economia del territorio.

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