Sharing economy lo scambio di servizi tra consumatori

Siamo pronti per la sharing economy?

di Francesca Romana Bottari 1 CommentoIn Nuove società, Sharing economy

Direi di si’.

Lo scambio di beni e servizi fra consumatori ad un costo ragionevole è diffuso in tutto il mondo oramai e si trova impiegato nei settori più diversi. Conseguenza della crisi finanziaria ed economica che ha abbassato il livello di fiducia dei consumatori verso il settore imprenditoriale, dell’elevata disoccupazione e del basso potere di acquisto, la sharing economy si contrappone al mercato tradizionale e puo’ essere una grossa spinta di risalita per l’economia.

Airbnb, Car2go, Shareyourmeal, Peerby, Fixura, Uber sono il nuovo modello di impresa che crea l’incontro e lo scambio fra due soggetti che agiscono alla pari: chi possiede la risorsa e chi ne ha bisogno, l’incontro avviene normalmente attraverso una piattaforma o un mercato digitale dove i consumatori possono postare le loro offerte e i loro bisogni che, se corrispondono, portano alla condivisione ad un costo inferiore ai prezzi di mercato.

Il consumatore che sporadicamente offre la risorsa può trasformarsi in una piccola/micro impresa con costi di gestione e di proprietà bassissimi.
Le risorse e la tecnologia necessarie per iniziare l’attività di impresa peer to peer sono relativamente bassi. Anche i costi di impianto sono relativamente bassi.

Le start ups diventano il mezzo migliore per promuovere via piattaforma o mercato on line questo nuovo modello di impresa detto “accessibility based model”.

Particolarmente diffuso in Olanda, in Gran Bretagna e negli USA nasce in molte occasioni negli incubatori di impresa ed essendo privo di regolamentazione si conforma alle esigenze dei fruitori seguendo le piu’ disparate regole e modalità.

 

Proprio per questa diffusione definita a macchia di leopardo e per la varietà di forme assunte, la UE ha proposto le Linee guida per gli Stati membri, teme infatti che la burocratizzazione freni la crescita della sharing economy che rientra nel settore della micro e piccola/media impresa, considerata dalla UE fonte di impiego e di innovazione e in quanto tale, da agevolare, come chiaramente indicato nello Small Business Act del 2008.

La Commissione invita inoltre gli Stati membri a uniformare le normative tenendo conto delle linee guida.

 

In Italia, si è conclusa il 31 Maggio la pubblica consultazione sulla proposta di legge per la sharing economy.
E’ una proposta molto distante dalle agevolazioni “Think Small First” dello Small Business Act for Europe’ del 2008 e dalle linee guida appena pubblicate. Non è neanche vicina agli orientamenti degli altri stati coinvolti nella Collaborative Economy.

La proposta vuole che i gestori delle piattaforme digitali di Sharing Economy debbano dotarsi di un documento di politica aziendale approvato da AGCM, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. AGCM gestisce il Registro Elettronico nazionale delle piattaforme digitali dell’economia della condivisione, valutando con parere vincolante i documenti di politica aziendale dei gestori delle piattaforme.

E’ vietato fissare tariffe per gli utenti operatori.

Sono obbligatorie le transazioni elettroniche e l’informativa agli utenti sulle coperture assicurative necessarie e la verifica del gestore sull’assolvimento dei relativi adepimenti.

Il reddito che deriva agli utenti è indicato ai fini tributari come “da attività di economia della condivisione non professionale” va indicato in un’apposita sezione della dichiarazione dei redditi.

Fino a 10mila euro annui, si applica un’imposta forfettaria del 10%.
Sopra i 10mila euro, il reddito si cumula con quello da lavoro dipendente o autonomo applicando poi la relativa tassazione.

I gestori dei portali sono sostituti d’imposta degli utenti operatori. Quindi, quelli stranieri devono dotarsi di stabile organizzazione in Italia.
Hanno anche l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate le transazioni che avvengono sulla piattaforma.

In base ai dati forniti unitamente alla proposta di legge, dall’ Intergruppo sull’Innovazione, che riunisce gli esponenti di tutte le forze politiche, la Sharing Economy Act dovrebbe far emergere attività pari a 450 milioni di euro sommersi di PIL, e conseguentemente 150 milioni di euro di gettito per l’Erario, stimato in 3 miliardi entro il 2025.

 

Nel prossimo articolo vedremo quali sono le linee guida UE e i 10 punti fondamentali dello Small Business Act 2008, pubblicato l’08/09/2016 e che puoi leggere a questo link: Sharing economy: le linee guida UE per l’accesso.
Successivamente vi proporrò una mini guida per aprire un on line business.

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Autore dell'articolo
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Francesca Romana Bottari

Docente Universitario in Tributario a Londra. Dottore Commercialista e Certified Accountant. Ha formato la sua esperienza professionale svolgendo attività di consulenza aziendale all'estero ed in Italia Autore di numerose pubblicazioni tecniche, e ricerche E' 1,000 Curricula Eccellenti Fondazione Bellisario

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