Prestazioni occasionali e apparato sanzionatorio: i chiarimenti dell’INL

di Valentina Muratori CommentaIn Lavoro, Primo Piano, Rassegna Lavoro

Con circolare n. 5 del 9 agosto 2017, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito i chiarimenti necessari per l’applicazione del regime sanzionatorio in materia di prestazioni occasionali.

Tale chiarimento si è reso necessario a fronte di una normativa lacunosa.

Dopo l’abolizione dei voucher, l’art. 54-bis del d.l. n. 50/2017 ha introdotto la disciplina delle prestazioni occasionali, attraverso il libretto di famiglia e il contratto di prestazione occasionale, che prescindono dalla distinzione tra lavoro autonomo e subordinato andando così a declinare una fattispecie a sé stante e per la quale la normativa detta quindi una specifica regolamentazione.

La norma tuttavia risulta lacunosa sotto il profilo sanzionatorio: sono molte le violazioni che infatti rimangono scoperte.

A recuperare il vuoto legislativo interviene l’Ispettorato con le seguenti determinazioni.

–          Violazione del limite economico o del limite orario

Come già previsto dalla normativa, l’Ispettorato chiarisce che la violazione da parte di un utilizzatore per ogni singolo prestatore del limite economico di 2.500 euro o comunque del limite di durata della prestazione pari a 280 ore comporta la trasformazione in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato a far data dal giorno in cui si realizza il predetto superamento, con applicazione delle connesse sanzioni civili ed amministrative.

Con la circolare tuttavia si attendeva anche un chiarimento circa il superamento degli altri limiti economici di 5.000 euro per ciascun utilizzatore e ciascun prestatore. In assenza di una specifica previsione, attualmente il superamento di tale limite non appare sanzionabile.

–          Violazione del divieto per soggetti con i quali l’utilizzatore abbia in corso o abbia cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa

Trattandosi di un difetto genetico della costituzione del rapporto, in questo caso la conseguenza di tale violazione è la conversione, decorrente dalla costituzione del rapporto, nella tipologia ordinaria del lavoro a tempo pieno e indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative, laddove, precisa l’Ispettorato, evidentemente sia accertata la natura subordinata dello stesso.

Si specifica inoltre che il divieto in oggetto non trova applicazione in relazione al personale utilizzato attraverso lo strumento della somministrazione. Pertanto, nel caso in cui nei sei mesi precedenti tra le parti vi sia stato un rapporto di lavoro mediante somministrazione, si potrà comunque procedere con l’utilizzazione delle prestazioni occasionali.

–          Violazione dell’obbligo di comunicazione preventiva o degli altri divieti di cui al comma 14:

·         divieto di ricorso al contratto di prestazione occasionale da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato;

·         divieto per le imprese del settore agricolo, salvo le eccezioni previste;

·         divieto per le imprese dell’edilizia e di settori affini;

·         divieto nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi)

In tali ipotesi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione. Non trova invece applicazione la procedura della diffida. Nel caso di riduzione per pagamento entro 60 giorni previsto dell’art. 16 della l. n. 689/1981, la sanzione è pari a 833,33 per ogni giornata.

Per quanto attiene alla violazione dell’obbligo di comunicazione, la circolare specifica inoltre che si configura anche quando questa sia effettuata in ritardo o non contenga tutti gli elementi richiesti o, ancora, detti elementi non corrispondano a quanto effettivamente accertato.

–          Violazione del diritto ai riposi e alle paure; violazione della normativa in materia di sicurezza

L’Ispettorato in questo caso precisa che le sanzioni applicabili sono quelle previste dalle normative di riferimento: dal d. lgs. n. 66/2003 in materia di riposi e dal d. lgs. n. 81/2008 in materia di salute e sicurezza.

Si precisa inoltre che gli obblighi sulla sicurezza e sulla salute del lavoratore trovano applicazione solo nei casi in cui la prestazione sia svolta a favore di un committente imprenditore o professionista.

L’Ispettorato fornisce infine dei chiarimenti circa l’ambito di applicazione della maxisanzione per lavoro nero e i rapporti con la violazione dell’obbligo preventivo di comunicazione della prestazione occasionale.

Nel caso in cui ricorrano le seguenti condizioni:

a)       la prestazione è comunque possibile in ragione del mancato superamento dei limiti economici e temporali (280 ore)

b)      la prestazione può effettivamente considerarsi occasionale in ragione della presenza di precedenti analoghe prestazioni lavorative correttamente gestite, così da potersi configurare una mera violazione dell’obbligo di comunicazione

si applicheranno le sanzioni previste in materia di prestazioni occasionali.

Nel caso in cui i predetti requisiti manchino, o nel caso in cui la comunicazione venga effettuata nel corso dell’accesso ispettivo, o ancora nel caso di revoca della comunicazione a fronte di una prestazione di lavoro che, a seguito di accertamenti, risulti effettivamente resa troverà applicazione la maxisanzione per lavoro nero.


Autore dell'articolo
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Valentina Muratori

Si laurea nel 2015 in Giurisprudenza all'Università Sapienza di Roma con una tesi in Diritto del Lavoro. Successivamente frequenta un corso di Paghe e Contributi e collabora con diversi studi di Consulenza del Lavoro occupandosi di payroll e gestione HR. Si specializza in Diritto del lavoro e Relazioni industriali. Dal 2017 collabora con lo Stern Zanin STP nell'area normativa del lavoro. www.sternzanin.it [email protected]

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