Prepararsi per la Brexit in sei punti

di Angelo Chirulli CommentaIn Brexit, Fiscalità Estera, Primo Piano

Guida delle azioni da svolgere da parte delle imprese prima della fine di Ottobre

La seguente breve guida delinea una varietà di aree che potrebbero avere un impatto sulle attività delle Limited Companies nel Regno Unito, in quanto per esse sara’ sicuramente necessario prepararsi per la Brexit potenzialmente imminente.

Sebbene non vi sia ancora alcuna certezza a tutt’oggi, le imprese di Diritto Inglese che vendono e acquistano dall’UE dovranno attuare dei piani di emergenza  il prima possibile che siano sufficientemente flessibili per far fronte a una varietà di possibili scenari.

Di seguito alcune delle aree di interesse e relative azioni da svolgere al piu’ presto:

Circolazione delle merci

Azione 1 – Dogana e IVA: si dovra’ tenere conto  delle Guide Governative preparate dalla Agenzia delle Entrate Inglese (HMRC) per aiutare gli operatori economici a prepararsi per la Brexit.

HMRC ha impartito delle istruzioni alle Imprese che commerciano con i paesi dell’UE e/o con il resto del mondo, nel caso in cui venga attuata la temuta Brexit senza accordi (“no deal”). HMRC stima che ci siano circa 240.000 aziende del Regno Unito che commerciano solo con l’UE; tutte dovanno rispettare le formalità doganali (potenzialmente modificate) in caso di mancato accordo.

Una serie di orientamenti governativi sono stati forniti sia dal Governo del Regno Unito che dalla Commissione europea per le entità che commerciano con i paesi della Unione Europea.  

Il Governo afferma che le imprese che si occupano di importazione/esportazione dovranno effettuare le seguenti azioni:

  1. Verificare che abbiano un Numero di Registrazione e Identificazione (Economic Operator Registration and Identification EORI) come operatori economici. Il succitato numero sara’ necessario per poter completare la documentazione di esportazione o importazione. HMRC ha inviato numeri EORI a tutte le aziende con partita IVA aperta nell’Agosto 2019. Se tu non fossi in possesso del relativo numero, puoi registrarti su www.gov.uk/eori. Le Aziende del Regno Unito che hanno già un numero EORI di un altro Stato membro dell’UE (uno che non inizia con le lettere GB) potranno continuare ad usarlo almeno per ora.
  2. Decidere se vogliano assumere un agente per le relative dichiarazioni di importazione e/o esportazione, oppure compilarle autonomamente, ad esempio acquistando un software specifico che interagisca con I relativi sistemi di HMRC.

Gli importatori nel Regno Unito potrebbero essere in grado di utilizzare le cosidette “procedure transitorie semplificate”. Esse consentono di completare le pratiche doganali e di liquidare l’IVA e i dazi lontani dal porto ma gli importatori dovranno registrarsi ad esse. Potrebbero anche essere in grado di utilizzare altre procedure doganali che semplifichino l’importazione.

Bisognera’ anche preparsi a rispettare tutte le istruzioni e/o circolari che potranno essere emesse dagli Stati membri dell’UE in cui si esportano prodotti.

VAT

Ci sono anche alcune azioni importanti da effettuare in relazione alla VAT (Partita Iva in UK)

Azione 2: Individuare da dove vengono i prodotti comprati e a quali categorie appartengono

La succitata azione contribuirà ad aiutarti nel procedere ad una valutazione delle possibili tariffe che potrebbero essere applicate da Ottobre in poi. La mappatura della propria catena di approvvigionamento sara’ un passaggio essenziale nella pianificazione pre-Brexit.

Coloro che esportano merci dal Regno Unito verso l’UE, ad esempio, dovrebbero considerare le implicazioni del cosidetto scenario peggiore (“no deal”). Nel caso in cui questo si avverasse cio’ significherebbe che il Regno Unito lascerebbe l’UE senza alcun accordo commerciale e che tutte le esportazioni e le importazioni nei restanti paesi dell’UE sarebbero soggette a tariffe ai sensi delle norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

A tutt’oggi il 57% delle esportazioni del Regno Unito e’ rivolta verso paesi extra-UE ed esse sono soggette a tariffe diverse a seconda delle disposizioni che l’Unione doganale UE ha con il paese di destinazione. Pertanto, alcuni esportatori avranno già familiarità con le procedure doganali, ma estenderle a tutte le esportazioni avrà chiaramente un costo.

Un problema più grave sarà affrontato da quegli esportatori del Regno Unito che esportano solo verso l’UE, per i quali l’applicazione delle relative procedure doganali sarà una pratica completamente nuova. In caso di “nessun accordo”, i costi transitori per queste imprese potrebbero essere considerevoli a breve termine.

Per le importazioni nel Regno Unito, il governo ha annunciato che aliquote temporanee su dazi doganali (tariffe) verranno applicate in caso di Brexit “no deal”.

L’origine dei materiali di consumo sara’ tenuta in doverosa considerazione.

Conformità del prodotto

Azione 3 – barriere non tariffarie: occorera’ verificare che la documentazione doganale sia aggiornata per i diversi standard, requisiti di certificazione ed etichettatura applicabile ai prodotti.

Le barriere non tariffarie possono costituire un ostacolo ancora maggiore agli scambi rispetto alle succitate tariffe standard.

Si potrebbero aver standard tecnici o regolamenti ai quali un prodotto o servizio dovra’ conformarsi e/o particolari requisiti di valutazione e certificazione. Tali regolamenti potrebbero influire sull’imballaggio o sull’etichettatura dei prodotti in esame.

Le norme e i regolamenti del Regno Unito dovrebbero essere allineati con l’UE almeno al punto di uscita.

In assenza di accordi, le attuali normative inerenti la certificazione del Regno Unito potrebbero cessare di essere riconosciute nell’UE.

Il British Standards Institute (BSI) è membro dello European Single Standard System e ha annunciato che rimarrà membro degli Organismi Europei CEN e CENELEC dopo la Brexit. Questi organismi non sono agenzie dell’UE e la loro adesione non e’ ristretta ai Paesi parte della UE. BSI ha anche pubblicato una guida sulla continuità dei loro accordi di certificazione.

Le aziende dovranno assicurarsi che la relativa documentazione aderisca agli standard richiesti, ai requisiti di certificazione ed etichettatura applicabili ai prodotti in esame.

Contratti per importatori/esportatori

Azione 4: controllare i contratti esistenti per capire se sia necessario rinegoziare gli accordi o terminarli a seguito della Brexit.

È particolarmente importante che vengano chiarite al piu’ presto le nuove condizioni per gli scambi transfrontalieri, compreso il modo in cui verra’ trattata l’IVA.

In caso di mancato accordo, sara’ necessario assicurarsi che i contratti e le relative condizioni in essere riflettano chiaramente le peculiarita’ della attivita’ che si svolge (esportatore o importatore internazionale).

Persone

Azione 5: i cittadini Europei che sono residenti nel Regno Unito dovranno applicare per il cosidetto “Settled Status” (molti lo hanno gia’ fatto).

Sara’ sicuramente importante pianificare le proprie esigenze di reclutamento di personale viste le nuove norme che potrebbero applicarsi ai nuovi arrivi nel Regno Unito.

Le aziende dovranno considerare adeguatamente in che modo controllerano lo status di nazionalità dei loro dipendenti di modo tale da garantire il rispetto delle nuove normative sulla immigrazione.

Le imprese che sono state storicamente supportate da lavoratori dell’UE dal punto di vista della forza lavoro dovranno adottare misure specifiche per aumentare la fidelizzazione e la motivazione del personale per evitare costi ulteriori per la selezione e reclutamento.

Piano finanziario

Azione 6: considerare come eventualmente finanziare un potenziale aumento del capitale circolante.

Procedure portuali più complesse potrebbero significare che le aziende dovranno essere pronte a trasportare più inventario, vincolando ulteriore capitale circolante.

 In caso di mancato accordo, HMRC si è impegnata a reintrodurre la cosidetta contabilità posticipata per dazi e IVA: questo significa che l’IVA e i dazi dovuti sulle importazioni da “paesi terzi” (che includerà l’unione doganale Europea se non viene raggiunto un accordo) potranno essere regolati attraverso la relativa dichiarazione IVA anziché immediatamente in porto.

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Angelo Chirulli

Dottore Commercialista e Consulente del Lavoro operante a Londra. Abilitazioni Inglesi: ACA, MAAT e CIPD. Iscritto sia all’Ordine Italiano dei Commercialisti che all’Ordine Inglese dei Chartered Accountants (ICAEW). Iscritto inoltre all’Ordine AAT e CIPD in UK. Mail: [email protected] Website: https://www.wilkinskennedy.com/about-us/ Website: www.wilkinskennedy.com

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