Prende forma il nuovo catasto, la riforma cambia i valori

di Daniele Passeri 2 CommentiIn La Casa, Manovre Fiscali

Per dire addio all’Imu e varare la Service tax, serve un catasto che tenga conto dei valori di mercato e della metratura. Si spera che le imposte scendano, ma alcuni dati non fanno ben sperare

Per avere un catasto ‘all’europea’ e più moderno ci vorranno anni, ma intanto dalla commissione Finanze del Senato è arrivato il primo sì al disegno di riforma della grande anagrafe immobiliare italiana. La commissione proseguirà già oggi l’esame delle proposte di modifica ed entro venerdì è previsto il via libera sull’intero testo, in modo da portarlo in aula lunedì prossimo. Si tratta dell’articolo 2 del disegno di legge delega di riforma del sistema fiscale, ossia le linee guida che una volta diventate legge saranno tradotte dal governo in norme di dettaglio nei decreti delegati.

La novità più rilevante è il passaggio dai vani ai metri quadri come unità di misura, e l’ancoraggio ai valori di mercato. Il valore catastale, quindi, dipenderà strettamente tanto dalla metratura quanto dai prezzi correnti. Un criterio, questo, che andrà ad incidere sulla contabilizzazione delle tasse e delle imposte che gravano tuttora sugli immobili: sull’Imu, ad esempio, che si continuerà a pagare per le case che non vengono utilizzate come «abitazione principale»; e non scordiamoci la  nuova Service tax. Già perchè mettere mano al catasto è la premessa indispensabile alla trasformazione dell’Imu in Service tax.

Secondo la relazione che accompagna il provvedimento, l’allineamento ai valori di mercato, così come le altre novità, si dovrebbe tradurre in una diminuzione delle imposte per la maggior parte dei proprietari di case. In molti casi però l’attuale valore catastale è ancora molto inferiore a quello reale di mercato, quest’ultimo in media superiore di 4 volte, in base a una rilevazione del 2011. Oltretutto sappiamo che il cardine dell’intera architettura di riforma è la necessità di garantire all’erario un gettito invariato. Il timore di un aumento del valore ‘tassabile’ delle case, insomma, appare fondato: si spera che le aliquote saranno aggiustate di conseguenza con l’obiettivo di lasciare tendenzialmente invariato il carico complessivo.

Le nuove categorie catastali dovranno essere definite, recita il documento, tenendo conto della «relazione con il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie» e delle differenze «di ambito territoriale anche all’interno di uno stesso comune». Dovrebbe perciò finire il paradosso, basato su regole vecchie di decenni, per cui case di pregio nei centri storici subiscono talvolta tassazioni inferiori ad appartamenti nuovi della media periferia.

Tre le altre disposizioni, è previsto il coinvolgimento dei Comuni, il riferimento a valori medi di mercato definiti nei diversi ambiti territoriali e rilevanti nel triennio precedente. Poi la possibilità per il contribuente di chiedere rettifiche rispetto ai valori definiti con le nuove procedure: la «condivisione telematica dei dati e documenti tra l’Agenzia delle entrate e gli Uffici urbanistici dei comuni in modo da creare una corretta ed unica corrispondenza tra documenti progettuali depositati, elaborati catastali e stati di fatto degli immobili»

Sempre ieri in commissione è passato un emendamento che prevedere «abbattimenti del carico fiscale» per le abitazioni e gli edifici colpiti da un terremoto o da altri «eventi calamitosi».


Autore dell'articolo

Daniele Passeri

Sono giornalista pubblicista dal 2012, a due anni dall'inizio della collaborazione con la Cronaca di Bologna de il Resto del Carlino, che continua tuttora. Dopo il diploma in Ragioneria e la laurea in Giurisprudenza, ho lavorato per un anno nel Comune di Bologna, come assistente amministrativo. Curo il mio inglese trainato dalla curiosità per gli inglesi; amo e padroneggio le nuove tecnologie, il cinema, lo sport da telecomando e la parola scritta bene. Come scrisse quel tale, non sempre sono del mio parere.

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