Potere disciplinare del datore di lavoro e contestazione

di Nicole Rizzano 2 CommentiIn Contratti di lavoro, Lavoro, Primo Piano

Il rapporto di lavoro si costituisce tra due soggetti che reciprocamente, mediante un contratto, decidono di effettuare uno scambio di prestazioni. Entrambe le parti si impegnano a non venir meno a quanto sottoscritto e ad assumere un comportamento consono a riguardo. Cosa accade però quando un Lavoratore, benché esegua la prestazione di lavoro stabilita, agisce in maniera irregolare sul luogo di lavoro?

In forza dell’articolo 2106 del Codice Civile è data facoltà al Datore di Lavoro d’irrogare sanzioni al Lavoratore che commette un illecito disciplinare, venendo meno ai suoi obblighi contrattuali e ai suoi doveri in forma più o meno grave. Si tratta del potere disciplinare che, ovviamente, incontra precisi limiti:

  • l’illecito deve essere certo e imputabile;
  • L’ eventuale sanzione deve essere proporzionale al fatto commesso: si va infatti dal rimprovero verbale, all’ ammonizione scritta, alla multa pari a un massimo di quattro ore di retribuzione base, alla sospensione dalla retribuzione e dal lavoro per un massimo di dieci giorni per arrivare infine alla sanzione detta definitiva che è il licenziamento disciplinare. Come è normale, un lieve ritardo a lavoro per due giorni consecutivi potrebbe essere oggetto di rimprovero verbale, di certo non può costituire da solo motivo di licenziamento disciplinare. È da sottolineare che non esiste uno specifico elenco d’illeciti, ma qualsiasi comportamento che leda il rapporto col Datore di Lavoro o la produttività, l’immagine e gli obiettivi dell’Azienda, potrebbe essere considerato tale.
  • Anche se la recidiva del Lavoratore è un elemento tenuto in considerazione per la generale applicazione del potere disciplinare, il Datore di Lavoro deve osservare gli articoli 7 e 8 dello Statuto dei Lavoratori che recitano che decorsi due anni dall’ applicazione di una sanzione disciplinare, non si può più tenerne conto.
  • Il potere disciplinare non può riguardare rapporti di lavoro autonomo e parasubordinato. Nel caso di Lavoratore distaccato, sarà comunque il distaccante (cioè il Datore di Lavoro originario) ad applicare la sanzione mentre nel caso di Lavoratore somministrato, resterà in capo al somministratore.

Come si applica il potere disciplinare

Proprio l’articolo 7 poi definisce anche la corretta procedura da seguire per fare in modo che il potere disciplinare possa essere correttamente esercitato:

  • E’ fondamentale che l’azienda si sia dotata di un codice disciplinare. Quest’ultimo è un insieme di regole contrattuali e non che deve contenere in maniera chiara ed esplicita le possibili infrazioni e le relative sanzioni.
  • Il codice deve essere pubblico e cioè esposto in un luogo ben visibile in azienda e deve esserne a conoscenza tutto il Personale. È possibile poi darne una copia al momento dell’assunzione o inviarlo tramite mail purché ciò costituisca presa visione da parte del Lavoratore.
  • Nel momento in cui il Datore di Lavoro si rende conto di un’infrazione, deve dare immediato inizio alla procedura di Contestazione dell’addebito. Oltre alla tempestività essa deve essere specifica per il semplice motivo che potrebbero essere in atto più comportamenti sanzionabili. La contestazione deve avvenire in forma scritta e il suo corpo segue uno schema piuttosto specifico.
  • Al Lavoratore vengono dati non meno di cinque giorni per difendersi in forma scritta o orale. È in sua possibilità farsi assistere da un rappresentante sindacale. Il Lavoratore può inoltre impugnare il provvedimento disciplinare in tre diversi modi: per azione giudiziaria, tramite procedura arbitrale presso la sede territoriale competente dell’Ispettorato del Lavoro o attraverso simili procedure arbitrali previste nel CCNL.
  • Decorso il termine previsto, il Datore di Lavoro comunica la decisione finale. Si sottolinea in merito che egli non ha alcun obbligo, se non per espressa previsione del Codice disciplinare stesso, di motivare il provvedimento in relazione alla difesa del Lavoratore.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito che per quanto concerne la recidiva, questa deve necessariamente essere contenuta nella contestazione dell’addebito solo “quando rappresenti elemento costitutivo della mancanza addebitata e non già quando essa costituisca mero criterio di determinazione della sanzione proporzionata a tale mancanza” (Sentenza Corte di Cassazione 31 luglio 2019 n.20723)

Domande frequenti

Quali sono i limiti del potere disciplinare del datore di lavoro?

Per difendersi dalle contestazioni del datore di lavoro il lavoratore puo verificare se le modalità generali indicate dal Codice civile e dallo Statuto dei lavoratori e quelle previste dal contratto applicato sono state rispettate. Vedi qui i commenti ai principali CCNL in vigore



Autore dell'articolo

Nicole Rizzano

Consulente del Lavoro abilitato. Laurea Magistrale in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni, integrata da esami aggiuntivi come Economia Aziendale e Statistica Matematica. Inizia il percorso per l'abilitazione alla professione nel 2016 con uno Studio di Professionisti Associati, con cui collabora ancora, occupandosi di amministrazione del personale, rapporti con le aziende e Istituti previdenziali ed assicurativi, conteggi per cause di lavoro e molto altro. Appassionata della materia giuslavoristica fin dall'università si è trasformata poi in una professione a tutti gli effetti.

Comments 2

  1. Buon giorno mi chiamo Sara
    Il mio contatto a Chiamata mi è scaduto il 31 Dicembre 2019
    Ma dal 2 Dicembre 2019 sono a casa in infortunio fino al 5 Febbraio.
    Ho chiesto al mio responsabile notizie sul mio rinnovo, la sua risposta è stata: Che prima dovrei chiudere l’infortunio… E in questo mese è mezzo il mio responsabile non si è mai fatto sentire.. Per sapere le mie condizioni e nemmeno per dirmi che mi sarò rinnovato o no
    Ma il problema è che nel frattempo ho ricevuto una proposta di lavoro.
    La mia domanda è come mi devo comportare?
    Seconda domanda è Il contratto a Chiamata dopo quanto tempo diventa determinato o indeterminato?

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